Trovati 19431 documenti.
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Magnifici salvadanai fruttiferi
Donzelli Editore, 25/05/2021
Abstract: La storia di una banca è inevitabilmente anche quella del territorio su cui agisce e degli attori economici e politici che la animano. La sua azione è al tempo stesso specchio e motore delle dinamiche, non solo economiche, che la attraversano. La storia delle due Casse di risparmio di Padova e di Rovigo, entrambe fondate nel 1822 e unitesi nel 1928, rappresenta un interessante punto di vista sugli ultimi due secoli della vita socioeconomica e politica delle due province coinvolte, ma offre anche spunti di riflessione a ben più ampio raggio. Per l'ammontare dei suoi depositi la Cariparo arrivò a essere la quarta o quinta cassa di risparmio italiana, e spesso fece da capofila a livello nazionale nell'instaurare rapporti con i consorzi agrari, con gli enti assistenziali e con gli istituti di credito omologhi. Dopo una lenta fase di preparazione, durata circa un secolo, essa visse il suo periodo più fulgido nei cinquant'anni a cavallo fra il 1918 e il 1968, rendendosi protagonista della modernizzazione delle due province, monopolizzando il credito agrario e costituendo un punto di riferimento imprescindibile per le principali imprese del territorio. La ricerca di Francesco Sanna non manca di illuminare anche gli aspetti più squisitamente politici, il cui punto dirimente risiede nella questione delle nomine nel consiglio di amministrazione: l'evoluzione di queste norme ben riflette i più rilevanti momenti di svolta della storia politica italiana e dimostra la centralità di questo tipo di istituto di credito nei rapporti fra potere locale e nazionale. Utilizzando un vasto materiale d'archivio per la maggior parte inedito, questa ricerca, che vede la luce proprio in concomitanza col bicentenario della nascita delle casse di risparmio in Italia, intende valorizzare la storia degli istituti di credito locale in un paese dove sono tradizionalmente molto diffusi e potenti, ma non altrettanto studiati.
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Antropologia culturale. Un'introduzione
Donzelli Editore, 23/04/2021
Abstract: Tramite uno stile chiaro, scorrevole e allo stesso tempo documentato, il libro di Alessandra Castellani si presenta come un'introduzione all'antropologia culturale che aiuta a riflettere sul carattere simbolico e culturale alla base dell'agire umano. L'opera, ripercorrendo le tappe più importanti del pensiero etnografico e antropologico, analizza il cammino della disciplina con un'attenzione costante alla contemporaneità. Al centro dell'antropologia è il tema della conoscenza dell'altro, ma anche della sua "costruzione", cruciale nella società occidentale (basti pensare al movimento #metoo o alle proteste di Black Lives Matter). Il libro racconta le teorie riguardanti i concetti come etnia ed etnocentrismo, ragionando sulle eventuali correlazioni con il razzismo e l'antisemitismo. Inoltre, vengono esaminate le diverse correnti di pensiero che si sono sviluppate nel corso del tempo all'interno di differenti contesti politici, culturali, sociali ed economici, a partire dai primi antropologi evoluzionisti, come Edward Tylor e James Frazer. L'antropologia del Novecento si costituisce attraverso gli studi sul campo di antropologi "mitici" come Bronisław Malinowski tra i nativi del Pacifico occidentale, Margaret Mead tra le adolescenti a Samoa o Claude Lévi-Strauss in Amazzonia. La contemporaneità viene affrontata sulla base delle teorie postcoloniali e delle riflessioni, tra gli altri, di Arjun Appadurai, Homi Bhabha, Gayatri Chakravorty Spivak sul ruolo dell'Occidente e sull'emergere di nuovi assetti geopolitici. Infine, si pone particolare attenzione alle teorie legate al genere, a partire dagli studi pioneristici di Gayle Rubin e dalle proteste femministe e della comunità gay nei tardi anni sessanta e settanta fino ad oggi.
