Trovati 3 documenti.
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Cristallo di rocca / Adalbert Stifter ; a cura di Maria Fancelli ; traduzione di Paola Capriolo
Venezia : Marsilio, 2006
Abstract: La notte di Natale, in alta montagna, due bambini, fratello e sorella, si smarriscono e poi si salvano, perdono l'orientamento e attraversano un regno misterioso di neve, pietra e ghiaccio. La lunga notte trascorsa in una grotta è carica di insidie, di seduzioni e di mistero, ma al tempo stesso è trepidante attesa del giorno nuovo, speranza di salvezza, fuga dal pericolo e dall'ignoto. Stifter racconta una storia sottile e complessa, carica di sensi che vanno oltre l'orizzonte salvifico del prodigioso finale e lasciano intravedere nell'esperienza dei fanciulli smarriti la realtà della condizione umana. Il fascino di Cristallo di rocca - originariamente intitolato La notte santa - sta proprio nella felice ambiguità tra rappresentazione realistica e rappresentazione simbolica, tra vicende e spazi verosimili e il tempo mitico della sua cornice favolistica. Sta anche in una particolare qualità di scrittura e di affabulazione che fonde e media forme della tradizione orale e il grande stile della letteratura classica.
Brigitta / Adalbert Stifter ; a cura di Matteo Galli
Venezia : Marsilio, 1991
Knulp : tre storie dalla vita di Knulp / Hermann Hesse ; a cura di Mario Specchio
Venezia : Marsilio, 1989
Abstract: La figura del vagabondo ricorre con significativa frequenza nel mondo poetico e narrativo dell'indimenticabile autore di Siddharta. Innamorato degli alberi e delle nuvole, osservatore incantato ma lucido della vita degli uomini e degli animali, il viandante di Hesse, vagabondo senza patria alla ricerca della patria, incarna la sete di conoscenza dello scrittore stesso. Anche in questa raccolta di racconti il viaggio si configura come avventura dello spirito e ricerca di una identità forse irrevocabilmente perduta. Il cammino di Knulp, al margine della strada e della vita, il viaggio autunnale concluso nella nebbia, la ricognizione di Vagabondaggio altro non sono se non tappe di un processo di appropriazione interiore. Il Wanderer assume così i connotati dell'uomo moderno, l'uomo senza maschera e senza difesa, arreso alla nudità dell'esistenza e al flusso della caducità.