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Neri Pozza, 03/12/2015
Abstract: A Enon, vicino a Boston, Charlie Crosby conduce una vita tranquilla. Dipinge lo steccato, cammina nei boschi con la figlia Kate, contempla la bellezza della moglie Susan. Un giorno però irrompe, crudele, insensata, terribile, la tragedia. In un piovoso pomeriggio di settembre che annuncia la fine dell'estate, mentre sta rientrando in auto dopo una passeggiata nei boschi, Charlie riceve una telefonata di Susan. Con la voce spezzata dal dolore, la moglie gli dice che un automobilista ha travolto Kate mentre tornava in bici dalla spiaggia, e che tutto è stato così rapido, inevitabile e assurdo che i soccorsi si sono rivelati inutili. La fine della ragazza lascia macigni pesanti sul cuore di Charlie. Susan cerca di reagire, di non soccombere alla sofferenza, ma Charlie cede di schianto.Sembrerebbe tutto perduto per l'ultimo dei Crosby, tutto precipitato nell'abisso della disperazione. Tuttavia, da qualche parte è ancora all'opera la semplicità salvifica della natura e del mondo."Uno straordinario seguito del romanzo d'esordio del vincitore del Premio Pulitzer… La prosa di Harding è imbevuta… di una tradizione visionaria che riecheggia Blake, Rilke, Emerson e Thoreau".The New YorkerHanno detto de L'ultimo inverno:"La forza evocativa de L'ultimo inverno è struggente: il romanzo è così forte nel descrivere personaggi, luoghi, emozioni, persino il vento, da far sentire il lettore al centro della scena".Susanna Nirenstein, la Repubblica""La mia scrittura ha connotazioni pastorali e una alta densità musicale: se fallisce rischio di ottenere qualcosa di ornamentale, persino triviale. Ciò che inseguo, invece, è quella eticità del bello cara a Keats": così lo scrittore americano riflette sul suo esordio".Francesca Borrelli, il manifesto"Un libro pieno di aneddoti e che si legge con l'avidità… ma che va al di là di ciò che di solito sostiene un romanzo. Ed è un collante di carattere religioso che riconduce tutto quanto a un atto di affermazione ultima sopra il dissolversi delle esistenze, e delle defezioni e diserzioni, di cui si racconta".Luigi Sampietro, Il Sole 24 Ore
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Chiarelettere, 14/01/2016
Abstract: UNA STORIA UNICA E VERA. UN ROMANZO COMMOVENTE: LA CORAGGIOSA SFIDA AL NAZISMO DI UNO ZINGARO CAMPIONE DI BOXE. Lui è Johann Trollmann (1907-1943), pugile sinti nella Germania nazista, il più bravo di tutti, ma c'è un particolare: è uno zingaro.La vita di Johann comincia subito di corsa, da quando, bambino, scopre la boxe e sale sul ring portando con sé i valori e la tradizione della sua gente, e guadagnando strepitose vittorie, una più emozionante dell'altra, con il pubblico (soprattutto femminile) in visibilio. Ma uno zingaro non è come gli altri tedeschi: come può rappresentare la grande Germania alle Olimpiadi del 1928? Le strade del successo ben presto gli vengono sbarrate, il clima politico peggiora, il nazismo travolge tutto, anche la sua vita e quella della sua famiglia. Non importa che Johann sia il più bravo, il titolo di campione dei pesi mediomassimi gli verrà negato, nonostante la vittoria sul ring. Da quel momento la sua vita diventa impossibile: prima il divorzio cui è costretto per salvare la moglie e la figlia, poi la sterilizzazione, la guerra cui partecipa come soldato e infi ne il campo di concentramento e l'ultima sfi da, quella decisiva, contro il kapò, che vincerà, e per questo sarà punito. Con la morte. Dario Fo, grazie a una ricerca meticolosa e storicamente ineccepibile di Paolo Cagna Ninchi, ancora una volta recupera una vicenda vera e dimenticata e la propone in una vibrante ricostruzione narrativa alla nostra attenzione distratta: un modo efficacissimo per parlare indirettamente del presente che non vogliamo vedere. Solo di recente la Germania ha riconosciuto il valore e l'autenticità di questa storia consegnando alla famiglia Trollmann la corona di campione dei pesi mediomassimi negata a Johann ottant'anni prima.
