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Cronaca di famiglia
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Aksakov, Sergej

Cronaca di famiglia

Adelphi, 16/01/2020

Abstract: Aksakov scoprì tardi la sua vera vena di scrittore, e quasi per istigazione di amici (amici che si chiamavano, fra gli altri, Gogol' e Turgenev) giunse a pubblicare, nel 1856, questa "Cronaca di famiglia", che fu salutata con entusiasmi paragonabili a quelli che aveva suscitato "Le anime morte". Non sembrava crederci molto egli stesso: soprattutto, si sentiva incapace di "inventare". Ma il suo segreto era un altro, il segreto russo per eccellenza: tutto ciò che racconta la sua "cronaca di famiglia" immediatamente "esiste", come una roccia fra l'erba, con la stessa nettezza di profili e superfici, con la stessa evidenza, come fosse lì da sempre. Aksakov non vuole, non può essere altro che un "imparziale narratore di racconti tramandatisi oralmente": storie di suoi parenti, filtrate dal racconto di altri parenti, servitori, amici; storie del governatorato di Ufa, nella profonda provincia russa, verso la fine del Settecento. Qui la civiltà che viene da Occidente non si è curata di lasciare altro che labili tracce. E la piccola città è circondata dalla steppa, dove ancora cavalcano i nomadi baškiri e mordvini, a cui alcuni isolati possidenti russi sottraggono, con rudimentali astuzie, sterminati terreni. Uno di quei possidenti è Stepan Michajlovic Bagrov: un uomo di antica nobiltà, incolto, massiccio, traboccante di delicatezze e di furie, che "senza sbagliarsi intuiva il male e senza sbagliarsi era attratto dal bene". Fin dal suo apparire, sentiamo di trovarci di fronte a una di quelle immense figure che segnano i primordi del romanzo russo. Dalla sua casa, dalla sua campagna, dalla sua famiglia si dipartiranno altre figure e altre storie, fino alla nascita di un primo nipote, che è l'autore stesso. Sono vicende dove incontriamo il mostruoso e il tenero, il ridicolo e il perfido, il dolce e il crudele in situazioni e ritratti che sembrano contenere in potenza gran parte di quel che poi sprigionerà il romanzo russo, mentre la discendenza più diretta della "Cronaca di famiglia" si riconosce in Turgenev e nel Tolstoj di "Infanzia e Adolescenza".Ma ciò che qui si rivela essenziale è innanzitutto il procedere della "cronaca" come un fiume nella steppa, largo, trasparente, con improvvisi vortici e mulinelli, con gore, giunchi e rigagnoli laterali. Il grandioso personaggio del nonno, Stepan Michajlovic, si trasforma a poco a poco da oggetto in soggetto del narrare: perché sempre più, leggendo, lo sovrapponiamo ad Aksakov stesso, anziano possidente ritirato nella sua campagna, amato patriarca semicieco che ricorda – e pensa che i suoi ricordi abbiano un qualche valore solo perché aveva "vissuto una vita intera" e "conservato calore e vitalità". Era un "calore" che gli permetteva di abbracciare la vita senza escluderne niente, neppure il "ronzio da soprano" delle zanzare: "in esse sento l'estate afosa, le splendide notti insonni, le rive del Buguruslan coperte di verdi cespugli, dove da ogni parte si levavano canti d'usignoli; ricordo i palpiti del giovane cuore e la dolce, vaga tristezza, per cui ora darei tutto quel che resta della mia vita che si sta spegnendo".

Bela Lugosi
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Franzosini, Edgardo

