Trovati 855187 documenti.
Trovati 855187 documenti.
Risorsa locale
Sempre avanti. La mia storia segreta
Sperling & Kupfer, 11/10/2016
Abstract: Qual è la vera storia di uno dei più giovani bomber del nostro campionato e del calcio mondiale? Qual è il vero volto di un campione spesso discusso? Molto presente sui social, sui quali condivide momenti e immagini della sua vita privata con milioni di follower, Mauro Icardi scatena entusiasmi e polemiche. Ma pochi possono dire di conoscerlo davvero. In questo libro esclusivo, si racconta con sincerità e candore, e per la prima volta rivela la sua verità, i suoi valori, i pensieri e le emozioni legate alla storia personale e alla carriera. L'infanzia e l'adolescenza in Argentina, il rapporto con la famiglia, gli amici, i compagni e, soprattutto, il suo carattere deciso e ribelle, che non ha mai accettato imposizioni. Poi le giovanili del grande Barcellona, dove le cose non sono state facili per un ragazzo così giovane. E infine l'approdo in Italia, prima alla Sampdoria e poi all'Inter, di cui porta la fascia da capitano con orgoglio. Fino all'incontro con Wanda Nara, ora sua moglie e procuratrice, e al progetto a cui tiene di più: la sua nuova famiglia. Ma dietro le valanghe di gol, la ricchezza a volte ostentata, gli atteggiamenti spavaldi, c'è una volontà di ferro che pochi hanno compreso e che porterà Mauro, come gli ha insegnato suo padre, sempre avanti.
Risorsa locale
Mondadori, 25/10/2016
Abstract: Chi furono i combattenti più silenziosi e dimenticati della Prima guerra mondiale? A questa domanda chiunque risponderebbe: i soldati dell'Intesa e degli Imperi centrali, costretti a stanziare mesi e mesi nelle trincee, in un logorante conflitto di posizione, morti a migliaia per conquistare alla Patria qualche metro di terra.Tale risposta, per quanto corretta, non tiene però conto di una vera e propria armata "silenziosa" (e perciò dimenticata) che pure ebbe una parte fondamentale nel conflitto: gli animali.Perché l'uomo non ha combattuto da solo nella Grande guerra: ancora limitato tecnologicamente e nei mezzi di trasporto e di comunicazione, si è servito di migliaia di cani, muli, piccioni, ma anche buoi, maiali, gatti, canarini.Folco Quilici per la prima volta rende merito a tutti questi fondamentali compagni, in pagine insieme sorprendenti e intense, che mescolano la ricerca storica con i ricordi tramandati da quanti combatterono sui vari fronti, a partire da quelli di suo padre, Nello Quilici, capitano d'artiglieria, e di tanti suoi amici e conoscenti che presero parte al drammatico conflitto.Riemergono così dalla memoria le avventure di cavalli e di muli ("gli amici degli Alpini"), che trasportarono i cannoni e le provviste per i soldati inerpicandosi fino alle più alte quote, in paesaggi impervi che solo loro erano in grado di ripercorrere più e più volte, spesso anche al buio; dei tanti cani impegnati nella ricerca dei feriti, oppure utilizzati (al pari dei canarini e dei gatti) nelle trincee come "allarmi" per i micidiali gas usati dai nemici o, crudelmente, come bombe viventi, ma anche inseparabili compagni di trincea, cui confidare i propri segreti e le proprie paure.E, ancora, le storie di piccioni viaggiatori, che tanto spesso si librarono in volo evitando l'artiglieria nemica e riuscirono a consegnare preziosi messaggi in codice; di buoi, mucche, maiali, sterminati a migliaia per nutrire le truppe.Un saggio storico, che si legge come un commovente racconto e che appassionerà tutti gli amanti, giovani e vecchi, degli animali.Folco Quilici è autore di libri e di film con racconti di avventure e scoperte, in Italia e nel mondo. Tra i suoi libri, tradotti in molte lingue, ricordiamo: Sesto Continente, Cacciatori di navi, L'Italia vista dal cielo, Cielo verde, e i più recenti Tobruk 1940, Libeccio, La dogana del vento, Relitti e tesori, Cani & cani, L'isola dimenticata. Le sue opere hanno ricevuto importanti riconoscimenti italiani e internazionali, dal premio Marzotto (1954) al Malta (1980) al Fregene (1985). E, più recentemente, il premio Hemingway (2007), i premi Chatwin e Salgari (entrambi del 2008), Acqui Storia (2010) e Premio Italia (2011).
