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Guanda, 03/07/2014
Abstract: Il riscatto di Capo Rosso è uno dei racconti più noti di O. Henry, che insieme a Mark Twain è il maggiore interprete dello humour americano tra Ottocento e Novecento. Il suo è un umorismo amabile, mai sarcastico, un umorismo da "contafavole", come lo definisce Giorgio Manganelli. Basti dire – per non guastare il piacere della lettura – che sotto il nome altisonante di Capo Rosso si cela un ragazzino tanto pestifero da far perdere la pazienza ai propri rapitori, uno dei quali lo scuote finché le lentiggini non cominciano a tintinnare. E i personaggi di questi racconti sono francamente malintenzionati o anche solo malevoli, maliziosi; sono piccoli truffatori praticamente innocui, cowboy da strapazzo, senzatetto e sfaccendati di città, signorine di buona famiglia, magari figlie di un generale sudista vittima di un rovescio di fortuna. Spesso ci raccontano le loro storie in prima persona, colorendole con un linguaggio autentico che mescola colloquialismo e retorica al servizio dell'effetto comico, paradossalmente culminante nell'anticlimax finale, cifra distintiva del miglior O. Henry.
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Garzanti, 03/07/2014
Abstract: Per quattro volte la più grande potenza mondiale si è trovata senza una guida. Per quattro volte, da Abraham Lincoln a John Fitzgerald Kennedy, un assassino è riuscito a colpire al cuore gli Stati Uniti. Ora un segreto gelosamente custodito per secoli rischia di far vacillare il delicato equilibrio tra i due poteri che da sempre si contendono il primato sull'umanità: stato e chiesa. Quando il rettore della chiesa più vicina alla Casa Bianca viene brutalmente assassinato, gli indizi sulla scena del crimine sono un autentico rompicapo. Incomprensibili per gli agenti deI servizio segreto, ma eloquenti per Beecher White, giovane e brillante bibliotecario che ha accesso agli archivi proibiti di Washington. I suoi occhi esperti sanno vedere al di là delle apparenze, riescono a leggere la sottile trama dell'assassino. Il "Cavaliere", questa la firma del misterioso killer, indossa una maschera di Lincoln e porta con sé delle preziose carte da gioco del xix secolo. Beecher non ha dubbi. Qualcuno sta ricreando le dinamiche dei quattro omicidi di presidenti che hanno sconvolto la storia degli Stati Uniti. Un nemico oscuro e potente vuole eliminare ogni possibile ostacolo alla realizzazione di un complotto progettato secoli prima. E mentre gli omicidi si susseguono secondo uno schema che ben presto si trasforma in un meccanismo di letale precisione, Beecher scopre che un antico manoscritto custodisce la chiave di lettura dell'intricato enigma. Un enigma così ben congegnato da mettere in pericolo la sua stessa vita. Quattro omicidi, quattro assassini apparentemente slegati tra loro. Il quinto è là fuori, pronto a colpire. Dopo lo straordinario successo dell'Archivio proibito, Brad Meltzer regala ai suoi lettori un altro elettrizzante romanzo con protagonista l'archivista Beecher White. Appena uscito negli Stati Uniti Il quinto assassino ha battuto ogni record di vendite, piazzandosi stabilmente in cima alle classifiche. Un romanzo dal ritmo travolgente, in cui l'eterna lotta tra il bene e il male si trasforma in una sfida mozzafiato per la conquista del potere.
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Guanda, 03/07/2014
Abstract: Dall'autore di Chiamami col tuo nomeÈ l'estate del 1977 e Cambridge è quasi deserta. Gli studenti di Harvard vanno in vacanza o a fare esperienze di lavoro all'estero, e sono pochi quelli che rimangono nella città oppressa dal gran caldo di luglio. Tra questi c'è un dottorando che si sta preparando per gli esami. È un ebreo di origini egiziane, un outsider nel mondo accademico di una delle università più antiche e prestigiose degli Stati Uniti. Nella suggestiva Harvard Square, punto di riferimento della vita studentesca, c'è un locale dal sapore mediterraneo, il Café Algiers, completamente estraneo all'ambiente pretenzioso che lo circonda. È qui che lo studente fa l'incontro che potrebbe cambiare il corso di tutta la sua vita. Qui conosce Kalashnikov, un tassista tunisino, così soprannominato per la sua parlantina caustica e chiassosa, che non risparmia nessuno: uomini, donne, bianchi, neri, capitalisti, liberali, conservatori... I due, uniti da una lingua comune, il francese, dal profondo senso di sradicamento e dalla nostalgia per le atmosfere dei loro paesi d'origine, diventano inseparabili. Rinviata ogni decisione sul futuro, riempiono le afose giornate di chiacchiere, cibo, vino, caffé, gite al lago e belle donne. Fino a quando non ricomincia il semestre invernale ed entrambi vengono risucchiati dalle loro "vite di sempre", inconciliabilmente diverse. Un Aciman inedito, ironico e divertente, che attraverso il racconto di un'estate indimenticabile e di un'amicizia intensa e impossibile esplora i temi della ricerca dell'identità e del bisogno di appartenenza.