Bela Lugosi

Adelphi, 16/01/2020

Abstract: Bela Lugosi moriva, il 16 agosto 1956, pronunciando queste parole: "Io sono il conte Dracula, io sono il re dei vampiri, io sono immortale". E si racconta che l'ultimo visitatore venuto a rendere omaggio alla sua spoglia mortale vedesse fuggire attraverso la vetrata un gigantesco pipistrello nero.Che Bela Lugosi, pseudonimo di Béla Blasko, oscuro attore di origine ungherese giunto a Hollywood sul finire dell'anno 1923 e impostosi poi in un centinaio di film come il primo, il più aristocratico e il più malinconico dei conti Dracula, si fosse trasformato in vampiro "è un fatto che ormai pochi si sentono di contraddire" scrive Franzosini, il quale, nel suo curioso libretto, ne ripercorre la vicenda biografica tentando di "chiarire le circostanze in cui l'orribile metamorfosi di Lugosi si è verificata". Il cammino sarà quanto mai tortuoso. Penetrato da quella particolare specie di inorridito, delizioso stupore che solo le storie di vampiri ascoltate da bambini sapevano suscitare in noi, il lettore si lascerà condurre dalla voce suadente e ironica di un narratore finalmente capace di irretirci in un vero labirinto di storie, che tutte insieme compongono una sorta di Topografia del Mostruoso e del Bizzarro: sarà affascinato dalla torbida sensualità di Theda Bara, incuriosito dalla collezione di autentici freaks dell'Arciduca del Tirolo, sconcertato dalla descrizione della villa "lussuosamente gotica" che Bela Lugosi si era fatto costruire, turbato dalle storie orripilanti con cui Tod Browning soleva intrattenere gli attori durante le riprese dei suoi film...

Il bambino nascosto
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Andò, Roberto

Il bambino nascosto

La nave di Teseo, 16/01/2020

Abstract: Gabriele Santoro, professore di pianoforte al conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, ha l'abitudine di radersi declamando una poesia. Una mattina, il postino suona al citofono per consegnare un pacco, lui apre la porta e, prima di accoglierlo, corre a lavarsi la faccia. In quel breve lasso di tempo, un bambino di dieci anni si intrufola nel suo appartamento. Il maestro – così lo chiamano nel problematico quartiere di Forcella dove abita – se ne accorgerà solo a tarda sera, quando riconosce nell'intruso Ciro, il figlio dei vicini di casa. Interrogato sul perché della sua fuga, Ciro non parla. Il maestro di piano, d'istinto, accetta comunque di nasconderlo: Gabriele e il bambino sanno di essere in pericolo ma approfittano della loro reclusione forzata per conoscersi e riconoscersi. Il bambino è figlio di un camorrista, viene da un mondo criminale che lascia poco spazio ai sentimenti, e ora un gesto avventato rischia di condannarlo. Il maestro di pianoforte è un uomo silenzioso, colto, un uomo di passioni nascoste. Toccherà a lui l'educazione affettiva del piccolo ribelle. Una partita rischiosa nella quale si getterà senza freni sfidando i nemici di Ciro, sino a un esito imprevedibile in cui a tornare saranno i conti tra la legge e la vita.Dopo Il trono vuoto (Premio Campiello Opera Prima), Roberto Andò scrive un romanzo con il ritmo serrato di un giallo, ambientato in una Napoli ritrosa e segreta. Un incontro folgorante, una storia di iniziazione e paternità, che ha lo sguardo luminoso di due personaggi indimenticabili, un maestro di pianoforte e un bambino.

La confessione
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Burton, Jessie

La confessione

La nave di Teseo, 23/01/2020

Abstract: Londra, 1980. In un pomeriggio d'inverno ad Hampstead Heat, Elise Morceau, che fa la maschera a teatro e ha tutta la bellezza dei vent'anni, incontra Constance Holden, detta Connie, e ne rimane stregata. Connie è una scrittrice di successo, arrogante e seducente in egual misura, con un romanzo in procinto di diventare un film a Hollywood. Le due donne si innamorano e stringono un rapporto che velocemente scivola verso l'ossessione e la reciproca dipendenza. Connie convince Elise a seguirla a Los Angeles, ma, se la prima è elettrizzata dall'eccitazione di un nuovo mondo dove tutti mentono pur di diventare una stella, l'altra vi annaspa, esasperata dagli umori della sua compagna con cui si susseguono rotture e riappacificazioni, e dalla falsità di quell'ambiente competitivo e irreale. Così Elise prende una decisione impulsiva, che cambierà la sua vita per sempre: sparisce nel nulla, senza lasciare tracce. Trent'anni dopo, una giovane donna di nome Rose decide di mettersi alla ricerca di sua madre, scomparsa quando era ancora una bambina. Bussa così alla porta dell'ultima persona che l'ha incontrata, una scrittrice ormai anziana che vive reclusa dopo essersi ritirata dalla vita pubblica al picco della sua fama, e da cui Rose è determinata a ottenere una confessione: Constance Holden. Dopo il successo mondiale di Il miniaturista e La musa, Jessie Burton torna con un romanzo sulla potenza dei segreti e dell'arte, sulla maternità e l'amore, avvincendo il lettore fino all'ultima pagina tra suspense e commozione.Un libro bellissimo e avvincente, che riflette su temi importanti senza mai perdere di vista il divertimento e la commozione. Senza dubbio uno dei migliori romanzi degli ultimi anni.Elizabeth Day, autrice di Il party