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Donzelli Editore, 29/03/2021
Abstract: La Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789, con il motto "Liberté égalité fraternité" svetta come un pinnacolo a indicare l'orizzonte della modernità. Per decifrarne i segni, Raffaele Romanelli inizia con lo scomporre i termini della trinità, rivelandone le interne tensioni: la libertà dialoga con il bisogno di ordine ed entra in conflitto con l'uguaglianza, la quale genera tirannia giacobina, ma alimenta anche le forme della democrazia. A sua volta, la fraternità, variamente declinata come solidarietà o cooperazione, plasma i socialismi. Prima ancora, già nella Rivoluzione la fraternità appare anche come coesione nazionale, germe di guerre infinite. Una volta divenuto universale, il suffragio genera cesarismi e populismi che scuotono le fragili fondamenta delle democrazie. Dopo le catastrofi totalitarie della prima metà del Novecento, le Dichiarazioni universali dei diritti recuperano i principî dell'Ottantanove e la democrazia sembra affermarsi come paradigma universale della politica. Ma, ancora una volta, il fiume della storia segue percorsi tortuosi, imprevisti. Quando le Dichiarazioni dei diritti si estendono al mondo, molti ne rifiutano le basi individualistiche a favore di valori comunitari; alcune culture, con l'eguaglianza dei soggetti, negano quella dei generi, proprio quando in Occidente l'eguaglianza faticosamente conquistata dalle donne le porta ad affermare il valore della differenza. Negli spazi di un mondo ormai globale, mentre esplodono scontri di religioni, di generi, di etnie, mentre si evolvono gli originali diritti umani, di prima, di seconda, di terza generazione, mentre multiculturalismo e politiche identitarie sembrano dissolvere il soggetto dell'Ottantanove, la stessa convenzione democratica rivela le sue antinomie originarie generando le odierne "democrazie illiberali".
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Donzelli Editore, 02/03/2021
Abstract: Uno dei caratteri più pericolosi del fenomeno mafioso è la capacità di radicarsi nelle pieghe del contesto sociale, creando aree di contiguità e di copertura indispensabili alle proprie strategie. Nella percezione diffusa, questa capacità è legata a una particolare predisposizione dei luoghi d'origine, la Sicilia, la Calabria, la Campania. La mafia tuttavia ha mostrato nel tempo un crescente potenziale espansivo ben al di là dei contesti tradizionali. Nella sterminata letteratura sulla materia, lo studio di Sciarrone costituisce una delle poche ricerche empiriche condotte sul campo: attraverso l'osservazione ravvicinata e partecipante di un contesto specifico e lo strumento dell'intervista in profondità, l'autore indaga il modo in cui la mafia interviene in una determinata società locale, e le dinamiche che si attivano tra mafiosi e imprenditori, fino ad arrivare a un condizionamento pervasivo dello sviluppo economico. Sono tre le realtà in cui viene preso in esame il "capitale sociale" della mafia: Gioia Tauro, la Puglia e il Piemonte. Il tratto caratteristico della delinquenza mafiosa rimane, nelle aree vecchie come nelle nuove, la presa sulla società, il controllo diretto del territorio. A dieci anni dalla prima fortunata edizione, Sciarrone riflette sui più importanti cambiamenti intervenuti sia sul versante mafioso sia su quello della lotta alla criminalità organizzata. Se è vero che l'azione di contrasto è stata particolarmente efficace, non si può certo dire che 'ndrangheta e camorra abbiano perso la loro forza espansiva. Anzi, proprio di recente si sono verificati clamorosi episodi di recrudescenza, anche a livello sovranazionale. La rigorosa e documentatissima analisi contenuta nel volume mostra quanto il capitale sociale sia il più rilevante punto di forza delle mafie, ma anche una risorsa disponibile per il potere politico ed economico a vari livelli. Per riuscire a inceppare i meccanismi del consenso, ovvero i fattori che favoriscono la riproduzione del fenomeno mafioso, bisognerebbe dunque colpire con fermezza i nodi di connessione delle reti mafiose.
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Donzelli Editore, 02/03/2021
Abstract: "Non avevo molta voglia di parlare di me. Questa difatti non è la mia storia, ma piuttosto, pur con vuoti e lacune, la storia della mia famiglia", scriveva Natalia Ginzburg in Lessico famigliare. Chi parla si nasconde, si mette in secondo piano, perché i protagonisti sono gli altri membri della famiglia. Una simile operazione avrebbero compiuto nei decenni successivi autori come Marguerite Yourcenar, Günter Grass, Annie Ernaux, Oriana Fallaci, impegnati nel percorso a ritroso lungo i rami del proprio albero genealogico. Si realizza così un curioso rovesciamento: il discendente, colui che è stato generato, si trasforma in creatore, colui che genera i propri antenati riportandoli in vita sulla pagina scritta, o che quanto meno li osserva inosservato. Un'operazione ambigua, in cui, inevitabilmente, l'occhio di chi osserva ha un peso, più o meno rilevante. Il risultato è un genere ibrido, al confine tra il romanzo storico e le molteplici forme di scrittura del sé. Il rapporto tra verità e invenzione, i discorsi a tavola e i "lessici" condivisi, il sentimento di appartenenza alla propria classe sociale, l'incrocio tra individuale e universale, privato e pubblico, la storia collettiva guardata attraverso il filtro della storia privata sono solo alcune delle questioni affrontate. Un genere, quello delle "memorie di famiglia", che nelle esperienze più recenti si arricchisce di nuove modalità espressive – con il graphic novel – e mostra un'insospettata vitalità. La crisi della struttura familiare tradizionale si traduce spesso nell'impossibilità di realizzare un vero romanzo genealogico, solido e compatto; eppure, di fronte a una famiglia che si rivela organismo fragile, minacciato da più fronti, più urgente si fa il bisogno di costruirne le memorie: nel suo precario equilibrio, e nella possibilità di preservarlo almeno nel ricordo, risiede uno dei motivi di fascino che lo spazio domestico e le storie di famiglia continuano a esercitare su studiosi, lettori e spettatori del nostro tempo.