Risorsa locale
Mondadori, 31/10/2016
Abstract: No, non sono ancora morto è l'autobiografia sincera, ironica e senza filtri di Phil Collins: le canzoni e i concerti, i successi e i fiaschi, l'ascesa al top delle classifiche e nei titoli dei giornali. Collins è uno dei pochissimi artisti ad aver venduto oltre cento milioni di dischi, ma, pur appartenendo da tempo all'aristocrazia del pop, non ha mai perso la capacità di scrivere canzoni in grado di arrivare al cuore degli ascoltatori di tutto il mondo.La sua è la storia di una carriera leggendaria: seduto dietro un tamburo prima ancora di imparare a camminare, dopo la gavetta negli squallidi ma elettrizzanti locali della Swinging London degli anni Sessanta Collins diventò il batterista dei Genesis. Più tardi, con il congedo di Peter Gabriel dal gruppo, si sarebbe guadagnato la luce dei riflettori imponendosi come cantante, e avrebbe raggiunto fama mondiale come solista e compositore con l'uscita di "Face Value" e In the Air Tonight.Che si tratti di partecipare a una jam session con Eric Clapton o con Robert Plant, di mettere insieme una big band con Tony Bennett come frontman, di esibirsi due volte nello stesso giorno al Live Aid o di comporre della musica per il blockbuster disneyano Tarzan, premio Oscar alla migliore colonna sonora, Collins mantiene sempre un rapporto intimo con la propria musica, e la sua capacità di raccontare, con le note e con le parole, coglie sempre nel segno.
Risorsa locale
Mondadori, 31/10/2016
Abstract: Vi parlerò di quel profumo coinvolgente, di quel suo respiro trattenuto, al quale è impossibile opporre resistenza, che anticipa tutto ciò che si sente in bocca subito dopo aver avvicinato il bicchiere alle labbra. Di quel profumo che può essere un effetto del sole di un'alba radiosa o delle nuvole che precedono la pioggia. Di quel profumo che forse è l'aspetto sensoriale più straordinario del vino, perché è anche il linguaggio della sua composizione, della sua storia, delle sue tradizioni, dei territori in cui nasce e dei microclimi che ne accarezzano i giorni. Il vino è la sintesi sorprendente dei profumi di tutto ciò che ci circonda, perché ha nella sua natura più profonda le tracce della terra, dei fiori, dei frutti, delle spezie, del mare, della montagna, del vento, della luce e di tante altre cose che nobilmente rappresenta.L'atto iniziale di chiunque si avvicini al vino è infatti quello di portare il calice al proprio naso per sentirne il profumo, roteando delicatamente il bicchiere, affinché il vino in esso contenuto, simile alla Terra che ruota intorno al proprio asse, possa sprigionare la sua intimità olfattiva. Da quando esiste l'uomo, nella sua cultura gastronomica non c'è altra bevanda o cibo che preveda questo meraviglioso rituale di incontro tra sensibilità, natura ed emozione. È una gestualità mitica, quella legata al vino, che con la sua delicatezza ci aiuta a riappropriarci del nostro tempo e del nostro equilibrio interiore.Sarò certamente felice, perciò, se voi gentili lettori, arrivati all'ultima pagina, riporrete soddisfatti e arricchiti questo mio libro e un attimo dopo vi lascerete prendere dalla curiosità di stappare un'ottima bottiglia del vino che preferite per scoprire l'invitante e meraviglioso mondo di profumi che vi è racchiuso.Luigi Moio
Risorsa locale
Mondadori, 31/10/2016
