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Breve storia dell'inconscio. Esploratori della mente nascosta da Leibniz a Hitchcock
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Tallis, Frank

Breve storia dell'inconscio. Esploratori della mente nascosta da Leibniz a Hitchcock

Il Saggiatore, 07/03/2019

Abstract: Mistici e poeti, filosofi e scienziati hanno esplorato nei secoli l'oscuro padrone delle nostre vite: l'inconscio. Per primo ne scrisse sant'Agostino; poi fu oggetto di una disputa tra Leibniz e Locke; quindi vennero le esperienze di Coleridge e Baudelaire con l'oppio e i primi esperimenti con l'ipnosi. All'inizio del Novecento Freud lo mise al centro di ogni attività psichica, ma sul finire del secolo diventò cruciale anche per i modelli della mente proposti dalle neuroscienze cognitive.L'inconscio appartiene a ogni concezione dell'essere umano e abita in forme infinite il nostro immaginario. Ha ispirato l'arte, la letteratura, la musica, il cinema: da Breton a Bacon, da Bataille a Burroughs, da Stravinsky ai Judas Priest, da Hitchcock a Kubrick. Non solo. La ricerca di modelli della mente non dominati dalla coscienza segna la nascita dell'informatica e le neuroscienze contemporeanee. Come insegna Damasio, il nostro cervello conserva una quantità infinita di informazioni e continua a processarle inconsciamente.La tesi di Frank Tallis è che, pur da prospettive diverse, psicoanalisti, cognitivisti e neuroscienziati sono uniti nel sostenere che eventi che accadono al di fuori della nostra consapevolezza (compresi gli auto-inganni, le prime impressioni e le influenze subliminali) sono tra le principali determinanti del comportamento umano. Tallis si spinge ancora più in là, sostenendo che una certa idea di inconscio può unificare tradizione occidentale e sensibilità orientale, l'illusorietà della coscienza smascherata dalle neuroscienze e l'irrealtà del Sé predicata dal buddhismo.Breve storia dell'inconscio attraversa secoli di storia facendo vivere al lettore l'avventura dell'uomo che impara a conoscere la sua "mente nascosta". Con prosa brillante e affidabilità scientifica, Tallis racconta il sorprendente viaggio delle nostre convinzioni: se i contemporanei di Freud non potevano concepire che gran parte della vita umana fosse condizionata da qualcosa di nascosto, oggi fatichiamo a credere il contrario. Perché, come scriveva lo psicoanalista viennese, "lo psichico è inconscio, e l'inconscio è il vero psichico".

L'illusione della crescita. Perché le nazioni possono essere ricche senza rinunciare alla felicità
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Pilling, David - Galimberti, Fabio - Seller, Gaia

L'illusione della crescita. Perché le nazioni possono essere ricche senza rinunciare alla felicità

Il Saggiatore, 28/02/2019

Abstract: "L'imperativo della nostra economia è la crescita – continua, inarrestabile, vertiginosa. È il metro con cui giudichiamo il valore delle nostre società e il prodotto interno lordo è il suo indicatore principale, lo specchio magico che ci dice quanto le nostre economie sono belle e sane, senza dirci nulla su quanto stiamo bene noi e quanto staranno bene i nostri figli. La realtà è molto diversa da quella raccontata dal Pil: trasformare l'economia in una gara a chi produce di più ha portato a conseguenze disastrose, alla devastazione dell'ambiente, allo sfruttamento di mezzo mondo, alla disoccupazione di massa; in una parola, all'infelicità.Con L'illusione della crescita David Pilling ci propone un'idea straordinariamente semplice e rivoluzionaria: le nazioni non devono scegliere tra la ricchezza e la felicità, l'una non esclude l'altra. La qualità della vita, la salvaguardia dell'ambiente e perfino la serenità individuale non sono optional, ma beni essenziali perché una nazione possa davvero definirsi ricca. Con un vero e proprio viaggio intorno al mondo Pilling si mette sulle tracce di nuovi parametri per calcolare e definire il concetto di ricchezza: visita prestigiosi istituti di ricerca occidentali e remoti uffici statistici, cammina per le capitali emergenti del continente africano come per le grandi città industriali cinesi, parla con economisti, politici e lavoratori. Tutti concordano sulla necessità di un cambiamento radicale nel modo di pensare l'economia, tutti caldeggiano l'adozione di un paradigma alternativo rispetto all'attuale.Con proposte che spaziano dall'inserire nel bilancio di una nazione il valore delle risorse naturali al calcolare gli indici di felicità dei suoi abitanti, David Pilling consegna nelle nostre mani il libro che, se solo lo vorremo, potrà diventare il testo sacro per il nostro futuro."

