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LSD
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Codignola, Agnese

LSD

UTET, 10/04/2018

Abstract: 19 aprile 1943. Albert Hofmann, chimico in forze all'azienda farmaceutica Sandoz di Basilea, inforca la bicicletta e si avvia verso casa. Sembra un giorno come un altro, se non fosse che ha appena assunto 250 microgrammi di dietilammide-25 dell'acido lisergico, un composto da lui stesso sintetizzato nella ricerca di uno stimolante della circolazione sanguigna. Ciò che accade durante il tragitto sconvolge la sua nozione del reale: visioni coloratissime, meravigliose e mostruose, percezioni di realtà parallele, terrori, euforie. È nato l'Lsd. Hofmann coglie subito le potenzialità della sostanza, in grado di squassare l'assetto delle sinapsi e portare a una Ego dissolution, una tabula rasa dell'io che potrebbe sciogliere traumi, depressioni, emicranie, dipendenze. Per vent'anni sperimenta e contribuisce a diffondere l'Lsd nel chiuso dei circoli scientifici ma anche fuori, nel mondo che sta lentamente uscendo dall'incubo nero della guerra e che si interessa alle possibilità di questo colorato universo lisergico: non solo Aldous Huxley e le sue Porte della percezione, ma persino Cary Grant sponsorizza l'Lsd come panacea della stressante vita moderna. Forse inevitabilmente, l'Lsd guadagna popolarità e si trasforma. Anche a causa di strani scienziati-sciamani come Timothy Leary, da farmaco diventa droga simbolo della controcultura, icona della Summer of Love e ponte verso la trascendenza orientale, tra l'India dei Beatles e la follia psichedelica di Syd Barrett. E così nel 1971 addirittura l'Onu ne mette al bando la sperimentazione e l'uso, relegandolo nel limbo delle sostanze proibite. Ma non sarà la fine: sfruttando tutti i possibili cavilli legali, alcuni ricercatori sparsi per il globo continuano sotterraneamente a lavorarci, mentre le energie creative dell'Lsd influenzano Steve Jobs e gli altri moghul della Silicon Valley. Tra psicanalisti visionari e contesse inglesi dedite alla trapanazione del cranio, ragni drogati e neuroscienziati che parlano coi delfini, Agnese Codignola districa i molti fili che compongono la stupefacente storia dell'Lsd, dalle origini fino al Rinascimento psichedelico di questi anni, in cui il rivoluzionario uso dei microdosaggi e le scoperte recentissime di David Nutt e Robin Carhart-Harris sulle connessioni neurali attivate dall'Lsd stanno riaprendo la strada della sperimentazione ufficiale per il "bambino difficile" di Albert Hofmann. ------------------- "Documentatissimo e ben articolato" - Claudio Mecacci, la Lettura - Corriere della Sera "Se i libri che parlano di scienza non devono devono raccontare qualcosa che va contro pregiudizi diffusi e sbagliati, e dirci qualcosa di nuovo e intenso, questo lo fa." - Carlo Rovelli, autore di Sette brevi lezioni di fisica "LSD è uno di quei saggi per cui vale veramente l'abusata frase "si legge come un romanzo". Quella dell'LSD è una vicenda incredibile e appassionante" - Vanni Santoni, Esquire

L'invenzione di Caravaggio
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Cotroneo, Roberto

L'invenzione di Caravaggio

UTET, 03/07/2018

Abstract: Il pittore classicista Nicolas Poussin, giunto a Roma quattordici anni dopo la morte di Michelangelo Merisi detto Caravaggio, lo liquidava come una sorta di anticristo: "Era venuto per distruggere la pittura". Queste parole suonano strane, oggi che basta un solo suo quadro per decretare il successo di una mostra intera, per richiamare folle di appassionati e curiosi. Eppure, la fama che aveva accompagnato la traiettoria artistica di Caravaggio in pochi anni era svanita nel nulla, e i numerosi imitatori avevano ceduto il passo ai sempre più numerosi detrattori. La sua pittura inquieta, i violenti chiaroscuri, la tensione dionisiaca della sua arte (e della sua vita) parevano incompatibili con un mondo che dai tormenti barocchi si avviava verso il rigore apollineo del Neoclassicismo. Venne cos. dimenticato, mentre le sue opere passavano di mano in mano e gli originali finivano per confondersi con le molte copie. Ma a farlo uscire da un'eclissi lunga più di due secoli fu un giovane, geniale studioso. È il 1910. Roberto Longhi ha solo vent'anni quando sceglie di dedicare a Michelangelo Merisi la sua tesi di laurea, dando inizio a un lavoro di ricostruzione che durerà decenni. Sarà lui a risolvere l'enigma sfuggente dell'artista, a ultimare L'invenzione di Caravaggio, riportandolo al centro della storia della pittura. Longhi: lo scrittore fulminante con l'avanino a fior di labbra, capace con la sua intelligenza di donare ai dipinti una seconda vita; il connaisseur dall'occhio prodigioso, in grado di riconoscere la mano del maestro in un dettaglio secondario; l'uomo dai forti contrasti, che suscita amore e odio, ammirazione e repulsione senza mezze misure, proprio come l'artista a cui più di ogni altro ha legato il suo nome. È impossibile raccontare Caravaggio senza raccontare il critico che l'ha riscoperto, e viceversa: Roberto Cotroneo costruisce così un originale ritratto bifronte, dove i conflitti tra Caravaggio e i suoi nemici riverberano in quelli tra Longhi e i suoi rivali, Bernard Berenson e Lionello Venturi, mentre le nebbie lombarde e le ombre delle taverne romane del Seicento sfumano nella quiete fiorentina della villa Il Tasso, dove il critico viveva con Anna Banti quel loro amore che, "pur tormentato, aveva ignorato la sua perfezione".