Il poema dei lunatici
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Cavazzoni, Ermanno

Il poema dei lunatici

La nave di Teseo, 16/01/2020

Abstract: Il poema dei lunatici è il romanzo d'esordio di Ermanno Cavazzoni, pubblicato per la prima volta nel 1987 e a cui Federico Fellini si ispirò per il suo ultimo film, scritto con lo stesso Cavazzoni, La voce della luna. Racconta la storia di un uomo che si fa chiamare Savini, delle sue peregrinazioni per la Pianura Padana e delle congetture fantasiose condivise con il compare, detto "il prefetto", sui fenomeni inspiegabili che popolano la vita quotidiana.Perseguitati nottetempo da una banda di vecchi spioni, Savini e il prefetto fuggono per le campagne, dentro a un'allucinazione ironica e surreale influenzata dalla luna." Sono attratto da un racconto che pur provocando continuamente il riso per l'arbitrio che domina sovrano e toglie significato a ogni azione, gesto, pensiero, diventa a tratti straziante per il bisogno disperato di darglielo comunque un significato, perché la sua assenza stringe il cuore di paura, e rende la vita assurda. Un racconto picaresco in una dimensione, in un paesaggio, che sta fra Bosch, il mondo attuale dell'industria, Don Camillo, la pubblicità della Montedison, i ricordi dell'infanzia, in un percorso quotidiano continuamente minacciato da fantasmi interiori, attraversato da brividi d'inferno in una incessante condizione di umiliato e ugualmente esaltato di emarginazione." Federico Fellini, 1989

L'antipatico. Bettino Craxi e la grande coalizione
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Martelli, Claudio

L'antipatico. Bettino Craxi e la grande coalizione

La nave di Teseo, 16/01/2020

Abstract: Bettino Craxi era antipatico perché incarnava la politica in un'epoca di crollo delle ideologie e di avversione ai partiti. Perché non temeva né di macchiarsi di una colpa né di affrontare l'odio. Perché era alto e grosso, ribelle e autoritario e anche se tendeva alla pace e sorrideva sembrava sempre in guerra. Perché diceva quel che pensava e faceva quel che diceva, anche le cose spiacevoli. Perché affascinava o irritava coi suoi proverbi popolari o mostrandoti l'altra faccia della luna; perché era sospettoso e coraggioso, razionale e realista fino al cinismo. Perché era sicuro, troppo sicuro di sé, e per dieci anni ha guidato la politica italiana e per quattro il governo coi migliori risultati. Perché sfidò gli USA di Reagan e l'URSS. Perché tenne in scacco la DC e il PCI alternando coerenza e spregiudicatezza. Perché affrontò il partito del potere e del denaro. Oggi, a distanza di vent'anni dalla sua morte, è possibile e anzi necessario ripensare Craxi e recuperare il suo lascito, per colmare il vuoto lasciato dal riformismo socialista e dal socialismo liberale. La sua figura suscita ancora tante domande e comprenderla può fornire tracce importanti per capire la crisi della sinistra, della democrazia liberale e l'irruzione del populismo e del nazionalismo in Italia e nel mondo. Questo libro non è perciò una biografia: è la storia di un manifesto, politico e intellettuale, è la storia di programmi di governo, di coalizioni, di compromessi, di scelte fatte in un'epoca sfrenata e demonizzata da parte di un uomo enigmatico.Claudio Martelli

La rivolta della società
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Tuccari, Francesco