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Donzelli Editore, 11/03/2021
Abstract: Serve ancora la geografia? Quale senso può avere, oggi, la pretesa di fissare un territorio in una rappresentazione, di "cartografarlo"? E a cosa serve la geografia? A descrivere i luoghi su cui gli uomini "appoggiano" il loro agire, o a raccontarne le interazioni, e indagarne la storia? A fissare e legittimare lo status di quei luoghi, o a contribuire al loro cambiamento? In questo aureo libretto, che raccoglie in alcuni brevi e folgoranti saggi il percorso esemplare di quello che a buon diritto può essere considerato il più autorevole rappresentante italiano della geografia attiva, emerge una concezione della Terra in cui biosfera e sfera socio-culturale interagiscono all'interno di un medesimo sistema complesso, operando ciascuna secondo le proprie modalità. Ciò significa che, a tutti i livelli territoriali, possiamo fare scelte sbagliate, che alterano le condizioni biologiche e sociali del pianeta e che presto o tardi finiranno per ritorcersi sulle condizioni di vita dei sistemi locali. Per questo i geografi non possono limitarsi a descrivere i territori, ma devono assumersi la responsabilità di individuare e descrivere le condizioni favorevoli per instaurare rapporti virtuosi con la biosfera e, attraverso questi, rapporti sociali che riducano le diseguaglianze e gli sprechi di risorse naturali e umane a cui oggi assistiamo. Per farlo la geografia deve riaccendere quella "poetica della scoperta" che ha accompagnato le grandi esplorazioni: "la vera scoperta di Colombo – scrive Giuseppe Dematteis – non è stata l'America, ma l'idea che si potesse arrivare in India navigando verso occidente". I geografi, continua Dematteis, da sempre "fanno un pezzo di storia con i poeti: forse è per questo che gli antichi ritenevano Omero il massimo dei geografi". La geografia deve riprendere il suo cammino a fianco della poesia, recuperando così anche quella carica emotiva e affettiva che è necessaria per stabilire un corretto rapporto con i luoghi e con chi ci vive. Solo "un'immaginazione poetica che attinga al fondo oscuro e brulicante della vita potrà veramente suggerire la molteplicità dei bisogni e dei desideri che possono concorrere alla costruzione del territorio come bene comune", scovare, nascoste sotto le false necessità, "le condizioni di un divenire possibile".
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Donzelli Editore, 29/03/2021
Abstract: Ottana, ai piedi della Barbagia di Nuoro, è un paese povero, di una povertà estrema, calato in un territorio ostile, infestato dalla malaria, dove i bambini si divertono "a saltare da una parte all'altra del fiumiciattolo", come ricorda uno degli abitanti intervistati, e la gente si aiuta come può, tentando di sopravvivere e di combattere la fame. Ma c'è un grande equilibrio in questa situazione, la stabilità e la "tranquillità" di chi, in un certo modo, è venuto a patti con l'ambiente in cui è collocato. Tutto questo fino agli anni sessanta. Poi qualcosa cambia. La modernizzazione – la riforma agraria, l'industrializzazione – sconvolge questo equilibrio e fa saltare questo patto di sopravvivenza, facendo di Ottana il caso emblematico della breve durata della rivoluzione industriale in Italia. Tra il 1969 e il 1974 la Sardegna vive infatti una seconda fase di industrializzazione, successiva a quella che aveva interessato Porto Torres, Assemini e Sarroch. Al centro del maestoso progetto statale, inserito nel Piano di Rinascita della Sardegna e finanziato dalla Cassa per il Mezzogiorno, è la realizzazione di uno stabilimento chimico a Ottana. Il percorso etnografico delineato da Zedda – che non intende inserirsi nel dibattito sulla visione predatrice dell'operato industriale nell'isola – si snoda lungo quegli anni, attraverso narrazioni autobiografiche, interviste e un ricco apparato iconografico e documentale che fanno emergere la profonda lacerazione prodotta dalla discesa dell'industria sui territori rurali. Dalla povertà estrema al benessere, fino alla grande dismissione delle fabbriche – e di conseguenza la desertificazione del paesaggio di Ottana, che coinvolge anche l'abitato –, in queste pagine è rielaborata la complessa relazione tra tempo e identità, fra Stato e alterità, a dimostrazione di come il passato e la memoria siano capaci di trovare nuovi modi di essere attivati e reinventati a seconda delle esigenze dell'attualità.