Abstract: "Esiste un metodo per la felicità duratura? Si può imparare il faticoso mestiere di vivere giorno per giorno in modo da farne addirittura un'arte della gioia quotidiana?" Sono domande comuni, ognuno se le sarà poste decine di volte, senza trovare risposte. Eppure la soluzione può raggiungerci, improvvisa, grazie a qualcosa che ci accade, grazie a qualcuno. In queste pagine Alessandro D'Avenia racconta il suo metodo per la felicità e l'incontro decisivo che glielo ha rivelato: quello con Giacomo Leopardi.Leopardi è spesso frettolosamente liquidato come pessimista e sfortunato. Fu invece un giovane uomo affamato di vita e di infinito, capace di restare fedele alla propria vocazione poetica e di lottare per affermarla, nonostante l'indifferenza e perfino la derisione dei contemporanei. Nella sua vita e nei suoi versi, D'Avenia trova folgorazioni e provocazioni, nostalgia ed energia vitale. E ne trae lo spunto per rispondere ai tanti e cruciali interrogativi che da molti anni si sente rivolgere da ragazzi di ogni parte d'Italia, tutti alla ricerca di se stessi e di un senso profondo del vivere. Domande che sono poi le stesse dei personaggi leopardiani: Saffo e il pastore errante, Nerina e Silvia, Cristoforo Colombo e l'Islandese... Domande che non hanno risposte semplici, ma che, come una bussola, se non le tacitiamo possono orientare la nostra esistenza. La sfida è lanciata, e ci riguarda tutti: Leopardi ha trovato nella poesia la sua ragione di vita, e noi? Qual è la passione in grado di farci sentire vivi in ogni fase della nostra esistenza? Quale bellezza vogliamo manifestare nel mondo, per poter dire alla fine: nulla è andato sprecato?In un dialogo intimo e travolgente con il nostro più grande poeta moderno, Alessandro D'Avenia porta a magnifico compimento l'esperienza di professore, la passione di lettore e la sensibilità di scrittore per accompagnarci in un viaggio esistenziale sorprendente. Dalle inquietudini dell'adolescenza - l'età della speranza e dell'intensità, nei picchi di entusiasmo come negli abissi di tristezza - passiamo attraverso le prove della maturità - il momento in cui le aspirazioni si scontrano con la realtà -, per approdare alla conquista della fedeltà a noi stessi, accettando debolezze e fragilità e imparando l'arte della riparazione della vita. Forse, è qui che si nasconde il segreto della felicità.Alessandro D'Avenia, trentanove anni, dottore di ricerca in Lettere classiche, insegna Lettere al liceo ed è sceneggiatore. Dal suo romanzo d'esordio, Bianca come il latte, rossa come il sangue (Mondadori 2010), è stato tratto nel 2013 l'omonimo film. Sempre per Mondadori ha pubblicato Cose che nessuno sa (2011). Con Ciò che inferno non è (2014) ha vinto il premio speciale del presidente al premio Mondello 2015.Le sue opere sono tradotte in tutto il mondo.Da questo libro l'autore ha tratto un racconto teatrale che porterà in giro per l'Italia.
Risorsa locale
Il libro dell'ignoranza sugli animali
Einaudi, 25/10/2016
Abstract: Questa esilarante esplorazione delle stranezze del regno animale ci permette di scoprire - con il beneplacito della scienza - che reale e fantastico convivono felicemente in ogni angolo del mondo e in ogni sua creatura. L'onisco delle cantine che beve dal sedere, gli scorpioni fosforescenti al buio, le bisce che fingono crisi di vomito e svenimenti per allontanare gli estranei: il regno animale non ha alcun bisogno della nostra immaginazione per rivelarsi straordinario. Con l'aiuto dei disegni e le vignette dell'illustratore americano Ted Dewan, e con lo stile frizzante e il rigore scientifico che già caratterizzava Il libro dell'ignoranza, John Lloyd e John Mitchinson fondono l'autorevolezza di un manuale di zoologia con il ritmo di un testo letterario, smentendo categoricamente lo stereotipo secondo cui imparare è noioso.
