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Christopher Nolan. L'architetto del tempo
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Antoniazzi, Riccardo

Christopher Nolan. L'architetto del tempo

Edizioni NPE, 30/01/2023

Abstract: Labirinti narrativi, spettacoli su vasta scala e ardite riflessioni sui valori morali. Si potrebbe riassumere così il cinema di Christopher Nolan: un prestigiatore della macchina da presa, capace di coniugare personalità stilistica e mentalità industriale. Attraverso le sue architetture visionarie, ha stravolto il blockbuster americano introducendo strutture irregolari, sovrapposizioni e sperimentazioni temporali. Da Memento a Tenet, passando per Inception e Il cavaliere oscuro: un saggio critico su uno degli artisti più controversi e coraggiosi di Hollywood.L'abilità quasi ingegneristica di Nolan nel riscrivere il blockbuster hollywoodiano, è solo l'assaggio a una poetica più stratificata, incentrata sulla ricerca del sé e sulle sofferenze che il ruolo dell'eroe comporta. Numerosi i suoi marchi di fabbrica: dalla narrazione non lineare, spesso ricreata tramite l'uso del flashback e strumentalizzata per instillare tensione in attesa di scene rivelatorie, alla tecnica del montaggio di eventi simultanei. Questa precisa orchestrazione del racconto, si collega alla declinazione del tema del "tempo" quale contenitore della memoria (nel film Memento), ideale punto di riferimento morale (in Insomnia), o impalpabile nemico su cui è necessario avere la meglio al fine di preservare la civiltà (ne Il Cavaliere Oscuro). Di film in film, il regista londinese si è sempre battuto affinché la sua freschezza immaginifica garantisse al pubblico intuizioni innovative, che rigenerassero gli ambiti collaudati del noir e della fantascienza. Attraverso le sue astute matrioske narrative, Nolan è riuscito – come pochi altri – a congiungere le esigenze spettacolari del cinema da "pop-corn" con gli stimoli offerti dalle più profonde meditazioni, mettendo d'accordo critica e grande pubblico. Un cinema di intrattenimento dietro cui si celano rigorose ricerche su fisica quantistica, meccaniche belliche, sfaccettature letterarie, che entusiasmano e stuzzicano grandi interrogativi nello spettatore.La carriera e la produzione cinematografica di questo rivoluzionario regista campione di incassi, in un'analisi critica che ne ripercorre tutto il percorso artistico.

Immortali per caso
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Della Subin, Anna - Pe', Francesca

Immortali per caso

Bollati Boringhieri, 03/03/2023

Abstract: ""Chi può creare un dio è una questione tanto affascinante quanto quella di chi ne può uccidere uno. Subin scrive magnificamente della vita spirituale delle persone emarginate, prendendo sul serio le loro devozioni e rivelando lo scopo sovversivo e il potere di credenze e pratiche che i loro oppressori hanno così spesso frainteso. Convincente... pieno di compassione... trascinante". ""The New Yorker"""Una Bibbia irriverente a tutti gli effetti, una sorta di celestiale esperimento intellettuale […]. La deificazione è stata usata per soggiogare, colonizzare, opprimere, ma Subin richiama l'attenzione anche sul suo potenziale emancipatorio [...]. Un libro ambizioso e appassionante". ""The New York Times Book Review"""Con una voce d'autore elegante, giocosa, a volte quasi biblica, e con un occhio acuto per i paradossi più significativi della storia e per i suoi vicoli ciechi più affascinanti, Subin restituisce alla vista […] un abbagliante pantheon di divinità involontarie". ""The New Republic"Trasformare un mortale in un dio è una pratica antica come l'uomo, eppure mai come nell'età moderna e contemporanea il pianeta è stato popolato da così tante divinità involontarie.Da quando Cristoforo Colombo sbarcò nel Nuovo Mondo e venne accolto come essere celeste, uomini resi immortali – non a caso uomini e mai donne – sono apparsi in ogni continente: da Hailé Selassié, il Ras Tafari etiope acclamato come dio vivente in Giamaica, al principe Filippo d'Inghilterra, oggetto di un'improbabile nuova religione su un'isola del Pacifico. Con un vertiginoso intreccio di testimonianze, fonti di archivio e diari, Anna Della Subin si muove con trascinante destrezza fra culti di possessione degli spiriti, rivolte nazionaliste, banchetti indigeni a base di esploratori divinizzati e stravaganti liturgie che non risparmiano la nostra autoproclamata epoca secolare, come la teogonia di Donald Trump.Ma come si diventa immortali? Attraverso una profezia, una guerra, una strategia familiare oppure, semplicemente, una traduzione sbagliata o il ritrovamento di un vecchio articolo di giornale. E proprio perché le apoteosi emergono soprattutto durante crisi, conquiste o rivoluzioni, sono in grado di insegnare molto sulle pieghe nascoste della storia. Attraverso le brillanti pagine di questo libro comprendiamo a fondo quanto religione e politica siano intrecciate e come divinità accidentali vengano strumentalizzate sia dal potere dominante che dai popoli oppressi, diventando fonte di ispirazione e ribellione in varie parti del mondo.Un'esplorazione nelle profondità della storia umana fra razza e colonie, supremazia e liberazione, mitopolitica e populismi, che giunge ai moti di emancipazione per una teogonia nera fino ai movimenti legati a Black Lives Matter o alla Cancel culture. Ricco di suggestioni originali e provocatorie, Immortali per caso è stato salutato come un capolavoro narrativo di ricerca storica, un insolito buco della serratura da cui osservare sbalorditi la creazione del mondo.