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Donzelli Editore, 04/03/2021
Abstract: Che ne è del carattere sperimentale ed empirico della ricerca in un'epoca di omologazione crescente? Questo interrogativo guida le conversazioni tra Pier Luigi Crosta e Cristina Bianchetti sulla ricerca territoriale intesa come fare guidato da una soggettività mossa da affetti e relazioni. Lo scopo del libro è mettere in evidenza gli snodi principali della traiettoria di studio di Pier Luigi Crosta: una traiettoria originale, mai ideologica e per qualche aspetto eversiva, che ha caratterizzato il panorama degli studi sulle politiche pubbliche in Italia, delineandosi al di fuori di preoccupazioni accademiche. Un percorso segnato da uno strenuo empirismo e da vere e proprie tattiche del dissenso: disaffezione rispetto ai propri stessi giudizi; diffidenza nei confronti delle teorie; apprezzamento dell'improvvisazione e dell'anomalia; uso di concetti come scollegamento e disgiunzione; attenzione ai concetti di utile, utilizzazione, uso e ai loro legami; attenzione ai nessi tra familiarità e innovazione; rottura delle sequenze, per cui a una cosa può, o non, succederne un'altra. L'obiettivo di fondo è rilanciare una concezione libera e plurale della ricerca. In un'ottica in cui è cruciale il richiamo a Hirschman, alla sua curvatura intellettuale. Questo volume ribadisce che la ricerca è un intreccio mobile e non del tutto razionalizzabile e formalizzabile di interessi, motivazioni, conoscenze e convinzioni. E che può tornare a essere affermativa, capace di rispondere a orizzonti aperti che non la consegnino al nichilismo o alla malinconia.
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La resistenza ebraica in Europa
Donzelli Editore, 08/03/2021
Abstract: Perché gli ebrei non si sono difesi? Perché non hanno opposto resistenza? Domande come queste sono molto frequenti, in particolare nei ragazzi che si accostano allo studio della Shoah, e l'immagine degli ebrei portati come pecore al macello, vittime inermi della barbarie nazista, è quella prevalente nel senso comune. Come se il popolo ebraico fosse una massa omogenea, un gregge che senza reagire ha soggiaciuto alla violenza del proprio carnefice. L'assoluta necessità di non dimenticare i morti e i campi di sterminio, di fare in modo che la memoria, una volta scomparsi i testimoni diretti, resti sempre viva e vigile, ha fatto sì che le celebrazioni abbiano sempre privilegiato gli esiti dello sterminio senza guardare a cosa fecero gli ebrei in quegli anni in reazione alle politiche liberticide e poi sempre più liquidatorie dei regimi nazista e fascista. Il libro di Daniele Susini abbraccia il punto di vista delle vittime, che prima di diventare tali in molti casi hanno praticato varie strategie di resistenza. Dalla resistenza armata a quella spirituale e culturale fino alle innumerevoli forme di salvataggio e autoaiuto attuate nei ghetti e perfino nei campi di sterminio: sono tante le sfaccettature del vasto e potente movimento di opposizione al tentativo di annientamento morale e materiale del popolo ebraico, in particolare nei paesi dell'Est, dove il fenomeno è stato più diffuso e importante. Guardare agli ebrei come a individui che in forme diverse, minime o esplicite, hanno lottato contro la violenza inaudita e senza precedenti che li aveva travolti aiuta oggi ad arricchire con il racconto di vite attive e resistenti la memoria della più immane tragedia del Novecento, evitando che essa venga ridotta a un tragico bilancio di morti che rischia di scivolare in un passato sempre più lontano dalle giovani generazioni.