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Che cosa è successo a Mr. Dixon? Le storie del Bibliobus di Tundrum
TEA, 03/07/2014
Abstract: È la vigilia di Pasqua. Oggi è il grande giorno: il primo giorno della mostra itinerante sulla storia del più importante emporio della città, il leggendario Dixon & Pickering's, che compie ben cento anni. E Israel Armstrong, bibliotecario itinerante di Tundrum e curatore dell'esposizione, è di ottimo umore. Anche se piove – a Tundrum piove sempre ¬–, lui non ha bevuto il suo caffè – ormai è un lontano ricordo – e la gente del luogo sembra fare di tutto per rendergli la vita impossibile. Insomma, ogni cosa va per il verso giusto. Almeno fino a quando si scopre che il proprietario dell'emporio è sparito. Dov'è finito Mr. Dixon? E cosa ne è stato delle centomila sterline che custodiva nella sua cassaforte? Inutile dire che il sospettato numero uno è proprio Israel, che nel giro di poche ore si ritrova ammanettato, accusato di rapimento e furto e per giunta senza lavoro – la biblioteca di Tundrum e Distretto non intende affatto infangare il suo buon nome annoverando tra le sue fila un pregiudicato. Riuscirà Israel a trovare la chiave di quella sparizione, salvare il posto e non trascorrere i prossimi anni in una cella dell'Irlanda del Nord? Perché Gloria non risponde mai alle sue telefonate? E si può sapere perché a Tundrum sembrano avercela tutti con lui? Ma, soprattutto, c'è nessuno qui che ha sentito parlare di Franz Kafka?
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Due uomini e un furgone (per non parlar dei libri). Le storie del Bibliobus di Tundrum
TEA, 03/07/2014
Abstract: Anche quest'anno, come sempre, a Londra si celebra il Mobile Meet, il raduno di tutte le biblioteche itineranti del Paese. E Tundrum non intende mancare a un simile appuntamento. Così, Israel si ritrova a bordo di un traghetto per Liverpool con l'ormai inseparabile compagno di avventure Ted, e il suo cane, alla guida del vecchio bibliobus alla volta della capitale. Ma l'entusiasmo di Israel, che non vede l'ora, finalmente, di incontrare di nuovo la sua fidanzata, Gloria, e di bere un caffè come si deve, è destinato a durare ben poco. Appena arrivati a Londra, infatti, il furgone scompare. Rubato. Ma chi può mai avere interesse a trafugare un Bedford arrugginito, vecchio di trent'anni, pieno di libri? E perché Gloria non si fa sentire né risponde alle telefonate? Ma, soprattutto, chi li aiuterà nelle indagini? Ha inizio, così, un paradossale viaggio nella campagna inglese alla ricerca del bibliobus scomparso, durante il quale Israel incontrerà parenti e amici, colleghi e luoghi di un tempo – Gloria invece è proprio sparita – ma solo per scoprire che tutto è cambiato, che Israel Armstrong non ha più un suo posto dove stare, lì a Londra, e che forse è giunto il momento di tornare a casa... a Tundrum.
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Ponte alle Grazie, 03/07/2014
Abstract: La crisi insiste, non demorde, i soldi diminuiscono ma noi continuiamo ad avere non solo necessità ma anche desideri. Certo, possiamo diventare più zen, frugali, essenziali, "far decrescere" i nostri desideri. Questo libro racconta che è possibile però battere un'altra strada: cercare di procurarci quello che vogliamo senza spendere soldi (o quasi): dall'autoprodursi quello che una volta comperavamo, al baratto di beni materiali, allo scambio di prestazioni professionali, alla condivisione di risorse. Tornano in primo piano la generosità e la reciprocità, ovvero persone e organizzazioni che mettono a disposizione luoghi, spazi, corsi, servizi, materiali. Tra le tante soluzioni raccontate in queste pagine per vivere senza denaro emerge sempre lo stesso salutare e benvenuto concetto: la ricchezza può essere condivisa. E se c'è condivisione, non ci può mancare nulla.
