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66THAND2ND, 31/05/2018
Abstract: "Se vuoi correre, corri il miglio" ha detto Emil Zátopek. "Se vuoi provare una vita diversa, corri la maratona". Nel mondo dell'atletica ci era entrato quasi controvoglia, partecipando a una gara per le strade di Zlín organizzata dalla fabbrica di scarpe dove lavorava. Qualche tempo dopo aveva già infranto il suo primo record nazionale. Erano gli anni della guerra e dell'occupazione nazista. Ma Emil continuava a tenersi in forma, correndo nei boschi con gli scarponi da soldato, e creò un metodo di allenamento rivoluzionario. Aveva una postura goffa, sofferente. "Correva come se avesse un cappio al collo," scrisse un cronista "lo spettacolo più spaventoso dai tempi di Frankenstein". Ai Giochi di Helsinki, però, fu il primo uomo al mondo a vincere 5000,10.000 e maratona, un'impresa mai eguagliata. Era l'erede di Paavo Nurmi e dei Finlandesi volanti. Era anche un eroe del comunismo, ma durante la Primavera di Praga firmò il manifesto delle Duemila parole di Ludvík Vaculík, e per vent'anni perse tutto: il lavoro, i gradi nell'esercito, la pensione. Per sopravvivere, scese nelle miniere di uranio di Jáchymov, "quell'avamposto dello Stige". Attingendo a una quantità di interviste originali e fonti d'epoca (la stampa ceca, gli archivi della polizia segreta), Broadbent ricostruisce la storia del più grande corridore di tutti i tempi, rivelando la tempra d'acciaio di un uomo a cui la pista e la strada avevano insegnato a resistere come nessun altro.
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66THAND2ND, 07/11/2018
Abstract: Sono sufficienti poche note della colonna sonora di Vangelis per evocare i fotogrammi di "Momenti di gloria", il capolavoro di Hugh Hudson che celebra il doppio oro conquistato dall'atletica leggera britannica ai Giochi di Parigi del 1924. A vincere i 100 metri fu l'ebreo inglese Harold Abrahams, mentre a imporsi nei 400 fu il suo amico e rivale Eric H. Liddell, che da quel giorno divenne per tutti il "pastore volante". Figlio di un evangelizzatore trasferitosi in Cina, Liddell è stato senz'altro un predestinato della corsa, ma soprattutto un uomo di Chiesa dalla fede talmente granitica che alla domanda su come avesse fatto a ottenere quell'inattesa vittoria rispondeva: "Ho corso i primi 200 più veloce che potevo. Poi gli altri 200 con l'aiuto di Dio ". Confessione che racconta già molto di un uomo che alla fama sportiva, all'amore della famiglia e forse alla vita stessa antepose sempre i doveri di missionario, adempiuti con uno stoicismo che non vacillò neppure al cospetto delle rinunce più dolorose e dei contesti più drammatici. Come il campo di prigionia di Weihsien dove, nel corso della seconda guerra mondiale, si concluse la sua breve esistenza. Il fatto che Duncan Hamilton abbia posto una figura come la sua al centro di un'indagine storica così poderosa suggerisce che la vera gloria non si concentra in pochi momenti della biografia di un uomo, ma si costruisce giorno dopo giorno, grazie alla scelta rivoluzionaria di dedicarsi al prossimo nelle retrovie dell'anonimato.
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66THAND2ND, 18/05/2017
Abstract: Irlanda, 1832. Cacciato dalla fattoria in cui vive con la sua famiglia, il giovane Coli Coyle affronta Desmond Hamilton, il figlio del proprietario terriero. E un attimo fatale, e l'incontro si trasforma in tragedia. Il corpo senza vita di Hamilton giace ai piedi del suo cavallo, e a Coyle non resta altra scelta che fuggire. Gli sgherri del padrone, guidati da John Faller - "l'incarnazione del male razionale" -, danno inizio a una spietata caccia all'uomo. Spinto tra le terre paludose della contea di Donegal, Coyle scappa oltreoceano, in America, e trova lavoro nel cantiere di una ferrovia in Pennsylvania. Un viaggio folle, tra i morsi della fame e un'epidemia di colera; una fuga dove il paesaggio, "silenzioso e sterminato", è sempre in primo piano. "Cielo rosso al mattino" è un'esplorazione del lato spietato dell'uomo: una storia di oppressione che racchiude tutta la ferocia dell'esistenza umana.
