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Breve storia della vita privata
Guanda, 24/07/2014
Abstract: Uno dei più amati autori di libri di viaggio alle prese con un itinerario a dir poco insolito: l'esplorazione della sua dimora inglese, un'ex canonica vittoriana situata in uno sperduto villaggio del Norfolk. La sfida, condotta con divertita maestria, è quella di posare su quanto ci circonda – ambienti, pezzi d'arredamento, utensili e dettagli all'apparenza insignificanti – uno sguardo diverso, attento e capace di svelarci la loro più intima natura di stratificati e misteriosi depositi di Storia. Perché, avverte Bill Bryson, anche se non ce ne rendiamo conto, a casa nostra, in un modo o nell'altro, finisce in realtà "qualunque cosa succeda nel mondo, qualsiasi cosa venga scoperta, creata o aspramente contesa". Il nostro microcosmo domestico, fatto di sale da pranzo, camere da letto, bagni, ma anche di dispense, ripostigli, saliere, trappole per topi, interruttori della luce, diventa così un accesso privilegiato per capire com'è cambiato, negli ultimi centocinquant'anni, il nostro rapporto con il sonno, il cibo, il sesso, le malattie, la vita di coppia e l'educazione dei figli. E da letti, divani e giardini di casa fino allo scorbuto, la torre Eiffel, le invenzioni paesaggistiche di Capability Brown o i viaggi avventurosi del capitano Cook, il passo è assai più breve di quanto avremmo mai immaginato, e il percorso – non privo di qualche rapida incursione in tempi assai remoti – ricco di bellissime sorprese e di continue scoperte.
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Guanda, 24/07/2014
Abstract: "Chiunque ami Londra e Shakespeare non può assolutamente perdersi questo brillante libro."Il Sole 24 Ore - Laura LepriLA VITA E L'EPOCA DI WILLIAM SHAKESPEAREDel sommo poeta inglese, forse il più grande autore di ogni tempo e luogo, ci restano 884.647 parole (ma solo quattordici scritte di suo pugno). Molte meno sono le informazioni che abbiamo sulla sua vita, quasi nulla possiamo affermare con certezza riguardo alla sua personalità, forse non possediamo nemmeno un suo ritratto autentico e quindi, in teoria, non sappiamo che faccia avesse. Alcuni studiosi hanno persino dubitato della sua esistenza: "È una sorta di equivalente letterario dell'elettrone: è lì ma non è lì". Eppure su William Shakespeare, sulla sua vita e sul suo tempo, sono stati versati fiumi di inchiostro che hanno alimentato innumerevoli polemiche e strabilianti congetture. Bill Bryson, attingendo al guazzabuglio di curiosità che ruotano intorno alla figura del bardo, ci offre oggi uno Shakespeare mai raccontato e un delizioso affresco della vita londinese nel periodo elisabettiano, in cui i teatri, sempre affollati, aprivano alle due del pomeriggio, il biglietto d'ingresso costava un penny e per gli spettatori più golosi erano in vendita birra, pan di zenzero, noci, mele e pere "che potevano trasformarsi in missili nei momenti di delusione". E, con la consueta abilità di scrittura, ricostruisce non solo la biografia di un uomo, ma anche un'epoca di intensa temperie culturale e grande libertà di pensiero: il racconto, rigoroso e divertente a un tempo, della vita di persone che "sei giorni alla settimana si riunivano, si travestivano, si truccavano per donare al mondo alcune delle più sublimi e irripetibili ore di piacere mai sperimentato".
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Guanda, 24/07/2014
Abstract: "Bryson non ha eguali nella sua capacità di mettere in ginocchio una cultura in un modo così divertente e affettuoso che chi viene ridicolizzato ride troppo per poter offendersi."The Wall Street Journal"Lo spassoso pellegrinaggio di Bill Bryson attraverso la sua infanzia negli anni Cinquanta nel cuore dell'America è un tesoro nazionale. È pieno di intuizioni, arguzia e malvagie fantasie adolescenziali."Tom BrokawCosa significa crescere nell'America degli anni Cinquanta? Molte cose sorprendenti, se a raccontarle è Bill Bryson, il brillante autore di Breve storia di (quasi) tutto, che ha il dono di saper trasformare un'infanzia felicemente normale in un percorso di formazione irto di ostacoli tragici e spassosi, nello Iowa rurale che ancora non conosce le grandi catene di centri commerciali e che ancora conserva una sua intatta, serena individualità. Popolato di luoghi e figure indimenticabili, l'ambiente familiare della tranquilla Des Moines in cui è cresciuto l'autore, persa nelle grandi pianure del Midwest, non è solo il paradigma di un'America felice, innocente e poco consapevole. È l'osservatorio privilegiato per raccontare l'involontario umorismo di una nazione che la Seconda guerra mondiale ha lasciato più ricca e più energica, ma che vive nell'ossessione dei comunisti e della bomba H, e che sembra crogiolarsi nell'ingenua convinzione che il futuro a portata di mano sarà strabiliante e colorato come in uno dei film di fantascienza di cui il giovane Bryson è appassionato spettatore. McCarthy e i fumetti, le fiere di paese e Disneyland, i primi cibi precotti e le esplosioni nucleari appena fuori Las Vegas: un catalogo di eventi e ricordi che ricostruisce con un tocco di nostalgia la stagione in cui il mondo coltivava ancora dei sogni.