Come organizzare una crociata
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Tyerman, Christopher - Dalla Fontana, Luisa Agnese

Come organizzare una crociata

UTET, 03/04/2018

Abstract: Nel 1190 Riccardo I d'Inghilterra spediva verso la terza crociata diecimila uomini e una flotta di cento navi che, stando alle cronache, ospitava circa cinquemila cavalli. Può sembrare un dettaglio secondario, ma per ogni animale bisognava prevedere una scorta di dodici ferri, ognuno dei quali pesava circa 350 grammi; i sessantamila ferri da cavallo necessari pesavano quindi più di 20 tonnellate. Durante la traversata ogni cavallo doveva poi essere curato, nutrito e dissetato, e ogni giorno produceva circa 50 chili di letame, che andavano smaltiti con regolarità. Ma l'epopea delle crociate è talmente densa e complessa che nei libri di storia non si arriva mai a questo livello di dettaglio: dalla chiamata alle armi del papa di turno si finisce subito sul campo di battaglia o al tavolo delle trattative, alle spartizioni e agli strascichi, agli avanzamenti e ai cambi di potere in Terra santa. In Come organizzare una crociata Christopher Tyerman, massimo esperto nel campo, dimostra che invece la verità storica (se non il diavolo o il buon Dio) sta proprio nei dettagli. Le crociate erano infatti una gigantesca macchina organizzativa e politica: non solo l'accurata scelta del casus belli e la ricerca di alleanze, finanziamenti e comandanti, ma anche l'arruolamento di soldati, la raccolta di armi, vettovaglie e cavalli e il loro trasporto dall'altra parte del Mediterraneo erano parte di una complessa organizzazione che nulla lasciava al caso, qualcosa di molto diverso dall'immagine "brancaleonesca" e stereotipata che ne abbiamo oggi. Non solo: erano un'impresa che portava l'hortus conclusus dell'Europa medievale alla scoperta di mondi lontanissimi per usi e costumi, che muoveva migliaia di persone e inventava nuovi modi per diramare notizie, fare propaganda, raccogliere tasse e disegnare mappe, e che di fatto univa e metteva a confronto i popoli proprio mentre sembrava dividerli a fil di lama. Mentre ci addentriamo nelle pagine meticolose e divertenti del libro, ricche di aneddoti e curiosità, il fenomeno storico delle crociate si libera delle tinte irrazionali e barbare con cui il razionalismo illuminista ce lo ha sempre ritratto: le "guerre di Dio" erano fondate su una particolarissima forma di razionalismo pragmatico, che per certi versi, e in modi tortuosi, avrebbe poi gettato le basi della nostra modernità. "Un libro vivace, che regala di continuo al lettore dettagli sorprendenti, aneddoti curiosi e commenti caustici." - Jessie Childs, "The Guardian" "Una miniera di dettagli logistici ordinati con virtuosismo, un'esauriente ricostruzione dei fatti delle crociate che spazza via le supposizioni passate (spesso false). Oggi che l'Occidente sembra armarsi per una nuova crociata contro lo Stato islamico, questo libro guadagna poi un'inquietante attualità." - Giles Whittell, "The Times" "Tyerman esplora in profondità il rapporto tra razionalità umana e guerre di religione, per mostrarci come sia stato proprio un ingegnoso spirito organizzativo a rendere possibile la guerra santa." - Diarmaid Macculloch, "London Review of books"

Le 101 ragioni per cui vado in bicicletta
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Angioni, Martin

Le 101 ragioni per cui vado in bicicletta

UTET, 25/09/2018

Abstract: Cosa c'è di più irresistibile di una bicicletta lanciata a tutta velocità, mentre sfreccia silenziosa all'alba, o al tramonto, in salita o in discesa, sospinta dal vento o costretta ad arrancare contro la pioggia, su una strada asfaltata o sul bagnasciuga in una giornata di inverno? Martin Angioni non ha dubbi. La bicicletta - il ritmo meccanico delle pedalate, il respiro misurato e costante, i muscoli che si tendono... - è un piacere perfetto e insostituibile, una passione da coltivare ogni giorno, chilometro dopo chilometro, per anni. Neppure nei momenti più stressanti o complicati della sua vita, quando lavorava a New York o a Parigi, Angioni ha mai rinunciato a veleggiare "sopra il maelstrom di macchine" in sella a una Trek, a una Cinelli da corsa, o su uno dei pesanti vélib' in affitto nella capitale francese. Intrecciando la sua biografia e storie di ciclismo, spunti filosofici e citazioni letterarie, l'autore elenca le 98 ragioni per cui non passa giorno senza sottoporsi a questo rituale. Il risultato è un libro insolito, in cui lo sguardo felice e allenato di Angioni sembra scoprire a ogni pagina un motivo in più per saltare in sella. Lo seguiamo mentre esalta la bellezza dei pendii alpini, o il punto di vista eccentrico e rilassato da cui osservare una metropoli; mentre elenca i benefici fisici e mentali, ma anche il valore essenziale della fatica, finché, pagina dopo pagina, anche ai non appassionati appare chiaro ciò che gli adepti sanno da sempre: la bicicletta non è solo un mezzo di trasporto ma uno strumento di conoscenza di sé e di ciò che ci circonda, un'alternativa sana e divertente alla macchina, e soprattutto un'espressione di libertà, anarchia e disciplina, senza uguali. "Una dichiarazione d'amore eterno per le due ruote." - Letizia Rittatore, Liberi tutti - Corriere della Sera

L'ultimo Leonardo
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Panza, Pierluigi

L'ultimo Leonardo

UTET, 28/08/2018

Abstract: In un mappa universale del genio artistico, è facile immaginare il nome di Leonardo da Vinci in un luogo assai vicino al centro. Eppure, i dipinti attribuiti con certezza alla sua mano non arrivano a venti: un numero davvero esiguo anche per un maestro antico. Non è strano allora che da decenni studiosi e mercanti in tutto il mondo vadano alla ricerca dei suoi capolavori perduti. C'è solo un'opera, però, che sembra condensare tutte le loro ossessioni. È il Salvator Mundi, ieratica immagine di Cristo dipinta per Luigi XII quando il re di Francia, insieme al ducato di Milano, strappa a Ludovico il Moro anche i servigi di Leonardo, pittore e ingegnere di corte. Se questa piccola tavola, solo 65 centimetri per 45, fosse rimasta nelle collezioni reali francesi, forse sarebbe da secoli esposta al Louvre; il suo destino, invece, è molto più avventuroso. Portato in Inghilterra come dono per le nozze fra Henrietta Maria di Borbone e Carlo i Stuart, il Salvator Mundi sopravvive ai tumulti delle Rivoluzioni inglesi; viene donato da Giacomo ii a una sua spregiudicata amante; viene ereditato, venduto, restaurato, ridipinto al punto da scomparire, lasciando dietro di sé solo la lunga scia di copie dei pittori leonardeschi, e una riproduzione seicentesca dell'incisore boemo Wenceslaus Hollar. Fino al 2005, quando un dipinto comprato in Louisiana per poche migliaia di dollari viene sottoposto a una radicale pulitura che lascia sbalorditi: quella che emerge sotto la crosta di vernici e ridipinture sembra proprio la mano di Leonardo. Per alcuni esperti è questo l'originale, il primo Salvator Mundi. Di certo, è questa l'opera che il 15 novembre 2017, nella sede newyorkese della casa d'aste Christie's, viene aggiudicata per 450 milioni di dollari. Petroldollari, per la precisione: Cristo passa dalle mani di un oligarca russo proprietario della squadra di calcio del Monaco a quelle degli Emiri. A ospitarlo sarà il nuovissimo Louvre di Abu Dhabi. Con il rigore dello storico d'arte e la sensibilità del romanziere, Pierluigi Panza ricostruisce la storia, gli intrighi e i segreti del quadro più costoso di sempre, dipanando i fili di un mistero che lega in modo imprevedibile due mondi: quello del glorioso passato europeo popolato di nobili, artisti e cortigiani, e quello attuale, dominato da capitali finanziari e nuovi ricchi sedotti dall'ambiguo potere delle immagini. "Una ricostruzione accurata di tutti gli ingarbugliati passaggi del dipinto di collezione in collezione, sino alla rivelazione finale." - Carlo Bertelli, Corriere della Sera