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66THAND2ND, 02/11/2017
Abstract: "Quando il signor Nkamba mi ha annunciato che non gli servivo più, non ci volevo credere". Inizia così, con il suo licenziamento, la tragicomica epopea di Mwàna Matatizo, venditore porta a porta presso un'azienda di cosmetici di Ginevra. Spiantato e senza un impiego, con una madre che lotta come una belva contro il cancro che la consuma, Mwàna vive in una Svizzera dove la disoccupazione è in calo perpetuo, mentre lui, originario del "Bantuland", non riesce a trovare "nemmeno un lavoretto da cani". Un modo per sbarcare il lunario però ci sarebbe: Ruedi, il giovane bianco con cui è sposato, figlio unico della venerabilissima famiglia Baumgartner, dovrebbe solo mettere da parte l'orgoglio e accettare i soldi dei genitori, così da portare a casa un po' di "gombo bello liscio". Intanto, sullo sfondo, si accende la campagna elettorale, con l'Unione democratica delle pecore nere che propone una politica discriminatoria e razzista, proprio quando Mwàna riesce a trovare uno stage presso una Ong che si occupa di lotta alla xenofobia. Seguendo le sventure di un simpatico antieroe, Max Lobe dà vita a un romanzo surreale e ironico, sulle diversità e la tolleranza, un racconto che mostra una Svizzera inedita e impietosa, dove per sopravvivere non resta che appellarsi all'antica Trinità bantu.
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66THAND2ND, 22/09/2016
Abstract: Ha nove anni Gábor quando segue il padre allo stadio, a Budapest, anche se non c'è nessuna partita da vedere. Non ci sono nemmeno gli spalti, solo un prato sconnesso e imbiancato dalla calce, e un esercito di volontari che hanno risposto all'appello del Partito. Sono lì per posare le pietre del nuovo Népstadion, che ospiterà le evoluzioni di Puskás, Bozsik, Hidegkuti, Kocsis, Czibor e degli altri formidabili giocolieri dell'Aranycsapat, la nazionale magiara che umiliò due volte i maestri inglesi. La "squadra d'oro" che subì una sola sconfitta in cinquanta partite, peccato che fosse la più attesa: la finale della Coppa Rimet del 1954. Non ci sarà una seconda occasione, perché di lì a due anni la Rivoluzione ungherese, repressa dai carri armati sovietici, finirà per spezzare quella squadra di campioni senza eredi. In un libro che è "una serie di storie nella Storia", Bolognini riannoda i fili che legano le sorti della Grande Ungheria alle sanguinose giornate di Budapest, seguendole con gli occhi candidi di Gábor, che trepida davanti alla radio per "il sacco di Wembley" e poi scende in strada con il proprio popolo per la libertà. Sentendosi anche lui, per un momento, come Nemecsek della via Pál, "piccolo soldato avventuroso che sembrava aver rinnegato la causa e invece era stato il più fedele " di tutti. Forse Gábor avrà tradito il Partito, ma non i suoi sogni. "Vorrei dire che questo è un libro bello come un film," scrive Gianni Mura nella prefazione "ma sono troppo tifoso dei libri per dirlo".