La rivolta della società

Laterza, 16/01/2019

Abstract: Negli ultimi trent'anni l'Italia e gli italiani sono profondamente cambiati. Assetti demografici, lavoro, welfare, produzione, consumi, stili di vita, forme della partecipazione e della comunicazione, partiti, sistema politico: quasi nulla è più come prima. Il libro prova a ricostruire i più importanti tra questi mutamenti – lo choc migratorio, il declino economico, la metamorfosi dei valori e delle appartenenze, gli effetti della rivoluzione digitale – per concentrarsi quindi sulle trasformazioni del sistema politico tra Prima e Terza Repubblica. Riprendendo e aggiornando le tesi di Karl Polanyi sulla 'grande trasformazione', l'autore colloca al centro del quadro l'urto strisciante e poi frontale tra le forze sempre più invincibili della globalizzazione, in particolare del mercato e dell'economia globali, e un paese messo progressivamente in ginocchio dai suoi effetti distruttivi. Ne è derivata una confusa e disordinata 'rivolta della società', che ha voltato le spalle alle vecchie forze politiche della Seconda Repubblica, sempre più incapaci di proteggerla, e che ha ceduto infine alle velleitarie promesse di riscatto dei populismi. Una trappola insidiosa, dalla quale – almeno per un po' di tempo – sarà assai difficile uscire. In Italia e in molte altre parti del mondo.

Ritorno a Utopia
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Mordacci, Roberto

Ritorno a Utopia

Laterza, 16/01/2020

Abstract: Il mondo contemporaneo ha assoluto bisogno di pensare il futuro come una possibilità buona. È nell'ottica di un'opportunità per il cambiamento che questo libro rilegge le utopie moderne da Thomas More a Francesco Bacone, da Henri de Saint-Simon a Zygmunt Bauman.Il ritorno a Utopia è un viaggio necessario, per quanto il suo percorso sia difficile da immaginare con precisione. Superata l'illusione che il progresso si produca automaticamente per un destino o per una necessità storica o tecnologica, abbiamo il compito di immaginare strutture e relazioni sociali che siano meno ingiuste, meno autodistruttive, più vivibili, anche se non perfette.Si tratta di provare a tracciare l'immagine credibile di un futuro in vista del quale agire con decisione. La navigazione è affidata all'ingegno di ognuno e di tutti, ma prima di salpare occorre rintracciare e ordinare le conoscenze intorno a che cosa sia la meta che intendiamo raggiungere. Conoscenze che si trovano precisamente in quell'immagine della giustizia e del bene che abbiamo imparato a chiamare 'utopia'. Riscopriremo così la profondissima ragionevolezza del pensiero utopico, il suo realismo, la sua concretezza – antidoto alle contorsioni folli dell'attuale assetto del mondo.

Gli eroi bevono vino
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Pepe, Laura

Gli eroi bevono vino

Laterza, 16/01/2020

Abstract: La cultura antica attraverso il vino. Un libro che diverte e che insegna molte cose!Eva CantarellaBevanda ristoratrice da offrire agli ospiti, gradita offerta agli dei e, nel contempo, dono di un dio. In Gli eroi bevono vino Laura Pepe descrive il ruolo e la funzione sociale che il nettare dionisiaco ebbe nel mondo greco e romano. Con leggerezza e con misura, come gli antichi prescrivono il bere.Alice Patrioli, "la Lettura – Corriere della Sera"Alla moderna società dell'informazione e della connessione in rete, in un solitario mondo virtuale, sarebbe opportuno ricordare il valore del simposio, del convito, quale momento di civiltà. E delle varie forme di simposio nel mondo antico – presso i romani convito – tratta Laura Pepe.Tullio Gregory, "Il Sole 24 Ore"Attorno al vino ruota una gran parte dell'identità di Greci e Romani: miti, regole di galateo, codici di comportamento, visioni etiche e filosofiche, religione e molto altro ancora. Con la lievità di un brindisi, una visione originale e vivida della straordinaria cultura di cui siamo figli.