Il grande Gualino
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Caponetti, Giorgio

Il grande Gualino

UTET, 19/06/2018

Abstract: La vita straordinaria di uno dei grandi protagonisti del Novecento italiano. Imprenditore spregiudicato e raffinato mecenate, elegante viveur e lungimirante affarista, colto, piratesco, sottile, avventuroso. Riccardo Gualino ha segnato il secolo scorso come pochi altri hanno saputo fare. Nato sul finire dell'Ottocento da una ricca famiglia biellese, fin da subito Gualino rivela un'incrollabile determinazione. Dapprima commerciante di legname, presto la sua ambizione lo conduce a un crescendo di imprese sempre più grandiose. Acquisisce banche, in società con Giovanni Agnelli fonda la snia, diventa azionista di riferimento e vicepresidente della Fiat, lancia i filati artificiali, ha interessi nel settore chimico e in quello alimentare. Il nome Gualino diventa noto in tutto il mondo: nel 1928 è inserito nella rosa dei cinque uomini più ricchi d'Europa. La sua ascesa è vertiginosa e le sue cadute fragorose. Le sue idee degne di un visionario: nel 1914 acquista un enorme terreno sulle rive della Neva, determinato a costruire una nuova San Pietroburgo ricalcata sul profilo di Manhattan. La Rivoluzione d'Ottobre manderà a monte il progetto, ma non fermerà la sua fame di affari. Non ci riuscirà neppure il tracollo economico del '29, né l'accanimento di Mussolini che lo confina a Lipari. Gualino è uno di quei rari talenti in grado di capire il flusso del tempo, di prevedere la modernità: lo troviamo, dopo la caduta, a capo della pionieristica Lux, che nel dopoguerra produce i film di Visconti e Lattuada avvalendosi anche dei giovani Carlo Ponti e Dino De Laurentiis. Al suo fianco c'è sempre Cesarina che condivide con lui una lunghissima vita piena di viaggi, incontri e amicizie memorabili: tra gli altri, ci imbattiamo in D'Annunzio e Gobetti, Nijinskij, Solomon Guggenheim, Curzio Malaparte, Winston Churchill, i Kennedy, Liz Taylor, Luchino Visconti. Lui e Cesarina, appassionati di tutte le arti, dall'architettura alla danza, alla musica, alla pittura, costruiranno castelli e teatri, daranno vita a splendide stagioni di eventi e acquisteranno una strabiliante raccolta di capolavori, da Botticelli a Modigliani: una parte di essi costituiranno la "Collezione Gualino", patrimonio della Galleria Sabauda di Torino. Una vita come un romanzo, che Giorgio Caponetti racconta con la vivacità dell'improvvisazione jazz e con l'andamento di una partitura sinfonica, consegnandoci lo scintillante ritratto di un'epoca irripetibile. "Il romanzo di una vita hors-catégorie" - Bruno Quaranta, La Stampa "Se ora parliamo di Gualino, il merito è del libro Il grande Gualino di Giorgio Caponetti, una biografia quasi in forma di sceneggiatura dedicata a un uomo la cui vita è il favoloso film che la Lux non ha mai girato." - Aldo Grasso, La Lettura "Oggi le gesta di Gualino, a lungo rimosse, rivivono grazie a una biografia che è forse l'unico genere in grado di tenere insieme tutte le sue creatività." - Il Foglio

La grande storia della Resistenza (1943-1948)
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Oliva, Gianni

La grande storia della Resistenza (1943-1948)

UTET, 17/04/2018

Abstract: Negli ultimi anni la Resistenza è stata oggetto di narrazioni e contronarrazioni, non di rado discutibili. Ma se molti ne hanno analizzato la portata etica e politica - e altrettanti, in modi diversi, hanno cercato di contestarla o ridimensionarla - pochissimi hanno avuto il coraggio di fare un passo indietro rispetto alle ideologie, e ripartire da una rigorosa cronistoria dei fatti. Gianni Oliva racconta per intero e senza pregiudizi La grande storia della Resistenza, offrendo una mappa dettagliata e precisa a chi voglia comprendere le ragioni, il senso e le conseguenze di un'esperienza complessa, fondamentale per capire meglio il paese in cui viviamo. Fernand Braudel l'avrebbe chiamata "histoire événementielle": storia di avvenimenti, di battaglie e di trattative, di donne e uomini decisivi, di giorni memorabili. Dal 25 luglio 1943, quando, alla notizia delle dimissioni di Mussolini, le città esplodono in una festa spontanea presto repressa dall'occupazione nazista, fino al referendum del 2 giugno 1946, che segna la nascita di un'Italia repubblicana ancora tutt'altro che unita. Passando per l'armistizio dell'8 settembre, la creazione della r.s.i., lo sbarco alleato ad Anzio, il proclama Alexander, che inaugura l'ultimo, durissimo, inverno di guerra, e le insurrezioni dell'aprile 1945. Nella Storia di Oliva troviamo l'epopea partigiana e la sua quotidianità; il frastagliato fronte antifascista e l'Italia spaccata in due tra Nord e Sud; la resistenza silenziosa degli internati militari nei lager; il ruolo determinante degli Alleati. Ma non solo. Perché riaffermare il valore fondativo della Resistenza significa anche raccontare ciò che accade nei giorni conclusivi della guerra, nella drammatica resa dei conti finale: i cadaveri illustri di piazzale Loreto, gli improvvisati tribunali del popolo e le esecuzioni del maggio-giugno 1945 vengono inseriti nel contesto che li ha determinati e spiegati alla luce di una stagione in cui guerra di liberazione e guerra di classe si sono mescolate a forti componenti di guerra civile. Una stagione che per essere compresa appieno va però estesa fino al 1948, quando l'entrata in vigore di una Costituzione che fonde nei suoi principi le diverse anime della Resistenza porta a compimento il viaggio di una generazione, e di un paese intero, dalla dittatura fascista alla democrazia. "Le storie che raccontano la lotta di Liberazione nel suo complesso sono rare, a questa lacuna Oliva ha voluto porre rimedio" - Mirella Serri, La Stampa

Ho sposato Pablo Escobar
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Henao, Victoria Eugenia - Pe', Francesca - Zavagna, Giulia