Tomorrow, and Tomorrow, and Tomorrow
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Zevin, Gabrielle - Banfi, Elisa

Tomorrow, and Tomorrow, and Tomorrow

Casa Editrice Nord, 28/03/2023

Abstract: "Un ragazzo e una ragazza si incontrano, si amano ma non diventeranno mai amanti. Un mondo complesso e ben strutturato, ma anche giocoso. Un po' come gli universi paralleli creati dai due protagonisti nei loro videogiochi. "The Guardian"Una storia coinvolgente e originale, dove il legame che unisce i due protagonisti è più profondo e intenso di una storia d'amore."Entertainment Weekly"I videogiochi ci hanno segnato come le altre forme d'arte, sono stati e saranno uno potente strumento per conoscerci. E questo Gabrielle Zevin lo sa e lo racconta magnificamente. "The New Yorker"Questo romanzo è la dimostrazione di come si possano mescolare nostalgia e realtà creando un'opera straordinariamente commovente."The Washington Post"Il ritorno di Gabrielle Zevin: un romanzo di amicizia, sentimenti, dolore e amore sullo sfondo di un mondo che ha segnato la nostra gioventù. Un mix davvero unico e di grande potenza. "Publishers Weekly"Incantevole e avvincente. "The New York Times"Una storia commovente, nostalgica, retrò. Non pensate sia una classica storia d'amore, è molto di più. Un rapporto intenso, fragile e tenero. Geniale, ma preparatevi che si piange."Panorama"Geniale. Un romanzo travolgente che racconta la bellezza, la tenacia e la fragilità dell'amore e della creatività umana... Uno dei migliori libri che abbia mai letto. "John Green, autore di Colpa delle stelleTRA I MIGLIORI 100 LIBRI DEL 21° SECOLO PER IL NEW YORK TIMESQuesta non è una storia d'amore, ma parla d'amore... Una fredda mattina del 1995, Sam Masur scende dalla metropolitana e, tra la folla che si accalca sulla banchina, la vede: Sadie Green. La chiama e, per un attimo, lei finge di non sentirlo, poi il rancore si stempera nella nostalgia. Sono passati otto anni dal litigio che aveva spezzato il loro legame, strettissimo eppure fragile, come solo le amicizie dell'infanzia sanno essere. Adesso sono all'università, ed entrambi hanno deciso di trasformare la comune passione per i videogiochi in materia di studio e, un giorno, in una professione. Basta uno sguardo e il legame si rinsalda, segnando anche l'inizio di una collaborazione creativa. Presi singolarmente, i loro progetti sono frammentari e incompleti; insieme, danno vita a interi mondi. Così, nel giro di due anni, nasce Ichigo, un videogioco rivoluzionario, che spalanca loro le porte del successo. Nel frattempo, il loro rapporto si fa più maturo, più intimo, più consapevole. Ma non per questo immune al peso della fama, della gelosia e delle ambizioni personali… Si perderanno ancora, Sam e Sadie. Però ogni volta ritroveranno la strada che li ricondurrà l'uno all'altra. E ogni volta ricominceranno. Perché, nonostante le liti e le incomprensioni, esistono spiriti affini uniti da un sentimento capace di superare ogni ostacolo: un amore che non è amore, ma è molto di più. Col suo stile delicato e profondo, che coniuga magistralmente leggerezza e nostalgia, Gabrielle Zevin ci regala un romanzo che è un inno al nostro bisogno di amare e di essere amati, nonché uno di quei rari casi capaci di mettere d'accordo pubblico e critica: eletto tra i migliori libri dell'anno per il New York Times, è rimasto per mesi ai vertici delle classifiche ed è in corso di traduzione in tutto il mondo.

Le regole del caos
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Arfaras, Giorgio

Le regole del caos

Paesi edizioni, 01/02/2023

Abstract: In Occidente si assiste al ritorno dello Stato in campo economico e a un'impennata dei lavori ad alta e bassa qualificazione, che però hanno messo in crisi il ceto medio, spingendolo verso populismo e crisi della democrazia. Intanto a Oriente, Russia e Cina hanno consolidato modelli autocratici e spinto lo Stato a controllare l'economia. Lo scontro economico tra Ovest e Est si gioca così sulle loro peculiarità: con l'Ovest che domina nella tecnologia e nei mercati finanziari, e l'Est che possiede le materie prime. A livello politico, intanto, l'idea che il libero scambio avrebbe portato sviluppo e democrazia, non si è ancora manifestata a Oriente. Questo saggio mette in risalto questa sfida politico-economica tra due modelli opposti di futuro.

Contro i borghi
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Barbera, Filippo - Cersosimo, Domenico - De Rossi, Antonio

Contro i borghi

Donzelli Editore, 01/07/2022

Abstract: Un paese di poeti, santi e navigatori. Ma anche di "borghi". Da qualche anno, la riscoperta del policentrismo territoriale italiano viene veicolata nello spazio pubblico e mediatico dal concetto di "borgo" e dai suoi correlati semantici. Le migliaia di comuni italiani, la varietà e complessità territoriale di un paese costituito da poche grandi città, pochissime "metropoli", molte città medie, una miriade di piccoli comuni, frazioni, reti di città, campagne, coste, colline e montagne, vengono così ridotte all'immagine del "borgo". Facile rappresentazione ammalata di "metrofilia", che trae piacere dall'eccitazione per un oggetto percepito come atipico, privo di una propria volizione, da soggiogare e umiliare in un riconoscimento del tutto asimmetrico, dove il borghese illuminato e riflessivo "adotta" il borgo bello ma bisognoso. Un rapporto, questo, che misconosce l'autonomia dei territori, la loro libertà di "dire no", il loro carattere morale e paritario nella produzione di strategia di sviluppo condivisa. Fino a negarne l'identità specifica. Le conseguenze sono molteplici e nefaste. Come già per la cultura, la narrazione del "borgo" fa sì che anche la valorizzazione del territorio sia tale solo se inglobata nella goffa egemonia del "turismo petrolio d'Italia", oggi condita con una spruzzata di ecologismo che assomiglia più al giardinaggio che alla presa in carico della questione ecologica. Le stesse politiche pubbliche (si pensi al "Bando borghi" del Pnrr o alle iniziative delle case a 1 euro) soffrono di questa distorsione sistematica. Visto dai centri delle grandi città e con gli occhi di una classe dirigente (politica, economica, intellettuale) sempre più urbana per categorie e riferimenti culturali, se non per nascita e capitale sociale, il borgo diventa così il comodo e informe contenitore dove riporre, deformandola, l'alterità dei territori. Come se i territori del margine non avessero un loro carattere autonomo e differenziato, non fossero da riabitare anzitutto fin dalla vita quotidiana delle persone.