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L'uragano nero. Jonah Lomu, vita morte e mete di un All Black
66THAND2ND, 10/11/2016
Abstract: Se ogni sport è una rappresentazione della guerra, il rugby è una guerra di conquista, il cui obiettivo è penetrare nel cuore della terra nemica. È anche un gioco dove l'imprevedibilità è congenita, anarchico come i rimbalzi del pallone. È uno sport animalesco ma soprattutto umano, perché il centro dell'azione è il pallone e non l'uomo. Per praticarlo ci vuole la forza del pugile e la maestria dell'orologiaio. Del rugby gli All Blacks incarnano lo spirito, la leggenda, la perfezione delle trame d'attacco. Tra loro un giorno spunta un ragazzone di origini tongane, un gigante che corre sfiorando l'erba come una gazzella. Si chiama Jonah Lomu, un "carro armato, ma veloce come una Ferrari". Al mondo si rivela nella Coppa in Sudafrica nel 1995. In semifinale, contro l'Inghilterra. La casa madre contro gli dèi di Ovalia. L'attesa è spezzata da un fax spedito all'albergo dei neozelandesi: "Ricordatevi che il rugby è un gioco di squadra. Perciò, tutti e quattordici passate la palla a Jonah Lomu". Sembra uno scherzo, ma è una profezia. Lomu dominerà la sfida, seminando un senso d'impotenza nel campo avversario. La sua apparizione però è come la scia di una cometa: il suo fisico portentoso sarà tradito da una sindrome nefrosica, che finirà per prendersi anche la sua vita. Lomu, cresciuto tra i delinquenti di Auckland, salvato dal rugby, resterà nella storia dello sport come Senna o Jim Thorpe, atleti maledetti. O come Coppi, di cui era l'antitesi. "Coppi era un cirro bianco nel cielo azzurro. Lomu un nembo scuro che annuncia l'uragano".
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66THAND2ND, 05/11/2015
Abstract: Grégoire Nakobomayo è cresciuto tra i vicoli di Colui-che-beve-l'acqua-èun-imbecille, quartiere di prostitute, ubriaconi e delinquenti. Nonostante le difficoltà e l'aspetto non proprio attraente - è basso, ha la testa a rettangolo, il naso grosso, gli occhi piccoli e la pelle nerissima -, è riuscito a imparare un mestiere rispettabile e passa le giornate a picchiare sulle carcasse delle auto nella sua carrozzeria. Ma l'ambizione di Grégoire è un'altra: essere un serial killer. Deciso a imitare le gesta del suo idolo, lo spietato pluriomicida Angoualima, vuole apprendere da lui i trucchi del mestiere Certo, Angoualima è morto e sepolto, questo particolare però non scoraggia l'aspirante omicida che si reca in pellegrinaggio sulla tomba del suo mentore e lo assilla tempestandolo di domande improbabili. Grégoire non ha proprio la stoffa dell'assassino, colleziona un insuccesso dietro l'altro - al suo attivo può vantare solo un bastone infilato nell'occhio del fratello adottivo, una martellata in testa al notaio Quiroga e un tentativo di stupro fallito per problemi di erezione -, ma non demorde. Ha già individuato la sua prima vera vittima. Si tratta di Germaine, una prostituta che si è appena trasferita da lui. Le rimangono solo poche settimane di vita. Ma la strada del crimine è irta di ostacoli e in fondo Grégoire è solo un povero diavolo: il risultato è tutt'altro che garantito.
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66THAND2ND, 04/02/2016
Abstract: Un drammatico incidente d'auto riduce in coma Gonzalo Malagutti, giocatore della Lungodoriana, terza squadra di calcio di Torino. La storia approda sulla scrivania di Guido Riberto, navigato giornalista sportivo, che è costretto a indagare sull'accaduto come un "cronista di nera" alle prime armi. Riberto scopre che dietro l'incidente del centravanti argentino si nascondono'loschi traffici a danno di una compagnia assicurativa. Ma la truffa è solo la punta di un iceberg di decadenza e corruzione ramificato nella buona società torinese. Riberto, affiancato da comprimari d'eccezione, porta alla luce inediti intrecci criminali, tra suspense e colpi di scena. Pasquotto, l'ermetico collega; Dominici, tetragono ispettore-liquidatore; Fasano, impiegato senza scrupoli; il vicecomandante Galante, caricaturale esponente delle forze dell'ordine; Lidia, fragile giudice di pace che si vende per amore; Alessio, giovane perito rampante; Isabelle, inconsapevole eroina romantica; e Diego, vittima sacrificale di giorni rinnegati. Sono questi i caratteri di una comédie humaine che vira inesorabilmente verso l'oscurità. Nella sua opera d'esordio Stefano Trinchero, con stile sobrio e divertito, mostra il lato peggiore di una classe borghese in disfacimento che, abbandonata ogni purezza, combatte per la disperata difesa di illusori privilegi di casta, decretando così la propria rovina.