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Introduzione al Sistema del Sapere
Neri Pozza, 03/12/2015
Abstract: La fama di Kojève resta in buona parte ancora affidata alle sue leggendarie lezioni parigine degli anni trenta sulla Fenomenologia dello spirito di Hegel, fra i cui uditori erano Georges Bataille e Jacques Lacan, Raymond Queneau e André Breton, Merleau-Ponty e Raymond Aron. Da allora, quest'uomo – che con noncuranza, quasi badando ad altro, era entrato nel mito della cultura francese – abbandonò ogni attività filosofica pubblica per diventare un alto funzionario dello Stato francese.Kojève, tuttavia, non trascurò affatto la filosofia e, nella solitudine della ricerca, lavorò ininterrottamente alla creazione di un sistema filosofico o, meglio, di un "aggiornamento" di quel sistema che riteneva ancora valido per la comprensione della realtà – il sistema hegeliano. E a partire da qui ha dato vita alla monumentale opera, rimasta incompiuta e a lungo inedita, del Sistema del Sapere, inteso come un'esposizione completa ed enciclopedica della saggezza hegeliana. Per la prima volta in questo volume viene presentata l'ampia introduzione al sistema, costruita su un'architettura tanto densa quanto raffinata nei dettagli concettuali, nella quale è sviluppata una riflessione filosofica sulla filosofia stessa, definita, con una formula celebre, come quel discorso che può parlare di tutto, a condizione di parlare anche del fatto che ne sta parlando. Si tratta dell'opera più densa e di maggior respiro di tutta la produzione di Kojève, viatico di quel sistema che si snoda nella tensione fra il Concetto e il Tempo.
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Neri Pozza, 03/12/2015
Abstract: Kafka e Max Brod si conobbero, non ancora ventenni, nel 1902. Da quel primo incontro nacque un'amicizia che durò fino alla morte di Kafka nel 1924. Fu un rapporto asimmetrico: da un lato un intellettuale – Brod – che andava riscuotendo un crescente successo fino ad apparire agli occhi dei suoi contemporanei una figura di prima grandezza nella cultura praghese di lingua tedesca, dall'altro uno scrittore che viveva con un misto di vergogna ed orgogliosa consapevolezza il proprio straordinario talento. Fu, però, anche un rapporto decisivo per la vita e l'esistenza postuma di entrambi. Senza Kafka, il nome di Brod sarebbe oggi noto solo a pochi specialisti. Senza Brod, l'opera di Kafka ci sarebbe giunta dimezzata: fu infatti lui a tradire, con provvida infedeltà, le volontà testamentarie dell'amico, che gli aveva chiesto di distruggere tutte le sue carte.Le lettere qui raccolte insieme per la prima volta non soltanto documentano con insolita vivezza questa amicizia, ma forniscono anche una chiave preziosa per l'opera e per la biografia di uno dei massimi scrittori del XX secolo. La vita di Kafka non ci appare qui, secondo uno stereotipo che lo stesso Brod ha contribuito a diffondere, come quella di un santo, ma sotto il segno dell'ironia e della leggerezza. In un fitto intreccio di confidenze, aneddoti, riflessioni, Kafka condivide con Brod ogni aspetto della sua esistenza, dalla composizione dei romanzi fino alle sue tormentate storie d'amore. Nelle reciproche incomprensioni, nelle differenze nel modo di guardare alla vita e alla scrittura, la disparità fra i due autori affiora di continuo, tanto che davvero potrebbe sembrare, come osservò una volta Walter Benjamin, che Kafka abbia voluto porre con questa amicizia un punto di domanda accanto alla sua vita. Ma tanto più grande è la tensione che separa queste due esistenze, tanto più luminose le scintille che il genio di Kafka sa farne scaturire. E l'amicizia con Brod è anche il luogo dove poteva manifestarsi un affetto che, come Kafka scrive a Felice Bauer, "ha le sue radici nel profondo, laggiù dove la letteratura ancora non c'è, in quanto vi è di più umano"."Uno scrittore che non scrive è un'assurdità che può provocare la follia. Come stanno, però, le cose con l'essere scrittore? Scrivere è un dolce, meraviglioso compenso, ma per cosa? Nel corso della notte mi è diventato chiaro con l'evidenza di una lezione dimostrativa per bambini: è il compenso per un servizio del diavolo. Questo scendere verso le potenze oscure, questo scatenamento di spiriti legati per natura, gli abbracci ambigui e tutto ciò che ancora può verificarsi laggiù, di cui qui sopra non si sa più nulla quando si scrivono storie alla luce del sole. Forse c'è un altro scrivere, io conosco solo questo, nella notte, ogni volta che la paura non mi fa dormire, conosco solo questo".