Regina di fiori e di perle
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Ghermandi, Gabriella

Regina di fiori e di perle

Donzelli Editore, 16/07/2021

Abstract: Debre Zeit, cinquanta chilometri da Addis Abeba, 1987: una grande famiglia patriarcale; un legame speciale tra il vecchio Yacob e Mahlet, la più piccola di casa. Lui la conosce meglio di chiunque altro: la guarda negli occhi, mentre lei divora le storie che lui le narra. Così, un giorno si mette a raccontarle del tempo degli italiani, venuti a occupare quella terra, e degli arbegnà, i fieri guerrieri che li hanno combattuti. Quel giorno, Mahlet fa una promessa: da grande andrà nella terra degli italiani e si metterà a raccontare… Un lungo viaggio nel tempo e nello spazio, in cui scorrono la vita e le vicende di una famiglia etiope nel periodo della dittatura di Mengistu Hailè Mariam, e nel decennio successivo dell'emigrazione. Un romanzo che percorre oltre cento anni di storia, dal tempo di Menelik ai giorni nostri. Una narrazione che non riguarda solo la dimensione del passato etiopico, ma è anche un modo di interrogarsi sull'identità della memoria coloniale italiana. A cavallo tra lingue ed etnie, tra nazioni e continenti, tra occupazioni militari e guerre fratricide, si dipanano le mille storie di questa Shahrazade dei nostri tempi, fiera delle sue origini etiopi ed eritree, e insieme capace di usare la lingua italiana con l'intensità e la precisione di un bisturi.

Sociopatici in cerca d'affetto
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Mellara, Michele

Sociopatici in cerca d'affetto

Bollati Boringhieri, 10/03/2023

Abstract: ""Mellara ci accompagna con grande padronanza di racconto tra una selva di personaggi e situazioni dal sapore beckettiano, rappresentazioni di tutto un mondo che ci turbina attorno e dal quale vorremmo sentirci esenti. Come lettori ne usciamo rinfrescati, con un senso di sollievo". "Massimo Zamboni""Comincio con il rilevare che non si tratta di una raccolta di racconti, ma di un romanzo. Infatti i racconti seguono un filo logico che presenta un'umanità tenuta assieme dall'esaltazione di vite sballate. Storie piene, intense, veloci, scritte come dio comanda. E se lo comanda dio, nulla da eccepire". "Loriano Macchiavelli""Michele Mellara, con i suoi racconti intimamente legati, ci restituisce la bellezza di essere sbagliati, strambi, scompaginati. Attraverso una scrittura precisa, comica e poetica insieme, ci insegna a non avere paura dei nostri difetti, bensì a voler loro bene". "Silvia AvalloneRitrovarsi innamorati, sprofondati dentro un amore totalizzante, è spesso una condizione difficile: ogni passione, quando estrema, può trasformarsi in ossessione, solitudine, finire persino per sfociare in ansia sociale. In queste storie originalissime, sempre divertenti, ciascuna con la sua unità ma piene di rimandi l'una all'altra che presto coinvolgono il lettore in un lieve gioco di specchi, ci riconosciamo tutti. Perché tutti conosciamo l'amore, e a volte, chissà perché, qualcuno si innamora perdutamente di una scatola di latta, o anche, insospettabilmente della propria ansia.Sociopatici in cerca d'affetto raccoglie brevi, sempre ironici racconti interconnessi e ripartiti in quattro sezioni: Coloro che amano, in cui i protagonisti sono consumati da una passione bruciante per qualcuno o qualcosa, spesso portata alle estreme conseguenze; Ritratti in bilico, galleria di personaggi decisamente fuori dal comune; Tra le orecchie, monologo interiore di un ossessivo compulsivo; Paesaggi sghembi, dove a parlare sono oggetti inanimati o animali.Straordinario punto di forza è il gioco sottile che collega i racconti tra loro, e spinge il lettore a rintracciare i rimandi nascosti tra le righe, permettendogli di osservare una stessa situazione da punti di vista diversi, ma sempre divertenti e insieme malinconici.Michele Mellara, qui al suo esordio narrativo, ci consegna una galleria di personaggi insoliti, sospesi tra le pieghe di un'esistenza a volte amara e indigesta, ma soprattutto, a ben guardare, comica. Perché in fondo è così, siamo tutti sulla stessa barca, soprattutto quando in gioco ci sono le relazioni.

Nel silenzio dei boschi
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Grant, Kimi Cunningham - Togliani, Maddalena

Nel silenzio dei boschi

Neri Pozza, 14/02/2023

Abstract: Senza elettricità, senza famiglia, senza legami con il mondo esterno. È cosí che Cooper e sua figlia Finch vivono ormai da anni, in una casetta immersa nel silenzio dei boschi sugli Appalachi settentrionali. I loro unici mezzi di sussistenza sono un piccolo pollaio sul retro e, soprattutto, Jake, un ex commilitone di Cooper che ogni inverno li raggiunge con il suo prezioso carico di provviste. Cresciuta in quella casa, la piccola Finch, otto anni, ha pochi libri a disposizione, anche se è capace di recitare a memoria poesie di Emily Dickinson e Walt Whitman. La vita di padre e figlia è solitaria e selvaggia, a tratti anche brutale, ma, per Cooper, appartata e lontana com'è dagli occhi del mondo, è in grado di tenerli al sicuro. Al sicuro da una famiglia d'origine che non cessa di rivendicare a sé la bambina; al sicuro dalle intenzioni poco limpide del mondo circostante; al sicuro anche dai ricordi dolorosi che si affollano nella sua mente: innanzi tutto il ricordo della prematura scomparsa di Cindy, la giovane moglie perduta per sempre, e poi degli orrori della guerra in Afghanistan. L'inverno, tuttavia, in cui Jake manca il suo appuntamento annuale, la quiete propria di quel luogo selvaggio viene infranta di colpo. I confini di quell'isola felice diventano labili quando, di lí a poco, una ragazza dai capelli rossi compare nei pressi della loro casa per poi svanire nel nulla. In quei boschi improvvisamente affollati, Cooper è allora costretto a decidere: continuare a nascondersi o affrontare il mondo per liberarsi dei fantasmi del passato che gravano sulla sua anima? Con il rischio di perdere la piccola Finch? Vivido e intenso, pieno di suspense, Nel silenzio dei boschi è uno dei mystery di maggior successo negli Stati Uniti, un'opera in cui Kimi Cunningham Grant pone al centro di una serrata narrazione, in cui ne va della risoluzione di un caso, il sacrificio e la paura di perdere la persona amata. "Un mystery evocativo… Grant è un'autrice da tenere d'occhio". Ron Rash "Una preziosa lezione di sopravvivenza. Quelle di Grant sono pagine profonde e attuali". Kirkus Reviews "La scrittura evocativa di Grant, i suoi personaggi pieni di sfumature e la quieta tensione che attraversa le sue pagine incanteranno i lettori". Library Journal