Ho sposato Pablo Escobar

UTET, 06/11/2018

Abstract: Victoria Eugenia Henao, moglie di Pablo Escobar, si racconta per la prima volta in una biografia intensa e scioccante Victoria Eugenia Henao ha dodici anni quando vede per la prima volta Pablo Escobar a cavallo di una Vespa bianca e rossa, comprata a rate da un vicino di casa. Quindici anni quando lo sposa. Trentadue quando rimane vedova. Vedova del più famoso, pericoloso, sanguinario narcotrafficante della storia. Cosa significa vivere a fianco di un uomo dalla leggendaria ferocia, un mafioso che da piccoli traffici di provincia arriva a controllare un impero criminale sconfinato, un assassino e un dongiovanni che è anche un padre amorevole e un marito attento? Cosa significa avere la vita e l'anima completamente controllata da Pablo Escobar, finire vittima delle guerre che lui ha scatenato, restare sola dopo la sua morte a trattare per la propria vita e quella dei propri figli? Su Escobar e la sua parabola criminale sono ormai stati versati fiumi di inchiostro, e girati film e serie televisive. Ma nessuno può dire di averlo conosciuto più intimamente di sua moglie, mille volte tradita ma mai lasciata, ricoperta di regali e soldi a patto che non capisse troppo bene quale origine avessero, tenuta vicino il più possibile anche quando la vita era una fuga continua da attentati, forze dell'ordine, cartelli rivali. E la forza di questa straordinaria testimonianza è proprio il racconto della dimensione umana, della vita vissuta, dei sentimenti e dei dolori di una coppia: nonostante i difficili inizi, oltre i fasti di una ricchezza costruita sulla droga, lungo la spirale di violenza che finisce per minacciare la vita di tutta la famiglia, fino a dopo la morte di Pablo, che lascia dietro di sé una scia di fama, sangue e rimorsi che perseguita Victoria ancora oggi. Victoria Henao non scrive per giustificare né per addolcire la figura di Pablo Escobar, e racconta le sue esperienze senza tacere nulla, neanche i segreti fino a oggi rimasti assolutamente impenetrabili, scavando in un rapporto che è stato amore, adorazione, ossessione, ma anche dominio psicologico, violenza, dolore. "Alla fine di questa storia di dolore, mi chiedo se sono riuscita a rievocare tutta la crudeltà di Pablo e se quello che davvero mi univa a lui era la paura o l'amore."

La partita perfetta
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Del Bò, Corrado - Santoni De Sio, Filippo

La partita perfetta

UTET, 05/06/2018

Abstract: La partita perfetta, secondo l'indimenticato adagio di Gianni Brera, termina con il risultato di 0 a 0. Squadre attente tatticamente, corte, concentrate; le difese controllano gli attacchi, le forze in campo si bilanciano: nessun gol. Ma siamo sicuri che una partita con due formazioni che arrivano ad annullarsi a tal punto da bloccare il risultato su un pareggio a reti inviolate, racchiuda veramente lo spirito del gioco, e quindi il suo massimo livello di perfezione? Non sarebbero più rappresentativi novanta minuti ricchi di gol e di emozioni? Una di quelle partite che lasciano il tifoso palpitante e con la voce roca? Partendo da queste domande Corrado del Bò e Filippo Santoni de Sio, filosofi di professione e appassionati tifosi, danno vita a un derby filosofico consumato a colpi di rimandi colti e citazioni sportive: un viaggio alla ricerca dello spirito del calcio che dai gol di van Basten nella celebre finale di Coppa dei campioni contro la Steaua Bucarest del 1989, ci conduce a Messico '70, alla "partita del secolo" con cui l'Italia superò la Germania Ovest, o ancora alla semifinale mondiale del 2006, fino alle partite tra Pavia e Grosseto di Serie C1. Col rigore dei ricercatori scientifici e il trasporto degli entusiasti, Del Bò e Santoni analizzano il rettangolo di gioco da ogni possibile prospettiva: i collegamenti tra il mondo del calcio e i nazionalismi, il concetto di fair play, la lingua plasmata intorno al gioco o le reazioni e i litigi davanti alla moviola serale, con il peso dello sconforto per una partita persa con un'azione dubbia. Ed è forse qui lo spirito del gioco, nascosto dietro le discussioni su moduli e schieramenti, tattica e calciomercato: in quell'emozione rituale che ogni tifoso celebra almeno una volta alla settimana durante i novanta minuti, quella passione insensata e innaturale davanti alla quale anche "ai filosofi non resta che riconoscere che ci sono molte più cose tra le due porte di un campo di quante ne contenga la loro filosofia".

Il tempo dei lupi
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Rao, Riccardo

Il tempo dei lupi

UTET, 02/10/2018

Abstract: I lupi stanno tornando. Negli ultimi anni la loro popolazione in tutta Europa è aumentata in modo esponenziale. In Italia è più che decuplicata superando i duemila esemplari. Sempre più spesso vengono avvistati intorno ai centri abitati, nei pascoli, al limitare del bosco. Insieme alle tracce riemergono paure antiche, mai placate del tutto. Nemico da perseguitare, incarnazione del male, pericolo per raccolti e greggi: man mano che avanzava l'urbanizzazione e le foreste lasciavano spazio ai campi, i lupi sono stati cacciati, dagli eserciti o dagli stessi contadini, spesso dietro compenso delle istituzioni pubbliche. Si conta che solo in Francia nel 1797 furono uccisi oltre cinquemila lupi. Massacri simili furono perpetrati in Germania, Inghilterra, Italia... Una strage alimentata da un timore ancestrale che dal Medioevo giunge fino al presente. Dalla donna delle Asturie capace di comandare branchi di lupi nel Seicento, al ragazzo tedesco allevato dai lupi nel Trecento, fino alla celebre storia della bambina con il cappuccetto rosso che attorno all'anno Mille viene ghermita da un lupo e condotta nel cuore della foresta, Riccardo Rao ci guida attraverso documenti storici e leggende fino ai giorni nostri, ai macabri ritrovamenti di lupi impiccati nei boschi italiani. In un percorso fra storia, letteratura, psicologia e biologia, Rao ricostruisce come la superstizione popolare, la cultura dotta degli uomini di chiesa, ma anche le grandi trasformazioni dell'ambiente abbiano creato il mito del lupo europeo. Un mito mai così attuale. "Uno straordinario viaggio da san Francesco a Cappuccetto Rosso, per scoprire il ruolo del lupo nel nostro inconscio." - Alessandro Barbero

L'ultimo re di Napoli
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Di Fiore, Gigi