Ai limiti dell'impossibile. Forme tragiche in letteratura
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Oates, Joyce Carol

Ai limiti dell'impossibile. Forme tragiche in letteratura

Il Saggiatore, 21/03/2019

Abstract: "Buio in sala, va in scena la tragedia. Anche dopo la morte degli dèi, abbiamo continuato a rappresentare sul palco le debolezze, le ossessioni e le paure del genere umano. Che si trattasse di gloriosi condottieri romani spezzati tra il senso dell'onore e l'umiliazione amorosa, di compositori in affari con il diavolo per inseguire i desideri più oscuri o dell'ultimo individuo rimasto in una città in cui tutti si vanno trasformando in rinoceronti, nei secoli abbiamo ideato travestimenti sempre più complessi per raccontare il caos dell'esistenza. Ed è proprio scavando in quelle battute, in quei monologhi, in quegli scambi drammatici che è possibile accedere a una verità più scomoda – e tanto più preziosa – sulla nostra libertà e sulla nostra finitezza.Per la prima volta edito in Italia, Ai limiti dell'impossibile di Joyce Carol Oates è un'indagine degli abissi umani attraverso le forme del tragico, condotta da una delle voci più visionarie e penetranti della narrativa americana contemporanea. Oates si contrappone alle lamentazioni in morte della tragedia levate dai critici e perlustra le strade della letteratura alla ricerca delle caratteristiche del genere, scoprendo non solo prospettive originali su figure celebri come Ivàn Karamazov e le "tre sorelle" di Cˇechov, ma anche e soprattutto i limiti tragici dell'umanità. Il suo è un viaggio con la scrittura nella scrittura, tra violenza e passione, isolamento e perdita dell'io, per arrivare a svelare, al di là delle maschere e dei personaggi che ci siamo creati, chi siamo realmente. Per provare a dire cos'è la sofferenza, cosa il nulla e il vuoto di senso, cosa la morte.Joyce Carol Oates affila la fredda lama della sua prosa sulla mola dei testi del passato − dallo shakespeariano Troilo e Cressida ai romanzi di Melville, dalla poesia di W.B.Yeats al teatro dell'assurdo di Beckett e Ionesco − per arrivare a rivelare, con tagli chirurgici e precisi, la tenebra e le ossessioni del nostro mondo. A metà tra saggio critico ed esplorazione letteraria, Ai limiti dell'impossibile è un'opera catacombale; un tavolo di obitorio sul quale il volto degli eroi tragici si trasfigura in incubi che solo la scrittura sa partorire."

I tre fratelli che non dormivano mai e altre storie di disturbi del sonno
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Plazzi, Giuseppe

I tre fratelli che non dormivano mai e altre storie di disturbi del sonno

Il Saggiatore, 07/03/2019

Abstract: Nulla è più misterioso della nostra mente quando dormiamo. Accadono infatti cose che neanche la fervida fantasia di un grande scrittore saprebbe immaginare, e molte sono le domande che tutti ci facciamo, senza però trovare risposta. Com'è possibile guidare una macchina, parlare lingue misteriose o camminare per ore durante il sonno? Da dove vengono quelle inquietanti visioni di demoni, folletti e spettri che infestano la nostra stanza? Che cosa spinge i bambini a gridare terrorizzati nel cuore della notte? Perché alcune volte abbiamo l'impressione di cadere da una sedia e ci svegliamo? Il neurologo Giuseppe Plazzi ci apre le porte del suo laboratorio, dove ogni giorno pazienti con disturbi del sonno rari e affascinanti – oppure molto diffusi, come il sonnambulismo, l'insonnia, il terrore notturno e la sindrome delle gambe senza riposo – riscrivono i limiti scientifici delle nostre conoscenze e, forse, della nostra realtà.Tre fratelli affetti da un'insonnia letale, un frate perseguitato dal diavolo, un uomo capace di volare, una donna tormentata da fantasmi col collo lungo, un giovane sonnambulo colpito da una mutazione genetica, le acrobazie sessuali di una coppia durante il sonno, un intero paese caduto in letargo: sono soltanto alcune delle molte storie raccolte in queste pagine dal dottor Plazzi, dalle quali emerge un universo notturno costellato di sogni, incubi, allucinazioni, capacità soprannaturali e imbarazzanti risvegli in cui ogni lettore, con sorpresa, non faticherà nel suo piccolo a riconoscersi.Un'opera dal ritmo romanzesco e dalla temperatura letteraria – nel solco della tradizione di Oliver Sacks –, spaventosa a volte, altre volte divertente, grazie alla quale scoprire gli angoli più bui delle nostre notti, capire i meccanismi segreti del sonno e acquisire una consapevolezza preziosa: neanche solcando tutti i mari, guadando tutti i fiumi, attraversando tutte le terre o arrampicandoci sulle più impervie cime che punteggiano questo mondo riusciremmo a vedere tante cose quante il nostro cervello è in grado di mettere in scena in una notte.