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Guanda, 03/07/2014
Abstract: "Ci piace, il commissario Bordelli, per quel clima nostalgico da 'come eravamo', per un'attenzione, che ci ricorda i libri di Pratolini, all'esistenza e ai ritratti della gente comune... un poliziotto che ha qualcosa di chandleriano."Giovanni Pacchiano"Il commissario Bordelli, un antieroe disilluso ma assolutamente autentico nelle ragioni del suo esistere. Un uomo che riconosci come vero e che non è facile dimenticare."Andrea Camilleri " ...Una tormentata figura di investigatore e un'Italia meno cinica ma non meno cattiva di oggi."Il Venerdì di Repubblica - Corrado Augias"Solitario, scontroso, abitudinario... il commissario Bordelli ha preso il cuore dei suoi lettori. E sembra non volerlo più lasciare."Corriere della Sera"C'è un nuovo sceriffo in città. Il commissario Bordelli, con la sua sanguigna umanità tutta italiana e tutta toscana, si inserisce oggi nella grande tradizione dei De Vincenzi e dei Duca Lamberti: poliziotti complessi e tormentati che raccontano un'Italia ingenua e cattiva che ancora non sapeva di essere così noir."Carlo LucarelliFirenze, dicembre 1967. L'Alluvione è passata da poco più di un anno, lasciando a sua memoria una spessa riga nera sui muri dei palazzi, ma la vita in città ha ripreso a scorrere con i ritmi di sempre. Il commissario Bordelli è appesantito dai rimorsi di una faccenda non lontana nel tempo e dal desiderio struggente di una donna che ha perduto. Il ricordo di sua madre, scomparsa ormai da diversi anni, lo avvolge di dolce malinconia. Nel freddo di dicembre, in una villa sulle colline, un uomo molto ricco e benvoluto da tutti viene ucciso con un fioretto, e l'assassino non lascia nessuna traccia. Alle prese con questo difficile caso, Bordelli cercherà di scovare un minimo indizio che possa metterlo sulla buona strada per inchiodare il colpevole, ma nel frattempo si troverà a vivere situazioni del tutto inaspettate... e a dominare ogni cosa saranno i fantasmi del passato. Con questo romanzo Marco Vichi, con la partecipazione di Leonardo Gori, ci consegna un'altra sorprendente storia ricca di personaggi memorabili.
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Ventiquattr'ore nella vita di una donna
Garzanti classici, 03/07/2014
Abstract: Primi anni Venti. Uno scandalo sconvolge la sonnolenta vita di un lussuoso hotel della Costa Azzurra: Madame Henriette, moglie e madre irreprensibile, fugge nottetempo con un giovane bellimbusto francese appena conosciuto. Subito, la tresca infiamma il pettegolezzo tra i villeggianti: unico a prendere le difese della donna è il narratore-protagonista. Colpita dall'accaduto, Mrs. C., una distinta gentildonna inglese, decide di confessare proprio a lui il suo più intimo e scandaloso segreto: il racconto delle ventiquattr'ore che trent'anni prima cambiarono per sempre la sua vita. Alternando con maestria tensione narrativa e sottile indagine psicologica, Zweig ci regala un racconto moderno e appassionato sull'imprevedibilità del destino e la forza incontrollabile dei sentimenti.