Il grande cielo. Educazione sentimentale di un escursionista
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Rollo, Alberto

Il grande cielo. Educazione sentimentale di un escursionista

Ponte alle Grazie, 14/02/2023

Abstract: Questa è la storia di un uomo di pianura e di metropoli che ha sempre guardato alla montagna per amor di valico, di salita, di cielo. È la storia di come quell'uomo ha sempre sentito il camminare "in salita" come un'avventura che, senza trasformarsi in "specialità sportiva", ha nutrito l'immaginazione e il sentimento. È un'avventura: quella del "guardare in su", della conquista del cielo a cui siamo appoggiati più di quanto non siamo appoggiati sulla terra; di come le forme ci accompagnano in quel moto ascensionale, di prato in roccia, di bosco in pietraia, di malga in solitudine. È la storia di una educazione sentimentale, ma insieme la storia di come quell'uomo ha imparato a leggere la montagna, non solo attraverso l'apprendimento del cammino ma anche attraverso il filtro della pittura, della musica, della memoria locale, dei racconti orali. Che cosa sia un sentiero, lo si sa quando se ne perdono le tracce. Quell'uomo di pianura e di metropoli lo conosco bene, perché mi somiglia, e somiglia a quanti mi sono stati compagni in quella avventura. Alberto Rollo

Fare urbanistica oggi
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Montedoro, Laura - Russo, Michelangelo

Fare urbanistica oggi

Donzelli Editore, 22/12/2022

Abstract: Il volume restituisce un confronto sull'urbanistica in Italia oggi e sull'idea del progetto che cambia, sensibile ai temi che attraversano la condizione contemporanea, con specifico riferimento alle culture, alle pratiche, all'insegnamento e alla ricerca. Si tratta di una prima ricognizione sui molti modi di declinare la disciplina. Dai ventuno saggi qui raccolti emerge un'idea ampia e multidimensionale di progetto come attitudine a prefigurare visioni di futuro, come sguardo esplorativo e interpretativo che produce conoscenza, come sistema di azioni tecnicamente pertinenti, come campo di interazione sociale e di conflitto, come capacità di elaborazione di strumenti multiscalari e integrati di pianificazione del territorio e della città. Un'idea costantemente riferita allo spazio fisico e sociale della città, alle esplorazioni possibili del campo del visibile, alle sensibilità per la morfologia urbana e territoriale, per i paesaggi, per i territori palinsesto. Un'idea di progetto, dunque, in grado di recuperare una tradizione culturale italiana ricca di senso, per mettere sistematicamente in tensione spazio e società, con specifica attenzione ai contesti culturali e materiali intesi come riflesso della società, delle economie e delle istituzioni. Il governo del territorio e delle città ha crescente necessità di sperimentare forme di progetto più flessibili, duttili, contestuali e adattive, per far fronte a questioni sociali emergenti – come il calo demografico e l'andamento recessivo dell'economia, la crisi di welfare nelle grandi aree urbane, l'incipiente condizione di peri-urbanizzazione della campagna, l'emergenza dei temi ambientali e della transizione ecologica – ma anche per presidiare in modo nuovo temi consolidati, come le grandi trasformazioni urbane e l'elaborazione di nuove forme di masterplan, fortemente condizionati dalla finanziarizzazione del settore immobiliare: questioni rilevanti da cui l'urbanistica è sospinta e sfidata a revisionare paradigmi e a formulare prospettive metodologiche innovative.

Nelle braccia del duce
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Falsini, Luca

Nelle braccia del duce

Donzelli Editore, 27/07/2022

Abstract: Come fu possibile che uno Stato liberale si consegnasse nelle mani di un dittatore? Di chi furono le responsabilità? Quali i disagi, quali le aspirazioni e le tensioni di cui il fascismo seppe approfittare? L'analisi di Luca Falsini rintraccia le radici di questo capovolgimento nelle inquietudini di inizio secolo, in una congerie di fattori – politici, economici e culturali – alimentati da una cultura nazionalista e imperialista esasperata poi dallo scoppio del conflitto. Furono anni gravati da fragilità economiche, da incertezze su come governare il passaggio da una società agricola a una moderna, con un ruolo di primo piano svolto dai partiti e dalle loro ideologie; con aggregazioni politiche che nascono e altre che muoiono, con diversi modelli di eversione, con pezzi dell'esercito che disertano e altri che flirtano con i sovversivi. Nuove pulsioni di cui il fascismo seppe farsi interprete meglio degli altri contendenti politici. I partiti di massa, accecati dalla conflittualità interna, persero la visione complessiva di quanto stava accadendo ed ebbero responsabilità importanti sulla mancata creazione di un fronte antifascista, ma le leve del comando erano altrove: furono i governi liberali a tollerare le violenze fasciste, nell'ottica di contenere le proteste sociali, finendo presto col perderne il controllo; furono sempre i liberali a inglobare nei listoni elettorali il Pnf e a portare 35 fascisti nelle aule parlamentari; furono loro a sostenere il primo governo Mussolini. Ma più in generale fu la cultura liberale a lasciarsi attrarre dalla soluzione "forte". Da Amendola ad Albertini, da Gobetti a Salvemini, molti uomini di profonda e sincera fede democratica ritennero così marcia la democrazia parlamentare giolittiana da preferirle l'azzardo della soluzione fascista, che alla fine il re avallò, consegnando inesorabilmente l'Italia nelle braccia del duce.