Il discorso del potere. Il premio Nobel per l'economia tra scienza, ideologia e politica
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Brancaccio, Emiliano - Bracci, Giacomo

Il discorso del potere. Il premio Nobel per l'economia tra scienza, ideologia e politica

Il Saggiatore, 14/03/2019

Abstract: Il prestigioso premio Nobel è universalmente riconosciuto come la più alta onorificenza scientifica e culturale del nostro tempo. Ma il "premio per l'Economia in memoria di Alfred Nobel", nato successivamente su iniziativa della Banca di Svezia, fin dall'inizio ha suscitato polemiche e contestazioni, persino tra gli stessi vincitori. Con questo premio aggiuntivo, infatti, la scienza economica è stata collocata sullo stesso piano della fisica, della chimica e della medicina, ossia di quegli ambiti della ricerca che Alfred Nobel reputava "i maggiori servizi resi all'umanità". È lecita questa equiparazione? E soprattutto: perché nella scelta dei vincitori l'Accademia delle scienze di Svezia finora ha premiato quasi soltanto la teoria neoclassica dominante, che da decenni plasma il linguaggio della politica e orienta le scelte economiche dei governi?Emiliano Brancaccio e Giacomo Bracci si pongono un obiettivo ambizioso: analizzare e smontare questo "discorso del potere". Ripercorrendo la storia dei vincitori del Nobel per l'Economia dall'inizio del secolo a oggi, portano alla luce tutti i limiti di un premio che sembra orientato a sostenere un unico paradigma teorico e politico anche quando viene seccamente smentito dalla realtà dei fatti. Alla fine di questo percorso gli autori sollevano una domanda maliziosa: per il bene del progresso scientifico e umano, sarà forse il caso di abolire il premio Nobel per l'Economia?Il discorso del potere è una critica documentata dei rapporti tra la scienza, l'ideologia e la politica economica che dominano il nostro tempo, e ci insegna che un approccio più rigoroso e più realistico ai problemi economici è possibile. Anzi, necessario.

Nessun cielo
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Demarty Pierre - D'Onofrio, B. Alessandro

Nessun cielo

Il Saggiatore, 14/03/2019

Abstract: "Come il mare, in quell'immagine di un bambino con la maglietta rossa che resta immobile sulla spiaggia, nemmeno lui si muove di un millimetro. In fondo a lui ci sono delle cose che scorrono, cose che non si vedono, che dentro di lui devastano tutto."Parigi, l'estate di un anno come tanti. Un uomo perbene, onesto, padre di famiglia, esce di casa, accompagna i figli a scuola, entra in ufficio, accende lo schermo del computer. L'immagine è lì, lo aspetta. L'immagine di un bambino su una spiaggia. Nessun cielo a sovrastarlo. Il mare fermo, immobile. Il corpo fermo, immobile. Il bambino non si muove. A muoversi sono gli sguardi di chi lo osserva, e tutti, nel mondo, quel giorno di un anno come tanti, lo osservano. Per l'uomo è l'inizio di un'ordalia silenziosa, uno scavo che ha i contorni della rivelazione: perché quell'immagine – così simile a un'altra che aveva già incontrato, qualche tempo prima, nel buio di una sala cinematografica – lo contagia, lo infesta, finché l'uomo non riesce a pensare ad altro, a lavorare, a dormire. È un'apocalisse, quell'immagine, scatenata su una vita comune e – come ogni apocalisse – trasformerà l'uomo, lo farà nuovo, svelandolo a se stesso.

Morire. Una vita
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Cory, Taylor - Carbone, Andrea Libero

Morire. Una vita

Il Saggiatore, 22/03/2019

Abstract: "Quando stai morendo, può capitarti di provare una sorta di tenerezza perfino per i tuoi ricordi più infelici, come se la gioia non fosse confinata solo ai momenti più belli ma fosse intrecciata ai tuoi giorni come un filo d'oro."Nel 2005, poco prima del suo cinquantesimo compleanno, i medici le tolgono un neo dalla gamba destra. Melanoma, quarto stadio. Poi le metastasi, l'intervento al cervello, la diagnosi fatale. Cory Taylor ha sessant'anni e ormai pesa meno di un cane: sta morendo di cancro. Ma mentre il suo corpo svanisce Cory riesce nel più arduo dei compiti: descrivere l'esperienza del morire, l'esperienza di sapere che presto la propria vita avrà fine. Composto in poche settimane, Morire è il libretto aureo che contiene tutto ciò che la morte può insegnare alla vita. È una riflessione sull'esistenza, il ricordo di un vissuto, una meditazione sul nulla ma anche, anzi soprattutto, un grandioso tributo alla vita.

Arruina. Una favola oscura
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Iannone, Francesco

Arruina. Una favola oscura

Il Saggiatore, 28/03/2019

Abstract: C'era una volta un paese in cui gorgogliavano i torrenti. Nel paese c'è una donna di mille anni che allatta bambini morti riesumati dalle ossa, un poeta che parla una lingua aliena, una vecchia con il latte nelle pupille, un contadino che in realtà è un cavallo, un matto che pesca lische di pesce dalla bocca di una tigre. C'è una terra piena di sterchi e pietraie, e chi vi cammina incontra presto la morte. C'è una città, che da questa terra non si può vedere, dove streghe chiamate Nerissime da millenni dissanguano i bambini e inghiottono acque acide da una fonte che le rende immortali. E c'è una bambina, un gracile corpuscolo di carne e sangue, di spirito e saliva, e nella bambina germoglia una maledizione antica: la sua nascita prosciugherà le acque della fonte mettendo in pericolo la vita delle Nerissime; solo la sua morte potrà garantire la sopravvivenza del male. Così, nottetempo, le streghe la rapiscono dal letto, e i disperati abitanti del paese, scortando i genitori della bambina, decidono di attraversare le asprezze della terra per salvarla.Arruina, opera d'esordio di Francesco Iannone, è una favola oscura che si rifà alla tradizione fiabesca meridionale, un romanzo che echeggia, intrecciandoli nel racconto di un'epopea inaudita, i traumi e le penombre delle fabule medievali, inquietanti e allegoriche, riscrivendole nella lingua del contemporaneo, in una storia in cui l'impossibile divora a ogni passo la realtà.