Risorsa locale
Poesie amorose. Poesie teologiche
Einaudi, 25/10/2016
Abstract: Virginia Woolf ha notato come la qualità che piú avvince in Donne non sia tanto il significato, pur carica com'è di significato la sua poesia, quanto l'esposione con la quale egli rompe nel discorso. "Ogni prefazione, ogni parlamento è consumato, egli piomba nella poesia per la via piú breve", come un amante salta dalla finestra in una stanza, chiudendo fuori tutto il resto: epoca, luogo, universo. Ci arresta con un gesto "Stand still... Ferma... comanda. E fermarci dobbiamo". Il ciclo dei suoi poemi d'amore per Anne More ci ricorda quello, di poco piú tardo, delle scene familiari di Rembrandt e Saskia. Conosciamo ogni mobile delle loro stanze, ogni riflesso delle loro finestre, ogni bagliore dei calici in cui brindano, ogni piega dei cortinaggi del loro letto, ma del mondo esterno non si curano di dirci nulla.
Risorsa locale
Einaudi, 25/10/2016
Abstract: Rappresentata per la prima volta nel 1513, e dunque con le commedie ariostesche tra i primi esempi del nuovo teatro rinascimentale, La Calandria si colloca subito come modello di composta funzionalità d'azione e di ricerca stilistica. In un teatro che si propone essenzialmente d'essere perfetto meccanismo, e perfetta macchina formale, La Calandria è un piccolo capolavoro.
Risorsa locale
Einaudi, 25/10/2016
Abstract: Gaetano è un ragazzo di un remoto paese della Sicilia dove convivono riti arcaici e tracce di una modernità mal digerita. Un paese sconciato dall'abusivismo e da tanti altri mali. Molti lì sono emigrati in Germania alla ricerca di una vita più dignitosa. Tra questi, il padre di Gaetano che, operaio specializzato in una grossa azienda tedesca, vorrebbe tirare fuori il figlio da quella palude. È tornato in paese per questo. Vuole aprire un bar in Germania, vuole che Gaetano l'aiuti, che magari si prenda una laurea lì, che viva insieme a lui, perché "è brutto stari suli, lariu assai". Gaetano però non ha nessuna intenzione di seguirlo. Lì ha i suoi amici, una zia anziana che ama moltissimo, una madre seppellita nel cimitero del paese cui ha promesso di non andar via, e un timore, soprattutto un timore: quello di finire come i tanti immigrati che sbarcano sulle spiagge vicine, "morti di fame" che hanno perduto, insieme alla terra, la loro dignità e qualsiasi prospettiva di riscatto. Arrivano clandestini sui barconi, si disperdono nelle campagne, si acconciano a lavorare per una manciata di euro nelle serre che, come "un mare finto", dilagano nel paesaggio. Così è stato anche per Alì, un nordafricano che, espulso dal proprio paese, ha scelto la clandestinità e l'anonimato di quei tunnel di plastica. E proprio in un'azienda che produce ortaggi in serra s'incrociano i destini di Gaetano e Alì. Una serra gestita da un boss della zona, don Michele, che apprezza i "bravi lavoratori" che non "parrano ammatula", che sanno cioè tenere la bocca chiusa. Le due vicende umane, quella di Alì e quella di Gaetano, finiscono così quasi per sovrapporsi e diventare una lo specchio dell'altra. Alì è un "senzaterra", in balia del suo destino d'immigrato. Gaetano è uno che crede di averla, una terra, solo che, a poco a poco, non può fare altro che sentirsela sfarinare sotto i piedi. Quella terra madre rivendicata all'inizio da Gaetano, privata di ogni peso diventa l'oggetto sfuggente di un desiderio che rischia di rimanere deluso, di naufragare nel nulla di quel paesaggio lunare in cui riecheggerà infine l'urlo di Alì in fuga, l'urlo di chi davvero non sa più dove andare. Il romanzo Senzaterra è ispirato alla storia originale scritta dall'autrice per il film La Terramadre (58° Festival Internazionale del Cinema di Berlino - sezione Forum, regia di Nello La Marca). "- Noi siamo così... - lancia un'occhiata ai Ray Ban di Liborio, stilizzati, bellissimi. - Tutto fumo, Libò, - sfila dalla tasca il telefonino, se lo rigira tra le mani. - Fumo tecnologico -. Poi ruota la testa, guarda il paese in basso, scorticato dalla luce. - Mozzicato dai topi pare, - sussurra. - Che è un paese, questo? Si può chiamare paese questo, Libò? Liborio si volta a guardare quei grumi di cemento sparpagliati intorno, fino ad aggredire la costa e il mare. Ha un sussulto, quando scorge là in mezzo il prospetto della sua casa inglobato tra facciate identiche, spettrali. Gaetano abbassa la testa, la lascia dondolare sul collo: - Ma come cazzo si fa a rimanere qua? - Allora vattene! - Non è possibile. - E smettila di dire minchiate! Che ci stai a fare tu qua, la verità! - E tu?"