Essere Marta nel Medioevo
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Oldoni, Massimo

Essere Marta nel Medioevo

Donzelli Editore, 28/10/2022

Abstract: Questo libro segue la traccia lasciata da Marta di Betania che, nella tradizione evangelica, accoglie nella sua casa un ospite inatteso e straordinario. Marta non è solo colei che rassetta in cucina; Marta è il simbolo della vita attiva e a Marta quell'ospite rivela cose mai dette a nessuno. Come Teresa Batista, che accompagna i capitoli del libro, Marta è donna di amori e di guerre, di fedi e di scelte dove la donna del Medioevo celebra Dio e la propria personalità. Essere Marta vuol dire essere dentro le cose, esserne vittima oppure ordinatrice, caritatevole o vendicativa, ma significa anche essere colei che accoglie: l'impegno personale, le aspirazioni, il misurarsi con i molti disagi e con il rischio dei sentimenti. Il Medioevo non lascia molte alternative al grafico sociale della donna chiusa in ruoli subalterni o soltanto familiari. Invece esistono comportamenti femminili che eludono questa geografia e prendono la scena. Si tratta di vere protagoniste, donne famose, anonime o dimenticate, personaggi che letteratura, storiografia e poesia raccontano tra colori, voci e silenzi. Nell'immagine di copertina Vermeer dipinge Marta che offre il pane: è una donna che rappresenta, oltre il tempo, la vita attiva; è una donna che agisce, nutre, prega e s'impegna. Tutte le donne della storia sono modi di essere Marta e reggono il mondo. Nell'universo sociale così mutevole e difettivo la vita attiva si esprime nell'amore, ma anche nelle guerre, nelle rivalità per il potere, nella gestione della carità e delle accoglienze, nelle devozioni e nei tradimenti. La vita febbrile e la facile morte: sono le due estremità di un segmento di esistenze dove regine, devote e assassine, affiancano le solitudini drammatiche di principesse emarginate, e le donne virtuose e sapienti, monache o laiche, non si meravigliano ai licenziosi abbandoni di chi segue l'illusione di sentirsi diversa per non essere inquieta. Marta opera in un teatro di scene incessanti dove si muovono indimenticabili fisionomie di un modo d'essere donna nel Medioevo.

Net-war
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Mezza, Michele

Net-war

Donzelli Editore, 27/10/2022

Abstract: Nella Net-war il giornalismo diventa logistica militare e il combattimento digitale trasforma la figura del giornalista.Un soldato ucraino, da solo, in una trincea piena di commilitoni morti, circondato da miliziani filorussi, in una località imprecisata del Donbass. L'immagine, ripresa da un drone, diventa il simbolo della trasformazione in corso dei linguaggi dell'informazione: se questo soldato ha avuto una chance di sopravvivenza, probabilmente la deve a queste foto che hanno fatto il giro del mondo. Il conflitto che sta infiammando l'Ucraina, scrive Michele Mezza in questo libro denso e attualissimo, è il primo caso di guerra ibrida, in cui il combattimento sul terreno si svolge nel contesto di una strategia di comunicazione che travalica la semplice propaganda, diventando una forma immateriale di organizzazione diretta del conflitto armato, vera e propria logistica militare. In questa trasformazione gruppi privati, come quello di Elon Musk, Microsoft e Google, diventano potenze geopolitiche, offuscando ruolo e trasparenza degli Stati. Per la prima volta, le armi con cui viene condotta la guerra coincidono con le infrastrutture digitali dell'informazione: siti web, smartphone, droni, sistemi di geolocalizzazione, piattaforme social hanno costituito il principale arsenale del confronto fra invasori e invasi, permettendo ai secondi di localizzare e colpire con estrema precisione le forze nemiche, anche grazie al supporto diretto della popolazione che rimaneva connessa, persino sotto i bombardamenti. Le azioni militari vengono strategicamente studiate e messe in atto proprio pensando al loro effetto comunicativo, perché il modo in cui verranno raccontate determinerà la percezione del conflitto e, in ultima analisi, il suo esito. Se non è una novità che la comunicazione della guerra sia un terreno cruciale e delicato, oggi essa è diventata l'oggetto del contendere. La censura applicata ai media russi, dove la stessa parola "guerra" è bandita e va sostituita con l'edulcorata definizione di "operazione militare speciale", è l'esempio più lampante di un giornalismo che ha perso il suo carattere di autonomia. Ma ciò che accade in Russia, in forme diverse e meno radicali, sta avvenendo anche da noi: come nota l'autore, con la guerra in Ucraina il giornalismo diventa tutto embedded, non solo per un'integrazione di ogni mediatore con una delle due parti, quanto perché l'informazione, per i suoi strumenti e le sue tecnicalità, si confonde e si combina con la cyber security, lo scontro sulla sovranità di memorie e contenuti digitali. La manomissione dell'evidenza di immagini e news ci dice che siamo oltre il contrasto rispetto a un supposto mainstream ideologico, siamo nel pieno della guerra ibrida teorizzata proprio dalla Russia. In questo scenario, l'informazione che scorre in rete è il prolungamento del perenne conflitto che i due schieramenti animano, attaccando e inibendo le risorse del nemico. Tutto questo porta a un cambiamento epocale nel giornalismo, dove a mutare radicalmente è il rapporto tra la redazione e le fonti: le notizie sono alluvionali testimonianze civili, che affiorano in abbondanza dalla rete e devono essere validate e contestualizzate più che rintracciate. In questo gorgo il giornalista si misura innanzitutto con la sua autonomia da saperi e competenze tecnologiche che tendono a soverchiarlo, trasformandolo in un funzionario del sistema di calcolo che si afferma mediante "interferenza nelle psicologie altrui". La Net-war è dunque "mediamorfosi" che trasforma guerra e giornalismo in una contesa matematica.

Da un secolo all'altro
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Salvadori, Massimo L.

