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× Nomi Arduini, Ada
× Data 2019

Trovati 2 documenti.

La follia di Dunbar
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St. Aubyn, Edward - Arduini, Ada

La follia di Dunbar

Neri Pozza, 06/06/2019

Abstract: Henry Dunbar, un tempo a capo di una grande multinazionale, non sta vivendo un bel periodo. Dopo aver affidato il controllo della società alle figlie, Abby e Megan, due opportuniste senza scrupoli, inizia a dubitare della saggezza delle proprie decisioni. Come ha potuto escludere dal testamento Florence, nata da una successiva relazione? Benché timida e silenziosa, la sua terza figlia lo ha sempre amato teneramente. Ora imprigionato a Meadowmeade, un sanatorio di lusso nell'Inghilterra rurale, con l'unica compagnia del folle Peter, un comico alcolizzato, Dunbar inizia a pianificare la sua fuga. Mentre fugge sulle colline, la sua famiglia gli sta alle calcagna. Ma chi lo troverà per primo, la sua amata figlia minore, Florence, o le tigri Abby e Megan, così desiderose di spogliarlo della sua fortuna? Edward St Aubyn, famoso per i suoi capolavori, i cinque romanzi con protagonista Patrick Melrose, analizza con feroce precisione le agonie della vita familiare. La sua interpretazione di Re Lear, la tragedia più nera di Shakespeare, è uno scottante romanzo che racconta i nostri tempi: un graffiante sguardo ai giochi di potere, al valore del denaro e all'importanza del perdono.

Le furie
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Hobhouse, Janet - Arduini, Ada

Le furie

Neri Pozza, 27/06/2019

Abstract: "Questo è un libro duro, crudele e bellissimo, il memoriale di un'autentica eroina, la cui lotta contro le calamità che l'assediavano – a cominciare dalle ferite inflitte da un padre gelido e distante e da una madre pateticamente incapace, per finire con il dolore di un matrimonio andato a rotoli, il suicidio della madre e la fatale malattia dell'autrice – fu sostenuta con enorme intelligenza e forza d'animo, e persino con grande stile. Al centro del libro – descritto con spietato candore – c'è il tortuoso legame affettivo tra la madre e la figlia. Che alla fine della sua breve vita Janet Hobhouse abbia potuto trasformare le proprie sofferenze in una confessione così precisa, suggestiva e singolarmente priva di autocommiserazione, così stranamente piena di verve, mi colpisce come un notevole successo, oltre che sul piano letterario, dal punto di vista morale" (dall'introduzione di Philip Roth). Janet Hobhouse scrisse questo romanzo, intimamente autobiografico, quando già sapeva della malattia che l'avrebbe uccisa poco oltre i quarant'anni, e lo progettò come uno sguardo all'indietro su una vita ricca di amori e di sofferenze vissuti, sempre, ad occhi bene aperti. Al centro della storia, c'è un rapporto tra una madre (giovane, bellissima, fragile e amorevole) e una figlia (affascinata dalla mamma che adora e protettiva nei suoi confronti). A quel primo legame si aggiungono via via altri amori, estremi e dolcissimi: per la nonna, bizzarra e fantasiosa, fidanzata con un ragazzo dell'età della nipote; e per alcuni uomini. Il tutto culmina in una stagione finale di solitudine non meno densa e vitale delle epoche precedenti.