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Demenza digitale. Come la nuova tecnologia ci rende stupidi
Corbaccio, 31/10/2013
Abstract: "L'analisi spietata di uno dei più noti e autorevoli studiosi della Rete."La Stampa"Se c'è un libro che va letto, tra i tanti apparsi sulla questione della società digitale, è quello di Manfred Spitzer."Il Sole 24 Ore"Dalla penna di uno dei più rinomati neuroscienziati tedeschi, si tratta di un documentatissimo saggio che vuole dimostrare come i media digitali siano pericolosi per la nostra mente e il nostro corpo."PanoramaSenza computer, smartphone e Internet oggi ci sentiamo perduti. Questo vuol dire che l'uso massiccio delle tecnologie di consumo sta mandando il nostro cervello all'ammasso. E intanto la lobby delle società di software promuove e pubblicizza gli esiti straordinari delle ultime ricerche in base alle quali, grazie all'uso della tecnologia, i nostri figli saranno destinati a un radioso futuro ricco di successi. Ma se questo nuovo mondo non fosse poi il migliore dei mondi possibili? Se gli interessi economici in gioco tendessero a sminuire, se non a occultare, i risultati di altre ricerche che vanno in direzione diametralmente opposta? Sulla base di tali studi, che l'autore analizza in questo libro documentatissimo e appassionato, è lecito lanciare un allarme generale: i media digitali in realtà rischiano di indebolire corpo e mente nostri e dei nostri figli. Se ci limitiamo a chattare, twittare, postare, navigare su Google... finiamo per parcheggiare il nostro cervello, ormai incapace di riflettere e concentrarsi. L'uso sempre più intensivo del computer scoraggia lo studio e l'apprendimento e, viceversa, incoraggia i nostri ragazzi a restare per ore davanti ai giochi elettronici. Per non parlare dei social che regalano surrogati tossici di amicizie vere, indebolendo la capacità di socializzare nella realtà e favorendo l'insorgere di forme depressive. Manfred Spitzer mette politici, intellettuali, genitori, cittadini di fronte a questo scenario: è veramente quello che vogliamo per noi e per i nostri figli?
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Dove sta il limite? L'uomo che corre oltre sé stesso come agente di borsa, Ironman e Ultraman
Vallardi, 31/10/2013
Abstract: È possibile far convivere il lavoro in Borsa con uno strenuo impegno sportivo? Josef Ajram c'è riuscito. E in quest'opera spiega come. Nelle sue imprese sportive (Ironman, Ultraman, Marathon des Sables...) come nel lavoro di trader, Ajram applica le stesse regole: lottare e perseverare. "In Borsa lavoro come day trader, pura vertigine e adrenalina. Nello sport mi impegno nelle prove di triathlon estremo. Sono due mondi apparentemente opposti ma dove vivo sensazioni analoghe e che richiedono entrambi costanza, dinamismo, disciplina e calcolo." Lo scopo delle sfide di Ajram non è vincere, ma raggiungere gli obiettivi che ci si è posti.
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Garzanti Classici, 31/10/2013
Abstract: Intessuto di una liricità che accentua la sostanza psichica del romanzo, curato in ogni dettaglio di concretezza visiva, alternato di luci e ombre, minutamente autobiografico, Figli e amanti è la ricerca, sempre incerta e contorta, dei moventi più segreti dell'animo umano, dove ogni gesto, ogni azione acquistano un significato ambivalente e oscuro e si caricano di simboli che coinvolgono la natura e l'uomo. Artista solitario, reietto da quella società che egli ha scandalizzato con le sue opere, Lawrence è tra i primi scrittori a intuire "l'oscura presenza" dell'inconscio in ogni manifestazione umana e a sottolineare la stretta connessione tra eros e conflittualità, sempre colta nelle sue implicazioni politico-sociali.