Da un secolo all'altro

Donzelli Editore, 27/10/2022

Abstract: Sulla scia dei numerosi storici che nel corso dei secoli, con esiti naturalmente assai diversi, si sono posti lo scopo di scrivere la storia del proprio tempo, Massimo L. Salvadori in questo saggio ricostruisce le vicende che dall'avvento del governo di Margaret Thatcher in Gran Bretagna e della presidenza di Ronald Reagan negli Stati Uniti e dal profilarsi della crisi strutturale culminata nel crollo dell'impero guidato dall'Unione Sovietica giungono ai giorni nostri. Un quarantennio che, in un quadro segnato dalle accelerate trasformazioni provocate sia dagli straordinari progressi scientifici e tecnologici sia dalla globalizzazione dell'economia, ha dato un nuovo volto alla storia del mondo. Caratteristica precipua del secolo XX è stata infatti la rapidità dei mutamenti in ogni settore dell'attività umana: senza precedenti per quantità e qualità. Si è assistito a radicali sconvolgimenti, poi a guerre e rivoluzioni che hanno ridisegnato in maniera profonda la mappa geopolitica, la dislocazione della potenza politica, economica, militare degli Stati e delle alleanze tra di essi. La fine della guerra fredda aveva suscitato negli Stati Uniti l'illusione che al grande scontro epocale potesse seguire una globalizzazione politica posta sotto il segno della democrazia liberale e da una globalizzazione economica ispirata ai principî del capitalismo, entrambe sotto la tutela di quella che nell'ultimo decennio del secolo si presentava come l'unica superpotenza. Ma la "globalizzazione democratica" ha fallito, e anche quella economica, dopo un primo periodo di successo, è entrata in una fase involutiva. Un grande libro di scenario, necessario più che mai in un momento come quello attuale, per comprendere come le vicende geopolitiche degli ultimi quarant'anni abbiano condotto a una nuova recrudescenza dello scontro tra due blocchi, e come l'Europa abbia in larga parte mancato la sua funzione storica di unione e di pace.

Il demone di Dostoevskij
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Kristeva, Julia

Il demone di Dostoevskij

Donzelli Editore, 19/12/2022

Abstract: La coscienza europea è posseduta dalla presenza di Fëdor Dostoevskij, genio tormentato e profetico: le sue parole hanno avuto un rilievo cruciale per filosofi e scrittori come Nietzsche, Proust e Kafka, ma anche per registi come Visconti, Bresson e Kurosawa, per citarne solo alcuni. Il "contorto scrittore russo", come lo definiva Freud in una lettera, è intrinsecamente legato al mondo da cui proviene, ma è anche il più europeo degli scrittori, se è vero, come diceva Joyce, che a Dostoevskij dobbiamo la creazione della prosa contemporanea, da lui portata a un'intensità impareggiabile. "Ovunque e in ogni cosa ho vissuto fino al limite estremo, e ho passato la mia vita a superarlo", scriveva Dostoevskij all'amico poeta Anton Majkov nel 1867. E il limite l'ha davvero oltrepassato, rinnovando ogni volta la scommessa sulla potenza della parola e sfidando il nichilismo e il suo doppio, l'integralismo, attraverso la gioiosa esplosione polifonica del linguaggio. "Se priviamo gli uomini dell'infinitamente grande", scriveva Dostoevskij, "non vorranno più vivere, moriranno di disperazione. L'illimitato e l'infinito sono così indispensabili all'uomo come il piccolo pianeta su cui abita". Lettrice d'eccezione di Dostoevskij, Julia Kristeva ne svela in questo densissimo libro la sorprendente attualità. I personaggi parossistici e autodistruttori che popolano le sue opere, fra mostri patetici e insetti insignificanti, presentano già la matrice carceraria dell'universo totalitario, che si rivelerà nella Shoah, o nel Gulag, e che oggi viviamo nel controllo operato dall'onnipresenza della tecnica. Dostoevskij, dunque, "profeta della nostra modernità": attraverso la lettura di Kristeva l'uomo entra con la sua opera nel terzo millennio dove, infine, "tutto è permesso". E le angosce degli internauti si fondono, nel sottosuolo, ai demoni di Dostoevskij.

Etica in laboratorio
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Rufo, Fabrizio

Etica in laboratorio

Donzelli Editore, 10/11/2022

Abstract: Gli avanzamenti nel campo della biologia e della medicina di questi ultimi anni si propongono come laboratorio culturale per la lettura dei processi di riorganizzazione in chiave democratica del rapporto tra scienza e società. In particolare, se la vita è la dimensione che l'essere umano percepisce come più inerente a sé, riteniamo legittimo il giudizio personale rispetto a essa. Ne consegue la difficoltà ad accettare che sia qualcun altro a decidere rispetto a dimensioni tanto umane e personali come la procreazione, la fine della vita, la cura. Si tratta di un cambiamento pervasivo che incide sulla vita di ognuno e sul funzionamento della sanità, ridefinendo uno dei terreni principali su cui si strutturano i processi di socializzazione. Quello che muta in profondità è l'insieme dei riferimenti pratici e simbolici che accompagna l'intero arco della vita degli individui, dalla generazione alla morte. E questo soprattutto alla luce delle implicazioni e degli stravolgimenti determinati dalla pandemia causata dal virus Sars-CoV-2 che, come si rileva in questa nuova edizione, ci ha messo di fronte alla necessità di dare vita a forme condivise e regolate di responsabilità individuale e collettiva. In particolare, il libro si sofferma sui nodi propri della riflessione etica e bioetica, come la responsabilità, la giustizia e i diritti, per collocare questi temi anche al di fuori di una dimensione esclusivamente legata all'autonomia delle scelte individuali e porli all'interno di una più ampia, e imprescindibile, dimensione collettiva e politica; una visione nella quale il rapporto tra scienza e società sia fondato sulla centralità della democrazia e sulla responsabilità.