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Neri Pozza, 03/12/2015
Abstract: La Psychopathia sexualis di Richard von Krafft- Ebing, professore di psichiatria all'Università di Vienna alla fine del secolo XIX, ci ha lasciato una straordinaria collezione di "biografie sessuali ": un documento fondamentale per chi vuole conoscere le diagnosi cliniche di un'epoca; per chi vuole indagare la morale, i costumi e la scienza degli uomini e delle donne del XIX secolo, ma soprattutto per coloro interessati a cogliere – nella breve luce di lampo che getta su di esse lo sguardo del potere medico – un'intera vita.Omettendo le pagine ormai datate che contengono le considerazioni mediche dell'autore, questo libro estrae dalla propria cornice ottocentesca alcune tra le più sconvolgenti biografie sessuali e le cataloga pazientemente. Il risultato è un affresco stupefacente e ben documentato di ciò che la scienza dell'epoca considerava come perversioni: iperestesia sessuale, sadismo, masochismo, feticismo, esibizionismo, omosessualità, gerontofilia, zoofilia, autosessualismo. E alla fine del libro, il lettore vedrà affiorare per un attimo, come in un riflesso dentro a uno specchio, i volti dei testimoni, i loro gesti, i rossori, le abiezioni, le tenerezze, le smorfie, le richieste di amore, le ingenuità, nonché gli obbrobri di un secolo in cui la scienza e la comprensione umana sembravano distanti e inconciliabili."X.,ufficiale, trentacinque anni, gravemente tarato. In passato aveva rapporti sessuali normali, abbandonati da un anno. All'esame somatico non si rileva nulla di anormale. Soffre di stati periodici di esibizionismo, cui si accompagnano modificazioni psichiche spiccate...""La prosa di Krafft-Ebing è una rivelazione".Eye Magazine
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Casa Editrice Nord, 17/12/2015
Abstract: "Scrittura raffinata e personaggi credibili. J. Kenner è un'autrice da tenere d'occhio." Publishers Weekly"Una storia così sensuale che catturerà la vostra immaginazione, scatenando le fantasie più proibite..."The Reading CafeIl terzo episodio della Trilogia del Desiderio, la serie di romanzi sensuali, audaci e romantici firmati J. Kenner Dal giorno in cui l'ha incontrato, Katrina Laron non ha mai smesso di pensare a Cole August, il bellissimo ed enigmatico socio in affari di Evan Black e Tyler Sharp. Adesso però ha deciso di buttarsi, approfittando del party al quale sono entrambi invitati. La risposta di Cole alle sue avances, però, la lascia completamente sconcertata: dopo un unico, appassionato bacio, Cole se ne va senza darle nessuna spiegazione. La verità è che lui è spaventato. I sentimenti che prova per Katrina vanno ben oltre la semplice attrazione fisica, e vorrebbe proteggerla da tutto, perfino da se stesso e dalle pulsioni che lo spingono a mescolare il piacere col dolore. Ciò che Cole non sa, però, è che Katrina conosce il suo lato oscuro, ed è pronta a spogliarsi di ogni inibizione in nome del loro amore. Perché il desiderio è una forza che supera ogni paura...I bestseller di J. KennerLa Trilogia del desiderioWantedHeatedIgnitedStark TrilogyLiberamiSceglimiAmami
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Guanda, 28/01/2016
Abstract: PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2019"Quando uno scrittore sa raccontare con tanta grazia, il lettore non può fare a meno di credergli"Frankfurter Allgemeine Zeitung"Il suo sguardo ha il potere di incantare."Die Welt"Un maestro indiscusso della letteratura in lingua tedesca."Library Journal"Senza dubbio il miglior libro in lingua tedesca pubblicato dopo Perturbamento di Thomas Bernhard."Neues Forum"Questo è uno dei romanzi più inquietanti scritti in tedesco da lungo tempo."Frankfurter Allgemeine ZeitungLicenziato improvvisamente dal lavoro in cantiere, l'ex portiere di calcio Josef Bloch inizia a vagare per le strade di Vienna, va al mercato, al cinema, allo stadio, poi cerca una camera d'albergo per la notte. I suoi sensi sono allerta, tutto lo infastidisce e allo stesso tempo cerca disperatamente un contatto, prova a chiamare dei conoscenti senza trovare nessuno. La sua peregrinazione continua finché incontra una donna disposta a stare con lui. Ma poi la uccide, senza motivo. L'angoscia che lo attanaglia dopo l'omicidio è la stessa che provava quando da portiere si preparava a respingere un calcio di rigore. Tenta allora la fuga verso il confine, sentendosi braccato, spiato e sospettando di tutti, cercando di prevedere le mosse dell'avversario... Uno dei testi più significativi e inquietanti di Peter Handke, un thriller teso e anomalo, con uno stile narrativo assolutamente originale.