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Salani Editore, 03/07/2014
Abstract: Non bisogna lasciarsi ingannare da quella che sembra una fiaba, se emana tanta luce e tanta ombra. La bestia del bambino che racconta non è solo la sua personale paura, ma il riflesso di una tensione che, nella terra d'Israele, continua a farsi sentire, nonostante i tanti tentativi di pace. Lì uomini e donne, padri e madri, possono venir chiamati in ogni momento a combattere, e così molti di essi improvvisamente scompaiono. Ed è proprio perché i bambini di Israele – come quelli di tanti altri paesi in conflitto – possano riuscire ad ammaestrare la loro Bestia d'ombra fino a farsela amica, che Orlev ha scritto questa favola apparente, ricordando che l'ombra ha origine tra le stelle. "Orlev ci mostra come i bambini possano sopravvivere senza amarezza in tempi duri e terribili". Premio H.C. Andersen, la giuria "I libri si possono paragonare ai bambini, anche loro si allontanano da te per prendere la propria strada. E come loro – sebbene in modo diverso – possono sorprenderti". Uri Orlev "Raccontare la Shoah guardandola con gli occhi di un bambino. Con innocenza, sincerità, persino con humour. È quello che fa Uri Orlev, scrittore sopravvissuto al lager, nei suoi bellissimi libri per ragazzi". Il Messaggero "La sua migliore qualità è un senso di umanità in condizioni disumane... La forza, in altre parole, non coincide con la durezza". The Guardian
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Feltrinelli Editore, 28/05/2014
Abstract: "Per non perdere il filo dei sentimenti dei vostri bimbi, ma anche per affrontare alcuni problemi pratici comuni"Stagione dopo stagione, il programma S.O.S. Tata ha saputo costruirsi una sempre maggiore credibilità, diventando per tante famiglie un vero e proprio punto di riferimento per la corretta educazione e una relazione ottimale con i bambini. Focalizzandosi sull'età compresa tra i 6 e i 9 anni, il manuale S.O.S. Tata. Nuovi consigli, regole e ricette per crescere ed educare bambini consapevoli e felici. 6-9 anni analizza i comportamenti e i problemi tipici di questa fascia di età: la scuola, il rapporto con i compagni e con le maestre, i compiti, lo sport, gli amici, la separazione dei genitori, quanto tempo si può dedicare alla televisione o ai giochi elettronici. Una guida indispensabile, utile e pratica per tutta la famiglia e per tutti quelli che si trovano a gestire un momento delicato e bellissimo della crescita di ciascun bambino.S.O.S. Tata è un reality show che va in onda fin dall'autunno 2005, ed è tuttora trasmesso su Fox Life e LA7.
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Marsilio, 02/07/2014
Abstract: La decima inchiesta di Annika Bengtzon.Solsidan è una lussuosa zona residenziale alle porte di Stoccolma, popolata di villette ordinate dai bei giardini curati, dove le signore portano per lo più lo stesso colore di capelli e tendono a fare a gara su chi abbia la migliore gestione della casa. Sembrerebbe un posto per gente felice. Ingemar Lerberg, la moglie Nora e i loro tre bambini vivono qui: lui, ex politico in vista, è per tutti un uomo d'affari di successo; lei, molto più giovane, una donna devota a marito e figli e focolare, attenta ai rapporti di vicinato e appagata dalla tranquilla vita in famiglia. Eppure, in un freddo e umido mese di maggio, Ingemar Lerberg viene trovato esanime e barbaramente seviziato nel suo letto, mentre Nora è svanita nel nulla. Perché tanta ferocia contro un uomo dall'apparenza così impeccabile? E dove si nasconde Nora? L'incarico di indagare sulla vicenda per conto della Stampa della sera viene affidato ad Annika Bengtzon, che divisa tra gli impegni calzanti in redazione e una nuova vita - finalmente felice? - al fianco del sottosegretario alla Giustizia Jimmy Halenius, deve ora fare i conti anche con la sua nuova costellazione famigliare, a dir poco ingarbugliata. Mentre Ingemar Lerberg sprofonda nel coma, dalle ricerche di Annika emerge sempre più chiaramente come sotto la sfarzosa facciata di Solsidan si nasconda qualcosa di torbido. La sua inchiesta, condotta con la tenacia che l'ha resa popolare tra i cronisti di nera, la porterà a toccare con mano il vuoto e il silenzio di una comunità troppo perfetta, una casa di bambola dove nulla sembra pulsare o respirare, tanto da apparire priva di vita. Com'è una vita normale? E la serenità, dove si trova? Annika dovrà rendere conto anche di questi interrogativi, fino a scoprire che ipocrisie e falsi sorrisi possono valere più di un gesto d'amore.