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Neri Pozza, 22/07/2014
Abstract: Évora, Portogallo, 1988. Sono le tre del mattino alla festa di fine corso all'Università. Filipe, ubriaco al punto tale da andare a sbattere violentemente contro un professore all'uscita del bagno degli uomini, viene approcciato da una ragazza del liceo, una di quelle che si imbucano nelle feste universitarie. Alta, con una minigonna che le lascia scoperte un paio di gambe lunghe e abbronzate, begli occhi scuri che spiccano su un volto gioviale e felice, Eva, la ragazza, è su di giri anche lei, ma non si spingerebbe probabilmente oltre qualche bacio furtivo. Il destino vuole però che i due siano notati da Zé Maria e João Diogo, tipi dall'aria ruffiana, bracciali e tatuaggi fino ai polsi, qualche dente marcio in bocca. La serata prende cosí una svolta inaspettata. Una corsa in macchina – una Opel con fari doppi, sedili sportivi, volante in pelle e gomme che fischiano a ogni scarto del volante – una puntata a un bar, una sosta in un luogo appartato in mezzo ai campi, e accade l'inevitabile: Zé Maria e João Diogo abusano della ragazza. Eva, sconvolta, grida di orrore, corre disperata, inciampa nei cespugli, si perde nell'oscurità dell'alba livida, per ricomparire poi all'improvviso davanti alla macchina lanciata a tutta velocità da Zé Maria.L'impatto è inevitabile: il corpo viene preso all'altezza delle anche dal cofano della macchina, si solleva da terra e va a sbattere violentemente contro il vetro, che subito si riempie di una nube di sangue, e poi viene lanciato lontano, scomparendo dalla vista dei ragazzi. Zé Maria e João Diogo, tra le proteste di Filipe, decidono di fuggire per non rovinarsi la vita con un'accusa di omicidio.Trascorre il tempo e quell'alba sporca pesa come un macigno nel cuore di Filipe. Sono gli anni in cui prosperità e corruzione, indotte da un fiume di denaro pubblico, mutano radicalmente il volto del paese. Architetto del comune di Vila Nova d'Odemar, Filipe, ricattato da qualcuno che sostiene di sapere tutto di quella tragica alba del 1988, si ritrova al cospetto di una giovane donna magistrato, Maria Rodrigues, decisa a fare luce su quella lontana vicenda. Una donna affascinante, con begli occhi scuri e la malinconia di chi deve aver sofferto nella vita. Una donna dallo sguardo stranamente familiare per Filipe. Attraverso una magistrale vicenda di violenza, amori proibiti e intrighi politici, Alba sporca narra la storia del Portogallo, un paese che, dalla "Rivoluzione dei garofani" che nel 1974 rovesciò la dittatura di Salazar fino ai giorni nostri, è ancora alla ricerca del suo posto nella modernità.
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Neri Pozza, 22/07/2014
Abstract: Katalin lavora in una fabbrica a Pápa, un'antica città ungherese. Parte ogni mattina nella nebbia con la bicicletta. Il cane le corre accanto abbaiando finché lei se lo lascia dietro sullo stradone.Kata, la sua bambina, si sveglia puntualmente per andare a guardarla dalla finestra. Tira letende da una parte e alza la mano per salutarla. Un giorno, però, Katalin esce di casa in assoluto silenzio e, senza rivolgere il minimo cenno di saluto a Kata e a Isti, l'altro figlio più piccolo, si dirige verso la stazione. Lì sale su un treno che va a ovest, in compagnia di un'amica.Giunta al confine con l'Austria scende per raggiungere clandestinamente l'Occidente, come sovente accade all'epoca di questa storia: gli anni Cinquanta del secolo scorso in cui la Cortina di ferro divide in due l'Europa.A Kálmán, il padre di Kata e Isti, non resta che la solitudine delle ore trascorse a rigirare tra le mani la foto di Katalin nei campi, con i suoi bei sandali con i lacci stretti attorno alle caviglie che nessuno portava allora; o la disperazione delle notti passate a cercare invano di dormirein cucina dopo non avere più messo piede in camera da letto.Quando però la gente mormora che nessuno più bada ai bambini, lasciati nei campi sotto la pioggia, Kálmán vende casa e terreno e parte con i suoi due figli. Parte forse alla ricerca di Katalin o forse semplicemente di un altro luogo lontano da quello reso insopportabile dall'assenza e dalla fuga della donna.I tre viaggiano di casa in casa, di terra in terra, in un pellegrinaggio senza pace che ha, tuttavia, dei veri momenti di felicità quando Kálmán nuota fino al largo nei laghi e il piccolo Isti lo imita, sguazzando di giorno dietro alle libellule senza mai riuscire ad acchiapparle, e la sera, quando cala il silenzio, ascoltando l'acqua e i pesci "che non si vedono ma si possono sentire".Libro vincitore del prestigioso "Deutscher Buchpreis", Il nuotatore è un romanzo dalla scrittura potente e delicata insieme che parla della perdita delle radici, del dolore dell'abbandono dell'incomunicabilità tra le generazioni attraverso la magnifica storia del viaggio di un padre e dei suoi figli in una terra che, come loro, sembra aver perduto il suo bene più prezioso senza sapere come poterlo riavere.