Contro i bambini. Memorie di una brava maestra
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Santoro, Rosalba

Contro i bambini. Memorie di una brava maestra

Il Saggiatore, 28/03/2019

Abstract: "Rosalba Santoro è la tipica maestra benvoluta da tutti, bambini e genitori. Paziente e sensibile con i suoi alunni, appassionata del suo mestiere e divoratrice di romanzi e libri di poesia, è nata e cresciuta in Abruzzo durante la Seconda guerra mondiale e ha poi intrapreso la carriera scolastica.Cinque anni dopo la sua morte, durante i lavori di ristrutturazione della sua vecchia casa, la nipote ha trovato in un cassetto della camera decine di pagine, manoscritte e sigillate con la ceralacca, dal contenuto inaspettato. Sul frontespizio, la scritta Contro i bambini. Si tratta di riflessioni catturate negli ultimi anni e stralci dei diari che la maestra Rosalba teneva quando insegnava; vi si trova una retrospettiva commossa della sua vita, ma anche lunghi e inverecondi sfoghi in cui Rosalba Santoro si rivela insospettabilmente cinica e risentita nei confronti degli allievi.Contro i bambini è un'opera grezza e radicale, l'ombra di una donna che pur amando l'insegnamento si è sempre rifiutata di diventare madre, e una fotografia intima di una delle esperienze più importanti della nostra vita: l'inspiegabile e, per l'autrice, insensato desiderio di mettere al mondo dei figli."

Oltre abita il silenzio. Tradurre la letteratura
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Terrinoni, Enrico

Oltre abita il silenzio. Tradurre la letteratura

Il Saggiatore, 04/04/2019

Abstract: "Saggio eretico di teoria della traduzione, avventura donchisciottesca nelle infinite possibilità del linguaggio, atto d'amore per la letteratura di lingua inglese, James Joyce in primis: Oltre abita il silenzio è il distillato alchemico di decenni passati a strettissimo contatto – amicale, amoroso, doveroso – con l'opera del dublinese per eccellenza, che Enrico Terrinoni conosce come pochissimi altri in Italia. Tradurre Joyce significa spingersi dove nessun traduttore si è mai spinto, alle estreme propaggini della parola, dove la lingua corteggia un silenzio che non è afasia, bensì infinita potenza creativa. D'altronde, in inglese, fra word e world non c'è che una lettera di differenza, una lettera per nulla morta; e lì si gioca la partita.Da questa esperienza nasce una considerazione che, pur nella sua apparente semplicità, è rivoluzionaria: siamo esseri traducenti, tutto in noi è traduzione. Traduciamo il mondo nella nostra mente e noi stessi nel mondo, traduciamo sentimenti in idee e idee in parole, traduciamo persino, a volte, prigionieri da un carcere all'altro. E se il linguaggio è una gabbia che ci arresta, solo traducendo possiamo forzarne le sbarre ed essere liberi. Ne fuoriesce un'idea nuova della letteratura, la quale corrisponde non a quanto avviene sulla pagina, nel rincorrersi delle parole di inchiostro, bensì all'energia creatrice che si libra, e si libera, dalla pagina per balzare al di là, oltre, dove abita il silenzio.Per inseguire questa idea di traduzione e di letteratura, Enrico Terrinoni sublima la forma saggio e ne fa svaporare ogni rigidità: labirintico e rocambolesco, Oltre abita il silenzio richiede una lettura a perdifiato, in caduta libera, come Alice quando capitombola nel mondo del Bianconiglio. Lasciate ogni preconcetto o voi ch'intrate: in queste pagine non c'è rispetto che non sia irriverente. Il lettore che sta al gioco – play, in inglese, è giocare ma anche creare, come dimostrano i plays di William Shakespeare – non troverà più nulla di innocente nell'atto di aprire un libro e iniziare a leggere: un gesto semplice, quotidiano, automatico, eppure magico, potente: un gesto elettrico, un gesto-lampo che – come nel Frankenstein di Mary Shelley – dà vita dove prima non c'era che materia inerte."