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Marsilio, 09/07/2014
Abstract: Il destino degli uomini è nel loro carattere, e quello dei protagonisti di queste storie - teneri sognatori, candide canaglie, adorabili perdenti - sembrerebbe segnato. E invece, grazie a una delle inaspettate svolte che la vita dispensa, eccoli là dove si erano prefissati di arrivare... o almeno nelle vicinanze. Così c'è chi sognava di affermarsi come un grande attore e ha poi dovuto accontentarsi d'un posto da custode a Castellaneta, nel museo del divino Rodolfo Valentino; chi ha tradito gli amici e gli amori d'un tempo rivelandone, nel romanzo d'esordio, i più imbarazzanti segreti e ora, a distanza di anni, è costretto a rincontrarli; poi, ancora, ci sono autori di uno di quei programmi farlocchi, sempre a caccia di nuovi finti misteri; posati archeologi e farmacisti viveur nel momento in cui scoprono le loro bellissime e finora fedeli mogli, di colpo, fedifraghe; vaccari dalle ambizioni artistiche, cacciatori di vedove a loro volta cacciati, malinconici frequentatori di paradisi tropicali e ambigui winemaker che, insieme a decine di altri personaggi, costituiscono l'affollato vivacissimo cast di questa ulteriore puntata della commedia umana che Gaetano Cappelli va, da anni, raccontando con quella scrittura scintillante e la pirotecnica, inarrivabile abilità narrativa che hanno fatto di lui uno dei maestri riconosciuti e più amati della scena letteraria italiana.
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Feltrinelli Editore, 08/07/2016
Abstract: "Ladies and gentlemen, io sono Gahan, l'Angelo della Morte, il quarto Cavaliere dell'Apocalisse. Chi vuole ballare con me?"Rutilante, ironico, epico: il backstage dell'Apocalisse nella prima opera narrativa di John Peter Sloan.
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Michail Bachtin e il suo circolo
Bompiani, 09/07/2014
Abstract: Michail Michajlovič Bachtin (Orël 1895 − Mosca 1975) è certamente una figura fondamentale della cultura europea del Ventesimo secolo. A partire dal 1963, anno di riedizione in russo della sua prima monografia, quella su Dostoevskij (prima edizione 1929), seguita dalla pubblicazione, nel 1965, del suo secondo lavoro monografico, quello su Rabelais, e dalle due raccolte (rispettivamente nel 1975 e nel 1979) dei suoi scritti prodotti tra il 1919 e il 1974, l'interesse per Bachtin è andato via via aumentando.Ciò è attestato anche dalla traduzione delle sue opere in molte lingue e dall'influenza esercitata dal suo pensiero in ambiti disciplinari diversi.Il "circolo di Bachtin", costituitosi negli anni Venti, i cui maggiori rappresentanti furono Valentin N. Vološinov (1885-1936), Pavel N. Medvedev (1892-1938), Ivanov I Kanaev (1893-1984), non era una "scuola" nel senso accademico del termine, né Bachtin era un "caposcuola", né, in questo senso, un "maestro", sicché non solo l'espressione "circolo", ormai abbastanza in uso, può essere in questo caso fuorviante se le si attribuisce un significato di scuola, ma lo è anche, e a maggior ragione, l'espressione "di Bachtin", se la si intende in termini di derivazione, di appartenenza, di genealogia.Si tratta piuttosto di un sodalizio, di un'intensa e affiatata collaborazione, all'insegna dell'amicizia e sulla base di interessi e competenze diverse a partire dalle quali ci si trova a occuparsi di temi comuni. "Circolo" nel senso che qui la parola, che "è sempre semialtrui" (tesi particolarmente centrale di tutto il gruppo), circolava liberamente. Bachtin stesso, nelle conversazioni del 1973 con V. Duvakin (v. Bachtin, In dialogo, Napoli, 2008), parla di "circolo di Bachtin", ma dicendo precisamente che egli faceva parte di un gruppo, aveva intorno a sé un circolo, formatosi a Nevel', salvo per Medvedev, e che poi crebbe e si consolidò a Vitebsk prima e a Leningrado (San Pietroburgo) poi, "circolo che ora chiamano", egli dice, "circolo di Bachtin". E anche quando, in seguito alla repressione staliniana, il "circolo" si sfalda, Bachtin è confinato prima in Kazachstan e poi in Mordovia e, nel 1936, muore Vološinov (per tubercolosi) e Medvedev (arrestato a Leningrado) è fucilato nel 1938, le loro voci e quelle degli altri amici del "circolo", in un dialogo ininterrotto, continuano a sentirsi nella ostinata prosecuzione della ricerca di Bachtin fino al 1975, anno della sua morte.