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Neri Pozza, 22/07/2014
Abstract: Quattro anni trascorsi in trincea, in un inferno di orrori, in un lembo di terra tutta buchi e distruzione, tra brandelli di divise, lampi dartiglieria e missili che solcano il cielo come fiori colorati e argentei e poi in un giorno del 1918 ecco, improvvisa, la pace. Niente più mitragliatrici, nientepiù spari, nessun sibilo di granate. Comincia la ritirata e il ritorno in Germania per Ernst e la suacompagnia. Trentadue uomini, su più di cinquecento fanti partiti allinizio della Grande guerra.Attraversano la Francia camminando lentamente,con le loro divise stinte e sudicie, i volti irsuti sotto gli elmetti dacciaio. Magri e scavati dalla fame, dalla miseria, dagli stenti. Anziani con la barba e compagni smilzi non ancora ventenni, coi lineamenti che segnano lorrore, il coraggio e la fine, con occhi che ancora non riescono a capire: sfuggiti al regno della morte, ritornano davvero alla vita?Lungo la strada incontrano i nemici, gli americani. Indossano divise e mantelli nuovi, scarpe impermeabili e della misura giusta. Hanno armi nuove e tasche piene di munizioni. Sono tutti in ordine. Al loro confronto Ernst e i suoi hanno laspetto di una vera banda di predoni. Eppure,una sola parola sgarbata e si lancerebbero allassalto, selvaggi e sfiatati, pazzi e perduti.Arrivano in Germania di sera, in un grosso villaggio. Qualche festone appassito pende sopra la strada. Dei manifesti stinti dalla pioggia danno il benvenuto. Ma nessuno li accoglie. Nessuna ragazza li saluta lungo la via, soltanto qualche bambino affamato corre loro accanto. Tutti sembranotornati a occuparsi di se stessi, la vita continua come se loro fossero degli accessori.È quella davvero la patria, quella la casa? Oppure il fronte, quellinferno di orrore e distruzione è penetrato così a fondo nei loro cuori che il lembo di terra della trincea è diventato la loro vera patria, terribile e straziante?Pubblicato per la prima volta a puntate sulla Vossische Zeitung e poi in volume nel 1931, La via del ritorno, riproposto qui in una nuova traduzione, fa parte, insieme con Niente di nuovo sul fronte occidentale e Tre camerati, della trilogia di Erich Maria Remarque dedicata alla Grande guerra. È uno dei libri più riusciti dello scrittore messo al bando dai nazisti, unopera in cui la potenza delle immagini e delle parole si coniuga perfettamente con la storia narrata di un giovane reduce della Grande guerra. La prosa lieve e malinconica di Remarque raggiunge in queste pagine la sua più compiuta espressione, indugiando con maestria sui desolati paesaggi del terribile conflitto e restituendo al lettore lanima di un personaggio che è il simbolo di unintera generazione: una generazione che ha creduto di tornare a casa e dimenticare linferno delle trincee, e che invece ne è rimasta sopraffatta."Commuovere il lettore con la forza delle parole, e destarne insieme cuore e mente,è il dono straordinario di Remarque".The New York Times
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Beat, 22/07/2014
Abstract: "Resoconto di tre viaggi immaginari, ma plausibili (interrotti da un breve, movimentato interludio di vita casalinga) affrontati da Orm il Rosso, figlio di Toste, un normanno abile, pieno di risorse, pragmatico e lievemente ipocondriaco… [Le navi dei vichinghi] fonde nelle sue pagine… tutti gli espedienti letterari sviluppati dai grandi scrittori europei nel corso del Diciannovesimo secolo… uno sguardo ironico penetrante e clemente insieme come mai si riscontra in Dickens; un'acutezza di spirito e un disincanto degni di Stendhal; un'epica impregnata della sensibilità antiepica di Tolstoj; e l'erculea spinta narrativa, agile e potente, di Alexandre Dumas. Come la metà dei grandi romanzi della tradizione europea, è corposo, violento, di grande respiro e canta di guerre, di tesori e di strabilianti imprese di uomini e di re; come l'altra metà, è intimo, famigliare e racconta del ritmo delle stagioni e della vita nei villaggi e nelle fattorie, di matrimoni, di nascite e del cuore delle donne che colgono con fin troppo intuito l'immensa presunzione di uomini e re sanguinari.Ha qualcosa da offrire a chiunque abbia l'avventura di leggerlo, e il lettore, giunto alla fine, si affezionerà all'autore Frans Bengtsson come a un amico per il resto della vita – così come ci affezioniamo a ogni compagno affidabile, capace e congeniale che incontriamo in qualsiasi grande romanzo, avventura o romanzo d'avventura. Bengtsson ci descrive il mondo intorno all'anno 1000 visto attraverso lo sguardo di chi in quei giorni ne abitò i territori più settentrionali, offrendo una ricostruzione storiografica convincente e accurata, cogliendo con sorprendente acutezza le minuzie che compongono il mosaico delle umane vanità e mostrando l'instancabile verve di un consumato narratore".Dall'introduzione di Michael Chabon
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Feltrinelli Editore, 02/01/2013
Abstract: "Tutto ciò che sapevo, allora, era che sarebbe diventato mio amico"Germania, 1933. Due sedicenni frequentano la stessa scuola esclusiva. Uno è figlio di un medico ebreo, l'altro è di ricca famiglia aristocratica. Tra loro nasce un'amicizia del cuore, un'intesa perfetta e magica. Riuscirà a non essere spezzata dalla Storia? Racconto di straordinaria finezza e suggestione, L'amico ritrovato è apparso nel 1971 negli Stati Uniti ed è poi stato pubblicato in tutto il mondo con unanime, travolgente successo di pubblico e critica. "Un'opera letteraria rara", lo ha definito George Steiner sul "New Yorker". "Un capolavoro", ha scritto Arthur Koestler nell'introduzione all'edizione inglese del 1976. "Un libro che assilla la memoria... una gemma", "Un racconto magistrale", hanno fatto eco "The Sunday Express" e "The Financial Times" di Londra. E infine "Le Monde" di Parigi: "Uno dei testi più densi e più puri sugli anni del nazismo in Germania... Tra i romanzi più belli che si possano raccomandare ai lettori, dai dodici anni in su. Senza esitazione".