Matrimonio e parentela
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Frazer, James George - Guidorizzi, Giulio - Montanari, Raul - Bettini, Maurizio

Matrimonio e parentela

Il Saggiatore, 04/04/2019

Abstract: "Frazer prende lo spunto dall'episodio relativo alle nozze di Giacobbe. Giacobbe, secondo quanto racconta la Genesi, sposò in successione le sue due cugine Rachele e Lia che erano figlie di Labano, fratello di sua madre Sara. Ma, partito da Giacobbe, Frazer lo abbandona subito per avventurarsi nel mondo dei primitivi. Di qui l'avvio per uno dei contributi più originali dell'intera opera di Frazer, questa volta dedicata all'analisi dei meccanismi di una struttura fondamentale della società: il matrimonio.Noi europei ci troviamo dinnanzi a un problema che scavalca il nostro orizzonte mentale e ci costringe a scoprire quanto relativamente isolato sia il nostro sistema matrimoniale. Come nota nella sua postfazione Maurizio Bettini, "sposare la cugina" è uno di quegli elementi distintivi che marca con forza il confine tra il "noi" europeo e gli "altri"; la tradizione europea infatti, a partire dal mondo romano, interdì vigorosamente questo tipo di matrimonio, e successivamente la Chiesa si preoccupò di estendere ancora più ampiamente la barriera matrimoniale endogamica. "La cugina" scrive Bettini "è una donna troppo vicina perché ci si possa permettere di sposarla, ma non lo è abbastanza perché ci si possa impedire di amarla."Non è un semplice caso di evoluzione della morale sessuale: Frazer avverte che il matrimonio endogamico ha a che fare con i meccanismi culturali profondi di società molto lontane dalla nostra; così il problema dell'endogamia viene da lui, correttamente, collocato sul piano della cultura, non su quello della natura. Il tabù dell'incesto è dunque, per Frazer, il prodotto di una struttura sociale, che determina come conseguenza secondaria la creazione di una barriera psicologica: "la proibizione opposta al rapporto sessuale tra cugini paralleli dev'essere stata in vigore per tanto tempo che rispettarla è divenuto una sorta di istinto"."Giulio Guidorizzi

Riccioli d'oro e gli orsetti d'acqua. Alla ricerca della vita nell'universo
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Preston, Louisa - Veronesi, Emiliano R.

Riccioli d'oro e gli orsetti d'acqua. Alla ricerca della vita nell'universo

Il Saggiatore, 14/04/2019

Abstract: Un cibo non troppo caldo e non troppo freddo, un letto non troppo morbido e non troppo duro: ecco cosa vuole la giovane protagonista della fiaba Riccioli d'oro e i tre orsi, qualcosa di "proprio giusto". Sembra bizzarro, eppure l'astrobiologia usa lo stesso criterio nella ricerca di possibili forme di vita nello spazio. Tanto che si chiama "Fascia Riccioli d'oro" la zona abitabile di un sistema stellare, lo spazio in cui si trovano i pianeti che possiedono le caratteristiche necessarie allo sviluppo della vita: presenza di acqua, temperature non eccessivamente calde o fredde, una distanza "proprio giusta" dal loro sole.Louisa Preston accompagna il lettore in un affascinante viaggio alla ricerca di altre forme di vita nell'universo; e lo fa partendo dalla Terra, dai luoghi più inospitali del nostro pianeta, dove le condizioni ambientali si avvicinano a quelle degli altri mondi e dove solo i microorganismi più tenaci riescono a adattarsi e prosperare. Campioni indiscussi degli ambienti estremi sono gli orsetti d'acqua, ossia i tardigradi: simili a microscopici panda a otto zampe, vivono praticamente ovunque, dalla cima delle montagne agli abissi oceanici, e sono sopravvissuti indenni alle cinque estinzioni di massa della storia della Terra. In caso di catastrofi possono entrare in uno stato che li rende praticamente indistruttibili, a prova di temperature estreme, radiazioni, assenza di ossigeno e mancanza di cibo – non per niente sono gli unici organismi che abbiamo inviato con successo nello spazio senza protezioni.Louisa Preston, studiando i tardigradi e utilizzando i dati delle più recenti missioni spaziali, traccia una mappa dei luoghi più promettenti in cui cercare la vita al di fuori della Terra, dai pianeti del Sistema solare a quelli più distanti dell'universo. Riccioli d'oro e gli orsetti d'acqua racconta l'esplorazione di nuovi mondi, lune e galassie, il viaggio alla ricerca di altre forme di vita (e forse di nuove civiltà) e la nostra inesauribile volontà di spingerci dove nessun umano è mai giunto prima: all'ultima frontiera della nostra comprensione dello spazio.

Cose terribili
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Nolte, Jakob

Cose terribili

Il Saggiatore, 18/04/2019

Abstract: ""La madre di Iselin e Edvard Honik scorse la Luna, si trasformò in una creatura lupesca, con un morso spezzò il collo a suo marito, gli sbranò parti del torace e si riaddormentò."Bergen, Norvegia. Quando in una notte di plenilunio la madre si trasforma in un lupo mannaro e uccide brutalmente a morsi il marito, la vita dei gemelli Iselin e Edvard Honik cambia per sempre. Scoprono l'orrendo morbo che infesta da generazioni la loro famiglia tramutandone nottetempo i membri in creature bestiali assetate di sangue, e che potrebbero avere a loro volta ereditato. Fratello e sorella stringono così un patto solenne: tentare di sfuggire al proprio destino, costi quel che costi. Per i due è l'inizio di una entusiasmante e bizzarra epopea: Iselin si mette alla ricerca di indizi per la cura, finendo per legarsi a un gruppo terroristico. Per Edvard, invece, la decisione di arginare i propri sentimenti – nei quali individua l'innesco potenziale della metamorfosi – coincide con la fuga da casa, in un lungo viaggio che attraverso l'Europa dell'Est lo porta ad affrontare i demoni che scorrono nel suo sangue e a capire chi è davvero."