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66THAND2ND, 16/06/2016
Abstract: La giovinezza trascorsa tra la Francia e l'Inghilterra. Il padre, oro alle Olimpiadi di Berlino. La madre, descritta come l'eroina di un romanzo di Fitzgerald. E Sarah, la sorella, morta troppo giovane. Con la complicità di Christophe Bataille, Charlotte Rampling si racconta, mette insieme impressioni, ricordi, luoghi, svelando per la prima volta le sfumature di un'icona dalla bellezza raffinata e inaccessibile. Le foto tratte dall'album di famiglia accompagnano questo delicato viaggio nella sua vita come un frasario essenziale e discreto.
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L'arte ormai perduta del dolce far nient
66THAND2ND, 08/09/2016
Abstract: Scriviamo proprio per uscire dal nostro corpo e dal posto in cui viviamo. Per essere un'altra persona. Io scrivo nella lingua di chi mi legge. Così Laferrière abbatte le barriere tra popoli, tra lettore e scrittore. E, come un Diderot contemporaneo, si concede il tempo di divagare sugli argomenti più disparati - il corpo e i cinque sensi, l'amore e la guerra, la musica e la pittura, la Storia - , ma soprattutto riflette sulla vita, perché l'arte del dolce far niente altro non è se non l'arte di vivere.
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66THAND2ND, 06/02/2014
Abstract: In quasi dieci anni di professionismo Marco Pantani ha vinto poco più di una trentina di corse, un bottino modesto se paragonato a quelli di Coppi o Merckx, Moser o Cipollini. Eppure il Pirata ha conquistato la storia e il popolo del ciclismo come da tempo nessuno riusciva a fare. Perché era uno scalatore che veniva dal mare. Perché è decollato sul Mortirolo e sul Galibier ma è precipitato nella cocaina e nella depressione. Perché inseguiva l'amore ma finiva a puttane. Perché era un uomo solo. Nel decennale della scomparsa, Marco Pastonesi ricostruisce la carriera di Pantani raccogliendo le testimonianze inedite di chi lo ha frequentato da vicino: i suoi gregari, i dirigenti sportivi, gli amici delle piadinerie. Una polifonia di voci inattese che restituiscono la Romagna da cui non si è mai separato, le montagne che lo hanno consacrato a mito, gli scalatori del passato di cui è stato erede, e le debolezze dell'uomo: il doping, qui raccontato da una prospettiva che scardina i luoghi comuni sul fenomeno, e la droga. "Se Pantani era un solista, e un solitario," scrive l'autore nell'introduzione "questo libro è il coro delle tragedie greche, è la banda che accompagna un feretro nei funerali di New Orleans, è cento cantastorie che raccontano le gesta di un guerriero, di un bandito, di un pirata, ed è anche una cartina geografica. Qui non c'è giudizio, non c'è sentenza, non c'è verdetto, non c'è ordine di arrivo né classifica generale. Ognuno ha la sua versione".
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66THAND2ND, 27/04/2017
Abstract: Il 12 novembre 1987, al sorteggio per le qualificazioni di Italia 90, salgono sul palco con Ornella Muti due attori nuovi, in apparenza mal assortiti: un trentaduenne con i "riccioli romantici di un eroe di Visconti" e un signore che sembra il "notaio di provincia di un telefilm tedesco". Sono Michel Platini e Sepp Blatter, la strana coppia che di lì a poco regnerà sul calcio mondiale. Fino al giorno in cui sarà tradita dalle rivalità e travolta dagli scandali, che impediranno al delfino di succedere al vecchio monarca sul trono della Fifa. Incrociando tra loro fatti accertati, ipotesi e interviste scomode, Leclaire ricostruisce tutta la storia di Michel "le Roi", l'artista dei calci piazzati convertito alla realpolitik, provando a districarne l'intreccio di genialità, ambizioni e reticenze.