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Bollati Boringhieri, 28/07/2014
Abstract: "Se entri nel mondo di Elizabeth von Arnim, non lo lasci più".""Elle" - Natalia Rancati""Ho letto tutti i libri di Elizabeth von Arnim. Straordinaria"."Edmund de Waal, autore di Un'eredità di avorio e ambra""Una folla di raffinati lettori ha scoperto a poco a poco i romanzi di questa scrittrice ironica, spregiudicata, fuori da ogni corrente letteraria, spesso crudelissima nel descrivere una società boriosa, superficiale, vecchia, ingiusta soprattutto verso le donne".""la Repubblica" - Natalia Aspesi Con l'incombere della prima guerra mondiale, Anna Rose e Anna Felicitas, due gemelle diciassettenni orfane di entrambi i genitori, vengono affidate ai loro poco solleciti parenti inglesi. Lo zio Arthur, tronfio patriota, è un tutore decisamente riluttante: le ragazze sono tedesche da parte di padre e, chissà, potrebbero agire come spie nemiche... Spedite in America, durante la traversata in transatlantico incontrano Mr Twist, un ingegnere benestante dallo spiccato istinto paterno, con cui stringono durevole amicizia. Purtroppo Mr Twist non ha considerato le conseguenze del prendere sotto la sua ala protettiva due giovani e bellissime donne assolutamente sprovviste di tatto e di risorse che continueranno a richiedere il suo aiuto per lungo tempo dopo il loro arrivo a destinazione, a New York. Ne derivano numerose avventure raccontate con l'arguzia tipica dello stile di Elizabeth von Arnim in un divertente romanzo (già pubblicato da Bollati Boringhieri con il titolo Cristoforo e Colombo, 2004) che esplora la natura dei sospetti riversati sulle due Anna e su Mr Twist in un paese che si appresta alla guerra. Elizabeth von Arnim (Mary Annette Beauchamp 1866-1941), nata a Sydney in Australia e cresciuta in Inghilterra, fu cugina di Katherine Mansfield e amica di E.M. Forster. H.G. Wells nella sua autobiografia la descrisse come "la donna più intelligente della sua epoca". Tutti i suoi romanzi sono pubblicati da Bollati Boringhieri: Il giardino di Elizabeth (1989), I cani della mia vita (1991), Un incantevole aprile (1993), La memorabile vacanza del barone Otto (1995), Elizabeth a Rügen (1996), Amore (1998), Un'estate da sola (2000), Mr Skeffington (2002), La moglie del pastore (2003), Cristoforo e Colombo (2004), Lettere di una donna indipendente (2005), Vera (2006), Il padre (2007), Vi presento Sally (2008), La storia di Christine (2009), Colpa d'amore (2010), La fattoria dei gelsomini (2011), Il circolo delle ingrate e Uno chalet tutto per me (2012), Una principessa in fuga (2013).
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Bollati Boringhieri, 28/07/2014
Abstract: Ingeborg ha una sorella troppo bella e un padre vescovo anglicano che "non la vede" ma la sfrutta. Repressa, ma allegra e vivace, decide di fuggire, cioè di partire per un viaggio in treno sul continente senza avvertire nessuno, invece di passare una settimana a Londra, ospite della zia. Un pastore luterano che fa parte della comitiva la chiede in moglie dopo un corteggiamento davvero anomalo. Memore dell'ingombrante figura della sorella, che sta per sposare un buon partito, e dell'incombente figura del padre, pronto a rinnovare le consuete umiliazioni, la ragazza accetta. Ma il neomarito, completamente assorto nei suoi esperimenti scientifici dilettanteschi, oltre a trascurare i suoi doveri ecclesiastici, trascura anche la neomoglie e sembra a sua volta "non vederla", esattamente come il padre.Proprio perché abituata alla solitudine in compagnia di altri, e quindi forzatamente autonoma, Ingeborg prende un'altra decisione, improvvisa quanto drastica. E fugge una seconda volta, in compagnia di un pittore che la corteggia con foga.In Italia, Ingeborg – per la verità eroina molto distratta – si accorge che una cosa è fuggire e trovare marito, e un'altra fuggire con un uomo, un artista che l'ha scelta come musa ispiratrice...Elizabeth von Arnim non si smentisce, e torna a divertire con una serie di situazioni paradossali quanto esilaranti, ancora una volta in nome della libertà femminile.Elizabeth von Arnim (Mary Annette Beauchamp 1866-1941), nata a Sydney in Australia e cresciuta in Inghilterra, fu cugina di Katherine Mansfield e amica di E.M. Forster. H.G. Wells nella sua autobiografia la descrisse come "la donna più intelligente della sua epoca". Tutti i suoi romanzi sono pubblicati da Bollati Boringhieri: Il giardino di Elizabeth (1989), I cani della mia vita (1991), Un incantevole aprile (1993), La memorabile vacanza del barone Otto (1995), Elizabeth a Rügen (1996), Amore (1998), Un'estate da sola (2000), Mr Skeffington (2002), La moglie del pastore (2003), Cristoforo e Colombo (2004), Lettere di una donna indipendente (2005), Vera (2006), Il padre (2007), Vi presento Sally (2008), La storia di Christine (2009), Colpa d'amore (2010), La fattoria dei gelsomini (2011), Il circolo delle ingrate e Uno chalet tutto per me (2012), Una principessa in fuga (2013).
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Io, mio padre e la mia giovane matrigna
Bollati Boringhieri, 28/07/2014
Abstract: ""Cattiva, spiritosa, anticonvenzionale, lungimirante. Elizabeth von Arnim racconta con verve e un acuto occhio sociale i tic e i tabù della buona società".""Vanity Fair" - Irene Bignardi""Autrice brillante e donna di raro anticonformismo... Nei suoi romanzi le protagoniste hanno a che fare con i temi della seduzione, della solitudine, dell'emancipazione, dell'intelligenza come magnifico antidoto al tempo che passa".""Il Sole 24 ore" - Laura Lepri""Irresistibile per humour, sottigliezza psicologica, fini descrizioni d'ambiente".""Corriere della Sera" - Serena ZoliIl libro narra le vicende di Jennifer, una matura ragazza nubile poco amata e molto sfruttata dal padre, illustre scrittore. Jennifer fa una promessa alla madre morente: occuparsi di lui fino alla sua morte. Tuttavia, il giorno in cui l'anziano genitore torna a casa con una giovanissima e alquanto spaurita moglie, Jennifer si sente finalmente libera di lasciare la casa paterna, di trasferirsi in campagna, suo sogno da sempre, e di mettere fine all'esistenza insulsa che conduce a Londra, un'esistenza imperniata sulla dedizione forzata e il lavoro, priva di ogni affetto.Si stabilisce dunque in un piccolo cottage fuori città e con il giovane ecclesiastico suo padrone di casa, James, nasce un'amicizia che presto si trasforma in uno speranzoso amore. Non ha fatto però i conti con il padre, che la rivuole a casa a tutti i costi non trovando una segretaria con un addestramento pari al suo, né con la sorella di James, una zitella dispotica e attempata che da sempre piega il fratello alla propria volontà con la sua soverchiante personalità e il suo smisurato egoismo, né tanto meno con la giovane matrigna, terrorizzata e pentita di quel matrimonio frettoloso e azzardato...Elizabeth von Arnim (Mary Annette Beauchamp 1866-1941), nata a Sydney in Australia e cresciuta in Inghilterra, fu cugina di Katherine Mansfield e amica di E.M. Forster. H.G. Wells nella sua autobiografia la descrisse come "la donna più intelligente della sua epoca". Tutti i suoi romanzi sono pubblicati da Bollati Boringhieri: Il giardino di Elizabeth (1989), I cani della mia vita (1991), Un incantevole aprile (1993), La memorabile vacanza del barone Otto (1995), Elizabeth a Rügen (1996), Amore (1998), Un'estate da sola (2000), Mr Skeffington (2002), La moglie del pastore (2003), Cristoforo e Colombo (2004), Lettere di una donna indipendente (2005), Vera (2006), Il padre (2007), Vi presento Sally (2008), La storia di Christine (2009), Colpa d'amore (2010), La fattoria dei gelsomini (2011), Il circolo delle ingrate e Uno chalet tutto per me (2012), Una principessa in fuga (2013).