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Salani Editore, 31/10/2013
Abstract: Firenze, un parco immenso e labirintico, un bambino che si è perso si addormenta. Intorno a lui si anima un mondo fatto di statue dalle forme più strane, fontane giganti, alberi altissimi e piante mai viste. Fanciulle magnifiche danzano ridendo, un uomo molto grasso e nudo avanza seduto sul dorso di una tartaruga, un cavallo alato prende il bambino in groppa lo porta con sé nel cielo stellato, sempre più in alto, sopra la città, verso la luna. Un Giardino di Boboli magico e pieno di incanto fa da sfondo a una storia poetica e suggestiva, un mondo segreto fatto di sogni e desideri che rinascono a ogni tramonto e si assopiscono ogni mattina. Un'avventura fantastica raccontata da Marco Vichi, abilissimo creatore di atmosfere, sullo sfondo di uno dei luoghi simbolo della cultura italiana.
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Bompiani, 31/10/2013
Abstract: L'amore tra un abile artigiano, aitante e amato dalle donne, e una ragazza di incomparabile dolcezza. I loro nomi sono Giuseppe e Maria, il loro figlio si chiamerà Gesù. Senza scostarsi dalla tradizione cristiana e dai testi neotestamentari, Pasquale Festa Campanile dà un resoconto di grande efficacia su un rapporto di coppia al di fuori del mito, restituendoci, in particolare, la figura di Giuseppe come quella di un uomo vivo, di grande concretezza e sensibilità.
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Bompiani, 31/10/2013
Abstract: Immenso codice di legge e dottrina, il Talmud – parola che significa "insegnamento" – è da secoli e millenni l'autentico territorio della vita e del pensiero d'Israele. In ebraico esso è chiamato familiarmente yam "mare", a segno non soltanto della sua vastità ma soprattutto dell'infinità di direzioni che esso apre a chi vi si rivolge, in un continuo viavai di domande e risposte. Dialogo ininterrotto tra maestri e discepoli, fra generazioni diverse, il Talmud è testo aperto per eccellenza, dalle risonanze infinite. In queste lezioni magistrali pronunciate fra gennaio e febbraio 2000 presso la Scuola Superiore di Studi Umanistici dell'Università di Bologna, Elie Wiesel accompagna lettori e ascoltatori fra le pagine del libro, in cerca di quei temi che toccano le corde d'ogni umana esistenza. Wiesel, forte di una antica consuetudine con l'ebraico e l'aramaico nonché memore di quando egli stesso stava sui banchi di scuola, affronta il testo con la disinvoltura e la modestia di chi nutre verso di esso tanta confidenza quanta inesausta curiosità, poiché il Talmud ha sempre qualche significato ancora da svelare. Il racconto affascina per l'assenza di sistematicità, di pre-ordine, che è la cifra caratteristica di tutta la tradizione ebraica e per questo la fa così consona al pensare moderno, conscio d'essere provvisorio ed imperfetto, mai definitivo. "Non c'è avventura più grande della scoperta di un testo antico", ci rivela Wiesel ad un certo punto di questo suo appassionato e appassionante viaggio nel Talmud: ed è con l'entusiasmo della scoperta che lo scrittore ci invita ad ascoltare queste antiche parole, già scandite infinite volte dentro le case di studio eppure sempre, sorprendentemente, nuove.
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Salani Editore, 04/11/2013
Abstract: IL PRIMO ECCEZIONALE ROMANZO DELLA SERIE NOIR SCRITTA DA ROBERT GALBRAITH, PSEUDONIMO DI J.K. ROWLING, AUTRICE DI HARRY POTTER"Raramente emerge un investigatore privato in grado di catturare con forza l'immaginazione. Eccolo: Robert Galbraith ha un tocco da maestro nel descrivere Londra e farci innamorare di un nuovo eroe."Daily Mail"Un romanzo scintillante ambientato nel mondo spregiudicato di stilisti e modelle."The Times"Un romanzo straordinario."Corriere della Sera"Il richiamo del cuculo è un grande libro? La risposta è semplice. Sì. È straordinario."Chicago Tribune"Il richiamo del cuculo è la dimostrazione che la grande fiction ha sempre un tocco di magia."Usa Today"Un giallo perfetto con lo stile dei romanzi inglesi