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La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme
Feltrinelli Editore, 24/09/2013
Abstract: Otto Adolf Eichmann, figlio di Karl Adolf e di Maria Schefferling, catturato in un sobborgo di Buenos Aires la sera dell'11 maggio 1960, trasportato in Israele nove giorni dopo, in aereo e tradotto dinanzi al Tribunale distrettuale di Gerusalemme l'11 aprile 1961, doveva rispondere di quindici imputazioni, avendo commesso, 'in concorso con altri', crimini contro il popolo ebraico, crimini contro l'umanità e crimini di guerra sotto il regime nazista, in particolare durante la seconda guerra mondiale. Hannah Arendt va a Gerusalemme come inviata del "New Yorker". Assiste al dibattimento in aula e negli articoli scritti per il giornale sviscera i problemi morali, politici e giuridici che stanno dietro al caso Eichmann. Ne nasce un libro scomodo: pone le domande che non avremmo mai voluto porci, dà risposte che non hanno la rassicurante certezza di un facile manicheismo. Il Male che Eichmann incarna appare alla Arendt "banale", e perci" tanto più terribile, perché i suoi servitori più o meno consapevoli non sono che piccoli, grigi burocrati. I macellai di questo secolo non hanno la "grandezza" dei demoni: sono dei tecnici, si somigliano e ci somigliano.
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TEA, 17/12/2015
Abstract: "Lettera a Léontine, un romanzo dolce, ma non sdolcinato. Una storia fresca, avvincente e a tratti persino commovente. Ma soprattutto sorprendente, come solo la vita sa essere."Angela Montinari, BARI SERA"Un romanzo d'amore che deve molto alla poesia e che diventa attuale quando manifesta la crisi di una generazione sotto i cinquanta, decisa a non seppellire il sentimento, a non lasciarsi travolgere nell'ansia di mantenere sempre e comunque un apparentemente saldo equilibrio."Enrica Simonetti, LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNOPiergiorgio è un medico affermato, sposato da diversi anni e con una figlia ormai adolescente. Léontine invece è una donna libera. Elegante e sensuale, rappresenta tutto ciò che a Piergiorgio manca, da tempo: una compagna ironica, intelligente, abbastanza forte da sapere ciò che vuole, con la quale poter parlare di libri, di quadri e di poesia davanti a un calice di buon vino, una donna che sappia ascoltarlo e capirlo nel suo vagabondare disordinato, con la quale dividere la solitudine, ubriacarsi, fare l'amore senza ritegno oppure, semplicemente, sorridere. E così, tra i due nasce una tormentata relazione fatta di slanci, ripensamenti, fughe e rimpianti. È Léontine a dettarne le regole, i tempi, le modalità... ma è Piergiorgio che ce la racconta. Una storia che dà voce agli uomini, che ci mostra le ragioni più sofferte di un tradimento e le contraddizioni dell'animo umano e ci spinge a riflettere sul potere dell'amore. Un pugno nello stomaco, una giostra di emozioni, un romanzo bellissimo.