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Donzelli Editore, 08/02/2021
Abstract: La sfida, oggi, è non dimenticare questa lezione, mettendo di nuovo lo Stato al centro della gestione delle ingenti risorse che arriveranno dall'Europa grazie al Recovery Fund. Siamo a un passaggio storico determinante per il futuro del paese: questi fondi possono essere spesi per rimediare ai guasti del nostro sistema sociale e produttivo, oppure possono essere l'occasione per cambiare davvero tutto, decidendo che di questa seconda ricostruzione dell'Italia deve farsi carico in primo luogo il sistema pubblico, lo Stato nel senso più largo possibile del termine. Come declinare l'idea di ripresa? "Più Stato e meno mercato", reclamano con forza gli autori di questa riflessione a più voci sulla ripartenza post-pandemia: puntare sullo Stato e sul pubblico è il primo indispensabile investimento dell'Italia futura. È dalla cultura alla scuola, dalla ricerca al lavoro, dalla mobilità allo sviluppo industriale, passando per la sanità, la politica energetica e le telecomunicazioni: non c'è settore interessato dalle politiche pubbliche che non venga esplorato come possibile oggetto di una rivisitazione completa, grazie a una mano pubblica sapientemente guidata. Il libro propone una visione innovativa e partecipata, in grado di indicare gli obiettivi concreti, possibili, ma anche iconici di un nuovo modello di sviluppo basato sulla centralità dello Stato.
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Donzelli Editore, 18/02/2021
Abstract: Giovanni Codronchi Argeli rappresenta una delle figure di maggior spicco del liberalismo emiliano e romagnolo dopo l'unificazione italiana fino al primo Novecento. Nobile di nascita per parte tanto materna quanto paterna, dimostrò il suo valore umano e culturale nell'affrontare le sfide che scaturirono dai cambiamenti sociali, economici e politici di fine Ottocento e inizio del secolo successivo. Fu – volta a volta – sindaco, deputato, prefetto, senatore, commissario straordinario in Sicilia, ministro e, infine, vicepresidente del Senato, contribuendo per la parte liberale moderata a determinare una larga mediazione tra le varie forze politiche e sociali del suo tempo. Il politico Codronchi appartenne certamente, nell'animo e nei fatti, alla Destra storica dei Cavour e dei Minghetti, ma fu un liberalconservatore un po' peculiare, vale a dire attento sì alle ragioni del laissez-faire di stampo britannico e all'ordine pubblico di derivazione transalpina, ma che seppe coniugare la difesa della proprietà privata – per lui sempre prioritaria – con talune provvidenze sociali ed economiche verso le classi più sfavorite e meno abbienti. Valendosi di un'ampia documentazione, fatta di carteggi e fonti archivistiche pressoché del tutto inedite in Italia, questo volume ricostruisce in modo ampio per la prima volta la vicenda umana e politica di uno dei principali protagonisti della sua epoca. Un uomo dal "carattere integro, una tempra adamantina, devoto alle sue idee di ordine e di ferma disciplina civile e politica", tattico battagliero nella ricca e complessa stagione post-risorgimentale italiana.
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Perché insegnare la storia dell'arte
Donzelli Editore, 19/02/2021
Abstract: L'Italia ha un'invidiabile tradizione artistica che da secoli ne fa una meta obbligata per viaggiatori, letterati, uomini di cultura di ogni parte del mondo che vengono a scoprire meraviglie antiche e moderne: dalle grandi vestigia dell'antichità a Giotto, da Raffaello a Bernini, da Canova a Morandi. Consapevole di questo primato, il ministro e filosofo Giovanni Gentile nel 1923 inserì l'insegnamento della storia dell'arte nei licei classici: questo preveggente provvedimento, benché in seguito formalmente esteso alle altre scuole, nel corso dei decenni è stato nella sostanza lentamente eroso e annacquato, malgrado dall'arte l'Italia tragga un fiume di turisti e moneta pregiata. L'autore ripercorre queste vicende fino ai nostri giorni e propone nuove linee di metodo per il rinnovo della disciplina. Non una storia di capolavori e di maestri nozionistica, ma una conoscenza di grado in grado più approfondita che sappia avvicinare i giovani a questo immenso patrimonio di oggetti d'arte, musei, città e paesaggi. Una disciplina che sia in condizioni di dialogare con storia e letteratura. L'Italia vive infatti un paradosso: pur essendo l'unico paese al mondo che prevede nei suoi programmi scolastici questo insegnamento, lo ha letteralmente svuotato di ogni dignità e privato di qualsiasi rapporto con la concretezza di un inestimabile patrimonio nazionale; eppure, nel frattempo, l'arte è diventata a ogni latitudine una delle merci più richieste dai consumatori di turismo che si aggirano per il pianeta, ed è ormai quasi una moda. E la sensibilità generale sull'importanza di una simile conoscenza è talmente cresciuta che, per esempio in Francia, tra i programmi del presidente Sarkozy è previsto l'inserimento della disciplina nelle scuole di ogni ordine e grado. È dunque quanto mai cruciale che la Bella Italia metta a frutto il proprio vantaggio in questo ambito, che va dunque esaltato e non svilito, come avviene da troppi decenni.
