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La gioia di pensare. Elogio di un'arte dimenticata
Rizzoli, 12/01/2017
Abstract: Viviamo in un tempo che ci distrae, in un empirismo che ci allontana con forza dalle occupazioni che sanno dare un senso alla nostra esistenza. Eppure questa deprivazione costante delle fonti essenziali di gioia può essere riconquistata ripristinando alcune semplici abitudini. La principale è senz'altro la feconda arte del pensare. Un esercizio a cui dedichiamo sempre meno energie e che proprio per questo impoverisce anche il nostro vissuto emotivo. Basterebbe poco per cambiare, per esempio tornando a usare quell'agenda che si è fatta virtuale, trascrivendo i nostri pensieri e tra- sformandoli in guida per il futuro. Dopo averci insegnato a ritrovare "la gioia di vivere", Vittorino Andreoli compie un ulteriore passo avanti con questo libro in cui coinvolge i lettori in un appassionante gioco di pensieri che attivano pensieri. A molti potrà sembrare strano che un semplice taccuino in cui si dispiegano i giorni dell'anno possa servire a compiere una rivoluzione così profonda. "Ciascuno di noi vorrebbe vi- vere meglio, almeno un po' meglio, sognando il meglio possibile, e per questo c'è bi- sogno di programmare, di immaginare che cosa scrivere giorno dopo giorno in un'agenda dell'anno che è appena cominciato." Perché annotare i propri pensieri permette di ricollocarci a contatto con il nucleo interiore più profondo, anche quando sono pensieri indignati dalle notizie di cronaca. Pensare serve a capire meglio chi siamo, dove andiamo e dove trovano posto i nostri desideri più intimi. È per questo che l'arte di pensare deve essere coltivata come un giardiniere fa con i suoi fiori più delicati, per non dimenticare un talento così poco produttivo nell'immediato ma fondamentale per afferrare il futuro che sogniamo per noi.
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BUR, 12/01/2017
Abstract: Di fronte allo scorrere del tempo e alle difficoltà la maggior parte di noi si lascia schiacciare dalla "fatica di vivere": siamo sempre in azione e mai soddisfatti, continuamente spinti - e insieme sopraffatti - dalle ambizioni, dalle circostanze, dalle paure. C'è però chi, al contrario, sa reagire anche nei momenti più complicati, confrontandosi con ciò che l'esistenza dona e trovando l'equilibrio che porta alla "gioia di vivere". Proprio questa "gioia di vivere" è al centro del libro di Andreoli, che qui delinea un percorso per aiutarci a sviluppare la capacità, che tutti abbiamo dentro, di passare dalla dimensione dell'"io" a quella del "noi", di coltivare i nostri legami e guardare in faccia il presente, liberandoci dai desideri irrealizzabili che rimandano sempre la gioia al futuro e dai rimpianti che ci respingono nel passato. Perché la scelta tra vivere male e vivere bene è nelle nostre mani e, se lo vogliamo, è possibile imparare a godere in tutta la sua pienezza di ciò che accade dentro e fuori di noi.
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I principi della nuova psichiatria
Rizzoli, 31/08/2017
Abstract: "La mia vita di psichiatra si è svolta in un periodo storico fatto di tante psichiatrie (persino di una definita democratica), segno che non esisteva la psichiatria. In questo clima, non potevo che costruire la mia psichiatria." Sono passati cinquantotto anni da quando il professor Vittorino Andreoli è entrato nell'ambiente psichiatrico. Un periodo di intensa e appassionata professione, con modificazioni profonde sulla concezione delle malattie della mente: nascita di nuovi disturbi, scoperte scientifiche sul cervello e in particolare sulla sua parte plastica che si lega in maniera specifica alla psichiatria. È diventato chiaro che la normalità non può essere considerata la misura per la follia, poiché sovente una condizione si interseca con l'altra, in funzione degli ambienti e delle condizioni sociali. È anche per questo che serve "uno psichiatra frammentato" ca- pace di avvalersi di altre competenze, seguendo la metafora dell'orchestra. Uno psichiatra che deve entrare in relazione e con-parteci- pare i vissuti del paziente per impedire che un disturbo mentale si trasformi in una tragedia. Soltanto da una così lunga esperienza in Italia e nei Centri internazionali potevano emergere i nuovi princìpi per curare i dolori della mente.