Il colore perfetto. Viaggi, incontri e racconti dal nostro immaginario cromatico
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Maimeri, Gianni - Serafini, Luigi

Il colore perfetto. Viaggi, incontri e racconti dal nostro immaginario cromatico

Il Saggiatore, 18/04/2019

Abstract: Colorati sono i nostri sogni, le nostre emozioni, i nostri ricordi. Abbiamo passeggiato in pomeriggi azzurri come canzoni, mentre nelle orecchie qualcuno ci sussurrava di bandiere gialle, cieli sempre più blu e rose rosse per noi. Conserviamo gelosamente memoria della prima volta in cui siamo saliti sulla macchina amaranto dei nostri genitori, del prato verde sul quale giocavamo da ragazzini, degli occhi castani della persona cui abbiamo dato il primo bacio; e certo non dimentichiamo come, dopo che siamo stati lasciati, il mondo si sia spento nel grigio. Creiamo ogni notte centinaia di fantasie viola, rosa, arancio, bianche, cobalto che ci accompagnano lungo le nostre ore da svegli.Il colore è un'esperienza fondamentale nella vita di ognuno di noi. In queste pagine Gianni Maimeri, uno dei massimi esperti della materia, esplora il nostro immaginario cromatico in compagnia di grandi personaggi dell'arte e della scienza. Negli incontri con Steve McCurry, Gillo Dorfles, Lamberto Maffei, Gualtiero Marchesi, Michael Nyman, Stefano Boeri, Mario Bellini, con direttori della fotografia e costumisti, curatori e medici, scenografi e psicologi, restauratori e pubblicitari, designer e musicisti, Maimeri tesse attorno a un'essenza inafferrabile un variopinto arazzo di visioni, sguardi e storie. Con lui scopriamo così che si può cucinare anche solo con il colore, che le cromie più importanti di un palazzo sono quelle all'apparenza meno visibili, che un colore puro cattura il nostro sguardo come un magnete, che "vediamo" certe tonalità solo quando abbiamo le parole per descriverle.Arricchito da una prefazione d'artista di Luigi Serafini, Il colore perfetto è la celebrazione di un tassello cruciale della nostra anima collettiva: un viaggio che attraversa tutto il paese e regala al lettore una nuova prospettiva da cui guardare il proprio passato e il proprio futuro. Un invito a scoprire che il vero tesoro alla fine dell'arcobaleno è l'arcobaleno stesso.

Gli immortali. Storie dal mondo che verrà
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Giuliani, Alberto

Gli immortali. Storie dal mondo che verrà

Il Saggiatore, 09/05/2019

Abstract: ""Anni fa, sulle rive del lago Bajkal, in Siberia, una donna mi lesse la mano. E un paio di anni dopo un bramino della città sacra di Vrindavan, in India, guardò nel mio futuro. Entrambi mi raccontarono delle stesse gioie che mi avrebbe riservato la vita. E della morte. Prematura e violenta. Che dovrebbe cogliermi tra poco.Alcune tra le cose predette si sono avverate. Altre non saprei. Le parole si sono perse nel tempo insieme alle cose a cui non do importanza. Ma con l'avvicinarsi di quell'appuntamento mi sono ritrovato a concentrarmi su un errore della divinazione. La donna con la quale ho avuto un bambino sarebbe dovuta essere una conoscenza d'infanzia. Impossibile, perché Francesca viveva dall'altra parte d'Italia e ci siamo conosciuti a Parigi appena qualche anno fa.La scorsa estate ho trovato una fotografia scattata nell'inverno del 1984 in un rifugio delle Dolomiti. Mi ritraeva a nove anni mentre il maestro di sci mi consegnava una medaglia per la mia prima gara vinta. Tra i bambini ai piedi del podio c'era quella che oggi è diventata la madre di mio figlio.Ho preso quel fatto come una coincidenza, ma partendo da quelle profezie ho iniziato a voler conoscere il futuro dell'umanità, alla ricerca, magari, di qualche indizio sul mio domani. Ho incontrato gli astronauti della nasa diretti su Marte, i padri della robotica umanoide in Giappone e gli uomini che si congelano in attesa di una nuova vita. Ho vissuto con i guardiani del clima al Polo Nord, parlato con gli scienziati che stanno costruendo un sole artificiale più potente di quello naturale e incontrato i politici che per salvare la biodiversità la chiudono in un bunker. Ho visto persone pronte all'apocalisse, mangiato pesci transgenici e verdure che non esistono in natura. Incontrato ricercatori che clonano, tagliano e cuciono dna ai limiti dell'eugenetica. Ho cercato in tutti una guida e risposte alle mie domande sul futuro. Ma anche loro, come me, volevano trovare solo la via per vincere la morte.Alla fine di questo viaggio, sono tornato nuovamente nell'antica città di Vrindavan, in India. Per cercare quel bramino e chiedergli se l'unico modo per vivere una vita degna non sia accettarne la fine.""