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Bompiani, 09/07/2014
Abstract: Dalla felicità di vivere, dal sentirsi vivi nasce quest'opera, diario di un viaggio in Sardegna, pubblicata per la prima volta nel 1932 da uno scrittore appena ventiquattrenne. Fin dalle prime pagine la Sardegna diventa pretesto e occasione per esprimere una profonda ansia e frenesia di conoscenza. L'incontro tra Vittorini e le cose, la natura, i villaggi o le città, gli uomini, si realizza sempre con l'entusiasmo di chi vive totalmente proiettato fuori di sé con un'apertura totale alla novità; con lo sguardo che è proprio solo dei bambini e dei poeti."Io so cosa vuol dire essere felice nella vita – e la bontà dell'esistenza, il gusto dell'ora che passa e delle cose che si hanno intorno, pur senza muoversi, la bontà di amarle, le cose, fumando, e una donna in esse. Conosco la gioia di un pomeriggio d'estate a leggere un libro d'avventure cannibalesche seminudo in una chaise longue davanti a una casa di collina che guardi il mare. E molte altre gioie insieme; di stare in un giardino in agguato e ascoltare che il vento muove le foglie appena (le più alte) di un albero; o in una sabbia sentirsi screpolare e crollare infinita esistenza di sabbia; o nel mondo popolato di galli levarsi prima dell'alba e nuotare, solo in tutta l'acqua del mondo, presso a una spiaggia rosa.E io non so cosa passa sul mio volto in quelle mie felicità, quando sento che si sta così bene a vivere: non so se una dolcezza assonnata o piuttosto un sorriso."
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Il piccolo almanacco di Radetzky
Adelphi, 09/07/2014
Abstract: "Non abbiate timore. A prima vista / può sembrare poesia, ma sono storie / di due guerre, raccolte da un cronista / che si è perduto fra vecchie memorie. / Il testo, anche se ha righe disuguali, / non differisce in nulla da una prosa, / con nomi, date e luoghi ben reali – / sia documento o cronaca o altra cosa". Questo cronista ha sfogliato a lungo gli "annali dispersi" dell'Impero absburgico, ha educato l'orecchio alle sue nitide voci, con sottigliezza, con eleganza si è esercitato a riprodurle, trascrivendole in versi assai discorsivi, che legano queste vicende come l'aria che esse tutte respirarono. Se Grillparzer disse per Radetzky: "dove è il tuo campo, lì è l'Austria", oggi possiamo dire che dove sono quelle voci, lì è l'Austria. Personaggi e vicende: una onorificenza per Franz Kafka; un'avventura del tenente Musil; la famiglia Canetti al concerto; da Cracovia l'addio di Georg Trakl; le notti di Alban Berg in camerata; un discorso di Hofmannsthal a Vienna; l'ultima ora dell'Imperatore; il Golem è apparso a Gustav Meyrink; Ettore Schmitz tra i naufraghi del Wien; Wittgenstein da Asiago a Cassino; Anton Webern protesta e scrive lieder; Karl Kraus detta epitaffi per gli amici; Oskar Kokoschka è dato per disperso; l'epidemia uccide Egon Schiele. Voci che qui ci parlano in storie familiari e remote, chiuse in sé come altrettanti medaglioni, fogli di un 'lunario' che racconta, dal 1914 al 1918, anno per anno, mese per mese, il tramonto dell'Impero e le vicende personali dei suoi scrittori e dei suoi artisti, fino alla sconfitta che distruggerà la vecchia compagine e libererà nuovi demoni.Dopo "Il piccolo almanacco di Radetzky" la seconda parte del volume, sotto il titolo "In memoria di alcuni prigionieri", è dedicata a sei vittime dei nuovi demoni, a sei figure in vario modo esemplari nella tragedia della seconda guerra mondiale.