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Piemme, 14/11/2017
Abstract: "Esiste una sorta di affinità fra lo psichiatra e il prete. Entrambi si occupano dell'uomo. Lo ascoltano, lo curano. Ne condividono il dolore". Vittorino Andreoli - da non credente, ma non ateo, come ama definirsi - compie un viaggio attento e rispettoso fra gli "uomini di Dio" del nostro tempo. Un'inchiesta rigorosa in cui si raccontano la quotidianità, le gioie e le fatiche di tanti sacerdoti di oggi. Storie di preti anonimi, che vivono nelle periferie delle grandi città e nelle parrocchie di montagna. Uomini generosi, talvolta in crisi d'identità, di vocazione, di solitudine. Preti che a volte fanno audience, e altre suscitano scandalo. Preti di cui lo psichiatra si è occupato anche in veste professionale. Sono pagine ricche di umanità, che non tralasciano domande scomode: perché seminari sempre più vuoti? Perché tanti preti stanchi e infelici, che non riescono ad avvicinare la gente, e in particolare i non credenti? L'apparente indifferenza religiosa del nostro tempo nasconde in realtà una forte "domanda di sacro". E tutti, pur ammirando il coraggio di una "scelta estrema" come quella sacerdotale, constatiamo le difficoltà a viverla in rapporto alla modernità e la fatica della Chiesa a rispondere. L'inchiesta contemporanea è impreziosita da una ricca antologia di pagine della letteratura italiana del Novecento dedicate ai preti. Figure nate dalla penna di grandi scrittori, che restano memorabili per approfondire un universo complesso.
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Rizzoli, 23/11/2017
Abstract: Può l'amore per Dio impedire quello tra gli uomini? Pëtr Rosanov è ancora bambino quando entra clandestinamente in un monastero dell'anello d'oro per realizzare il suo sogno di diventare monaco-sacerdote della Chiesa ortodossa russa. Sono gli anni più violenti e tragici delle persecuzioni staliniane e il giovane vive la contraddizione di chi deve essere esempio di Cristo ma si consuma, invece, nella solitudine, assistendo alla morte dei vecchi monaci. Al crollo del regime sovietico, grazie all'apertura di una nuova epoca segnata dalla volontà di dialogo tra le chiese, il reverendo si trasferisce a Roma dove scopre l'Occidente e, per la prima volta, l'amore di una donna. Condannato dalla Chiesa e anche dalla società, Rosanov si appella a un divino che sia capace di illuminare e ridare senso alle relazioni invece di negarne l'esistenza e il bisogno. Fonda un monastero in Umbria insieme alla carmelitana Anna ed è qui che si fa strada una disperata e sofferta opera per ridisegnare il volto del divino che approderà nel dio che non c'è, ma che si deve continuamente cercare, sempre, anche se non ci dovesse essere. Ancora una volta Vittorino Andreoli affronta una questione profonda e spinosa: Dio e il percorso "fuori dalla ragione" che ognuno di noi deve compiere per affermarlo o negarlo. E attraverso Rosanov, racconta la sua inesausta ricerca di quella scintilla che ci rende uomini, intrecciando al romanzo una profonda riflessione su Dio, su quella forza che spinge ognuno di noi sulle sue tracce sia per trovarlo sia per negarlo, su quella ricerca che non avrà mai fine perché quella della ragione è un'arma spuntata.
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Laterza, 19/01/2017
Abstract: Chiamata anche malattia del cervello irriverente, quando nel 1885 il neurologo francese Gilles de la Tourette la descrisse, la definì semplicemente'malattia dei tic'. Chi ne è affetto soffre di tic motori multipli, accompagnati spesso da incontrollabili scoppi verbali. Poche patologie umane presentano intrecci neurobiologici, anatomici e funzionali tanto complessi, che connettono il corpo con le attività cerebrali e producono sintomi variabili anche nello stesso individuo. Proprio questa eccezionalità ha indotto oggi a classificarla come 'sindrome' piuttosto che come 'malattia' e ad ascriverla al campo neurologico anziché psichiatrico. In queste pagine sono raccontate le vicende storiche e cliniche – dalla scoperta ai più recenti sviluppi medici – di una patologia che interroga tanto la biologia del sistema nervoso quanto la biografia di ogni paziente, ma che può essere osservata anche come una 'metafora antropologica' del malessere esistenziale del nostro tempo.Il volume è arricchito da una presentazione di Vittorino Andreoli, una prefazione di Renata Rizzo e una postfazione di Cristina Muccioli.