Noi, esseri ecologici
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Morton, Timothy - Carlotti, Giancarlo

Noi, esseri ecologici

Laterza, 16/01/2020

Abstract: Timothy Morton è il profeta filosofico dell'antropocene, l'era in cui è l'uomo e solo l'uomo a modificare il clima, il territorio e l'ambiente."The Guardian"Uno dei pensatori più originali e provocatori sui temi ambientali.Giuliano Aluffi, "la Repubblica"È giunto il momento che noi, esseri ecologici, decidiamo in favore della vita, presente e futura. Essere ecologici comporta un cambiamento imponente, ma di segno differente da quello seguito fin qui: se hai una vaga idea che ci sia un dentro di te e un fuori di te, sei sulla buona strada.Dobbiamo imparare a pensare a noi stessi come un tutt'uno con l'ambiente in cui viviamo: dobbiamo concepirci come esseri ecologici. Perché noi siamo l'ambiente e l'ambiente siamo noi.

Retrotopia
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Bauman, Zygmunt - Cupellaro, Marco

Retrotopia

Laterza, 16/01/2020

Abstract: Non siamo più capaci di immaginare il futuro e allora ci rivolgiamo al passato, alimentando nostalgie e rimpianti: sono gli anni della 'retrotopia', l'utopia dell'umanità in fuga dal presente. In queste pagine, dopo aver illustrato i rischi nefasti delle retrotopie, Bauman ci esorta con grande saggezza a mantenere vive speranze e utopie (e che queste valgano per tutti, non per pochi eletti).Maurizio Ferraris, "la Repubblica"Un denso resoconto della fine di ogni fiducia nel progresso e nella sua capacità di migliorare la condizione umana.Stefania Rossini, "L'Espresso"Ecco la 'retrotopia', altro geniale neologismo coniato da Bauman: la nostalgia di un passato che si sostituisce al futuro come luogo di sogni e speranze.Marco Ventura, "Il Messaggero"Un ricco testamento intellettuale.Benedetto Vecchi, "il manifesto"Abbiamo invertito la rotta e navighiamo a ritroso. Persa ogni fiducia nell'idea di costruire nel futuro una società alternativa e migliore di quella in cui viviamo, molti si rivolgono indietro, alle grandi idee del passato, seppellite ma non ancora morte. Sono gli anni della retrotopia.

L'età moderna
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Mascilli Migliorini, Luigi

L'età moderna

Laterza, 23/01/2020

Abstract: Spesso definiti come 'l'epoca della espansione dell'Europa nel mondo', i secoli della cosiddetta età moderna, dalla fine del Quattrocento alla fine dell'Ottocento, sono stati raccontati come un processo di progressiva, inarrestabile estensione del modello di civiltà europea alle altre parti del pianeta. Oggi, di fronte a rinnovati e non meno sconvolgenti processi di globalizzazione, la ricostruzione storica di quei secoli non può che farsi in maniera profondamente diversa. L'età moderna non è la marcia trionfale dell'Europa, dei suoi Stati, della sue economia, dei suoi valori, ma è il tempo di nascita dello spazio-mondo, attraverso la creazione di una serie di connessioni – politiche, economiche, culturali – che ora assumono una capillarità e una costanza di funzionamento mai possedute in precedenza. È in questi secoli che ciò che accade nei Caraibi o negli stretti delle Molucche rimbalza rapidamente a Londra o a Lisbona, ciò che a Istanbul decide il Sultano piega e spiega il Mediterraneo, così come quello che a Delhi progetta il grande imperatore Moghul si irraggia in uno spazio che va dalla Persia alle coste islamizzate dell'Africa orientale. Una storia che guarda alle connessioni non dimentica né gli spazi più tradizionali, né gli avvenimenti che vi si svolsero, comprendendo, ovviamente, in essi anche quelli dello spazio europeo. Ma le connessioni di una storia globale non seguono la geografia dei continenti e i confini delle nazioni. Li ridiscutono e li rimescolano, cercando di individuare attori e contesti che si fanno protagonisti delle differenti fasi storiche. E, sorprendentemente, questa ricerca, anche per secoli apparentemente lontani, mette allo scoperto geopolitiche che oggi ritroviamo attuali: la storia-mondo, dunque, come storia di lunga durata.