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Adelphi, 09/07/2014
Abstract: Una domenica di giugno, a Sarajevo, avvenne il fatto che divide in due la storia del XX secolo: l'attentato in cui fu ucciso l'arciduca Francesco Ferdinando. Prima di quel giorno, esisteva un mondo che presto sembrò remoto. Dopo quel giorno, è già il nostro presente. Se le guardiamo da vicino, quelle ore traversate da un invisibile confine appaiono gremite, come tutte le altre, di piccoli fatti, incidenti, fuggevoli sensazioni, incontri fortuiti. Gilberto Forti ha avvicinato ad esse la lente della poesia e ne ha estratto undici "storie in versi" che si presentano con quella felice sobrietà narrativa di cui l'autore aveva già dato prova nel "Piccolo almanacco di Radetzky". A parlare sono, ogni volta, personaggi immaginari che raccontano la realtà. E subito ci vengono incontro voci e figure, dall'Imperatore Francesco Giuseppe, che "si dà pensiero per i funerali / come se tutto il resto non contasse", all'ufficiale Max von Lenbach, che si sottrae ai creditori fuggendo a Montecarlo con una nobildonna, dai dignitari di Corte all'attentatore, da una vecchia duchessa a un ingegnere ungherese. E gesti, episodi, parole si dispongono tutti intorno a un centro: l'uniforme troppo stretta di Francesco Ferdinando che ancora oggi possiamo vedere, con le macchie di sangue, al Museo di storia militare a Vienna. Imponente è la catena dei casi, delle inconsce volontà, dei consapevoli disegni che portarono a quei colpi di pistola, come se gli eventi fossero calamitati. E quasi come se la vittima li avesse cercati. Francesco Ferdinando qui non parla, ma altri parlano di lui. E, dal sovrapporsi delle voci, Forti è riuscito a evocare con magistrale nettezza la sua fisionomia: sterminatore di animali (più di trecentomila furono da lui uccisi cacciando), appassionato di fiori (stupendi i suoi roseti a Konopischt), erede senza poteri, costretto dall'etichetta a un matrimonio morganatico, finirà dissanguato sotto i colpi di Gavrilo Princip anche perché nessuno saprà aprirgli subito l'uniforme, che gli era stata cucita addosso a filo doppio per celare l'incipiente obesità.
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Adelphi, 06/07/2014
Abstract: "Il più delle volte mi sento come un antropologo su Marte" confessa a Oliver Sacks la paziente autistica di cui si racconta la storia nell'ultima parte di questo libro. Ed è la stessa persona che, per superare le proprie difficoltà a capire le emozioni umane, escogiterà una "macchina per abbracciare". Nella sua assoluta singolarità di scrittore, anche Sacks sembra avere escogitato qualcosa di simile, qualcosa che gli permette, di là dalla malattia, di "abbracciare" il malato. Unendo alla vocazione di narratore clinico una stupefacente capacità di empatia, Sacks riesce infatti a spingersi molto avanti nel territorio oscuro della malattia, là dove si celano le sue ragioni profonde, spesso elusive per la pura ragione medica. Il paradosso è questo: in talune circostanze eliminare la malattia significa operare una mutilazione sul paziente. E l'unico mezzo per evitarlo è penetrare nel romanzo neurologico che il paziente vive e spesso è incapace di comunicare o comunica in un modo che gli altri non sanno capire. Di questo processo delicato e affascinante, che ormai ci appare come il sigillo dell'opera intera di Sacks, si danno qui sette esempi, sette "casi straordinari" destinati a imprimersi per sempre nella memoria dei lettori: non più in quanto bruti "casi", ma in quanto storie di "individui unici, ciascuno dei quali abita (e in un certo senso ha creato) un mondo suo proprio"."Un antropologo su Marte" è apparso per la prima volta nel 1995.
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Adelphi, 06/07/2014
Abstract: Per dieci anni, fra il 1917 e il 1927, una grave epidemia di encefalite letargica (malattia del sonno) invase il mondo. Quasi cinque milioni di persone furono colpite dal male. Poi l'epidemia scomparve, improvvisamente e misteriosamente come era sopraggiunta. Una minuscola frazione dei malati sopravvisse, in una sorta di perpetuo torpore, fino al 1969, quando un nuovo farmaco, la L-dopa, permise di risvegliarli. Oliver Sacks, fra il 1969 e il 1972, somministrò questo farmaco a più di duecento malati al Mount Carmel Hospital di New York. Risvegli racconta le storie di venti di loro. Già da tali elementi è facile rendersi conto della impressionante singolarità di questo libro. Ma qui, ancora una volta, l'elemento decisivo è il narratore: Oliver Sacks, colui che sa farsi strada all'interno delle esperienze più remote e inaccessibili dei suoi pazienti. Ciascuna delle persone di cui Sacks qui racconta è un mondo a parte, ma tutte sono unite da una caratteristica: quella di aver passato la maggior parte della loro vita in una zona inesplorata e muta, vicino "al cuore oscuro dell'essere", e di essere stati sbalzati dalla "notte encefalitica" verso le "tribolazioni" e le meraviglie del risveglio. Sconvolgente è la varietà e la qualità delle esperienze che queste persone tentano disperatamente di comunicarci. E stupefacente è la capacità che qui Sacks dimostra nel capire e ricostruire il tessuto drammatico di tali esperienze. Confidando, come il grande Lurija, in una visione della medicina come "scienza romantica", Sacks rivendica la definizione della malattia che leggiamo in Novalis: "Ogni malattia è un problema musicale. Ogni cura è una soluzione musicale". Appunto questo presupposto gli ha permesso di accedere ai mondi murati di persone che vivevano nell'oscillazione fra una terribile presenza e una terribile assenza. E questo contatto si è rivelato essere il più grande aiuto che possiamo dare a chi cerca, con pena infinita, di trovare un accomodamento con la realtà. Dietro le cartelle cliniche, qui si apre uno sconfinato paesaggio, "un paesaggio molto variato, in parte familiare, in parte inquietante, con altopiani battuti dal sole, abissi senza fondo, vulcani, geyser, praterie, paludi; qualcosa come il parco di Yellowstone: arcaico, preumano, quasi preistorico, con una sensazione di potenti forze sobbollenti tutt'intorno"."Risvegli" apparve nel 1973 e da allora l'Autore lo ha più volte rielaborato nelle successive edizioni.