Risorsa locale
Splendori e miserie delle cortigiane
Einaudi, 25/10/2016
Abstract: Uno dei romanzi più ricchi e tumultuosi della Comédie Humaine, il più realistico e il più fantastico al tempo stesso di quelli scritti da Balzac. Il secondo fatale soggiorno di Lucien de Rubemprè a Parigi, la tragedia della cortigiana Esther, redenta e condannata dall'amore, le spericolate avventure dell'evaso dai mille nomi Vautrin, le lotte tra delinquenza e polizia, la giustizia sottoposta al potere, sono al centro di questo romanzo, costruito come seguito delle "Illusioni perdute", e incentrato sui temi cari allo scrittore francese: le debolezze umane, la solitudine, l'amore tormentato, la morte. Un romanzo popolare pieno di colpi di scena, travestimenti e cambi di identità, un 'giallo' incalzante in cui Balzac sfoga tutta la sua passione per ogni intrigo criminale.
Risorsa locale
Einaudi, 25/10/2016
Abstract: "Rimanga dunque intanto una fiaba ai miei nipoti, una fiaba che parla di piante, di animali e d'amore. Di solitudine. D'amore con qualche inevitabile, selvaggia complicanza, è ovvio. Le nonne si nascondono nelle fiabe che raccontano, non diversamente la nonna di Cappuccetto Rosso si nascondeva nella pancia del lupo". È uno sguardo acuto e sorridente, quello che Marina Jarre posa sul passato in questo piccolo libro di straordinaria intensità. Pagine apparentemente divaganti, colme di spirito e d'intelligenza, raccolte in un progetto assai preciso che ha a che fare con la vecchiaia e con la memoria, con la voglia di rinunciare all'unicità della propria voce per ospitare le parole degli altri: "la mia pagina non può che sbriciolarsi nei frammenti dei ricordi altrui". L'autrice sceglie così di raccontarsi in tre "conversazioni narrative". Nella prima (Sulla guerra, con Pavel) il tema è la guerra - un'angoscia che permane, un dolore indistruttibile - rievocata attraverso una scena drammatica e irreale: una sfilata di prigioneri tedeschi per la periferia e il centro di Mosca il 17 luglio del 1944 (i vincitori vinti che sfilano davanti ai loro nemici, nel cuore della città che non sono riusciti a conquistare), 57600 uomini che camminano nel silenzio più assoluto, "soldati banalmente vinti, non partecipi di un qualsiasi mito, massa informe, sospesi durante quella giornata in un vuoto di abominio". La seconda (Sulla guerra, sull'amore, sulla solitudine, con Patti) ruota intorno ai tanti distacchi della vita: il primo amore, la vedovanza, ma anche gli animali e le piante amate, per arrivare a tutti quelli che saremo noi a lasciare. Nella terza (Sull'amore, sull'amicizia e sulla guerra, con Gino) si racconta una storia d'amore lunga sessant'anni: il giovane Gino Moretti apparteneva all'83a compagnia dei telegrafisti in marcia in Ucraina con l'alleato tedesco nel 1942, e scrisse alla moglie Anita 144 lettere in dieci mesi. Rileggere insieme a lui quelle parole dopo tanto tempo rappresenta un'occasione per riflettere sulla vita intera. Sui momenti difficili, sulla durata, sulla passione, sulla caducità. Sui fili segreti che stanno tesi dentro ogni matrimonio. Sono dunque i piccoli immensi nodi di cui è fatta la vita a scorrere in queste pagine impertinenti e vere. D'altra parte, come osserva Marina Jarre, "ogni tanto mi accade ancora di chiedermi quando scoprirò che la vecchiaia è quel dono di serenità e saggezza che ci è promesso lungo la vita come agognata meta finale. Mi pare di non essere né saggia, né serena". "La mia vita è stata un'unica giornata, a sera chiuderò l'uscio e andrò a dormire. In questa sola giornata si raccoglie quel dolore nudo, spoglio degli orpelli delle cerimonie e dei ricordi personali, ma come riversato in un bacile che continua a colmarsi dell'indistinto e non distinguibile dolore di tutti".