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66THAND2ND, 13/07/2017
Abstract: Londra, primavera 2015. Un italiano che fa l'allenatore di basket per hobby e per passione ha portato una squadra di adolescenti, tra cui suo figlio, alla finale del campionato allievi, dove giocheranno contro avversari più forti e più alti, in una parola imbattibili. Ma nell'attesa di scendere in campo il coach si ricorda di una partita vista in tv, al bancone di un bar di New York, il primo aprile di trent'anni prima, in un momento confuso della propria vita e in una città imbiancata da una nevicata fuori stagione. Una partita passata alla storia: Georgetown-Villanova, finale della Ncaa, il campionato universitario americano. Una sfida tra un gruppo di atleti magnifici, campioni in carica, già destinati ai professionisti della Nba, e una compagine di improbabili sfidanti destinati alla sconfitta. Tutti sono sicuri che il risultato sia già scritto. Ma il coach di Villanova, Rollie Massimino, figlio di un ciabattino siciliano e filosofo dell'arte di arrangiarsi, ha un piano: sfruttare le debolezze dei propri giocatori per addormentare la gara, provando a dimostrare che qualche volta Davide può battere Golia. Riuscirà la missione impossibile della Cenerentola del parquet? Guardando la partita, quell'italiano appollaiato sullo sgabello del bar capirà il proprio destino? E la lezione del passato servirà a qualcosa, trent'anni più tardi? "Vinca il peggiore" è una dichiarazione d'amore alla pallacanestro, una sfida vissuta due volte, un sogno lungo quanto una notte di neve a New York.
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66THAND2ND, 25/01/2018
Abstract: Elena Cosma è sgraziata, mascolina, tutt'altro che bella. Vive da sola a Bucarest e lavora come ostetrica in ospedale. Da tempo ha rinunciato all'idea di sposarsi ma non a diventare madre. La sua occasione si presenta sotto le sembianze di una bellissima donna dai capelli rosso fuoco. Zelda P. ha appena perso il marito, ha già due bambini piccoli e non se la sente di allevarne un terzo, ma nella Romania degli anni Ottanta le donne con meno di quarantacinque anni non hanno il diritto di abortire se non hanno dato alla luce almeno quattro figli. L'accordo è presto stretto: Elena fingerà di essere incinta e Zelda le cederà il suo bambino in cambio di denaro. Per i primi anni tutto fila liscio, finché le visite sempre più frequenti di Zelda costringono l'ostetrica a fuggire a Prigor. Proteggere Damian è diventata un'ossessione, ma anche in quel paesino sperduto della Moldavia nascono i sospetti: Damian è bello, delicato e ha i capelli di un rosso acceso. Madre e figlio non si somigliano affatto. Elena scende a compromessi, inizia a lavorare nell'orfanotrofio da poco inaugurato, dove i bambini abbandonati, i "figli del diavolo", vengono vessati senza pietà. La sua coscienza sussulta, ma l'importante è tenere Damian al sicuro, perché lui non è un figlio del diavolo, no, lui è un "figlio di Dio". "Figli del diavolo" è un libro sugli abusi, sull'orrore perpetrato a danno dei più deboli nell'indifferenza generale, ma anche una riflessione spietata sulla natura umana, sul momento in cui la morale cede di fronte agli interessi personali. E non esiste redenzione.