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Adelphi, 10/12/2015
Abstract: Giorgio Colli è stato un filosofo di radicale 'inattualità', uno dei rarissimi che abbiano avuto la capacità, eminentemente nietzscheana, di parlare al presente "con vera durezza": in questo libro egli risolleva, in tutto il loro peso, molte delle domande che Nietzsche aveva posto, e a cui spesso aveva risposto solo per enigmi, inclusa quella sul significato dell'enigma, decisiva per avvicinarsi a qualsiasi questione filosofica e, in particolare, al modo che Nietzsche aveva di vivere il pensiero. Sono problemi che, almeno nella loro originaria e vitale immediatezza, negli ultimi cento anni ci si è preoccupati per lo più di eludere, sia non percependoli sia sottoponendoli al mortale filtraggio della 'prospettiva storica'. Per Colli, invece, il presupposto è che Nietzsche sia stato l'ultima grande figura del pensiero occidentale, e che perciò la filosofia non abbia altra scelta se non quella di porsi le stesse questioni che Nietzsche individuò e sulle quali, alla fine, il suo destino si infranse. Ciò lo costringe a una sorta di guerra su due fronti: da una parte, la ripresa e reinterpretazione di tutti i temi greci di Nietzsche (dalla sapienza misterica a Socrate, dal significato di Apollo al nesso fra dialettica e violenza, alle origini e alle peripezie del logos), qui illuminati con sovrana lucidità, tale da delineare tutta una nuova visione, compatta e sorprendente, delle origini del pensiero occidentale; dall'altra, una sorta di analisi serrata delle conquiste del pensiero di Nietzsche, ma anche delle sue grandiose sconfitte, che pure Colli esamina con quella peculiare 'mancanza di riguardi' che – come Nietzsche stesso ha insegnato – è l'unico modo ammesso dall'etichetta del pensiero se si vuole avvicinare un grande filosofo. E ognuno di questi due fronti nutre direttamente un terzo tema del libro, cioè l'attacco devastante a molti idoli del pensiero moderno: dalla storia giustificatrice di ciò che comunque le sfugge, alla ragione ormai scissa dal logos da cui è nata, al superstizioso attaccamento alla scienza, ai fatti, all'azione. Il risultato è un libro singolarissimo, articolato in brevi sezioni aforistiche, continuamente appuntito e provocante, duro ed esigente nelle sue tesi, felicemente distaccato nella maniera, un libro dove in ogni parola si sente presente, e come ripercosso direttamente dalle sue origini greche, il rischio mortale che il pensiero accetta, a ogni suo passo, di fronte alla Sfinge.
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Feltrinelli Editore, 07/07/2017
Abstract: "L'equilibrio fra le diverse regioni cerebrali nella pubertà può rapidamente rompersi, da una parte o dall'altra"Perché gli adolescenti non riescono ad alzarsi dal letto? Perché fanno i compiti sempre all'ultimo momento? Perché devono andare in motorino senza casco? Perché non riescono mai ad arrivare a casa all'ora giusta? Finalmente un libro che riesce a rispondere a questi interrogativi. Eveline Crone, studiosa di psicologia dello sviluppo, spiega sulla base delle ricerche più recenti delle neuroscienze le logoranti turbolenze che si verificano durante la pubertà. E mostra con esempi illuminanti come il comportamento, spesso terribilmente irritante, dei più giovani dipenda da un processo molto particolare: la progressiva riorganizzazione del cervello durante l'adolescenza. Crone non solo fa capire perché ragazzi e ragazze sono così inclini a eccessi e sbalzi emotivi e a comportamenti pericolosi, finendo non di rado per essere disorientati o per bruciarsi, ma mostra anche i limiti e le opportunità propri di questa fase della vita. Un libro chiaro e tranquillizzante per insegnanti, educatori e genitori, che non riescono più a capire i loro figli. Un libro che promuove la comprensione e la pazienza, ma solleva anche interrogativi su come gli adulti possano trattare con gli adolescenti nel modo più adeguato.
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Beat, 10/11/2015
Abstract: Ofelia, Margarida e Maria do Ceu sono le tre donne di una travolgente saga familiare che parte negli anni Quaranta e finisce ai giorni nostri. Sullo sfondo di una Lisbona dalla bellezza magica, ma anche oppressa da una dittatura che finirà solo con la rivoluzione del 1974, i loro tragici destini si incroceranno per sempre. Manuel, Carlos e Tiago sono gli uomini che, dopo le false speranze, le porteranno verso il dolore, il sacrificio e l'annientamento. Romanzo di amori mancati e sbagliati, Ovunque io sia è anche la storia della forza di una maternità senza confini, la frase lascito che ogni madre, prima di morire, affida ai figli nel desiderio di non abbandonarli del tutto. Con una grande narrativa di stampo realista, Romana Petri dipinge l'affascinante affresco di un Portogallo chiuso, dolente e tragicamente arretrato. Il lungo cammino umano di un popolo che, dopo il forzato silenzio, troverà il coraggio di essere moderno scegliendo la libertà."È il migliore romanzo italiano dell'anno".Gian Paolo Serino, la Repubblica "Solo con occhi innamorati Romana Petri ha potuto dipingere un mondo così suggestivamente sognante, così malinconicamente struggente".Mia Peluso, La Stampa – TTL "…come un fiume che a un certo punto mescola le sue acque con quelle di un altro fiume e poi con quelle di un altro ancora".Isabella Bossi Fedrigotti, Corriere della Sera
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La felicità delle piccole cose
Feltrinelli Editore, 22/10/2015
Abstract: Lo charme di Parigi. Un'appassionante caccia al tesoro sulle tracce dei quadri di Monet. Un inno alle piccole cose che scaldano il cuore. È iniziato tutto nel giardino di Monet a Giverny. Lo ricordo come se fosse ieri. Era il dicembre del 1979. Da più di trent'anni, ogni sera mi domando come sarebbe stata la mia vita se non fossi entrato in quel giardino."