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Bollati Boringhieri, 28/07/2014
Abstract: La ventiduenne Lucy Entwhistle, viso e corpo da bambina, è rimasta sola al mondo dopo che l'adorato padre se n'è andato per sempre. Affranta, confusa, mentre si stringe al cancello di casa viene turbata dalla comparsa di Everard Wemyss, un bell'uomo maturo a sua volta vestito a lutto. Sua moglie Vera è morta da poco, in circostanze misteriose.Prima che Lucy possa rendersene conto, Wemyss entra nella sua vita facendosi carico di ogni incombenza, dall'organizzazione del funerale del padre alle cure della dolce zia Dot, e ben presto di Lucy stessa, del suo corpo e della sua anima. Lei lo ripaga di un amore devoto, grata della sua protezione e del suo senso dell'umorismo. Ma nella casa intrisa di rituali in cui lui la porta a vivere, si addensa il mistero della morte di Vera.Scritto diciassette anni prima di Rebecca, la prima moglie, questo libro – che la von Arnim stessa considerava il suo romanzo migliore – anticipa le atmosfere inquietanti del thriller di Daphne du Maurier che Alfred Hitchcock riprenderà nel celebre film omonimo: Vera è un'indagine nei labirinti dell'amore, della violenza e della morte, a partire dal potere degli uomini nel matrimonio e dalla debolezza delle donne innamorate.
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Bollati Boringhieri, 09/06/2016
Abstract: "La donna più intelligente della sua epoca, capace di confliggere, attraverso il dono di una grazia urticante, con il durissimo velluto della società che la circonda."Corriere della Sera - Serena Zoli "Ho letto tutti i libri di Elizabeth von Arnim ... Straordinaria."Edmund de Waal, autore di Un'eredità di avorio e ambra"Una folla di raffinati lettori ha scoperto a poco a poco i romanzi di questa scrittrice ironica, spregiudicata, fuori da ogni corrente letteraria, spesso crudelissima nel descrivere una società boriosa, superficiale, vecchia, ingiusta soprattutto verso le donne."la Repubblica - Natalia Aspesi "Cattiva, spiritosa, anticonvenzionale, lungimirante, Elizabeth von Arnim... racconta con verve e un acuto occhio sociale i tic e i tabù della buona società. "Vanity Fair - Irene Bignardi ""Elizabeth von Arnim... una donna geniale... ironica e crudele". ""la Repubblica" - Natalia Aspesi""La buona società e l'intellighenzia erano il suo mondo, e su quelle punta lo sguardo senza risparmiare nessuno". ""Il Foglio"""Di incantevole, come sempre, ci sono i personaggi. Soprattutto le donne di mezza età: ancora giovani se la cipria tiene, già appassite se le lacrime la sciolgono, ancora prigioniere delle convenzioni, già indomite nei loro soprassalti. Ma niente enfasi, mai: la vita non sarà mai una faccenda così seria da farne un dramma". ""Panorama" - Daniela MattaliaCatherine si accorge di Christopher durante uno spettacolo teatrale: è un giovanotto esuberante, dalla chioma rosso fiamma, mentre lei è una donna minuta nascosta sotto il cappello. Quella sera si ritrovano seduti accanto e tutto sembra preludere a una perfetta storia d'amore. C'è però un problema: l'età. Catherine è un po' più vecchia. Per una donna di quasi cinquant'anni, che ha ormai alle spalle gli anni del matrimonio e della maternità, l'essere creduta più giovane aggiunge ulteriore emozione al corteggiamento. Ma nascono ostacoli imprevisti...Sotto l'affilato umorismo di questo avvincente romanzo pubblicato per la prima volta nel 1925, emerge l'ipocrisia di un'intera società e i codici cui le donne sono costrette a ubbidire nel nome dell'"amore". Elizabeth von Arnim lo sapeva bene: buona parte del romanzo è autobiografica.