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Donzelli Editore, 29/01/2021
Abstract: Qualsiasi disastro naturale – che sia allu¬vione, terremoto, incendio o epidemia – è anche un disastro umano. La natura è sem¬pre più lo specchio del comportamento del¬l'uomo, del modo in cui si relaziona con i suoi simili, in cui guarda a se stesso e al futu¬ro. Per questo è necessario innanzitutto ri-pensare il ruolo di chi con la natura ha un rapporto privilegiato. Chi si occupa di scienza, e in particolare chi studia la Terra, ha anche una responsabi¬lità sociale: le sue conoscenze hanno impor¬tanti ricadute sulle comunità umane e per¬tanto non sono proprietà intellettuale del singolo, ma bene collettivo. Lo abbiamo vi¬sto di recente: le scelte politiche più delicate si affidano al sapere scientifico, e dunque fondamentale è la gestione etica del sapere, di un patrimonio prezioso, da curare e gover¬nare tenendo fede ad alcuni principi e dove¬ri imprescindibili. Dalla coscienza di questa necessità nasce la geoetica, un movimento che raccoglie nu¬merosi scienziati in tutto il mondo. Lo sco¬po è ridefinire l'interazione con il sistema Terra attraverso un approccio critico, scien-tificamente fondato, pragmatico, il più pos¬sibile distante dalle ideologie, alla luce di va¬lori condivisi. La geoetica considera la Terra un sistema di relazioni complesse, di cui l'uomo è parte integrante e attivo modifica¬tore dei sistemi socio-economici. Ma "cos'è che ci rende umani?", si chie¬de Telmo Pievani nella Prefazione al volu¬me. Da quando è comparso sulla Terra, l'uo¬mo non fa che modificarla a suo piacimen¬to. Eppure, scrive Pievani, "non siamo solo invasivi, siamo anche creativi. Immaginia¬mo mondi nella nostra testa". Il problema è che abbiamo perso quella facoltà. Sommersi La scienza, a volte, può diventare un alibi; ai geo-scienziati sono chieste certez¬ze, quantificazioni. Quello che bisogna esi-gere, però, è la capacità di immaginare, è lo sguardo ampio e lungo sul futuro, la co¬struzione di un'etica della responsabilità umana, individuale e collettiva, verso la Ter¬ra. Una "geoetica", che riguardi sì lo scien¬ziato della Terra, la sua etica professionale, ma anche i decisori politici, gli attori dei me-dia, tutti noi.
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Donzelli Editore, 04/01/2021
Abstract: Viviamo talmente immersi nel flusso dei media da considerarlo come un ambiente "naturale", dimenticandoci spesso del suo carattere storico e culturale. I mass media sono invece prodotti culturali complessi nei quali la dimensione tecnologica e narrativa, la sfera sociale e politica, gli aspetti economici e istituzionali si integrano e si sostengono a vicenda: vanno affrontati, dunque, come un sistema articolato, tenendo insieme le varie dimensioni. Specchi infiniti racconta lo sviluppo del sistema dei media all'indomani della seconda guerra mondiale, analizzando l'evoluzione dei singoli media e la loro interazione con lo sviluppo sociale, economico e politico del paese, oltre che il modo in cui questi due processi hanno contribuito a formare il suo immaginario. Dai rotocalchi ai fumetti, dai giornali ai libri, dalla radio alla televisione, dal cinema all'industria musicale, dai computer alle reti digitali, si ripercorre la rinascita del paese dopo il trauma della guerra, con un sistema mediale raddoppiato, analizzando come le "rivoluzioni" del neorealismo e della televisione convivono con alcuni elementi di continuità degli anni del fascismo. Si attraversa poi il profondo cambiamento degli anni sessanta, in bilico fra la dimensione industriale di massa e l'emergere di modelli di controcultura, una contrapposizione che sembra ricomporsi – seppure non senza conflitti – nel decennio successivo. E si arriva a un nuovo mutamento di fondo negli anni ottanta e novanta, quando all'apparente dominio della televisione si accompagna l'emergere dei "nuovi media", prodromi di un profondo cambiamento linguistico e culturale che in Italia esploderà solo con il nuovo millennio, ma le cui radici affondano nelle pratiche, nei processi e nei linguaggi che hanno caratterizzato il sistema dei media nella seconda metà del Novecento.