Il senso dei luoghi
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Teti, Vito

Il senso dei luoghi

Donzelli Editore, 30/01/2023

Abstract: Contro ogni apparenza, i luoghi abbandonati non muoiono mai. Si solidificano nella dimensione della memoria di coloro che vi abitavano, fino a costituire un irriducibile elemento di identità. Vivono di una loro fisicità, di una loro corposa e materiale consistenza. Si alimentano di uno spessore doppio e riflesso. Pretendono non la fissità, ma al contrario il movimento, il percorso fisico e mentale di una loro continua riconquista. In questo libro, scritto con la sapienza fine e distillata dell'antropologo, con la tenacia del testimone e con la passione dello scrittore, Vito Teti porta ad evidenza e ricompone per intero tutti i suoi percorsi di vita. L'oggetto – ma sarebbe più proprio dire "il soggetto" – sono i paesi abbandonati di Calabria, ripercorsi col passo lento e misurato della riappropriazione in ogni loro più densa e nascosta sfumatura: case capanne e grotte, alberi sabbie e pietre, acqua nuvole e vento. Ma si sbaglierebbe a chiudere questo libro entro una dimensione angustamente geografica. I paesi abbandonati, osserva Predrag Matvejević nella postfazione a questo volume diventato di culto e giunto alla sua quarta edizione, "sono un luogo assai più vasto della regione a cui questo libro è dedicato. Sono il luogo di una poetica". È una poetica dell'abbandono e della riappropriazione che ha l'effetto di una potente memoria di ogni luogo comune. Vige, a proposito dei paesi abbandonati, uno strano sentimento, superficiale e compassionevole. Questi luoghi, si pensa in genere, non hanno senso: non hanno più senso, se mai ne hanno avuto uno. E invece, c'è un senso in questi luoghi. Un senso per sentirli. Un senso per capirli. Un senso per percorrerli, che è quello doppio del partire e del tornare.

L'Italia e i figli del vento
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Licata, Delfina

L'Italia e i figli del vento

Donzelli Editore, 27/07/2022

Abstract: Importanti studi scientifici ipotizzano che il desiderio di viaggiare e di fare esperienze nuove risieda in un gene del Dna, il Drd4-7R. Ma non è necessario appellarsi a un fattore genetico per comprendere come la mobilità, l'esigenza di viaggiare sia un profondo bisogno di tutti. Lo abbiamo riscontrato durante i lock-down: improvvisamente ci siamo riscoperti runner incalliti, bisognosi di spazi aperti, amanti della natura, sostenitori dell'ambiente, ecologisti oltremisura. La verità è che noi, popolo vocato alla migrazione, non siamo mai riusciti a stare immobili: chi ha potuto non si è fermato, oppure è ritornato, o ancora è in attesa di andare come un velocista sulla linea di partenza. E ciò è vero per tutti i popoli, ancor più quando entrano in gioco esigenze di sopravvivenza. La mobilità come valore, come risorsa naturale, per chi si muove e per chi accoglie, per tutti noi che nasciamo "figli del vento": è questo il faro che guida l'analisi svolta nel volume da Delfina Licata, grazie al lavoro e alle ricerche che da anni svolge per la Fondazione Migrantes. L'immigrazione in Italia non è un fenomeno recente, ma ci accompagna da mezzo secolo, è un fatto strutturale della nostra società. Eppure, nel dibattito politico e talvolta nella coscienza pubblica, è ancora affrontato in maniera frammentaria, disorganica, emergenziale. Poco consapevoli di essere un paese di anziani, crediamo d'essere minacciati da un'invasione di stranieri, per cui è necessario alzare muri e serrare porte. Ma la realtà è un'altra. L'Italia è un paese vecchio, ma non fermo. Ed è un paese che si muove. Si muovono gli immigrati, si muovono gli italiani: giovani e meno giovani – con un considerevole aumento della percentuale femminile, di cui in queste pagine si analizzano i più recenti sviluppi – si spostano all'interno e vanno anche fuori, mettendo in atto, grazie alla tecnologia, nuove modalità per essere presenti nei luoghi che hanno fisicamente lasciato. Dai dati riportati nel volume scopriamo che gli italiani che lasciano l'Italia non sono più un rivolo, ma corrispondono ora agli stranieri che arrivano. Il cui flusso, dopo vent'anni di crescita costante, si è arrestato, e sempre più spesso chi arriva nel nostro paese presto riparte. Fenomeno decisamente preoccupante per un'Italia in crisi demografica. L'immigrazione è un bisogno della società italiana e della sua economia, tanto che, di fatto, l'Italia ha cominciato a integrare i suoi immigrati, seguendo mo¬delli che non ricalcano quelli sperimentati in precedenza da Francia, Gran Bretagna o Germania. Ci sforziamo da anni di capire quale modello teorico di integrazione ci appartenga di più – melting pot, assimilazione ecc. – e non ci siamo accorti che un modello lo stiamo già sperimentando, tutto italiano, e lo viviamo nei nostri spazi quotidiani, a scuola, al lavoro. L'Italia è interculturale, ma perde tempo a discutere di quanto sia giusto riformulare una legge sulla cittadinanza desueta, impantanata in un passato che non esiste più. L'Italia è una società recettiva e viva, a confronto con una legislazione sempre in ritardo. Ciò che serve, come scrive Andrea Riccardi nella Prefazione, è "guardare agli italiani in modo nuovo, non statico e non fermi a vecchie rappresentazioni". Siamo un paese ricco di risorse, ma dominato da uno sguardo pauroso, preoccupato che ci venga tolto qualcosa del nostro presente, più che proteso a conquistare il futuro.