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Feltrinelli Editore, 08/05/2015
Abstract: Diego lavora alla revisione di un vocabolario. Nei barattoli delle parole chiude tutto quello che riesce a definire. È pratica che gli viene naturale anche nella vita. Cataloga ogni istante: luogo data ora. In uno dei suoi continui spostamenti tra Roma e Pisa, dove insegna, il treno si ferma in galleria per un guasto, le luci si spengono. Nel buio Diego sviene. Una voce arriva lontanissima a tirarlo fuori dalla vaghezza: Antonia. Ieri diventa oggi e domani ieri, l'ordine e la memoria di Diego si allentano. È come se Antonia ci fosse sempre stata eppure non c'era. La loro è una storia d'amore che vuole la perfezione. Più sono vicini, più forte è il rischio che il cerchio si spezzi. Basta una menzogna. Contro ogni logica, l'inganno si rivela più forte della verità e la verità più forte dell'inganno.
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In un paese bruciato dal sole. L'Australia
Guanda, 11/12/2015
Abstract: NUOVA VERSIONE CORRETTA"I suoi sono tra i più bei libri di viaggio mai scritti. E questo è il migliore in assoluto."Booklist"Bill Bryson è un maestro del travel writing."Tuttolibri"Dal libro filtra tutto il piacere di Bryson nello scoprire gli innumerevoli e inesplorati spunti narrativi offerti dall'Australia."New York Times Book ReviewNon è facile tenersi informati su un paese come l'Australia, per tanti e validissimi motivi, riflette Bill Bryson, il travel writer più letto al mondo, sul volo che lo porta a Sydney da dove partirà il suo viaggio all'esplorazione di questa affascinantissima isola. "L'Australia è in gran parte vuota e lontana, tanto lontana. La sua popolazione non è numerosa e, di conseguenza, il suo ruolo nel mondo è periferico. Non ha colpi di stato, non esaurisce le riserve ittiche con una pesca dissennata, non finanzia despoti impresentabili, non produce cocaina in quantità imbarazzanti, non usa la propria influenza in maniera arrogante e inappropriata. È un paese stabile, pacifico e buono". Non desta scalpore a livello internazionale e così si finisce un po' per ignorarla. A dispetto delle sue innumerevoli e irresistibili attrattive: la Grande barriera corallina, il monolito di Ayers Rock e le stromatoliti viventi di Shark Bay, foreste pluviali incontaminate, catene montuose quasi inesplorate che aspettano i più esigenti appassionati di alpinismo, deserti spietati, spiagge mitiche per i surfisti di tutto il mondo cultori dell'onda lunga, metropoli-gioiello a misura d'uomo e progettate da architetti illuminati, oasi faunistiche e paradisi per i naturalisti. Bryson è partito alla scoperta del continente australe armato di tanto tempo, del suo immancabile diario di viaggio e di una inesauribile ironia e curiosità. Ha attraversato in treno l'interno desertico lungo la favolosa Indian Pacific, ha guidato nelle città e lungo le strade costiere, ha camminato nei parchi e navigato su fiumi e tratti di mare, ha incontrato vecchi hippy e strampalate signore di mezz'età, raccontandoci le sue avventure con grande partecipazione emotiva e uno straordinario umorismo, per arrivare a una conclusione convinta: possiamo anche continuare a ignorare questo posto alla fine del mondo, è vero, ma tutto sommato, così facendo "a perderci siamo solo noi".