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66THAND2ND, 15/02/2018
Abstract: Narra la leggenda che il vascello del pirata Henry Morgan si incagliò tra le paludi di mangrovie dei Caraibi e fu inghiottito dalla foresta insieme al suo carico d'oro e gioielli. Tre secoli dopo, sopra il vascello fantasma è sorto un villaggio, dove prospera la famiglia Otero e dove ancora si raccontano le storie di quel tesoro favoloso. Fra i tanti avventurieri che arrivano al villaggio in cerca di fortuna, spunta un giorno Severo Bracamonte: maldestro rabdomante che esplorando quella terra selvaggia, lussureggiante, finirà per essere attirato nella rete della giovane Serena Otero, erede di una vasta piantagione di canna da zucchero. Una piantagione che si trasformerà in una distilleria di rum sotto la guida spregiudicata di Eva Fuego, nata da un campo in fiamme e accolta come una figlia da Serena.
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66THAND2ND, 02/11/2017
Abstract: Greg Marnier - Marny per gli amici - è a un punto morto: dopo la laurea a Yale e un dottorato in Storia a Oxford, quello che è riuscito a ottenere è una supplenza di nove mesi a Aberystwyth, un college sperduto in Galles. Una sera, alla rimpatriata per i dieci anni dalla laurea, rivede Robert James, il "dio greco" di Yale, ex compagno di corso diventato ricco lavorando nella finanza. A caccia di investimenti e di visibilità politica, nel vivo della prima campagna elettorale di Barack Obama, Robert ha appena acquistato a Detroit centinaia di proprietà abbandonate con lo scopo di creare un "modello Groupon di gentrificazione". Per farlo, ha bisogno di persone come Marny. Lusingato, Greg accetta di trasferirsi in Michigan e contribuire a riqualificare quella "zona di guerra in piena America". Ma l'entusiasmo dei pionieri si scontra presto con la rabbia dei vecchi abitanti, e le tensioni nella "nuova Jamestown" - risse tra vigilantes e locali, il ferimento di un ragazzo nero, il rapimento di un bambino - finiscono per riflettere le fragilità e le contraddizioni di un'intera nazione, come l'aumento delle disuguaglianze sociali e il declino del settore industriale. "Esperimento americano" è un romanzo sugli Stati Uniti di oggi, il racconto impietoso di un paese dove anche l'iniziativa più utopica, votata a "un'idea filosofica della felicità", può celare gli interessi di un colosso come Goldman Sachs.
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66THAND2ND, 15/11/2018
Abstract: In un tempo neppure troppo lontano uno sparuto manipolo di temerari decollava a bordo di improbabili macchine volanti per compiere voli radenti il suolo, spesso conclusi prima del previsto con atterraggi catastrofici, apparecchi distrutti e vite spezzate nel fiore degli anni. Di questa legione di "aviatori metà teatranti e metà rompicollo" Roland Garros è stato uno dei rappresentanti più valorosi, tanto che proprio a lui si devono alcune imprese entrate nella leggenda, fra cui tre record di altezza e la prima traversata senza scalo del Mediterraneo. Per non parlare dell'importanza che le sue innovazioni ebbero nella storia dell'aeronautica militare, come la messa a punto di un meccanismo che consentiva di sparare attraverso l'elica degli aeroplani, rendendo così possibili i primi duelli aerei già nel corso della Grande Guerra. Redatte tra il 1915 e il 1918, durante la lunga prigionia in Germania, queste sue memorie - definite da Philippe Forest un "formidabile romanzo d'appendice" - ci consegnano un ritratto sfavillante e spassoso di un mondo che non contempla l'attesa perché capace di guardare solo al futuro. E soprattutto quello di un genio impavido e a tratti schivo, afflitto da "una ripugnanza istintiva per il peso" e disposto a morire pur di ammirare lo spettacolo abbagliante del mare di nuvole e la "luce vergine nell'aria vergine".
