Includi: nessuno dei seguenti filtri
× Data 2021
× Soggetto Alieni
Includi: tutti i seguenti filtri
× Nomi Praz, Mario

Trovati 5 documenti.

Il mondo che ho visto
Logo MediaLibraryOnline Risorsa locale

Praz, Mario

Il mondo che ho visto

Adelphi, 06/12/2022

Abstract: Questo libro è l'ultimo lavoro a cui si dedicò Mario Praz: una vasta scelta dai suoi scritti di viaggio (in buona parte mai prima raccolti), preceduta da un'introduzione inedita, che è un magistrale profilo della storia del Grand Tour. In queste pagine Praz osserva che "pochi viaggiatori sanno essere personali, sanno vedere con occhi che penetrano nell'essenza delle cose" – e accenna a certi scrittori che hanno lasciato, nei loro diari, puri elenchi di monumenti e chiese visitate. Praz è ovviamente l'opposto: come nella sua attività di critico era attratto sempre e soltanto dalla peculiarità – e dal risuonare delle peculiarità l'una sull'altra – così nella sua veste di viaggiatore lascia vibrare la sua attenzione, di preferenza, non già dinanzi agli spettacoli obbligatori, ma dinanzi a scene laterali, ad angoli dimenticati, a piccole "enclaves" nello spazio, verso le quali il suo passo rabdomantico è ogni volta attirato. Il suo amato Charles Lamb, "quando si recava a far visita a una qualche famosa "country-house" d'Inghilterra, per prima cosa chiedeva del salottino cinese". Allo stesso modo, dopo una doverosa gita alle Piramidi, Praz prende subito l'occasione per una lunga visita alla deplorevole villa di Faruk. Quanto al neoclassico, lo insegue fino in Tasmania. E mai il greve orrore delle celebrazioni guerriere gli apparirà così incombente come nel War Memorial di Canberra. Ci sono luoghi e cose che sembravano attendere da tempo il suo sguardo: in un seminterrato alla periferia di Washington, una vera città fatta di case di bambole; le "carrozzelle decrepite" di una "Baden-Baden tropicale", la Petropolis di Pedro II; i palazzi di Nancy, dai "balconcini rococò... su cui i viticci e le conchiglie dorate serpeggiano come rampicanti delle Esperidi o d'un altro paese di favoleggiata beatitudine..."; le rovine di Palmira, dove "il tempo ha smussato gli ornamenti, steso un velo di poesia su quel che poteva esserci di crudo, di provinciale in questo impero d'una stagione". Mentre la vita immediata, invadente poco lo tocca, il suo vagare è una ricerca delle "anime morte delle innumerevoli cose". Per lui, "il massimo piacere del viaggiare si raggiunge quando allo spostamento nello spazio si unisce lo spostamento nel tempo". Allora è la sua acuminata percezione del senso del tempo a guidarlo verso l'esistenza-sospesa, quasi ritagliata dal resto, dei "suoi" luoghi, come la minuscola St. Luke's Church di New York: "Simili angoli sono come i sogni della città, remoti archetipi che passano sull'anima di una città come nubi, e la città pare per un momento dimenticarsi, rimanere sospesa sull'orlo d'un'esistenza prenatale, ma poi la risveglia lo scampanio dei carri dei pompieri".

Il patto col serpente. Paralipomeni di "La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica"
Logo MediaLibraryOnline Risorsa locale

Praz, Mario

Il patto col serpente. Paralipomeni di "La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica"