Risorsa locale
Einaudi, 25/10/2016
Abstract: Il racconto di Vittorio Foa - protagonista e testimone delle vicende italiane di questo Novecento - ci accompagna dai primi anni del secolo attraverso due guerre e una lunga pace difficile, arrivando fino all'Italia degli anni novanta. Il filo che unisce tutto il libro è la politica, vista come scelta responsabile che comprende il pensiero e l'azione; come capacità di sostenere le proprie ragioni di parte, tenendo conto al tempo stesso delle ragioni dell'altro. Tenace avversario del nazionalismo, nel quale vede la malattia del secolo e la causa continua di violenze e barbarie, Foa afferma tuttavia il valore del sentimento nazionale, dell'identità dell'Italia unita. E alla fine il senso appassionato della memoria di un secolo che scompare diventa la proposta ai nuovi lettori - anche giovani e giovanissimi - di pensare il passato alla luce della propria memoria, delle domande che la vita pone oggi a ciascuno di noi. Con una nuova introduzione dell'autore.
Risorsa locale
Einaudi, 25/10/2016
Abstract: Siamo nel 1992, tra maggio e luglio. A Bari, come altrove, sono giorni di fuoco, fra agguati, uccisioni, casi di lupara bianca. Quando arriva la notizia che un bambino, figlio di un capo clan, è stato rapito, il maresciallo Pietro Fenoglio capisce che il punto di non ritorno è stato raggiunto. Adesso potrebbe accadere qualsiasi cosa. Poi, inaspettatamente, il giovane boss che ha scatenato la guerra, e che tutti sospettano del sequestro, decide di collaborare con la giustizia. Nella lunga confessione davanti al magistrato, l'uomo ripercorre la propria avventura criminale in un racconto ipnotico animato da una forza viva e diabolica; da quella potenza letteraria che Gadda attribuiva alla lingua dei verbali. Ma le dichiarazioni del pentito non basteranno a far luce sulla scomparsa del bambino. Per scoprire la verità Fenoglio sarà costretto a inoltrarsi in quel territorio ambiguo dove è piú difficile distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Ambientato al tempo delle stragi di Palermo, L'estate fredda offre uno sguardo pauroso sulla natura umana, ma ci regala anche un protagonista di straordinaria, commovente dignità. E, alla fine, un inatteso bagliore di speranza. "Fenoglio sapeva benissimo che quel caso lo avrebbe ossessionato fino a quando non fossero riusciti a risolverlo. Il problema era: non esisteva nessuna certezza che sarebbero riusciti a risolverlo. Non esiste mai".