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Bollati Boringhieri, 28/07/2014
Abstract: "Cattiva, spiritosa, anticonvenzionale, lungimirante, Elizabeth von Arnim... racconta con verve e un acuto occhio sociale i tic e i tabù della buona società."Vanity Fair - Irene Bignardi"La donna più intelligente della sua epoca, capace di confliggere, attraverso il dono di una grazia urticante, con il durissimo velluto della società che la circonda."TTL - La Stampa - Mirella Appiotti"Ho letto tutti i libri di Elizabeth von Arnim ... Straordinaria."Edmund de Waal, autore di Un'eredità di avorio e ambra"Una folla di raffinati lettori ha scoperto a poco a poco i romanzi di questa scrittrice ironica, spregiudicata, fuori da ogni corrente letteraria, spesso crudelissima nel descrivere una società boriosa, superficiale, vecchia, ingiusta soprattutto verso le donne."la Repubblica - Natalia Aspesi"Irresistibile per humour, sottigliezza psicologica, fini descrizioni d'ambiente."Corriere della Sera - Serena Zoli"I cani, quando amano, amano in modo costante, inalterabile, fino all'ultimo respiro.È così che mi piace essere amata. E perciò parlerò di cani": così esordisce Elizabeth von Arnim in questa sorta di autobiografia intessuta di ironia.Scritto nel 1936, il libro racconta il rapporto di Elizabeth coi quattordici cani che, testimoni non del tutto silenziosi, le sono stati via via accanto. E proprio attraverso il loro succedersi vicino a lei, quasi "datando" affettivamente i momenti della sua esistenza, l'autrice evoca luoghi, fatti e amori di una vita non comune. Immediato è il collegamento col fortunato Giardino di Elizabeth: sono cambiati i protagonisti – i cani hanno sostituito i fiori e le piante – ma sono rimasti intatti la sensibilità, l'intelligenza, l'anticonformismo con cui la von Arnim racconta.Elizabeth von Arnim (Mary Annette Beauchamp 1866-1941), nata a Sydney in Australia e cresciuta in Inghilterra, fu cugina di Katherine Mansfield e amica di E.M. Forster. H.G. Wells nella sua autobiografia la descrisse come "la donna più intelligente della sua epoca". Tutti i suoi romanzi sono pubblicati da Bollati Boringhieri: Il giardino di Elizabeth (1989), I cani della mia vita (1991), Un incantevole aprile (1993), La memorabile vacanza del barone Otto (1995), Elizabeth a Rügen (1996), Amore (1998), Un'estate da sola (2000), Mr Skeffington (2002), La moglie del pastore (2003), Cristoforo e Colombo (2004), Lettere di una donna indipendente (2005), Vera (2006), Il padre (2007), Vi presento Sally (2008), La storia di Christine (2009), Colpa d'amore (2010), La fattoria dei gelsomini (2011), Il circolo delle ingrate e Uno chalet tutto per me (2012), Una principessa in fuga (2013).
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Bollati Boringhieri, 28/07/2014
Abstract: ""Di incantevole, come sempre, ci sono i personaggi. Ma niente enfasi, mai: la vita non sarà mai una faccenda così seria da farne un dramma"." "Panorama" - Daniela Mattalia""Ogni volta che esce un libro di Elizabeth von Arnim corro a comprarlo". ""la Repubblica" - Natalia Aspesi""La buona società e l'intellighenzia erano il suo mondo, e su quelle punta lo sguardo senza risparmiare nessuno".""Il Foglio"Mentre la siccità minaccia l'amato giardino, Elizabeth decide di intraprendere un viaggio in compagnia della cameriera e del cocchiere, in un'isola del Baltico, Rügen. Tutto procede per il meglio: Elizabeth fa il bagno in mare, visita la sperduta Vilm, si gode le bellezze della natura evitando i luoghi frequentati dai turisti. Ma all'improvviso spunta la cugina Charlotte, una trentenne laureata a Oxford, sposatasi giovanissima con un eminente filosofo molto più vecchio di lei, e ora accesa sostenitrice della causa femminile. La presenza di Charlotte e i caratteri diversi delle due cugine rischiano di turbare la vacanza solitaria di Elizabeth. Al settimo giorno, il colpo di scena: le due cugine si imbattono nel marito di Charlotte, il celebre quanto bizzarro professor Nieberlein, che alla passione intellettuale abbina quella per le donne. Il viaggio si trasforma presto in una serie di rocambolesche avventure che vedono la protagonista e il simpatico vegliardo alla ricerca della fuggitiva Charlotte. Una sussiegosa gentildonna inglese dai modi spocchiosi e dalle vedute ristrette e il figlio, un giovane di bell'aspetto innamorato della cultura tedesca, si uniscono al vorticoso carosello di fughe e inseguimenti.Nato con il finto pretesto di un semplice vademecum per il turista di Rügen, il libro diventa presto un romanzo d'amore e d'avventura, sempre temperato dal buon senso e dall'ironia, con momenti di pura comicità che si inseriscono a pieno titolo nella linea del miglior humour inglese.Elizabeth von Arnim (Mary Annette Beauchamp 1866-1941), nata a Sydney in Australia e cresciuta in Inghilterra, fu cugina di Katherine Mansfield e amica di E.M. Forster. H.G. Wells nella sua autobiografia la descrisse come "la donna più intelligente della sua epoca". Tutti i suoi romanzi sono pubblicati da Bollati Boringhieri: Il giardino di Elizabeth (1989), I cani della mia vita (1991), Un incantevole aprile (1993), La memorabile vacanza del barone Otto (1995), Elizabeth a Rügen (1996), Amore (1998), Un'estate da sola (2000), Mr Skeffington (2002), La moglie del pastore (2003), Cristoforo e Colombo (2004), Lettere di una donna indipendente (2005), Vera (2006), Il padre (2007), Vi presento Sally (2008), La storia di Christine (2009), Colpa d'amore (2010), La fattoria dei gelsomini (2011), Il circolo delle ingrate e Uno chalet tutto per me (2012), Una principessa in fuga (2013).