Tropicario italiano
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Patriarca, Fabrizio

Tropicario italiano

66THAND2ND, 16/01/2020

Abstract: Esistono ancora i viaggi? Nell'epoca di Ryanair e del muoversi a tutti i costi un romanziere e intellettuale pentito ci racconta sostanze e accidenti del turismo contemporaneo, squadernato davanti ai suoi occhi come una specie di tragicommedia. I luoghi sono quelli, favolosi (stando ai cataloghi), di un'estate infinita che parla la lingua automatica di spiagge ovunque bianchissime e acque implacabilmente turchesi. A passeggio per un giardino botanico dell'Île Maurice o inseguito da una muta di feroci randagi a Bora Bora, avvolto nei riti dell'upper class italiana in trasferta alle Maldive o sprofondato nella calura isterica di Dubai, bagnato dalle acque mitologiche di Surfers Paradise o alla ricerca di un peluche smarrito in mezzo a un branco di gnu in Tanzania, Patriarca non perde mai il focus del suo sguardo: turismo come distopia, storia di grandi scenari e piccoli traumi. "Tropicario italiano" è l'esercizio di un'intelligenza che misura lo stacco tra mondo e catalogo, tra i luoghi e il loro marketing: turismo "egosostenibile", con un occhio al Novecento "viaggiato" da grandi scrittori italiani – Moravia, Pasolini, Soldati, Manganelli – e l'altro alla fotocamera dell'iPhone.

Codice civile e di procedura civile e leggi complementari. Aggiornato alla Gazzetta Ufficiale n. 5 dell'8 gennaio 2020
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Bartolini, Francesco

Codice civile e di procedura civile e leggi complementari. Aggiornato alla Gazzetta Ufficiale n. 5 dell'8 gennaio 2020

Casa Editrice La Tribuna, 13/01/2020

Abstract: L'Opera è aggiornata con:-la L. 27 dicembre 2019, n. 160 (Legge di bilancio 2020);-la L. 19 dicembre 2019, n. 157, di conversione, con modificazioni, del D.L. 26 ottobre 2019, n. 124 (Decreto fiscale);-il D.L. 30 dicembre 2019, n. 162 (Decreto milleproroghe); -il D.M. 12 dicembre 2019, di modifica del saggio di interesse legale.

L'ultimo Craxi
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Spiri, Andrea

L'ultimo Craxi

Baldini&Castoldi, 15/01/2020

Abstract: "Di sogni non ne ho, sono arido di sogni. Certo, mi può capitare di sognare, ma i sogni non riesco mai a ricostruirli.I sogni scompaiono, svaniscono all'alba".Bettino CraxiLa Medina, il canto di un muezzin che invita alla preghiera, il saluto dei pescatori, lo sguardo rivolto verso il mare, a scrutare l'orizzonte, forse nell'illusione di sentirsi più vicino all'Italia, meno solo. Le giornate di Bettino Craxi sono tutte uguali ad Hammamet, scivolano lentamente tra rabbia, speranza e rassegnazione che si rincorrono quasi fossero tessere impazzite di un mosaico da sistemare. L'icona di un vecchio sistema di potere sfugge al malessere che gli procura la mutata condizione esistenziale tenendosi occupato il più possibile. Nuovi lavori e singolari passatempi, ma soprattutto la stesura di un "diario" che serve a riannodare i fili della memoria. E a lasciare testimonianza scritta di un grande dolore. Questo libro scava nell'intimo dei pensieri, restituendone la spiritualità: gli ultimi giorni di Craxi vengono ricostruiti grazie alle riflessioni che egli matura mentre si aggravano le sue condizioni di salute. In Italia, frattanto, si discute e ci si divide sull'eventualità di un suo rientro. Fino al drammatico epilogo del 19 gennaio 2000.