Storia politica del mondo. 3000 anni di guerra e pace
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Holslag, Jonathan - Poerio, Giulia

Storia politica del mondo. 3000 anni di guerra e pace

Il Saggiatore, 02/05/2019

Abstract: Da sempre l'umanità ha desiderato la pace, da sempre l'ha considerata lo stato ideale cui aspirare: filosofi e poeti ne hanno cantato le lodi, sovrani e imperatori si sono vantati di aver trasformato le proprie terre in regni prosperi e pacifici. Eppure, se osserviamo la nostra storia, la realtà è stata assai diversa: la violenza ci ha accompagnati fin dal sorgere delle prime civiltà e tutti gli imperi del passato, da Roma alla Cina, hanno combattuto per gran parte della loro esistenza. Nel corso dei secoli ogni società umana, dal più piccolo villaggio al più grande stato nazionale, ha dovuto decidere come considerare i propri vicini: se alleati, potenziali nemici o avversari dichiarati.Jonathan Holslag ripercorre in un unico, monumentale volume tre millenni di storia, dall'Età del Ferro ai nostri giorni, narrando la nascita delle prime città stato, la trasformazione di piccole entità politiche in grandi potenze, l'ascesa e la caduta degli imperi dal Mediterraneo al Medio Oriente, dal subcontinente indiano all'Asia orientale. Con il respiro delle grandi narrazioni epiche, Holslag rivela la complessa rete di elementi che da sempre hanno influenzato le relazioni internazionali: la posizione geografica, le tratte commerciali, il controllo amministrativo e militare dei territori, la propaganda e l'uso politico della religione, oltre alle arti della diplomazia e della guerra, delle tregue e dei tradimenti.Storia politica del mondo non è solo l'affascinante racconto della lunga strada che ha condotto l'umanità fino al presente: è il testo essenziale per chiunque voglia capire a fondo l'origine dei conflitti tra i popoli che tuttora insanguinano la nostra convivenza sul pianeta. Un'opera che rivoluziona la nostra prospettiva sul passato e sul presente; una storia che nessuno oggi dovrebbe ignorare.

Perifrasi del concetto di fame. La lingua segreta dei prigionieri italiani nella Grande guerra
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Spitzer, Leo - Caffi, Claudia - Albesano, Silvia

Perifrasi del concetto di fame. La lingua segreta dei prigionieri italiani nella Grande guerra

Il Saggiatore, 09/05/2019

Abstract: Il 17 settembre del 1915 Leo Spitzer prende servizio a Vienna presso l'Ufficio centrale della censura postale dell'esercito imperialregio, preposto al vaglio della corrispondenza dei prigionieri italiani. Dire "Ho fame" era proibito: era una minaccia per il prestigio dell'impero asburgico. Il censore Spitzer deve dunque intercettare e cassare ogni riferimento alla fame patita dai prigionieri, ma il linguista Spitzer non può lasciare che quel patrimonio di testimonianze vada perduto. Si ferma allora in ufficio oltre l'orario e copia centinaia di brani dalle lettere prima di coprire con l'inchiostro i passi incriminati.A guerra conclusa – è il 1920 – Spitzer pubblica Perifrasi del concetto di fame: uno studio delle varianti, spesso geniali, inventate dagli italiani per non dire "Ho fame" e far comunque sapere ai propri cari che la soffrono, chiedendo l'invio di pacchi alimentari. Le lettere sono popolate da personaggi quali lo Zio Magno, Ugolino, la Signorina Uchefem, la Signora Bruttavecchia, i tenenti Spazzola, Magrini e Stecchetti. Quelle che Spitzer raccoglie sono voci di persone semplici, poco abituate alla scrittura; eppure le soluzioni, le espressioni in codice e i giochi linguistici escogitati dai prigionieri per descrivere la propria condizione sono degni di professionisti della parola.Dopo Lingua italiana del dialogo e Lettere di prigionieri di guerra italiani, il Saggiatore offre per la prima volta al lettore italiano Perifrasi del concetto di fame, il volume che completa il trittico dedicato alla nostra lingua da Leo Spitzer. Un'opera magistrale in cui il grande linguista dà prova del suo virtuosismo di studioso e insieme fa un grande dono all'umanità: salva le testimonianze di persone che hanno sofferto in uno dei periodi più duri della nostra storia e che senza la sua fatica la storia stessa avrebbe dimenticato, mentre ora possono sopravvivere nella memoria di tutti noi.

L'inventore dei cantautori. Nanni Ricordi: una storia orale
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Ricordi, Claudio - Coralli, Michele