di inizio Novecento, ma con una trama molto attuale."Grazia"Robert Galbraith ha scritto un libro estremamente godibile con un protagonista affascinante, Cormoran Strike, che rivedremo di certo in altri romanzi. Lo stile è incalzante e pieno di suspense. Per di più, Strike e la sua assistente Robin sono una squadra che il lettore sarà ansioso di ritrovare all'opera."The New York Times"Non è da tutti rimettersi a tavolino e ricreare un mondo. Il richiamo del cuculo lo fa egregiamente. "Vanity FairÈ notte fonda quando Lula Landry, leggendaria e capricciosa top model, precipita dal balcone del suo lussuoso attico a Mayfair sul marciapiede innevato. La polizia archivia il caso come suicidio, ma il fratello della modella non può crederci. Decide di affidarsi a un investigatore privato e un caso del destino lo conduce all'ufficio di Cormoran Strike. Veterano della guerra in Afghanistan, dove ha perso una gamba, Strike riesce a malapena a guadagnarsi da vivere come detective. Per lui, scaricato dalla fidanzata e senza più un tetto, questo nuovo caso significa sopravvivenza, qualche debito in meno, la mente occupata. Ci si butta a capofitto, ma indizio dopo indizio, la verità si svela a caro prezzo in tutta la sua terribile portata e lo trascina sempre più a fondo nel mondo scintillante e spietato della vittima, sempre più vicino al pericolo che l'ha schiacciata...Un page turner dalla scrittura forte e la trama perfetta; è facile perdersi nelle sue pagine, tenuti per mano da personaggi che si stagliano con sorprendente nettezza e originalità. Ed è ancora più facile abbandonarsi al fascino ammaliante di Londra, che dal chiasso di Soho, al lusso di Mayfair, ai gremiti pub dell'East End, si rivela protagonista assoluta, ipnotica e ricca di seduzioni.
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Bompiani, 06/11/2013
Abstract: Finte invalide, vere assassine, presunte artiste, mitomani convinte. Fatue ballerine, religiose fanatiche, scrittrici incallite. Donne assolutamente prolifiche, vittime per vocazione, carnefici per scelta. Mogli, amanti, madri, figlie, suocere, in diverso modo insopportabili, inevitabilmente votate a incontrarsi con il delitto, destinate a essere soppresse o a sopprimere.In questa raccolta di racconti Patricia Highsmith traccia con dissacrante ironia un feroce catalogo di nemiche: un repertorio di donne tutte diverse e tutte ugualmente detestabili, di cui vengono svelati e catalogati manie, vizi, difetti, con assoluta libertà e spesso con odio sincero.
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Arte sacra in Oriente e in Occidente. L'estetica del sacro
Bompiani, 06/11/2013
Abstract: In questo celebre saggio Titus Burckhardt passa in rassegna il modo in cui l'arte di cinque grandi culture religiose (cristianesimo, induismo, islamismo, buddismo e taoismo) esprime i fondamenti del sacro. La tesi del libro è che qualunque religione attraverso l'arte trasmette il simbolo di un'ascesa: dalla bellezza del mondo all'unità divina. Partendo dalla considerazione che un simbolo non è un semplice segno convenzionale ma "è" ciò che esprime, l'autore arriva ad affermare che l'arte sacra ha sempre carattere simbolico: essa infatti consente di trasfigurare il mondo, chiarendone l'intima unità spirituale, senza dover "spiegare" esplicitamente e razionalmente il principio di organizzazione. Qual è il carattere specifico dell'arte sacra? La conclusione dell'autore è che l'essenza dell'arte sacra non sta nel tema religioso dei soggetti, bensì in un modo speciale di elaborare le forme, qualunque sia il soggetto rappresentato.
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Il tempo delle parole sottovoce
Bompiani, 06/11/2013
Abstract: I protagonisti di questo breve romanzo sono due bambini. Figli di due amici di vecchia data, essi si promettono a loro volta eterna amicizia, sicuri che nulla potrà mai separarli.Ma arriva il tempo in cui si può parlare solo sottovoce: i nazisti hanno conquistato il potere, e uno dei due uomini, ebreo, è costretto a fuggire con la sua famiglia...