L'ultimo re di Napoli

UTET, 18/09/2018

Abstract: "Mai principe sopportò le avversità della fortuna con la fermezza silenziosa e la dignità di Francesco II. Colui che era stato o era parso debole sul trono, travolto dal destino, dalla ineluttabile fatalità, colui che era stato schernito come un incosciente, mentre subiva una catastrofe creata da mille cause incoscienti, questo povero re, questo povero giovane che non era stato felice un anno, ha lasciato che tutti i dolori umani penetrassero in lui senza respingerli, senza lamentarsi." Così Matilde Serao tratteggiò la figura disgraziata ed eroica di Francesco II di Borbone due giorni dopo la sua morte. Sbeffeggiato come "Franceschiello" dalla stampa risorgimentale, ricordato dai più come l'imbelle sovrano di un Regno delle Due Sicilie destinato al tramonto, Francesco è in realtà solo un ragazzo quando, con la capitolazione di Gaeta, perde per sempre il trono su cui era salito da meno di due anni. Per i successivi trentatré vivrà in esilio. Ma è proprio in questo periodo, negli anni trascorsi tra Roma e la Baviera, tra Parigi a Vienna, che si delinea il carattere di un uomo complesso, capace di riscattare con compostezza, sobrietà e intelligenza la sconfitta e la scomparsa di un mondo di cui fu l'ultimo sovrano. Con la consueta vivacità narrativa e l'aiuto di documenti inediti o poco noti, Gigi Di Fiore ripercorre la seconda vita di Francesco, riconsegnandoci una vicenda umana ricca di sorprese e ingiustamente dimenticata: nel racconto scopriamo un personaggio curioso e quasi romanzesco, aristocratico autentico e uomo sensibile segnato da grandi passioni e sofferenze. E nello stesso tempo sperimentiamo uno sguardo diverso, in controluce, sull'Italia di quegli anni e sui suoi protagonisti: Vittorio Emanuele ii e Umberto i, Depretis e Crispi, gli anarchici, i diplomatici, i papi e gli imperatori. Tutti gli interpreti di un periodo cruciale per la storia del nostro paese, tra i quali trova finalmente il posto che gli spetta anche uno dei grandi vinti del Risorgimento, Francesco II di Borbone, L'ultimo re di Napoli "Appassionato, fluviale, riflessivo, elegiaco. Il triste romanzo dell'ultimo grande re di Napoli." - Andrea Velardi, Il Messaggero

I miei primi 54.000 anni
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Bojs, Karin - Fagnoni, Barbara

I miei primi 54.000 anni

UTET, 10/07/2018

Abstract: "Non ho mai conosciuto né la mia nonna materna né la mia bisnonna. Con tutti i problemi che ci sono stati nella mia famiglia, ho incontrato di rado qualche parente. Forse è per questo che spesso mi sono chiesta chi fossero e da dove venissero i miei antenati. Già a dieci anni volevo sapere qualcosa in più su di loro." Con questo libro Karin Bojs ha tenuto fede ai suoi desideri di bambina. Ma non si è fermata ai polverosi atti di nascita o morte di qualche trisavolo: grazie alla mappatura del dna, ha dipanato i fili della storia nascosta nei suoi geni, spingendosi molto più lontano del previsto. Nel corso di un'indagine appassionata e avventurosa, ha visitato dieci paesi, intervistato decine di ricercatori, letto centinaia di studi scientifici. Soprattutto, è risalita indietro nel tempo ripercorrendo i rami di una genealogia ultramillenaria, dall'epoca in cui i nostri progenitori sapiens vivevano a fianco dei Neanderthal fino a oggi. In questo viaggio nel tempo e nello spazio, attraverseremo insieme all'autrice l'Europa e il Medio Oriente, dal lago di Tiberiade alle Alpi, da Cipro alle steppe del Don, passando per il Doggerland, la terra che durante l'ultima era glaciale si estendeva dove oggi c'è il mare del Nord; e incontreremo uomini preistorici con la pelle scura ma gli occhi azzurri, scienziati, cavernicoli suonatori di f lauto, artigiani dell'età del bronzo, vichinghi, mammut, antropologi, appestati, bifolchi finnici del XVII secolo, cacciatori "liofilizzati" dai ghiacci e tutta una serie di lontani parenti che non sapevamo di avere. I miei primi 54 000 anni è un originale album di famiglia allargata, che racconta la più umana e universale delle storie: quella che lega i nostri affetti privati alle oscure origini della nostra specie, e ci ricorda che la famiglia di cui facciamo parte è ben più grande di quel che siamo abituati a pensare. "Un meraviglioso viaggio alle origini del genere umano" - Francesca Frediani, D la Repubblica delle donne

Cieli perduti
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Cossard, Guido

Cieli perduti

UTET, 16/10/2018

Abstract: "Osservare è, per certi versi, un'arte che va imparata", scrisse a un amico l'astronomo William Herschel, lo scopritore di Urano. Oggi, nell'epoca dei telescopi spaziali e dei progetti di colonie su Marte, quella di osservare il cielo notturno sembra però un'arte dimenticata: la modernità ha cancellato le stelle, proiettando quasi ovunque sopra le nostre teste il grande alone rossastro dell'illuminazione artificiale. Le notti dei nostri progenitori, spesso trascorse all'aperto sotto un cielo impossibile da ignorare, erano assai diverse: allora la volta celeste si popolava di figure fantastiche, divinità lanciate su carri velocissimi, mitiche navi cariche di eroi, ma anche utensili della vita quotidiana e animali spaventosi. L'infinità del cielo notturno è stata per millenni uno specchio che ha sfidato il nostro pensiero, generando intere cosmologie: l'astronomia è stata la prima scienza, e fin dal Neolitico ha permesso agli uomini di controllare un bene impalpabile ma essenziale per lo sviluppo delle civiltà: il tempo. Rudimentali mappe stellari e complicati calendari si sono diffusi ben presto nelle incisioni rupestri e nei manufatti, o dispiegati in impressionanti complessi megalitici. Da sempre, insomma, il rapporto con il cielo ha contribuito a definire l'identità umana, e ogni popolo ha avuto un modo peculiare di vedere gli astri. Guido Cossard, uno dei massimi esperti di archeoastronomia, ci conduce alla ricerca dei loro Cieli perduti, un avventuroso viaggio nello spazio e nel tempo: lo seguiamo in tutti i principali siti archeologici italiani e mondiali, dall'antico Egitto all'America precolombiana, dalla Mesopotamia sumerica alla Puglia di Castel del Monte, passando per l'Irlanda celtica e la Cina imperiale. E incontriamo una quantità di reperti insoliti e misteriosi: tumuli e cromlech, dischi che predicono solstizi, zigurrat sarde, "Ruote della Medicina" arapaho. Per scoprire che se le tecnologie a disposizione dei nostri predecessori erano senza dubbio inferiori alle nostre, non lo era di certo la loro capacità di pensiero e osservazione. Al punto da porre i lettori di fronte a un dubbio: e se il vero cielo perduto fosse il nostro?