La macchia mongolica
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Zamboni, Massimo - Zamboni Russia, Caterina

La macchia mongolica

Baldini&Castoldi, 29/01/2020

Abstract: È il 1996, Massimo Zamboni parte per la Mongolia in un viaggio al seguito di una troupe televisiva loca- le. È lì assieme alla moglie e ai componenti dei CSI.La Mongolia che si trova davanti corrisponde e supera l'immaginario costruito in anni di fantasticazioni, letture, ricerche: quella terra mitica – resa immortale dalle gesta di Gengis Khan, attraversata da Marco Polo, conquistata dalla Russia sovietica – stordisce e risuona in Zamboni come una radice scoperta, un'appartenenza ancestrale pari solo a quella dei boschi emiliani. Da quel viaggio in Mongolia non solo prenderà vita Tabula rasa elettrificata, uno dei dischi simbolo dei CSI, ma si manifesterà per la prima volta in Massimo e sua moglie il desiderio di avere un figlio. Caterina nascerà due anni dopo, con una macchia inequivocabile: una sorta di voglia, un piccolo livido destinato a scomparire nel tempo, la cosiddetta "macchia mongolica". Questo segno detterà per sempre anche in lei la partecipazione a due mondi spirituali e fisici, l'Emilia dei padri e la Mongolia del desiderio.Al compimento dei diciotto anni è qui che Caterina vuole andare in ciò che sembra quasi un ritorno a casa. Nei paesaggi immutati e nella storia che veloce fagocita il tempo e i costumi, dentro a un mondo che ha annientato le distanze ma non le differenze, questo nuovo viaggio – prima tutti insieme, e poi Caterina da sola – è scoperta ulteriore, immersione spirituale, indagine sull'altrove che ci abita, un'esplorazione necessaria tra le stanze della memoria più intima.La macchia mongolica è anche un film-documentario diretto da Piergiorgio Casotti e una colonna sonora composta da Massimo Zamboni e pubblicata da Universal Music su CD/LP.Tutte le info su www.lamacchiamongolica.com

Il verro ruffiano
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Milani, Maurizio

Il verro ruffiano

Baldini&Castoldi, 29/01/2020

Abstract: Il lavoro in porcilaia è il più pericoloso che ci sia. I verri di razza Duroc, neri, enormi e importati solo di recente, scatenano il panico in tutta la Pianura Padana: sono capaci di spaccare tutto – la Stazione Spaziale Internazionale, il bosone di Higgs, la porcilaia e persino se stessi – puzzano da non dormire la notte, tanto da rendere impos- sibile il fidanzamento completo ai poveri alleva- tori, come le Sirene di Ulisse fanno dei versi così forti da fare impazzire chi li sente.Milani ci racconta la sua esperienza diretta di anni di lavoro in un simile inferno, tra la visita inattesa di un finto mitico Thor e una gita al lago, l'elenco dei cibi adatti ai maiali e la frustrante vita del verro ruffiano, addetto a fiutare le scrofe in calore ma che non "salta" mai, fino a diventare scemo.Ecco quindi "il primo vero libro comple- to sul bestiame, anche se Greta Thunberg non vuole".

Nella pietra e nel sangue
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Dadati, Gabriele

Nella pietra e nel sangue

Baldini&Castoldi, 29/01/2020

Abstract: Pisa, primavera 1249. Un uomo cammina per le strade della città condotto per mano da un ragazzi- no. È cieco. Quando capisce di essere di fronte alla chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno, inizia a correre a testa bassa. Se la fracassa contro la facciata, sotto lo sguardo atterrito del suo accompagnatore. Muore così, in maniera atroce, Pier delle Vigne, che fino a poche settimane prima era l'uomo più potente della corte di Federico II. Ma l'imperatore ha scoperto il suo tradimento, l'ha spogliato di ogni ricchezza e l'ha condannato.Roma, oggi. Dario Arata, giovane dantista, si mette sulle tracce di quella vicenda. Perché Pier delle Vigne tradì il suo signore? E soprattutto: se una volta accecato fu lasciato libero, perché si uccise? Forse vo- leva scappare da qualcosa di ancora peggiore. Anche se è difficile immaginare cosa. Dario ci prova a parti- re dagli antichi commenti al XIII Canto dell'Inferno, dove Pier delle Vigne sconta la sua pena tra i suicidi. Inizia così un viaggio attraverso i secoli, con la sensazione che ci sia un segreto spaventoso da svelare.Nella pietra e nel sangue è insieme romanzo storico e giallo letterario, in cui passato e presente si intrecciano fino al gran finale. Ma è anche una scanzonata storia d'amore dei nostri tempi. Quella tra Dario e Lucia, che sanno starsi accanto di fronte agli orrori della storia.