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Non dite che non abbiamo niente
66THAND2ND, 09/11/2017
Abstract: Quando Marie vede per la prima volta il capitolo 17 del "Libro dei ricordi" - un taccuino lungo e stretto, coperto di ideogrammi che lei non è in grado di riconoscere -, ancora non sa che quella storia, letta, raccontata, ricopiata, passata di mano in mano, la accompagnerà per il resto della vita. Perché in quei taccuini non sono contenute solo le peripezie di Da-wei e di Quattro Maggio, l'avventuriero che salpa per l'America e l'eroina che attraversa a piedi il deserto del Gobi: le pagine sono intrise di tutti i sogni dei protagonisti di questo romanzo attraverso settant'anni di storia cinese. Sogni infranti, macinati dalla storia, come quelli di Zhuli, Passero e Jiang Kai, tre talentuosi musicisti le cui ambizioni sono state distrutte, in modi diversi, in nome della Rivoluzione culturale. O come quelli di Ai-ming, la figlia di Passero, costretta a scappare dopo la repressione seguita alle manifestazioni di piazza Tian'anmen. Vicende private, quasi insignificanti se paragonate alla Lunga Marcia di Mao Zedong, all'affermarsi del comunismo, a purghe e repressioni, ma che devono essere raccontate, "ricordate", perché "siamo qui per conoscere e non per dimenticare, per interrogare e non per rispondere".
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66THAND2ND, 26/04/2018
Abstract: Difficile pensare a qualcuno più estraneo di Duncan Edwards al narcisismo del calcio contemporaneo. Esempio di applicazione nella vita sportiva e di sobrietà in quella privata, Edwards ha interpretato prima e meglio di altri il ruolo del calciatore moderno, abbinando una prestanza fisica non comune a doti tecniche affinate da uno spirito di abnegazione ereditato dalle sue origini proletarie. Tanto che gloria e fama mai riuscirono a scalfire il profilo riservato di un uomo che, ancora adolescente, era stato proiettato dai sobborghi di Dudley, cittadina delle Midlands, all'Old Trafford di Manchester, tempio dello United, proprio mentre il demiurgo Matt Busby forgiava quella straordinaria fucina di talenti passati alla storia con l'appellativo di Busby Babes. Di quel gruppo di predestinati che tante attese aveva alimentato, Edwards fu il perno indiscusso fino al pomeriggio del 6 febbraio 1958, quando l'aereo che riportava a casa la squadra da Belgrado si schiantò all'aeroporto di Monaco di Baviera, provocando un lutto collettivo che travalicò i confini del Regno Unito. Rigoroso nel metodo e commosso nei toni, lo scavo biografico di James Leighton viene qui proposto nella traduzione e con la prefazione di una delle voci più originali della narrativa italiana, a testimonianza di come a sessant'anni dalla scomparsa di Big Dunc, eroe di un altro mondo e di un altro calcio, il suo mito continui a rinnovarsi e a ispirare generazioni di appassionati.
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66THAND2ND, 21/06/2018
Abstract: Per quello che fece in campo la sentenza è già stata emessa dal tribunale degli dèi, il solo competente: fu il più grande di tutti, capace di entrare perfino nel cuore di chi voleva e doveva odiarlo. Ben più severo il verdetto dei mortali, mai propensi a valutare con il giusto distacco le contraddizioni di un uomo che, prima di ogni altra cosa, è stato uno straordinario moltiplicatore di sogni ed esistenze, tanto che chi ha voluto raccontarne i fantasmi presto o tardi ha dovuto fare i conti con i propri. È successo anche a Marco Ciriello, che qui ripercorre la vita di Diego Armando Maradona con l'intento di restituirne l'immaginario pop e consegnarci un ritratto del Pibe de oro per quello che, in fondo, è sempre stato: un eversore più o meno consapevole, "un Lenin allegro e soprattutto cazzare che, scremando tutta la parte noiosa, arriva al sodo in un solo tocco o in una sola frase". Utilizzando il proprio eroe come uno specchio borgesiano, in un gioco di rimandi narrativi che, seguendo la lezione di Cortàzar e Tarantino, scardina ogni coordinata spaziotemporale, Ciriello rivive anche la propria storia di adolescente in attesa di varcare la linea d'ombra, in una Napoli sospesa tra il sacco degli anni Ottanta e la primavera dei Novanta, che accolse Maradona come un figlio insperato, lo venerò come un amante capriccioso e lo protesse come un padre ormai sfiorito. Ottenendo in cambio una felicità ancora sconosciuta e mai più provata.