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Bollati Boringhieri, 15/01/2015
Abstract: 2 maggio. Ieri sera dopo cena dissi: "Voglio restare da sola per l'intera estate... Voglio impigrirmi perché la mia anima abbia il tempo e l'agio di crescere... Trascorrerò i mesi sui prati e nei boschi... Sarò felice, nessuno verrà a disturbarmi... Dove c'è silenzio, ho scoperto, c'è la pace". "Attenta a non bagnarti i piedi" disse l'Uomo di Rabbia. Così inizia questo divertente seguito del Giardino di Elizabeth, resoconto di quella che dovrebbe essere un'estate rigenerante. Non un libro sulla solitudine, però, quanto un diario sul desiderio di solitudine di chi si ritrova costantemente invaso dalla presenza altrui. Le ore, infatti, non sono mai solitarie come la protagonista aveva pianificato: c'è l'Uomo di Rabbia con cui pacificarsi, le bambine che esigono attenzione, i domestici in attesa di istruzioni. Molte giornate iniziano con riflessioni sul giardino, che poi si evolvono in digressioni ironiche vuoi sulla debolezza umana, vuoi su indesiderati incontri sociali, sul sonno o sul tempo, con scambi satiri-ci e ciniche conversazioni su Dio, paradiso e inferno tra Elizabeth e l'Uo-mo di Rabbia, cui le tre figlie partecipano nel loro sincopato linguaggio infantile. Il libro riprende il tema conduttore della produzione di Elizabeth von Arnim, la fuga. Tutte le sue eroine fuggono – dalla ricchezza verso la semplicità, da una vita casalinga convenzionale verso un viaggio all'estero, da una casa comoda a un'avventura in carrozza – e soprattutto fuggono, o sentono il bisogno di fuggire, dai mariti e dalla tirannia del matrimonio. Qui, come nel Giardino di Elizabeth, la fuga è semplicemente in un giardino da cui si gode un paesaggio più ampio, e che diventa sinonimo di gioia.Elizabeth von Arnim (Mary Annette Beauchamp 1866-1941), nata a Sydney in Australia e cresciuta in Inghilterra, fu cugina di Katherine Mansfield e amica di E.M. Forster. H.G. Wells nella sua autobiografia la descrisse come "la donna più intelligente della sua epoca". Tutti i suoi romanzi sono pubblicati da Bollati Boringhieri: Il giardino di Elizabeth (1989), I cani della mia vita (1991), Un incantevole aprile (1993), La memorabile vacanza del barone Otto (1995), Elizabeth a Rügen (1996), Amore (1998), Un'estate da sola (2000), Mr Skeffington (2002), La moglie del pastore (2003), Cristoforo e Colombo (2004), Lettere di una donna indipendente (2005), Vera (2006), Il padre (2007), Vi presento Sally (2008), La storia di Christine (2009), Colpa d'amore (2010), La fattoria dei gelsomini (2011), Il circolo delle ingrate e Uno chalet tutto per me (2012), Una principessa in fuga (2013).
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Bollati Boringhieri, 28/07/2014
Abstract: ""Ogni volta che esce un libro di Elizabeth von Arnim corro a comprarlo". "Natalia Aspesi, "Elle"""Se entri nel mondo di Elizabeth von Arnim non lo lasci più". "Natalia Rancati, "Elle"""Ho letto tutti i libri di Elizabeth von Arnim. Straordinaria". "Edmund de Waal, autore di "Un'eredità di avorio e ambra"""Autrice brillante e donna di raro anticonformismo... Nei suoi romanzi le protagoniste hanno a che fare con i temi della seduzione, della solitudine, dell'emancipazione, dell'intelligenza come magnifico antidoto al tempo che passa". "Laura Lepri, "Il Sole 24 ore"""Ogni volta che esce un libro di Elizabeth von Arnim corro a comprarlo".""la Repubblica" - Natalia Aspesi""Ho letto tutti i libri di Elizabeth von Arnim. Straordinaria". "Edmund de Waal, autore di "Un'eredità di avorio e ambra"""Se entri nel mondo di Elizabeth von Arnim non lo lasci più". ""Elle" - Natalia RancatiSposata da cinque anni con il conte von Arnim, ben più anziano di lei e prussiano fino al midollo, Elizabeth abbandona la caotica Berlino per Nassenheide, enorme tenuta in Pomerania. Si innamora della pace, dell'isolamento del luogo: il tetro convento seicentesco viene ripristinato, come pure il vasto e derelitto giardino che lo circonda. Il libro, pubblicato anonimo nel 1898 (e con grande successo, tanto che le opere successive verranno firmate con la dicitura "l'autrice del Giardino di Elizabeth"), nasce in questa oasi, ed è profondamente legato alla vicenda biografica della giovane inglese trapiantata in Germania. Nel giardino (lo ammirerà estasiato E.M. Forster, insegnante privato a Nassenheide nel 1904) Elizabeth legge, sogna, prepara la sua carriera di scrittrice. Nella cura delle piante e dei fiori, nella maternità, nel trascorrere delle stagioni, nella fuga dalla distruttività dei rapporti sociali, Elizabeth sente autentica la determinazione a essere qualcosa di più di una buona moglie tedesca. La natura, come l'uomo, dev'essere libera. E, sotto le mentite e raffinate spoglie di un inno alla intensa bellezza della vegetazione, una donna più avanti del suo tempo ci parla di un modo estremamente moderno di vivere il conflitto tra libertà e oppressione.
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La memorabile vacanza del barone Otto
Bollati Boringhieri, 28/07/2014
Abstract: ""Una folla di raffinati lettori ha riscoperto i romanzi di questa scrittrice ironica, spregiudicata, fuori da ogni corrente letteraria, spesso crudelissima nel descrivere una società boriosa, superficiale, vecchia, ingiusta soprattutto verso le donne". ""la Repubblica" - Natalia Aspesi""Una lettura tonificante come una brezza tesa". ""The Times"""Amore, sesso, conflitti, questioni di denaro popolano i romanzi di Elizabeth von Arnim, mescolati in un cocktail perfetto da un'ironia caustica ma anche tollerante". ""Il Sole 24 ore" - Elisabetta RasyI personaggi di Elizabeth von Arnim abitano una commedia, quella della vita fin-de-siècle, che si rinnova felicemente in ogni suo romanzo. La von Arnim ci avvicina a tante storie con la naturale verve narrativa di una grande autrice che si misura con una scrittura di deliziosa ironia e precisione. In questo, sicuramente tra i suoi suo libri migliori, a essere preso di mira è uno spocchioso barone, convinto della superiorità dell'uomo sulla donna, e della sua nobile educazione tedesca su tutte le altre, messo a dura prova da una rocambolesca vacanza in carrozzone. Già, quel giro per la campagna inglese prometteva assai bene, soprattutto era straordinariamente economico, ma le cose prendono una piega ben diversa da quella prevista: i compagni di viaggio, dapprima così simpatici, adesso sembrano evitarlo, e la sua giovane moglie, poi, ha abbandonato quegli abiti remissivi che tanto gli piacevano per metter su un'aria, come dire, ribelle. Tra situazioni esilaranti e dialoghi di pungente umorismo Elizabeth von Arnim ci trascina con sé in una vacanza davvero memorabile.