Gli italiani al Tour de France
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Pellizzari, Giacomo - Guasco, Riccardo

Gli italiani al Tour de France

UTET, 29/05/2018

Abstract: Il Tour de France è per tutto il mondo la corsa ciclistica più ambita, un evento sportivo secondo per popolarità solo alle Olimpiadi e ai Mondiali di calcio. Per gli italiani, però, è qualcosa di più. Da sempre, al di qua delle Alpi, il Tour è un po' il contrario del Giro d'Italia: mentre il Giro è una grande festa di paese in cui l'Italia intera si stringe ai crocicchi delle strade per incitare i "nostri", la Grande Boucle ha il sapore della spedizione in terra straniera, dove si parla un'altra lingua, dove i paesaggi, le montagne e il cibo sono diversi. Se a questo si aggiunge l'antica rivalità con i francesi - "che s'incazzano", certo, ma che sanno riconoscere il valore dei grandi ciclisti, anche italiani - è evidente perché anche un solo giorno in maglia gialla può valere una carriera. E così, come gli emigranti che andavano a cercare fortuna con la valigia di cartone, i nostri ciclisti sono sempre partiti alla volta del Tour come per un grande viaggio, dagli esiti talvolta gloriosi, talvolta amari, ma sempre colorati delle tinte dell'epica: polvere, visi rigati dal vento, storie di povertà riscattata e ostinazione, in cerca di un sogno sulle grandi salite alpine e sui Pirenei. Nel racconto di Giacomo Pellizzari spesso sono proprio Gli italiani al Tour de France a prendere parola e a narrarci le gesta di cui sono stati protagonisti: da Ottavio Bottecchia, primo italiano a vincere nel 1924, fino alla cavalcata trionfale di Vincenzo Nibali sul viscido pavé della foresta di Arenberg. Passando per le grandi imprese riuscite di Fausto Coppi, Gino Bartali, Gastone Nencini, Felice Gimondi, Marco Pantani e per quelle mancate (magari per un soffio) di Fiorenzo Magni, Claudio Chiappucci e Gianni Bugno, senza dimenticare Fabio Casartelli, che muore in seguito a una caduta nella discesa dal Portet d'Aspet. Campionissimi e giocatori d'azzardo, Pirati e Squali, tutti con la stessa, magnifica ossessione: passare in solitaria sotto la fiamma rossa dell'ultimo chilometro e conquistare Parigi in maglia gialla. Fatica Ottavio Bottecchia, Cherbourg, 26 giugno 1924 Sghei Ottavio Bottecchia, Dunkerque, 18 luglio 1924 Sigarette & Pistole Gino Bartali, Cannes, 14 luglio 1948 Alberi in più Gino Bartali, Col d'Izoard, 15 luglio 1948 I have a dream Fiorenzo Magni, Saint-Gaudens, 26 luglio 1950 Rotaie Fausto Coppi, Torino, 29 giugno 1951 Rossetto Fausto Coppi, Monaco, 8 luglio 1952 Fiorentino! Gastone Nencini, Colombey-les-Deux-.glises, 16 luglio 1960 Valigia Felice Gimondi, Aix-les-Bains, 9-10 luglio 1965 Hollywood Gianni Bugno, Alpe d'Huez, 23 luglio 1991 The Gambler Claudio Chiappucci, Col de l'Iseran, 18 luglio 1992 Cianfrusaglie Fabio Casartelli, Portet-d'Aspet, 18 luglio 1995 Addirittura! Marco Pantani, da qualche parte in Francia, 14 febbraio 2004 Altiporto Marco Pantani, Courchevel, 16 luglio 2000 In miniera Vincenzo Nibali, Arenberg Porte du Hainaut, 9 luglio 2014

Running wild
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Torgeby, Markus

Running wild

UTET, 26/06/2018

Abstract: Markus corre tra gli alberi millenari, sulle rocce o lungo sentieri inesplorati, circondato dal silenzio. Corre nella neve invernale e sotto il sole dell'estate artica. Corre nella natura selvaggia. Vive come un eremita tra i boschi di Jämtland, nel cuore impervio della Svezia, lontano da qualsiasi segno di civiltà e dalle aspettative che gli altri hanno su di lui. Una radura, una tenda, un focolare. Come è arrivato lì? Da cosa scappava? E cosa ha trovato? Markus Torgeby corre da quando ha dieci anni: è l'unica cosa che lo fa stare bene, perché solo così riesce a dimenticare almeno per un po' i problemi a casa, con sua madre, malata di sclerosi multipla, che peggiora a vista d'occhio. È solo un ragazzino quando un allenatore intravede in lui le potenzialità del campione e lo fa entrare nella sua squadra di atletica. Presto, però, anche lo sport diventa fonte di angoscia. Alla prima gara ufficiale, le sue gambe si bloccano completamente. Qualcosa non funziona. In allenamento Markus va fortissimo, ha i tempi per giocarsi i 3000 siepi ai campionati europei, ma la pressione lo fa crollare: si infortuna. In una situazione simile, non è strano fantasticare di mollare tutto, di andarsene via. Markus lo fa davvero. A soli vent'anni lascia la sua casa e si ritira nella foresta. Il bosco lo accoglie e diventa un rifugio sicuro: non solo uno spazio fisico, ma un luogo mentale. La vita solitaria nella natura lo rimette in contatto con se stesso, la corsa torna a essere la sua salvezza. In Running Wild Markus ci racconta con voce autentica la sua storia di caduta e riscatto, un inno alla capacità della natura di riportare l'uomo ai suoi valori essenziali. "Poche persone hanno davvero il coraggio di essere se stesse fino in fondo... ecco la storia di un uomo che ha dedicato ogni fibra del suo corpo a un unico vero amore: la corsa." - Dean Karnazes, ultramaratoneta e autore bestseller del "New York Times" "Il racconto incredibilmente onesto di come si possa tornare a una vita ridotta all'essenziale e capire cosa sia veramente importante." Vassos Alexander, BBC Radio 2

Ascesa e caduta dei dinosauri. La vera storia di un mondo perduto
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Brusatte, Steve - Fusari, Luca - Prencipe, Sara