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Casa Editrice Nord, 14/01/2016
Abstract: "Un romanzo coraggioso, profondo, coinvolgente. Proprio come deve essere la letteratura."The Guardian"Un romanzo intenso e commovente." Bookseller"Un'autrice di grande talento e dalla voce inconfondibile." The Observer"Un affresco imperdibile sul valore dei rapporti umani." Kirkus Reviews"Un susseguirsi di scene indimenticabili." Daily Mail"Il racconto emozionante di un amore materno in grado di superare ogni ostacolo." The Sunday Times"Uno sguardo originale su un periodo sempre di grande attualità." Independent"Tocca le corde giuste nel cuore dei lettori." Daily ExpressUn solo istante può segnare per sempre il destino di una personaUno sguardo può comunicare ciò che le parole non possono direUna mattina di ottobre può essere l'inizio di una nuova vitaL'alba color acciaio è fredda come la pioggia sottile che si deposita silenziosa tra i suoi capelli e le scivola lungo il collo. Chiara Ravello però ha smesso di farci caso nell'istante in cui si è inoltrata nel quartiere ebraico. Ha come la sensazione che quei vicoli siano stati svuotati di vita e non rimanga che l'eco di una sofferenza muta. Quando sbuca in un piazza, Chiara vede un camion sul quale sono ammassate diverse persone. Tra di esse, nota una madre seduta accanto al figlio. Le due donne si fissano per alcuni secondi. Non si scambiano nemmeno una parola, basta quello sguardo. Chiara capisce e, all'improvviso, incurante del pericolo, inizia a gridare che quel bambino è suo nipote. Con sua grande sorpresa, i soldati fanno scendere il piccolo e mettono in moto il camion, lasciandoli soli, mano nella mano.Sono passati trent'anni dal rastrellamento del ghetto di Roma, e all'apparenza Chiara conduce un'esistenza felice. Abita in un bell'appartamento in centro, ha un lavoro che ama, è circondata da amici sinceri. Tuttavia su di lei grava il peso del rimpianto per quanto accaduto con Daniele, il bambino che ha cresciuto come se fosse suo e che poi, una volta adulto, è svanito nel nulla, spezzandole il cuore. E, quando si presenta alla sua porta una ragazza che sostiene di essere la figlia di Daniele, Chiara si rende conto che è arrivato il momento di fare i conti con gli errori commessi, con le scelte sbagliate, con i segreti taciuti troppo a lungo. Perché solo affrontando il proprio passato potrà finalmente trovare la forza di riannodare i fili di quel legame stretto una fredda mattina di ottobre del 1943...Ci sono istanti che decidono il nostro destino. Istanti in cui ci dimostriamo più forti o più deboli di quanto non immaginavamo. Eppure il romanzo di Virginia Baily ci ricorda che il vero coraggio risiede nel vivere giorno dopo giorno con le conseguenze delle nostre azioni. Perché se impariamo ad accettare il passato, il futuro sarà sempre un passo davanti a noi, prodigo di sorprese.
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Guanda, 14/01/2016
Abstract: "L'eccezionalità di Gopnik sta nella sua capacità di prendere un argomento sul quale sembra non ci sia più nulla da dire e di trattarlo in maniera originale e profonda..."Alain de Botton"Brillante, coinvolgente e intensamente moderno."The SpectatorNel corso del Settecento, il mondo moderno si è garantito il lusso di poterlo ammirare da dietro un vetro nel tepore di una stanza ben riscaldata: da allora l'inverno ha smesso di essere soltanto una stagione buia e gelida ed è diventato molto altro e molto di più. Parte da questa constatazione Adam Gopnik per accompagnarci in un eclettico viaggio tra gli artisti, i libri, le musiche, le mode che hanno forgiato la nostra nuova visione dell'inverno. Scopriamo così come una poesia abbia imposto l'immagine del piacere borghese di radunarsi intorno a un camino mentre fuori nevica; come un'illustrazione abbia sancito il sincretismo tra Natale dei consumi e Natale degli affetti; come la passione per le stampe giapponesi abbia ammorbidito la nostra visione del freddo; come i resoconti delle esplorazioni polari abbiano dato vita a un nuovo senso dell'avventura. L'inverno aspro con cui i romantici tedeschi identificavano lo spirito nordico – in contrapposizione al razionalismo illuminista – nel tempo ha ceduto il passo alle eleganti mollezze di quello ritratto dagli impressionisti; i mesi invernali hanno trovato le loro forme di svago, dal sottile erotismo delle piste di pattinaggio alle folle dello shopping, e l'estetica boreale delle festività di fine anno ha conquistato anche i climi mediterranei, in un profluvio di neve finta, abeti, renne e rami di vischio.