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Adelphi, 09/07/2014
Abstract: "Miliardi, miliardi e miliardi di animali sulla faccia della terra, per aria, nell'acqua, dappertutto, compiono senza sosta, minuto per minuto, uno sforzo di tutte le loro cellule verso un divenire che non conoscono, come le formiche che traversano precipizi trascinando fardelli cento volte più grandi di loro, si avventurano fra montagne di sabbia o di fango e ritentano dieci volte l'assalto a un medesimo ostacolo, senza che la loro carovana cambi strada". Così apparvero, all'occhio di Simenon, i primi anni della sua vita: innumerevoli piccoli gesti e piccole figure, grumi di pigmento su una tela sconfinata. Era un epos grandioso della piccolezza, delle esistenze oscure, una delle quali era stata la sua. Simenon viveva allora da sfollato a Fontenay-le-Comte, nel 1941. "Un medico, in base a una radiografia sospetta, mi annunciò che mi rimanevano al massimo due anni di vita e mi condannò a un'inattività quasi totale". Simenon non poteva però cessare di scrivere. Pensò a qualcosa di unico e di ultimo: raccontare la sua infanzia, in forma di lunga lettera al figlio. Poi quella lettera diventò romanzo, il più personale e segreto di Simenon, ma anche quello dove ritroviamo tutta la sostanza, in senso chimico, di tutti i suoi libri. Non è la storia dell'infanzia di un artista. Anzi, a lungo il piccolo Roger vi fa da comparsa, mentre campeggia sulla scena la minuta figura della madre Élise. Questa donna "che si scusa di esistere, di esserci, che chiede perdono prima d'aver fatto il male", ha la presenza perentoria dei grandi personaggi della letteratura. La sua fragilità è tutta apparente. Élise possiede una fibra inattaccabile e un occhio sicuro, che riconosce subito se il marito Désiré ha comprato un etto e mezzo di fegato invece di un etto.Pochi scrittori hanno saputo illuminare come Simenon i profondi misteri della piccola borghesia, e soprattutto della sua frangia più pura, quella che lotta testardamente per non cadere nella mera povertà, quella per cui il decoro è un baluardo contro l'umiliazione perpetua. Per questi esseri, fra i quali Simenon è cresciuto, i parenti, le stanze, i vestiti, le chiacchiere dei vicini formano una rete fittissima, che oscura il cielo e grava sulla vita. Quella rete è il pedigree di cui Simenon è stato il perfetto genealogista in tutta la sua opera. Mai però la sua lente si è avvicinata così tanto all'oggetto della narrazione come in questo libro. Qui i dettagli rimangono fissati come nella mente del bambino Roger quando finge di giocare e "contempla il meraviglioso pulviscolo dorato che sale dalla camera e viene come assorbito lentamente, irresistibilmente, dall'aria umida della strada". Così Roger diventerà, senza saperlo, uno scrittore già quella sera in cui, tornando a casa, ritrova "i pochi metri cubi luminosi e caldi della cucina, e tutti al loro posto, rigidi, racchiusi nell'immobilità dell'atmosfera come gli abitanti di Pompei nella lava". Allora, "per qualche istante sente il palpitare di una vita immateriale che è quella della casa, di quella casa e di nessun'altra, percepisce quasi il rodio del tempo".Diviso in tre parti, "Pedigree" fu scritto fra il 1941 e il 1943. La prima pubblicazione completa è del 1948.