La Russia, l'Ucraina e la guerra in Europa
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Bettanin, Fabio

La Russia, l'Ucraina e la guerra in Europa

Donzelli Editore, 09/12/2022

Abstract: "L'aggressione all'Ucraina è un'aggressione all'Europa, considerata imbelle, debole e divisa, incapace di condurre una politica di sicurezza autonoma, fiaccata dalla Brexit, dall'uscita di scena di Merkel, dalle crisi legate alle migrazioni e al Covid. Ma per l'Europa è anche un'opportunità: per non essere più l'Europa delle occasioni mancate, delle iniziative abbandonate, dei sovranismi posticci, e diventare un attore geopolitico globale, in grado di dialogare con Russia, Cina, Usa. L'Ucraina è il primo e decisivo test che l'Unione europea deve superare per dare fondamento a questa ambizione".Nei paesi occidentali, la guerra in Ucraina ha riproposto l'immagine di una Russia che ubbidisce a un primordiale istinto di aggressione e controllo dei vicini. In Russia, i media governativi hanno rinnovato la denuncia della doppia morale della Nato e dell'Unione europea, che nasconde – sotto la retorica della promozione della democrazia e dei diritti umani – piani per ridurre all'impotenza chiunque tenti di difendere la propria "sovranità". Al momento, queste narrative allo specchio hanno avuto con le rispettive opinioni pubbliche un successo che preoccupa, perché propongono la visione di un "altro" immutabile nella sua minacciosità, che preclude la ricerca di una pace che non sia solo una tregua armata. Non vi sono dubbi su chi sia l'aggressore – la Russia – e l'aggredito – l'Ucraina –, ma non bisogna dimenticare che la decisione di Putin di lanciare la sua "operazione speciale" ha fatto emergere problemi da tempo irrisolti. La Russia non è riuscita a riorganizzare lo spazio ex sovietico, teatro di conflitti "congelati" che a volte si riaccendono; dal canto loro, i paesi della Ue si sono disinteressati di questi territori, trascurandone le questioni aperte – l'incerta identità nazionale, le urgenti esigenze economiche, lo scarso rispetto dei diritti umani, il carente processo di democratizzazione, sistemi di potere incagliati nella corruzione. Una fragilità strutturale, pronta a esplodere, aggravata dalle crisi economiche dei primi decenni del nuovo secolo. Russia e Ucraina, accomunate dalla condizione di "perdenti" della globalizzazione, in un crescendo di recriminazioni hanno riversato l'una sull'altra le colpe di questa condizione. È stata la guerra di un uomo ad aver posto fine all'illusione che i conflitti in Euro¬pa potessero essere solo temporanei e periferici, ma è l'assenza di un sistema di sicurezza europeo ad aver consentito che questo accadesse. Il groviglio di questi problemi è cresciuto sotto gli occhi, sino all'ultimo disattenti, delle élites e delle opinioni pubbliche dei paesi della Ue, le uniche a disporre dei mezzi per risolvere un conflitto che era e resterà essenzialmente europeo e ad avere l'interesse a risolvere il dilemma mai seriamente affrontato nei tre decenni post-sovietici: la sicurezza del nostro continente (militare, ma anche economica e umana) potrà essere garantita dal containment della Russia o dalla sua integrazione in nuove istituzioni europee? Dopo la seconda guerra mondiale l'Europa ha saputo cogliere le lezioni della Storia e ha ritrovato unità di intenti. Oggi c'è solo da sperare che quella Storia non passi.

Le memorie del paniere
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Barbieri, Giovanni A. - Giacché, Paola

Le memorie del paniere

Donzelli Editore, 05/08/2022

Abstract: Ogni anno, a febbraio, l'aggiornamento del paniere alla base degli indici dei prezzi stimola la curiosità dei giornali, che vi leggono i cambiamenti delle abitudini di consumo. Ma il paniere ha una storia quasi centenaria e molto di più da raccontare: il passaggio da un'Italia in cui prevaleva ancora un'economia di sussistenza, basata sull'autoproduzione, al boom dei consumi di beni e via via, in misura crescente, di servizi. Ognuno dei prodotti racconta la nostra vita quotidiana e i mutamenti nel tempo: dalla farina per la polenta al dentifricio, alla radio, allo smartphone, alle mascherine, il paniere è il regista di un cortometraggio sull'Italia, che ci aiuta a capire come siamo e come eravamo. In un gioco di specchi, rinvia ai film, alle canzoni, ai libri, ai personaggi, alle abitudini e alle mode. Il paniere racconta questa storia, e il libro ne segue gli sviluppi, a partire dal primo indice nazionale (1927-1928) fino all'aggiornamento del 2022. Sullo sfondo affiorano i grandi cambiamenti economici e sociali: il fascismo e la guerra, l'industrializzazione e le grandi migrazioni interne, le lotte operaie e i movimenti giovanili, le battaglie delle donne, l'inflazione a due cifre e la scala mobile, l'innovazione tecnologica, l'euro e le crisi del 2008-2011, fino alla pandemia. E si affrontano le questioni che l'indice dei prezzi solleva: quanto contribuiscono le singole voci del paniere a determinare l'indice generale? L'inflazione è uguale per tutti? Che cosa misurano gli indici dei prezzi al consumo? Perché l'Istat ne pubblica tre diversi ogni mese? Perché non ci riconosciamo negli aumenti dei prezzi rilevati? Chi decide quali prodotti entrano o escono dal paniere? I nostri modelli di consumo convergono o divergono? Quale contributo i consumi danno alle diseguaglianze? In ogni capitolo vengono analizzati beni – e servizi – che entrano nel paniere o ne escono: un continuo avvicendarsi di cibi, elettrodomestici, automobili diesel ed elettriche, telefoni a filo e cellulari, macchine da cucire e computer; e poi prodotti di bellezza, biglietti per il cinema e lo stadio, abbonamenti alle pay-tv. Un cammino – quello raccontato in queste pagine – che assume spesso i tratti di un vagabondaggio, aprendosi a continue digressioni, lasciandosi catturare dalle suggestioni, dalle curiosità che scaturiscono da una macchina fotografica come da un chilo di zucchine… Con la consapevolezza che quello che nel paniere manca, o ancora non è presente, è spesso altrettanto importante di quello che c'è, e che per cogliere "il clima dell'epoca" è necessario che i beni e i servizi del paniere ci accompagnino alla scoperta degli eventi, dei libri, dei film, delle canzoni, delle pubblicità – in un gioco di vuoti e di pieni, di presenze e di assenze. Tracce di una storia sempre in movimento, affioramenti in superficie di trasformazioni sociali e culturali più profonde, spie infallibili del movimento incessante – nei gusti, nel pensiero, nelle passioni – che ci attraversa e di cui spesso non riusciamo a trattenere la memoria.