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VALLARDI, 28/01/2016
Abstract: "EREDI DI UN'UMANITÀ DA PROTEGGERE"LE PARISIENLA STORIA VERA CHE HA COMMOSSO LA FRANCIA E CHE HA ISPIRATO L'OMONIMO FILM.UN RAGAZZO MUSULMANO DELLA PERIFERIA PARIGINA DI FRONTE ALL'OLOCAUSTO.Siamo al Liceo Léon Blum, Créteil, banlieue parigina: una miscela esplosiva di etnie, confessioni religiose e conflitti sociali. Nella classe più difficile della scuola la professoressa di storia, Anne Anglès, invece di capitolare come molti altri colleghi di fronte al malessere di questi adolescenti, propone loro un progetto comune: partecipare a un concorso del Ministero dell'Istruzione sul tema del genocidio ebraico. Una missione pressoché impossibile per una classe a maggioranza musulmana, dove la Shoah lascia indifferenti, quando non viene palesemente negata. Dapprima riluttanti, gli studenti accettano infine la sfida. Vinceranno il concorso e la loro vita cambierà per sempre. Questa incredibile storia vera, che ha commosso la Francia, è raccontata da uno di loro, Ahmed Dramé. Una favola moderna di riscatto e trasformazione, una vicenda attualissima che trasmette un messaggio di speranza: è possibile, nonostante le difficoltà, sfuggire a un destino apparentemente segnato."Sono della banlieue, vengo da una famiglia islamica, e ho scritto un libro e un film sulla Shoah"Ahmed Dramé"Una penna felice al servizio di una storia sorprendente"Le Monde"Uno sguardo di speranza sulla banlieue"Le Figaro
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Ponte alle Grazie, 17/12/2015
Abstract: Vi è mai successo di bloccarvi nell'inutile tentativo di ricordare un nome? Oppure di controllare più e più volte la valigia appena fatta nel dubbio di aver dimenticato qualcosa? O di dannarvi a rivangare un passato che non si può più cambiare? Tranquilli, siete in buona compagnia: come insegna l'autore di questo libro, chiunque prima o poi è caduto vittima delle cosiddette "trappole della mente". Molteplici e sempre pronte a scattare, queste abitudini a pensare in modo sbagliato non soltanto ci complicano l'esistenza, ma ci sottraggono tempo ed energia preziosi. Evitarle è possibile, basta imparare a riconoscerle: ad aiutarci in questa impresa è André Kukla, che ci guida alla scoperta dei nostri processi mentali e dei loro passaggi inutili, veri e propri vuoti di consapevolezza in cui spesso precipitiamo ma contro i quali possiamo adottare opportune strategie d'uscita. Partendo da situazioni di vita reale, questo libro di grande brio e ironia rappresenta un valido strumento per tutti coloro che hanno deciso di cominciare a godersi appieno la vita.
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Ponte alle Grazie, 28/01/2016
Abstract: Per secoli, nella storia dell'Occidente, il nero è stato considerato un colore come qualsiasi altro. All'inizio dell'epoca moderna, grazie all'invenzione della stampa e alla diffusione dell'incisione e della riforma protestante, si è addirittura guadagnato uno statuto particolare, accanto al suo antipode, il bianco. Qualche decennio più tardi, però, la scoperta dello spettro cromatico da parte di Newton ha introdotto una nuova gerarchia dei colori, dalla quale erano esclusi sia l'uno sia l'altro. Giunti infine al XX secolo, grazie all'arte prima, al costume e infine alla scienza, il nero ha riconquistato finalmente il suo status originario. A questa lunga e affascinante storia del nero nelle società europee è dedicato questo libro di Michel Pastoureau. Esso mette l'accento sia sulle pratiche sociali legate al colore (linguaggio, tintura, abbigliamento, emblemi), sia sui suoi aspetti propriamente artistici. Un'attenzione particolare viene accordata alla simbologia ambivalente del nero, che può essere considerato in modo positivo (fertilità, umiltà, dignità, autorità) o negativo (tristezza, lutto, peccato, inferno, morte). E poiché non è possibile parlare di un colore isolandolo dagli altri, questa storia culturale del nero è anche, in parte, quella del bianco, del grigio, del marrone, del viola e anche del blu.