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Adelphi, 06/11/2013
Abstract: Bastano a volte poche pagine per accorgersi di avere fra le mani un grande romanzo, e per cogliere quel timbro puro che ne fa un classico. È ciò che accade con "La famiglia Karnowski" di Israel J. Singer, maestro dimenticato, rimasto per troppo tempo nel cono d'ombra del più celebre fratello minore Isaac B., Premio Nobel per la letteratura. La pubblicazione di questo libro, fra i memorabili del secolo scorso, ha quindi il sapore di un evento, e di un risarcimento: finalmente, il lettore potrà immergersi nel grandioso affresco familiare in cui si snoda, attraverso tre generazioni e tre paesi – Polonia, Germania e America –, la saga dei Karnowski. Che comincia con David, il capostipite, il quale all'alba del Novecento lascia lo shtetl polacco in cui è nato, ai suoi occhi emblema dell'oscurantismo, per dirigersi alla volta di Berlino, forte del suo tedesco impeccabile e ispirato dal principio secondo il quale bisogna "essere ebrei in casa e uomini in strada". Il figlio Georg, divenuto un apprezzato medico e sposato a una gentile, incarnerà il vertice del percorso di integrazione e ascesa sociale dei Karnowski – percorso che imboccherà però la fatale parabola discendente con il nipote: lacerato dal disprezzo di sé, Jegor, capovolgendo il razzismo nazista in cui è cresciuto, porterà alle estreme conseguenze, in una New York straniante e nemica, la contraddizione che innerva l'intera storia familiare. Con una sapiente orchestrazione che è insieme un crescendo e un inabissarsi, Singer non solo ci regala pagine d'inconsueta bellezza ma getta anche uno sguardo chiaroveggente sulla situazione degli ebrei nell'Europa dei suoi anni, rivelando quelle virtù profetiche che, quasi loro malgrado, solo i veri scrittori possiedono.
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Adelphi, 06/11/2013
Abstract: Il 6 marzo 1931, nella nuova sala Gaumont degli Champs-Élysées, venne proiettato il primo film parlato francese, quel "David Golder" che Julien Duvivier aveva tratto dal fortunato romanzo di Irène Némirovsky, apparso due anni prima. Alcuni critici sospettarono che l'autrice, abilissima nel dare ritmo ai dialoghi, lo avesse addirittura scritto in vista dell'adattamento. Non era così, naturalmente, ma che il cinema fosse una sua passione, e che abbia sempre esercitato una forte influenza sul suo modo di raccontare, è indubbio: "I personaggi si muovono davanti ai miei occhi" diceva lei stessa. E proprio alla tecnica cinematografica si ispira "Film parlato" – il primo e il più lungo dei racconti qui radunati –, che la Némirovsky conduce con mano sicura, in un magistrale alternarsi di dissolvenze incrociate, flash-back, campi e controcampi, ellissi temporali, e con un'attenzione maniacale, come fa notare il curatore, per i dettagli visivi e sonori: il risultato è di un'efficacia e di una novità sorprendenti. Appassionata lettrice di Čechov, Irène Némirovsky non smise mai di scrivere racconti, fino agli ultimi giorni della sua vita. E il lettore scoprirà con delizia che anche nella misura breve la Némirovsky raggiunge esiti di scintillante perfezione.
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Bompiani, 06/11/2013
Abstract: Maisie è una bambina che assiste impotente alla distruzione del matrimonio che unisce i suoi genitori. Dopo il tragico divorzio, fra continui e repentini litigi e rappacificazioni, Maisie viene travolta da un fiume discontinuo di infelicità e improvvise gioie e segue, senza potersi mai opporre, ogni movimento del legame di amore e odio che unisce e divide i genitori, accompagnandoli quando questi cercano nuovi amori, e indirizzandoli finalmente l'uno nelle braccia dell'altra.
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Bompiani, 06/11/2013
Abstract: Il professor Vladimir, illustre scienziato, autorità indiscussa nel campo degli anfibi e dei rettili, scopre un "raggio" dalle proprietà straordinarie che ne rende gigantesca la crescita. Ma la scoperta, grazie all'errore di un burocrate zelante, è destinata a produrre conseguenze inaspettate: la creazione di una generazione di incontrollabili mostri.