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Utopisti e riformatori italiani
Donzelli Editore, 20/01/2021
Abstract: Delio Cantimori (1904-1966) è noto soprattutto come lo storico degli eretici e degli esuli nell'Europa del Cinquecento, ai quali dedicò un libro fondamentale, Eretici italiani del Cinquecento, pubblicato nel 1939 e divenuto un classico della storiografia. Ma Cantimori scrisse pochi anni dopo, in piena guerra, un altro libro, meno noto e tuttavia destinato ad avere una duratura influenza sotterranea negli studi di storia: Utopisti e riformatori italiani, 1794-1847. Ricerche storiche. Era il 1943, un tornante drammatico per la storia d'Italia e per la stessa biografia dello storico, in gioventù mazziniano, poi fascista acceso, a quelle date già approdato al comunismo. Convinto che le idee camminano sulle gambe degli uomini, Cantimori sviluppava in quel libro le implicazioni politiche delle dottrine di tolleranza e spirito critico che aveva già ricostruito per il Cinquecento europeo, allargandone la ricezione al periodo immediatamente successivo all'Illuminismo:dalla Rivoluzione francese al 1848. A fare da protagonisti erano gli ideali e i programmi di coloro che, tra il Terrore giacobino e i primi passi del movimento operaio, intesero rifondare dalla base la società, portando alle estreme conseguenze – e tentando di realizzare – le aspirazioni che avevano animato gli spiriti errabondi dei perseguitati nell'Europa del Cinquecento. Mai più ripubblicato dal 1943, Utopisti e riformatori torna ora in una nuova edizione, corredata da altri scritti cantimoriani sullo stesso argomento e periodo, e arricchita da una prefazione di Adriano Prosperi e da un'introduzione di Lucio Biasiori e Francesco Torchiani, che aiutano a comprendere il contesto in cui questo libro vide la luce e a chiarirne l'influenza sulla cultura storiografica e politica del dopoguerra, evidenziando la capacità di Cantimori di aver saputo guardare a quella storia "in tutt'altra luce".
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Donzelli Editore, 19/01/2021
Abstract: Quando si parla di "responsabilità pubblica" o "dovere istituzionale", di "burocrazia" o "corruzione", ci si imbatte in una serie di parole certo largamente utilizzate, ma secondo un significato spesso troppo semplificato, non di rado mal compreso, in alcuni casi stravolto.In un'epoca di grandi mutamenti quale quella che stiamo affrontando, il rischio di una svalutazione della dimensione etica che deve guidare a ogni livello l'azione delle istituzioni e la condotta di ciascuno di noi è certo molto concreto. Nasce da qui l'esigenza di un ideale lessico per le istituzioni, che illustri agli specialisti, al mondo dei funzionari pubblici e a ogni cittadino quanto ampio e profondo sia il messaggio etico racchiuso in alcune parole "antiche", come queste ultime si siano arricchite di contenuti nuovi – grazie anche all'impulso offerto dall'Autorità nazionale anticorruzione – e come, per il loro tramite, possano inquadrarsi alcune sfide cruciali per il futuro del nostro vivere democratico. Partendo dalla nozione più ampia, quella di "etica pubblica", il volume propone dunque alcune parole fondamentali e le relative implicazioni, sotto il duplice profilo etico e giuridico: anticorruzione, integrità, imparzialità, semplificazione, funzionario pubblico, conflitti di interesse, dovere, trasparenza, burocrazia, responsabilità, buona amministrazione. Si tratta di parole che non dovrebbero mai essere escluse da ogni lessico delle istituzioni e che, con sempre maggiore consapevolezza, devono continuare a ispirare l'azione che da queste ultime ogni cittadino si attende.
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Magazzini Salani, 01/07/2021
Abstract: UN DESTINO IN BILICO. UN AMORE CONDANNATO A BRUCIARELilith è una studentessa come tante altre. Abbandonata ancora in fasce davanti ai cancelli del collegio Rovoscuro, ha trascorso tutta la vita tra le antiche mura dell'istituto. Le sue origini sembrano avvolte da una coltre di buio impossibile da rischiarare, almeno fino a che non fa il suo arrivo tra i banchi di scuola Lucio, un nuovo e misterioso allievo. Lucio è affascinante, sicuro di sé e al suo sguardo gelido è impossibile resistere. Eppure in lui c'è qualcosa di pericoloso e indecifrabile, che attrae e insieme respinge Lilith. Chi è davvero il nuovo studente? Quale segreto nasconde? E soprattutto, che cosa sa di Lilith? Mentre i giorni passano, la ragazza si prepara inesorabilmente a scoprirlo, in un crescendo di rivelazioni sempre più spaventose. Fino alla notte del suo diciottesimo compleanno, quando Lucio le svela finalmente la sua vera natura e getta luce sul terribile destino che la attende. Per Lilith, ingenua e sognatrice, si spalancano le porte di un nuovo mondo sconosciuto, pieno di insidie e di minacce, in cui il Bene e il Male si preparano a scontrarsi in una battaglia senza esclusione di colpi. La più antica e difficile delle scelte la attende: schierarsi dalla parte della luce o lasciarsi rapire dal buio? Il primo volume della Inferorum Gemmae Saga è un viaggio nell'oscurità alla ricerca dell'unica fiamma capace di rischiarare anche il buio più cupo, quella dell'amore. "Mai innamorarsi di un re delle Tenebre".