Ascesa e caduta dei dinosauri. La vera storia di un mondo perduto

UTET, 20/11/2018

Abstract: *** Goodreads 2018 Choice Awards for Science & Technology *** Una nuova grande storia dell'impero dei dinosauri, nel racconto di un giovane e geniale autore ai vertici della palentologia mondiale. C'è stato un momento in cui i giganteschi rettili preistorici sono tornati in vita, lasciando la penombra dei musei di scienze naturali per andare alla conquista del mondo. Era il 1993, l'anno in cui uscì al cinema Jurassic Park. Da lì, un numero incalcolabile di bambini giurò che da grande sarebbe diventato un paleontologo; Steve Brusatte era uno di loro e oggi, a poco più di trent'anni, ha già scoperto quindici nuove specie di dinosauri ed è uno dei paleontologi più carismatici e influenti. Ascesa e caduta dei dinosauri è il frutto di anni di ricerche, innovazioni tecnologiche e intuizioni geniali: dalla comparsa dei primi proto-dinosauri, non più grossi di un gatto domestico, all'affermazione dei giganteschi sauropodi, fino all'estinzione di massa del Cretaceo, Brusatte ci mostra come questi animali straordinari siano lontanissimi dallo stereotipo del colosso goffo e incapace di adattarsi alle trasformazioni del nostro pianeta. In realtà, i dinosauri furono un successo dell'evoluzione. Per un tempo lunghissimo prosperarono, mutando di pari passo con l'ambiente, tra fiumi di lava e piogge di asteroidi, continenti alla deriva ed escursioni termiche vertiginose. Alcuni di loro diventarono enormi e terrificanti - ma i tirannosauri ci misero 80 milioni di anni per arrivare al vertice della catena alimentare - altri adottarono soluzioni più sofisticate. Alla fine i più adatti trasformarono le piume che li ricoprivano in ali e divennero gli antenati degli odierni uccelli, salvandosi dal cataclisma che aprì la strada all'era dei mammiferi. Ma Brusatte non si limita a consegnarci una nuova, rivoluzionaria storia di questo mondo perduto: controcanto alle alterne fortune dei dinosauri sono le sue avventure di paleontologo, la storia di quel sogno che l'ha portato a caccia di fossili dalla Scozia alla Cina, dai deserti dell'Argentina alle terre desolate dell'Alaska. Conosciamo così scienziati hippie, professori-cowboy che vanno alla Guerra delle Ossa, fanatici collezionisti cinesi, speleologi transilvani, esperti di tracce fossili, programmatori nerd... Tutto un esercito di sognatori come lui, convinti che studiare i dinosauri sia importante ora più che mai, oggi che l'animale dominante sulla Terra, l'uomo, ha innescato un cambiamento climatico che prepara forse la prossima grande estinzione. "Il libro di scienza dell'anno" - The Times "Il miglior libro sui dinosauri scritto negli ultimi trent'anni." - The Sunday Times "Ascesa e caduta dei dinosauri è un trionfo. È impossibile leggere Brusatte senza innamorarsi dei suoi mondi perduti." - Neil Shubin, paleontologo e divulgatore scientifico "Un capolavoro di divulgazione scientifica." - The Washington Post "Un viaggio nel tempo epico ed emozionante." - National Geographic "Brillante" - Corriere della Sera "Irresistibile" - Eleonora Barbieri, Il Giornale "Ascesa e caduta dei dinosauri spalanca finestre inattese, senza che il rigore dell'informazione scientifica scalfisca il fascino che i draghi dell'Era Mesozoica esercitano su di noi." - Alessandro Minelli, La Lettura

Rompere le regole
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Rigotti, Francesca - Gifuni, Fabrizio - Gardini, Nicola - Fusini, Nadia - De Luna, Giovanni - Belpoliti, Marco

Rompere le regole

UTET, 22/01/2019

Abstract: "Siate creativi!" - che a pronunciare queste parole siano designer, stilisti, politici o manager, poco importa: nell'ultimo decennio gli appelli alla creatività sono diventati un mantra dell'industria culturale e della startup culture. Nell'epoca della creatività diffusa, questa qualità sembra sempre più legata all'idea di un brillante successo individuale. Ma è tutto qua? Perché è necessario Rompere le regole? Se il latino regula (riga, asticella) rimanda a un'idea di dirittura, di "retta via", i sei saggi proposti in questo libro raccontano per contrasto l'essenza della deviazione, lo scarto dalle consuetudini tracciate, la sfida impertinente. In sei modi diversissimi fra loro. Nella sua breve storia della resilienza, Marco Belpoliti mostra come sia proprio nelle situazioni più difficili che gli esseri umani scoprono dentro di sé risorse impensate. Giovanni De Luna ricostruisce la forza tellurica di un Sessantotto all'insegna della disobbedienza, che ha cambiato per sempre il nostro modo di pensare la giovinezza. Nadia Fusini ci porta nella Londra di primo Novecento, che assiste scandalizzata alle sperimentazioni artistiche ed esistenziali di Virginia Woolf e degli artisti di Bloomsbury. Con Nicola Gardini scopriamo che nella Grecia antica i creativi non erano gli artisti ma i filosofi, e che spesso era considerato ripugnante ciò che per noi è un trionfo della fantasia. Fabrizio Gifuni racconta il potere della parola umana, che trasforma in arte i vissuti più brutali, e attraverso i corpi degli attori compie miracolose trasmutazioni. Infine, Francesca Rigotti punta la lente su due età della vita, maternità e vecchiaia, ritenute da molti, a torto, la tomba della creatività. Rompere le regole non significa però distruggere la tradizione. Tutt'altro: come insegna la pratica giapponese del kintsugi, è possibile ricomporre i frantumi esaltando con l'oro le fratture e i segni del tempo, creando così una nuova, sorprendente armonia. Interventi nel libro: Marco Belpoliti La resilienza come atto creativo: fare di più con meno Giovanni De Luna 1968: l'anno della disobbedienza? Nadia Fusini Virginia Woolf e Bloomsbury, una rivoluzione creativa Nicola Gardini Il centauro femmina. Per un vocabolario classico della creatività Fabrizio Gifuni La voce umana è un miracolo. Il corpo della scrittura dalla letteratura al teatro Francesca Rigotti Età e tempo della creatività

Il romanzo di Benito
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Chessa, Pasquale