Profezia e potere
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Adonis - Abdelouahed, Houria - Levi, Sergio

Profezia e potere

Guanda, 30/01/2020

Abstract: L'esegesi coranica e il corpo agiografico musulmano hanno reso la figura del profeta Maometto un riferimento assoluto per l'islam. Sulle bandiere dell'Isis si legge la frase "Dio è Messaggero di Maometto". Ma come può Dio diventare Messaggero del proprio profeta? È questa la domanda da cui riparte il dibattito tra Adonis e la psicoanalista Houria Abdelouahed, un confronto che mira a dimostrare come in questa religione la nozione stessa di profezia, con i suoi aspetti simbolici e i dogmi religiosi, sia utilizzata al fine di camuffare e sorreggere le strutture del potere. Per farlo Adonis svela come mistificazioni, omissioni e imposizioni abbiano permesso alle leggende di mescolarsi alla Storia fino a diventare realtà. Ed è quando Storia e leggenda divengono indistinguibili, sostiene, che si genera una violenza ai danni del pensiero, che fa da sfondo a quella fisica. Dopo Violenza e islam – che ha messo a fuoco il fallimento della Primavera araba, gli attentati terroristici e la nascita dell'Isis – Adonis prosegue il tentativo di elaborare una comprensione oggettiva dell'islam, che permetta di distinguere tra "chi legge il Corano per interesse personale e chi per avvicinarsi a Dio".

Kabbalah
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Freedman, Harry

Kabbalah

Bollati Boringhieri, 30/01/2020

Abstract: "Freedman naviga nella storia con grande abilità."The Daily TelegraphOggi la parola Cabbalà evoca mistero, segreti millenari, verità cosmiche sussurrate nel buio di una stanza, angeli potenti, magie inspiegabili e tremende, e mondi ultraterreni. Questa visione esoterica ha una storia precisa e documentabile, che ha inizio nell'Italia del Rinascimento, dove vari personaggi erano stati attirati da certe antiche tradizioni ebraiche, che tuttavia reinterpretavano a modo loro. La Cabbalà (con la C) è la stessa che sta anche all'origine di una moda contemporanea, intrisa di New Age, talvolta al centro di scandali e di oscuri giri di denaro. La Kabbalah (con la K), invece, è una cosa ben più complessa, più antica e senza dubbio più affascinante. La storia che Harry Freedman racconta magistralmente in questo libro lascia intravedere la complessità della ricerca mistica del divino e del suo rapporto col mondo operata da generazioni e generazioni di pensatori ebrei e tramandata con sacralità e timore reverenziale nel corso di due millenni.È forse il più complesso tentativo intellettuale mai concepito per avvicinarsi il più possibile all'inconoscibile fonte di ogni cosa, allo scopo di sanare l'universo, curarne le imperfezioni e ricondurre il cosmo alla sua perfezione originale.La storia comincia con l'inizio stesso della Bibbia: "Che sia la luce. E la luce fu". In questi versi antichi si dice infatti che il mondo scaturì direttamente dalla voce di Dio; ma la voce è fatta di parole e le parole di lettere, e le lettere sono i mattoni del mondo. Per capire la creazione bisogna allora studiare a fondo le lettere e il loro significato più nascosto, soprattutto quello numerico, che ogni lettera ebraica racchiude in sé. Da questo studio deriveranno poteri immensi, come quello – reso famoso dalla letteratura yiddish – di creare un golem dall'argilla, che, sempre con l'uso sapiente delle lettere, può essere fermato.Dal Libro della Creazione, composto tra I e IV secolo, allo splendore dello Zohar, dalle comunità ebraiche del XII secolo tra Spagna e Provenza alla scuola di Safed, in Galilea, dai movimenti messianici del XVIII secolo ai saggi eruditi otto e novecenteschi: la storia della Kabbalah diventa in queste pagine avvolgenti una narrazione alternativa della storia dell'ebraismo, condotta con grande maestria da Harry Freedman in un libro al tempo stesso avvincente e documentato.