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Magazzini Salani, 24/06/2021
Abstract: Cinque eroi in un'avventura per salvare il mondo e se stessiÈ un'incantevole mattina d'estate, con il cielo azzurro e l'aria frizzante, quella in cui Pingu e i suoi quattro migliori amici si riuniscono nel bosco per assistere all'eclissi. Mentre la luna oscura il sole, una strana luce li guida al centro della radura, rivelando tra l'erba alta cinque misteriose pietre dorate. Da dove provengono quei manufatti? E che cosa significano le curiose incisioni che li rivestono? Pingu e i suoi amici decidono di scoprirlo, ma, una volta raccolte le pietre, si ritrovano catapultati all'istante in un magico mondo medievale, popolato da maghi dalla lunga barba bianca, cavalieri senza paura e principesse da salvare. Per revocare il sortilegio e tornare a casa c'è un solo modo: recuperare tutte e cinque le pietre disperse nel regno e riaprire il varco spazio-temporale che li ha inghiottiti. Ma come nella più crudele delle fiabe, un nemico potente è in agguato e trama nell'ombra un piano per intrappolare per sempre Pingu e i suoi amici nel passato. Per sconfiggerlo e completare la loro missione i ragazzi potranno contare solo sui loro nuovi, straordinari poteri, oltre che sulla forza della loro amicizia.
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Magazzini Salani, 18/11/2021
Abstract: Il musical più amato di tutti i tempi nel romanzo originale pubblicato per la prima volta nel 1961. Nella New York sfavillante e insieme sordida degli anni Cinquanta, i Jets e gli Sharks sono nemici giurati. Le due bande, rivali da sempre, si contendono il controllo dell'Upper West Side in una lotta senza esclusione di colpi. Almeno fino a che Tony, ex membro dei Jets, non si innamora di Maria, sorella del capo degli Sharks. Quando i due si incontrano sulla pista da ballo il tempo si ferma, ma in una comunità dilaniata dall'odio e dal pregiudizio sembra non esserci spazio per il lieto fine. West Side Story è il romanzo originale di uno dei musical più amati e rappresentati di Broadway. Liberamente ispirato a Romeo e Giulietta, nel suo primo adattamento cinematografico, datato 1961, ha ottenuto dieci Oscar, tra cui quello per il miglior film. Oggi questa storia d'amore senza tempo torna in sala in una nuova versione distribuita da Walt Disney con la regia di Steven Spielberg. "Baciami: è una lingua nuova per tutti e due. Ma la parliamo già benissimo".
Risorsa locale
Magazzini Salani, 11/11/2021
Abstract: La Terra è invasa dagli zombie! Solo Lyon e i suoi amici possono sperare di trovare la cura. La Terra è stata sconvolta da una misteriosa epidemia zombie. I pochi superstiti vivono ormai nascosti, minacciati da orde di non morti assetati di sangue e carne umana. Dopo aver lottato per sopravvivere tra le macerie del vecchio mondo, Lyon riesce finalmente a riunirsi ad Anna e Cico, gli amici che credeva di aver perso per sempre. I tre si ritrovano nell'accampamento del Generale, uno dei pochi insediamenti che ancora resiste agli assalti dei banditi e degli infetti. Sotto la tirannia del militare, il gruppo è costretto ad affrontare missioni sempre più impossibili, mentre il destino di Anna è in bilico. Uno zombie l'ha infettata, contagiandola con il virus, e le sue possibilità di salvezza si assottigliano di minuto in minuto. Non c'è altro tempo da perdere, perciò Lyon e i suoi fanno in fretta i bagagli e si preparano a partire alla volta del nord, verso un laboratorio che potrebbe aver sviluppato una cura. Lungo il cammino li aspettano vecchi amici e nuovi nemici, mentre la minaccia del Generale continua a incombere e i suoi piani spietati si delineano con sempre più agghiacciante chiarezza. Basterà il coraggio di Lyon e dei suoi amici per salvare il mondo dalla distruzione?"Ci voleva la fine del mondo per capire che l'unica cosa davvero importante era stare insieme?"