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× Nomi Ovadia, Moni
× Data 2025

Trovati 2 documenti.

Dieci navi per la salvezza
Libri Moderni

Minella, Massimo

Dieci navi per la salvezza : storie di ebrei in fuga, 1933-1941 / Massimo Minella ; prefazione di Moni Ovadia

Milano : Mursia, 2025

Testimonianze fra cronaca e storia. Libri per non dimenticare

Abstract: Dalla presa del potere del nazismo è spietata la caccia agli ebrei. Anche un transatlantico, un traghetto, un battello possono rappresentare un’opportunità di fuga. Ed eccole, allora, dieci storie di navi che sono solo una pagina del tragico libro della guerra, sintetizzandone però i sentimenti che, da una parte e dall’altra, si materializzano: l’odio, l’orrore, la tenacia, il desiderio di libertà. Dal più celebre Rex a sconosciute carrette del mare, queste navi diventano il rifugio e il veicolo per decine di migliaia di persone desiderose di trovare riparo dalla guerra e dalla follia umana. Molti ci sono riusciti, altri non ce l’hanno fatta e ora riposano sul fondo del mare. Una tragedia che va in scena sul mare e che continua a farci riflettere.

Io sono colpevole. Gaza: il silenzio ci rende complici
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Senesi, Vauro - Albanese, Francesca - Ovadia, Moni

Io sono colpevole. Gaza: il silenzio ci rende complici

Compagnia editoriale Aliberti, 01/10/2025

Abstract: Un libro per capire il genocidio dei palestinesi. "A oltre settecento giorni dall'inizio dell'assalto genocida che Israele ha lanciato contro Gaza nell'autunno del 2023, dopo quel giorno devastante che fu il 7 ottobre per Israele, per chi lo ama e pure chi lo critica, leggere le prime impressioni macchianti la coscienza come "sangue che gronda", leggere di quando i morti erano "poche" migliaia, o anche i bambini uccisi erano "solo" diecimila, fa quasi venire nostalgia del tempo che fu. La distanza tra i primi mesi dell'assalto distruttivo di Gaza e oggi è la misura dell'indifferenza di troppi al dolore altrui, della nostra consolidata predisposizione al tollerare il male quando non ci tocca, della nostra miseria umana che alla fine ci schiaccia con questa sentenza: non abbiamo imparato niente o quasi dell'orrore che fu". Dalla Prefazione di Francesca Albanese "Io sono colpevole è un atto necessario. Il titolo stesso è una denuncia che Vauro pronuncia contro sé stesso per non avere fatto e non avere saputo fare abbastanza perché il genocidio fosse impedito. Questa autodenuncia, scaturita da una profonda consapevolezza, ci interroga, ci chiama a chiederci: "Noi cosa abbiamo fatto? E cosa non abbiamo fatto?" Personalmente faccio eco a Vauro: "Anche io sono colpevole!"". (Dalla Postfazione di Moni Ovadia)