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Adelphi, 30/07/2014
Abstract: "Il libretto che qui si presenta è, propriamente, un trattatello, un manualetto teorico-pratico; e, come tale, ben si sarebbe schierato a fianco di un Dizionarietto del vinattiere di Borgogna, e di un Manuale del floricultore: testi, insomma, nati da lunga e affettuosa frequentazione della materia, compilati con diligente pietas da studiosi di provincia, socievoli misantropi, mitemente fanatici ed astratti; e segretamente dedicati alle anime fraterne, appunto ai capziosi delibatori, ai visionari botanici o, come in questo caso, ai rari ma costanti cultori della levitazione discenditiva. L'autore, umile pedagogo, ambisce alla didattica gloria di aver, se non colmato, almeno indicato una lacuna della recente manualistica pratica; parendogli cosa stravagante, che, tra tanti completi e dilettosi do it yourself, quello appunto si sia trascurato, che ha attinenza con la propria morte, variamente intesa. Come usa, e non senza peritosa compunzione, si additano qui taluni modesti pregi del volumetto, che forse lo differenziano da altri consimili trattati, anche più solenni: la definizione di concetti dati troppo spesso per noti, come balistica interna ed esterna, angosciastico, adediretto; l'aver proposto una nuova, e a nostro avviso, pratica e maneggevole classificazione delle angosce; arricchita, inoltre, di un "Inserto sugli addii", che a noi pare non infima novità della opericciuola; l'inclusione nel discorso di cervi e amebe, a sottolineare il carattere più che semplicemente umanistico dell'impostazione; e, soprattutto, aver raccolto e presentato alcune diligenti e non esigue documentazioni, non senza abbozzo di commento, che consentiranno di verificare le enunciazioni della parte teoretica; giacché il libro si divide appunto in due parti, che potremmo denominare "Morfologia" ed "Esercizi". E se taluno troverà codesti documenti inconditi e affatto notarili, non dimentichi che il loro pregio è da ricercare nella minuziosa, accanita fedeltà al vero; e pertanto, essi vengono qui proposti come esempi di quel realismo, moralmente e socialmente significativo, di cui il raccoglitore vuol essere ossequioso seguace" (Giorgio Manganelli).Accompagnato dalle precedenti considerazioni dell'autore, sotto forma di anonimo segnalibro, "Hilarotragoedia" apparve nel 1964. Era il primo libro di Giorgio Manganelli. E si può dire che in rarissimi casi un primo libro abbia presentato un oroscopo così eloquente del suo autore. Fin dall'inizio qui si mostra che, per Manganelli, la letteratura si riconduce, come al Genere dei Generi, al viaggio agli inferi, alla Nekya. Di "adediretti" in "Hilarotragoedia" si parla a lungo, ma perché la parola stessa, la parola letteraria, è per Manganelli innanzitutto chiamata a trafficare con gli spiriti. La letteratura è qui eredità sciamanica, dove al tamburo si sostituisce l'esercizio retorico. Ma il viaggio, il rischio, l'ombra, le voci: tutto questo corrisponde. Non dovrà dunque credere il lettore alle parole di accattivante e beffarda mendacia che Manganelli ha premesso al suo primo libro. E, con questo gesto di diffidenza, avrà già compiuto il primo passo del viaggio nella "Hilarotragoedia", uno dei più avventurosi che la lingua italiana abbia compiuto in questi anni.
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Adelphi, 30/07/2014
Abstract: "Che io sia Re, mi pare sia cosa da non dubitare. V'è in me un modo regale di pensare, di opinare, di fantasticare, che non finisce di stupirmi e di allietarmi. Non riesco a pensare a cose umili e povere; ogni cosa deve avere un nome, collocarsi in una gerarchia, incedere o strisciare, ma in modo emblematico. Penso alle aquile; specie al primo dilùcolo, nel silenzio tra notte e giorno, nel freddo che anneghittisce, in mezzo al distratto sgomento dei fiori, penso ad enormi aquile, ali metalliche e sapiente malvagità di occhi...".Con questo perentorio attacco il nuovo libro di Manganelli s'apre e prende slancio per un crescendo di variazioni sul tema d'una lucida esaltazione megalomane. Un bestiario araldico, cifrario d'una cupa euforia, è evocato dalla solitudine dell'insonne che si rigira tra le lenzuola come su una pagina bianca. Il teatro di cui Manganelli ancora una volta apre il sipario per il suo spettacolo verbale è lo spazio della mente: lo popolano fantasmi che convergono tutti sull'allegoria sovrana, la morte, il più carnevalesco e il più sontuoso oggetto della nostra scenografia interiore. Ma al posto della violenza "discenditiva" e autodistruttiva dell'"Hilarotragoedia", al posto dell'architettura che eleva propilei e trabeazioni su una gelida capocchia di spillo nel "Nuovo commento", qui c'è la tensione energetica del raptus, il librare le ali nei cieli grandiosi della simulazione, il volo radente verso i vortici dell'assenza. Un'ossessione moltiplicatoria e deduttiva affolla le prospettive labirintiche di proliferazioni mitologiche, di moltitudini di dèi o di defunti: dèi a grappoli, dèi a gomitolo, pasta per fare dèi; oppure la popolazione sterminata dei morti, brulicanti nelle filettature d'una madrevite arrugginita, loro ricettacolo segreto, microscopico averno, o addirittura sfarinati e cotti in una focaccia d'oltretomba. Nei sei capitoli di questo libro intimamente unitario – ancorché vario al punto da inglobare un carteggio tra Amleto e la principessa di Clèves, e il già classico "Discorso sulla difficoltà di comunicare coi morti" –, l'autore non lesina sorprese, novità di timbro e d'invenzione, non meno vistose della sua caparbia fedeltà a se stesso. Il meccanismo mistificatorio funziona con la naturalezza d'un organismo vivente grazie a una particolare accensione di cui Manganelli scrittore contende il segreto al Manganelli teorizzatore della "letteratura come menzogna". Il dotto acrobata che volteggia attorno al trapezio della retorica sul vuoto atemporale dei significati potrebbe essere riconosciuto un giorno come il più fededegno collettore delle allucinazioni e dei deliri dell'io pubblico e privato in questa nostra anticamera dell'ade. (Italo Calvino)La prima edizione di "Agli dèi ulteriori" è del 1972.