Adelphi, 12/12/2023

Abstract: Da quando, nel 1930, è uscito il libro più famoso di Praz, "La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica", l'intuizione critica che lo ispirava è quasi diventata un luogo comune: accade cioè che "chiunque si occupi delle origini della sensibilità moderna ne tiene conto, anche senza aver letto e compreso l'importanza di Praz. È il destino di coloro che hanno ovviamente ragione, ma nulla toglie al fatto che sono pochi i critici cui sia stata concessa un'i­dea così brillante" (Frank Kermode). E una necessaria integrazione di quell'ope­ra capitale è "Il patto col serpente", che svela sin dal titolo il suo cuore nero: come nel quadro di Hans Baldung Grien, assunto dallo stesso Praz a emblema del libro, il serpente tentatore è infatti l'immaginazione, che per il tramite di Eva (la sensibilità) corrompe Adamo (la volontà) svelando le zone più inconfessabili dell'ani­ma e dando così libero corso alla malinconia, alla fantasticheria aberrante e mostruosa, alla perversione, alla nevrosi: "Sono effeminato," si legge nelle "Confessioni di un giovane inglese" di George Moore "morboso, perverso. Ma soprattutto perverso. Tutto ciò che è perverso mi affascina". Motivi, questi, che dal Romanticismo in poi accomunano un'intera legione di artisti – Füss­li e Poe, i Preraffaelliti, Ruskin e Pater, J.A. Symonds, Vernon Lee e Walter de la Mare, D'Annunzio, Rodin, Proust. Grazie a Praz, al suo inimitabile metodo – fondato sull'"esplorazione ravvicinata" e sulla "relazione", sulla capacità, cioè, di individuare in un quadro o in un testo un dettaglio e di inserirlo in una rete di rapporti –, alla sua prosa perfetta, li vediamo sfilare sotto i nostri occhi quasi assistessimo, affascinati, "a una serie di "entrées" in un grande balletto con scene che si susseguono in straordinarie esibizioni" (Giovanni Macchia).

Emma
Logo MediaLibraryOnline Risorsa locale

Austen, Jane - Praz, Mario

Emma

Garzanti Classici, 17/10/2010

Abstract: NELLA PREGEVOLE TRADUZIONE DI MARIO PRAZ DEL 1965Sono andata a scegliermi un'eroina che nessuno tranne me potrebbe amare...": così diceva, della protagonista, la sua creatrice. Emma Woodhouse è una giovane donna intelligente, indipendente, che ha sviluppato una forte individualità e una decisa coscienza della propria posizione sociale. E tuttavia è straordinariamente cieca di fronte ai sentimenti: propri e altrui. Jane Austen costringe la sua eroina a una tardiva quanto autoironica presa di coscienza, attraverso la quale prende forma anche la sua sottile critica dei costumi, della vanità e dell'egoismo, visti alla luce di una profonda comprensione dell'animo umano.

Emma
Logo MediaLibraryOnline Risorsa locale

Austen, Jane - Bertolucci, Attilio - Praz, Mario

Emma

Garzanti Classici, 18/07/2017

Abstract: "Sono andata a scegliermi un'eroina che nessuno tranne me potrebbe amare...": così diceva, della protagonista, la sua creatrice. Emma Woodhouse è una giovane donna intelligente, indipendente, che ha sviluppato una forte individualità e una precisa coscienza della propria posizione sociale. Con signorile misura, ella sa imporre la propria volontà a quanti la circondano. E tuttavia è straordinariamente cieca di fronte ai sentimenti: propri e altrui. Jane Austen costringe infine la sua eroina a una tardiva quanto autoironica presa di coscienza. Di fronte all'inattesa dichiarazione d'amore di Mr Knightley, il disinganno della protagonista e il doloroso riconoscimento dei propri errori di giudizio sapranno finalmente sconfiggere in lei l'egoismo e la presunzione facendo scaturire una nuova capacità di comprendere l'animo umano.

Il castello d'Otranto
Logo MediaLibraryOnline Risorsa locale

Walpole, Horace - Praz, Mario - del Buono, Oreste

Il castello d'Otranto

BUR, 31/10/2013

Abstract: Walpole ci fa tornare al medioevo di noi stessi.A quando la modernità era ancora bambina e aveva paura di tenere un piede fuori dalle coperte, la notte: paura che il razionalismo in agguato glielo amputasse con un morso.E allora botole, sotterranei, incesti diffratti, spettri che escono dai quadri. Che altro deve fare uno per esorcizzare gli orpelli dell'inconscio, telefonare a Jung?"- Giordano Meacci