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Feltrinelli Editore, 06/11/2013
Abstract: Forse sono di là, forse sono altrove. In genere dormono quando il resto del mondo è sveglio, e vegliano quando il resto del mondo sta dormendo. Sono gli sdraiati. I figli adolescenti, i figli già ragazzi. Michele Serra si inoltra in quel mondo misterioso. Non risparmia niente ai figli, niente ai padri. Racconta l'estraneità, i conflitti, le occasioni perdute, il montare del senso di colpa, il formicolare di un'ostilità che nessuna saggezza riesce a placare. Quando è successo? Come è successo? Dove ci siamo persi? E basterà, per ritrovarci, il disperato, patetico invito che il padre reitera al figlio per una passeggiata in montagna? Fra burrasche psichiche, satira sociale, orgogliose impennate di relativismo etico, il racconto affonda nel mondo ignoto dei figli e in quello almeno altrettanto ignoto dei "dopopadri". Gli sdraiati è un romanzo comico, un romanzo di avventure, una storia di rabbia, amore e malinconia. Ed è anche il piccolo monumento a una generazione che si è allungata orizzontalmente nel mondo, e forse da quella posizione riesce a vedere cose che gli "eretti" non vedono più, non vedono ancora, hanno smesso di vedere.
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I sonnambuli. Come l'Europa arrivò alla Grande guerra
Laterza, 07/11/2013
Abstract: 1914. Re, imperatori, ministri, ambasciatori, generali: chi aveva le leve del potere era come un sonnambulo, apparentemente vigile ma non in grado di vedere, tormentato dagli incubi ma cieco di fronte alla realtà dell'orrore che stava per portare nel mondo.La mattina di domenica 28 giugno 1914, l'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono austro-ungarico, e sua moglie Sofia arrivarono in treno a Sarajevo e salirono a bordo di un'autovettura, imboccando il lungofiume Appel, per raggiungere ilmunicipio. Non apparivano affatto preoccupati per la loro sicurezza. Venivano da tre giorni di soggiorno nella cittadina di vacanze di Ilidze, dove non avevano incontrato che facce amiche. Avevano perfino avuto il tempo per un'imprevista visita al bazar di Sarajevo, dove avevano potuto muoversi senza essere disturbati nelle viuzze affollate di gente. Non sapevano che Gavrilo Princip, il giovane serbo bosniaco che li avrebbe uccisi solo tre giorni dopo, era anch'egli nel bazar, intento a seguire i loro movimenti.Anche l'Europa si avviava inconsapevole al dramma. Non sapeva di essere fragile, frammentata, dilaniata da ideologie in lotta, dal terrorismo, dalle contese politiche. Così l'atto terroristico compiuto con sconcertante efficienza da Gavrilo Princip ai danni dell'arciduca ha un esito fatale: la liberazione della Bosnia dal dominio asburgico e l'affermazione di un nuovo e potente Stato serbo, ma anche il crollo di quattro grandi imperi, la morte di milioni di persone e la fine di un'intera civiltà.Impeccabilmente documentato, sostenuto da una prosa brillante e provocatoria, questo libro è un modello esemplare di ricerca.Max Hastings, "Sunday Times"Ci sono molti libri sulla prima guerra mondiale, ma pochi illuminanti come questo. Clark indaga ogni dettaglio, ma è particolarmente acuto sulle cause balcaniche del conflitto."Financial Times" Il libro è stato inserito dal "New York Times" tra i 10 Best Books of 2013
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Laterza, 05/11/2013
Abstract: Questa è la storia di un innamoramento. E poi di una nostalgia inestirpabile. La città in questione è San Francisco (eh, Milano, il vecchio amore, nel confronto ci soffre). È un diario molto personale, un percorso culturale, un Baedeker alternativo, una proposta di vita migliore e un'appassionata dichiarazione d'amore. Irene Bignardi, "la Repubblica"Federico Rampini racconta l'America con gli occhi dell'esploratore, misurando le differenze tra l'estremo Occidente e l'angolo di Vecchio mondo da cui proviene. Dalla grande politica ai piccoli gesti della vita quotidiana, questo libro è un itinerario culturale insolito, un diario intimo. Ma è anche una speciale guida turistica per il viaggiatore curioso che ha voglia di scoprire la West Coast condotto per mano dalpiù noto corrispondente italiano negli Usa.