L'inventore dei cantautori. Nanni Ricordi: una storia orale

Il Saggiatore, 16/05/2019

Abstract: Alla fine degli anni cinquanta, Carlo Emanuele Ricordi detto Nanni, rampollo scalpitante dell'illustre famiglia che ha fondato l'editoria musicale, si aggira tra i locali di una Milano in pieno fermento sociale e artistico alla ricerca di voci nuove e talenti inespressi. Una sera sente suonare un certo Giorgio Gaberščik, un'altra è incuriosito dalla voce un po' stonata di un giovane studente di medicina; e lui seduta stante ingaggia gli sconosciuti Gaber e Jannacci per la neonata Dischi Ricordi.Nanni apre le porte di casa sua e trasforma il suo salotto in punto di ritrovo non solo per i Gaber e gli Jannacci, ma anche per Luigi Tenco e Maria Callas, Carla Fracci e Leonard Bernstein, Luchino Visconti e Dario Fo. Le sue feste diventano la fucina della cultura di quegli anni, il luogo in cui si intrecciano i migliori saperi e mestieri: Gino Paoli disegna le copertine dei dischi, Sergio Endrigo scrive per Ornella Vanoni, De André presenta a Nanni De Gregori – "Uno che vale molto più di me". Stanco di un modello Sanremo ancorato al passato, Nanni porterà alla rivoluzione della canzone italiana e alla consacrazione di quelli che diventeranno i grandi cantautori che tutti conosciamo.L'inventore dei cantautori ricostruisce la vita di Ricordi direttamente dalla voce di Nanni e di chi è sempre stato al suo fianco – cantanti, musicisti, produttori, famigliari e amici –, raccontando la gloria e la disfatta di un mondo, quello discografico, cresciuto a dismisura e poi crollato su se stesso per aver perso la propria umanità. Da queste pagine trapelano l'intimità e il calore, le risate, la consapevolezza e il coraggio di chi invece ha avuto "orecchio… tanto, anzi parecchio". E ha inciso i capolavori della musica italiana nella nostra anima e nella nostra storia.

Nudo con filo spinato
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Pawlenski, Pjotr - Daniševskij, Ilja - Velminskij, Vladimir - Grieco, Agnese - Grieco, Agnese

Nudo con filo spinato

Il Saggiatore, 23/05/2019

Abstract: ""La mia è arte politica. Quello che faccio è mostrare pubblicamente la violenza del potere. Parlo di quello che si nasconde dietro la messa in scena della "preoccupazione per la sicurezza". Sono gli apparati a esercitare violenza."Il 23 luglio 2012 un uomo compare di fronte alla cattedrale di Kazan', a San Pietroburgo. La sua bocca è cucita da un filo che penetra nella carne, serrando il labbro superiore e quello inferiore: è l'artista Pëtr Pavlenskij. Il suo corpo riappare ostinato negli spazi pubblici della Russia di Putin: nel maggio 2013 Pavlenskij è nudo, avvolto nel filo spinato, davanti al Parlamento di San Pietroburgo; a novembre si inchioda i genitali al selciato di fronte al Cremlino durante la Festa della polizia. Nell'ottobre 2014, seduto sul muro di un ospedale psichiatrico, si recide il lobo dell'orecchio destro. Nel novembre 2015 incendia il portone del quartier generale dei servizi segreti.Seguono complotti giudiziari, scandali e arresti che non fanno che amplificare la forza delle sue azioni, perché se i suoi materiali non sono che un corpo, del filo spinato o una tanica di benzina, a creare il significato delle sue opere contribuiscono lo sconcerto del pubblico, le violenze dei poliziotti, il clamore dei giornali. Oggi di quel processo entra a far parte questo libro, terminato in carcere, in cui Pavlenskij racconta la sua arte politica, scandalosa e inarrestabile."

Il futuro migliore. In difesa dell'essere umano. Manifesto per un ottimismo radicale
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Mason, Paul

Il futuro migliore. In difesa dell'essere umano. Manifesto per un ottimismo radicale

Il Saggiatore, 30/05/2019

Abstract: Oggi noi esseri umani siamo sotto attacco da tutti i fronti. La crisi del capitalismo globale ha lasciato campo libero alle forze arcaiche del razzismo, della misoginia e del più cieco nazionalismo autoritario. Il pianeta è febbricitante e quasi del tutto sepolto dalla sovrapproduzione di plastica e cemento. La Silicon Valley produce sempre più raffinati algoritmi che concretizzano l'incubo del controllo totale e sempre nuovi gadget che in breve realizzeranno la trasformazione dell'uomo in robot.Dobbiamo rassegnarci a essere consumatori ormai privi di volontà o macchine biologiche dal comportamento prevedibile e modificabile? Secondo Paul Mason no: possiamo ancora reagire, possiamo riprendere il controllo delle nostre vite e del nostro futuro. Mason propone una nuova forma di azione politica che unisce la tradizione dei movimenti di sinistra, l'esperienza delle lotte del nuovo millennio e la possibilità di agire sulla rete senza esserne dominati. Il suo manifesto ci invita a essere radicalmente ottimisti: dall'affrontare i troll razzisti sul web al compiere le giuste scelte quotidiane negli acquisti, dal lottare per il controllo dei nostri dati personali al costringere i governanti a promulgare leggi che liberino il potenziale positivo delle nuove tecnologie, sono molte le cose che possiamo fare per tornare a essere soggetti attivi, e non passivi oggetti delle politiche mondiali.Il futuro migliore è una chiamata alle armi per chi è deciso a resistere al monopolio delle tech companies, alla globalizzazione ultraliberista e alla politica dell'odio per le strade e sui social network. Dopo averlo letto avrete una scelta molto semplice: vivacchiare nella speranza che il vostro orticello si salvi oppure iniziare a combattere.