Il romanzo di Benito

UTET, 27/11/2018

Abstract: "Tutto è successo a notte fonda, alla fine di una giornata d'autunno, nel 2002. Le agende erano tutte lì, impilate sulla scrivania di un notaio di Bellinzona. La cassaforte da cui erano state prelevate era ancora aperta." Renzo De Felice, massimo storico del fascismo, aveva avvertito Pasquale Chessa: di tanto in tanto, dall'ombra riemerge qualche perduto diario del Duce, e allora bisogna cercare l'errore. Perché l'errore del falsario c'è sempre. In questo caso l'errore era più di uno: quelle agende non solo tracciavano l'improbabile ritratto di un Mussolini pacifista e antitedesco, persino contrario alle leggi razziali, ma erano anche piene di goffe incongruenze. Nonostante questo, pochi anni dopo, sarebbero giunte rocambolescamente alla pubblicazione. La vicenda di quei diari è in realtà solo l'ultima della miriade di fake news e leggende mussoliniane che ha attraversato carsicamente l'Italia del dopoguerra: le molte morti del Duce, i suoi mille possibili assassini, ognuno con almeno due o tre vere identità, e gli innumerevoli segreti e complotti, dal malfamato oro di Dongo al famigerato carteggio con Churchill. Chessa le racconta una a una, ne intreccia genesi e filiazioni, rivela inedite connessioni e autentici scoop storici, distribuendo meriti e colpe tra una degna schiera di comprimari e comparse: gerarchi redivivi e partigiani fedifraghi, spie fasciste, sedicenti nobili e veri baronetti inglesi, signore di provincia dalla grafia dannunziana, giornalisti d'assalto, storici incauti, mafiosi e "dongologi" di ogni risma. Il romanzo di Benito mette ordine in una trama intricata dove resoconti fantasiosi intessuti di piccole verità si sovrappongono a racconti verosimili che ingarbugliano il quadro, tra giornali e rotocalchi, pamphlet più o meno clandestini e pseudo-testamenti morali. Ognuna di queste fonti ci restituisce un diverso Mussolini, un po' vero e un po' falso, ora piagnone ora indomito, "buonuomo" o pusillanime, statista o psicotico, tutti inverosimili. Ed è in questa moltiplicazione incontrollata che i nostalgici trovano finalmente un qualche scampolo di epica per il loro romanzesco Duce. D'altra parte è grande la "forza del falso", per citare Umberto Eco: dalla Donazione di Costantino ai Protocolli dei savi di Sion, i falsi storici hanno influito sulla realtà, pronti a diventare Storia se non li si smaschera in tempo. Leggendo la vera storia dei falsi Mussolini, resta il dubbio che in questo caso sia forse già troppo tardi.

¡La lingua feliz!La lingua feliz!
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De Benedetti, Andrea - Pestelli, Carlo

¡La lingua feliz!La lingua feliz!

UTET, 27/11/2018

Abstract: "Sono figli dello stesso letto, ma sono cresciuti in luoghi diversi; condividono buona parte del patrimonio genetico, ma non hanno avuto le stesse frequentazioni; si somigliano molto, ma da vicino è impossibile confonderli; si vogliono bene, ma sotto sotto un po' si invidiano. È davvero difficile accostarsi alla lingua spagnola senza affiancarle la fotografia dell'italiano e senza riconoscere nei suoi tratti un'inconfondibile aria di famiglia." Per molto tempo, in Italia, ci siamo affidati a questa affinità di sangue dello spagnolo come scusa per non studiarlo, confidando nell'itañol caricaturale costruito a forza di tormentoni estivi e filmetti natalizi. Poi, quando finalmente abbiamo cominciato a fare sul serio e abbiamo squarciato il velo degli stereotipi, ci siamo accorti che lo spagnolo era molto meno facile, ma anche molto più utile, di quanto pensassimo. Andrea De Benedetti e Carlo Pestelli hanno dedicato alla "lingua Real" anni di frequentazioni e vagabondaggi, e in questo libro ci conducono alla scoperta dei suoi segreti e delle sue curiosità: dai legami con l'arabo ai falsos amigos, dai proverbi più divertenti ai giochi di parole più scivolosi, dai fondamenti della grammatica alle indicazioni per una pronuncia perfetta. Tutto l'occorrente, insomma, per evitare di ordinare del burro a colazione la prossima volta che andrete in vacanza a Toledo, e per conoscere più da vicino una lingua che ha tutto quello che serve per farsi apprezzare: un riconosciuto prestigio internazionale, un suono accattivante, un patrimonio artistico-culturale ricchissimo e un esercito di 500 milioni di parlanti che ne tengono alta la bandiera in ogni angolo del Globo. Un manuale leggero e rigoroso, che dimostra come una lingua porti con sé un'intera visione del mondo. Perché ogni volta che la musica dello spagnolo arriva a stuzzicare le nostre orecchie, sembra sempre prometterci un'altra vita. E pazienza se raggiungerla è meno comodo del previsto: verso una lingua feliz, ci si mette sempre in viaggio volentieri. "Un libro di un'eleganza unica" - Gian Luigi Beccaria

Il mondo in un dollaro
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David, Dharshini - Baffa, Chiara

Il mondo in un dollaro

UTET, 12/02/2019

Abstract: Che cosa succede davvero quando spendiamo il nostro denaro? Quali sono le conseguenze di gesti quotidiani come un pieno di carburante, o l'acquisto di un vestito in qualche negozio di fast fashion? "Dietro ogni scambio economico c'è una storia", scrive un'esperta in materia come Dharshini David, giornalista inglese e anchorwoman finanziaria della bbc. Ogni moneta che spendiamo racconta qualcosa, e nessuna ha tanto da raccontare come il biglietto verde da un dollaro. Perché il dollaro è molto più che un simbolo dell'America. È il linguaggio finanziario del nostro mondo: un sistema sempre più interconnesso, fatto di inimmaginabili ricchezze e disuguaglianze gigantesche, dove una parola detta da un banchiere a Washington può spingere un ragazzo africano ad attraversare il Sahara, e le nostre scelte di ogni giorno possono cambiare, a migliaia di chilometri di distanza, la vita di qualcuno che non conosceremo mai. Il mondo in un dollaro illumina i meccanismi dell'economia globale portandoci in viaggio a bordo di una banconota: a partire dall'acquisto di una radio in un Walmart texano - per l'irrisoria cifra di un dollaro, appunto - seguiamo passo dopo passo una reazione a catena che ci conduce prima in Cina, alla manifattura a basso costo dove la radio è stata prodotta, e poi in Nigeria, dove la banca centrale cinese sta finanziando la costruzione di enormi infrastrutture; di lì, cavalcando i flussi economici che governano il mercato e connettono i continenti, proseguiamo tra risaie indiane, pozzi petroliferi iracheni e fabbriche di armi in Russia, raggiungiamo la Germania attraverso un gasdotto, per tornare infine in America passando per il cuore finanziario del pianeta, la City di Londra minacciata dalle incertezze di Brexit. Con uno stile diretto e comunicativo, Dharshini David scioglie una a una queste intricate relazioni e rende comprensibili a tutti anche le dinamiche più complesse. A disegnarsi in queste pagine è così una grande mappa dell'epoca sfuggente in cui viviamo. Uno strumento chiaro e necessario: perché più il mondo diventa complicato, più abbiamo bisogno di capire davvero come funziona - e non importa che nelle nostre tasche ci siano dollari, euro, yen, rubli o sterline. O forse, invece, sì. "Questo libro è la prova che l'economia può essere accessibile e affascinante." - Joel Hills, ITV News "Un'opera brillante e significativa." - Ian King, The Times "Illuminante." - The Bookseller