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Laterza, 07/11/2013
Abstract: "Matteotti procedeva a passo svelto. All'improvviso due uomini interruppero il corso dei suoi pensieri. Lo afferrarono bruscamente, cercando di trascinarlo a forza verso la strada. Ad attenderli, un'elegante auto scura": è il 10 giugno 1924 quando il parlamentare socialista Giacomo Matteotti viene rapito in pieno giorno. I giornali seguono passo passo le indagini, dalle quali emergerà chiaramente come i mandanti dell'agguato siano da ricercare nelle alte sfere del potere politico. Ci sono tutte le premesse di un terremoto istituzionale: l'Italia è percorsa da un sentimento d'indignazione nei confronti delle violenze fasciste. Ma lo sdegno dell'opinione pubblica e lo scandalo delle forze politiche non basteranno a proteggere la democrazia.Giovanni Borgognone racconta quei mesi convulsi. Da quel 10 giugno 1924 al 3 gennaio 1925 quando Mussolini, parlando alla Camera, si assume, lui solo, la responsabilità politica, morale, storica di quanto è avvenuto. Sono passati sei mesi e l'Italia si scopre sotto una dittatura.
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La lingua batte dove il dente duole
Laterza, 05/11/2013
Abstract: Andrea CamilleriIl dialetto è sempre la lingua degli affetti, un fatto confidenziale, intimo, familiare. Come diceva Pirandello, la parola del dialetto è la cosa stessa, perché il dialetto di una cosa esprime il sentimento, mentre la lingua di quella stessa cosa esprime il concetto. A me con il dialetto, con la lingua del cuore, che non è soltanto del cuore ma qualcosa di ancora più complesso, succede una cosa appassionante. Lo dico da persona che scrive. Mi capita di usare parole dialettali che esprimono compiutamente, rotondamente, come un sasso, quello che io volevo dire, e non trovo l'equivalente nella lingua italiana. Non è solo una questione di cuore, è anche di testa. Testa e cuore.Tullio De MauroIl dialetto non è solo la lingua delle emozioni.L'ho capito in Sicilia, da non siciliano, quando sono arrivato lì, professore all'università, accolto dalle famiglie dei colleghi. Si partiva con l'italiano, nel senso che tutti parlavano in italiano. Ma appena la discussione si accendeva – e quando c'era Sciascia capitava spesso – e magari si passava alla politica, improvvisamente cambiavano registro linguistico. Un po' alla volta slittavano nel dialetto, e dell'italiano si scordavano. Gli uomini, per parlare di argomenti più impegnativi intellettualmente, usavano il dialetto. Perché a Venezia come a Palermo, quando il discorso si fa serio, si usa il dialetto.Cos'è la lingua, e cos'è il dialetto? cosa esprimiamo con l'una e cosa esprimiamo con l'altro? In un susseguirsi di riflessioni, aneddoti e memorie, in cui trovano posto Manzoni e Gassman, Pasolini e il commissario Montalbano, Benigni e Pirandello, oscuri maestri elementari e professori di educazione fisica, poesia, romanzo e teatro, Andrea Camilleri e Tullio De Mauro raccontano come la lingua esprima chi siamo veramente. E una profonda, giusta, verità: in Italia abbiamo tante lingue.
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Laterza, 05/11/2013
Abstract: La tecnologia, il mercato editoriale, la dialettica tra libertà di stampa e poteri economici e politici, il lavoro del giornalista nelle sue eccellenze e meschinità. La storia del giornalismo è tutto questo, ma è anche e soprattutto storia di uomini e donne che nell'arco del tempo, attraverso i loro articoli, fotografie, riprese televisive e più recentemente materiali digitali, hanno raccontato eventi epocali e fatti minimi, contribuendo a modellare abiti mentali e fantasia dei lettori, talvolta manipolandoli, talvolta portando alla luce notizie scomode e verità nascoste.Con ritmo appassionante, Oliviero Bergamini racconta l'evoluzione del giornalismo dagli albori dell'era dell'informazione nel Cinquecento sino alle ultimissime innovazioni digitali. Con particolare attenzione alla contemporaneità, la trattazione spazia tra Francia, Gran Bretagna, Germania, Stati Uniti, le nazioni dove il giornalismo ha avuto i suoi maggiori sviluppi, tocca la Russia e i paesi del socialismo reale, dove la libera informazione è stata più a lungo negata, ma si concentra soprattutto sull'Italia, dove il giornalismo è storicamente segnato da limiti e carenze strutturali, ma anche da eccellenze di livello europeo.