Risorsa locale
Mondadori, 08/11/2016
Abstract: C'è un fascino sinistro nella forma morbida di un sottomarino che scivola, elegante e silenzioso, sotto la superficie impenetrabile del mare e raggiunge inavvertito l'obiettivo con il suo carico di morte. Un fascino che ancora oggi conquista il grande pubblico e che alla fine della Seconda guerra mondiale spinse i vertici militari e politici delle potenze vincitrici a impadronirsi dei progetti top secret degli U-Boot tedeschi.Combinati con le più recenti tecnologie di cui disponevano gli Alleati, la bomba atomica e il radar, i sommergibili divennero gli strumenti con i quali affrontarsi in un lungo conflitto che, per fortuna, non venne mai combattuto: la guerra fredda.Durante quasi cinquant'anni, i mari e gli oceani di tutto il mondo si riempirono di sottomarini a propulsione atomica sempre più grandi. Imbarcavano armi micidiali, i giganteschi missili dotati di testate nucleari di una potenza tale da spazzare via la vita dall'intero pianeta. Erano gli strumenti invisibili della cosiddetta "deterrenza". Potevano rimanere per settimane sott'acqua senza riemergere, sfuggendo così ai radar. A modo loro garantirono quella che venne chiamata "la pace del terrore atomico".Guerra sotto il mare ripercorre la storia di quel cinquantennio attraverso le vicende delle flotte subacque sovietiche e statunitensi e racconta la nascita e l'evoluzione di questi mostri degli abissi. Ne descrive le trasformazioni e le strategie d'impiego. Spiega come lo sviluppo delle tecnologie abbia imposto la crescita delle loro dimensioni e quanto sia stata importante la guerra di spie nella corsa per la superiorità ingegneristica.Certamente il conflitto rimase sul piano ideologico, ma delle vittime ci furono comunque e furono numerose. Molti sottomarini atomici di ambedue gli schieramenti affondarono per guasti, leggerezze, errori di manovra, imprevidenza e sottovalutazione del pericolo. Come gli americani Thresher e Scorpion, scomparsi nell'Atlantico negli anni Sessanta, e il russo Kursk, affondato nel Mare di Barents nel 2000, ultima vittima di un conflitto mai dichiarato e mai combattuto, terminato quasi un decennio prima.Alcuni sottomarini di quegli anni navigano ancora. Ma l'arco dell'avvincente storia narrata da Sergio Valzania ha visto di recente le marine tedesca e italiana collaborare allo sviluppo e alla realizzazione di mezzi meno costosi e ingombranti, che hanno abbandonato la propulsione atomica a favore di un sistema più ecologico. Sono le unità della classe Todaro che oggi combattono nel Mediterraneo una guerra di intelligence contro gli scafisti, armi potenzialmente letali che dimostrano la straordinaria ricchezza delle loro possibilità d'impiego.
Risorsa locale
Mondadori, 31/10/2016
Abstract: Lorenzo de' Medici, detto il Magnifico (1449-92), è uno dei personaggi più rappresentativi della storia italiana. Nessun intellettuale, infatti, ebbe nelle proprie mani altrettanto potere e nessun uomo di governo fu così consapevole della propria cultura. Buon politico e mediocre banchiere, ottimo poeta e scadente stratega, Lorenzo diede prova in più occasioni di coraggio fisico e destrezza, ma ebbe anche un raffinato gusto per l'arte, e fu padrone di Firenze senza mai mostrarlo apertamente.Ricco, elegante, colto, sciupafemmine e ambiguo, capace di slanci generosi e, se necessario, di una buona dose di crudeltà, egli impersona pregi e difetti di un'età irripetibile, oltre che il culmine dell'epopea dei Medici, la famiglia che più di ogni altra ha promosso lo splendore del Rinascimento.Con lo sguardo complice e il passo sicuro di chi conosce a fondo epoca e luoghi, Giulio Busi segue Lorenzo nella sfera privata, negli amori e nelle amicizie, e lo accompagna nella sua ascesa alla ribalta della politica italiana e internazionale: la Firenze di Leonardo e del giovane Michelangelo, la Milano opulenta degli Sforza, la Roma degli intrighi pontifici, la Napoli florida di Ferrante d'Aragona, la Venezia dei traffici e dei sospetti.Attorno a Lorenzo, intanto, si muove la scena concitata del Quattrocento italiano. Tutti lo ammirano, alcuni lo odiano, qualcuno cerca di ucciderlo. Nel duomo di Firenze, nell'aprile 1478, i pugnali dei congiurati massacrano suo fratello Giuliano. Lui sfugge d'un soffio alla morte, e subito si abbandona a una vendetta implacabile. Uscirà dalla tormenta più forte, più solo, più Magnifico che mai.In questa biografia elegante, rigorosa nelle fonti ma anche poetica e ironica, la straordinaria vita di Lorenzo de' Medici trova finalmente un racconto all'altezza dei suoi fasti e delle sue contraddizioni.
Risorsa locale
Mondadori, 31/10/2016
Abstract: "È incontestabilmente un nuovo tipo di scrittura, di forte potenza e totale fascino." "Massini è un narratore stupendo." "L'opera ci imbarca e ci incanta come un racconto tinto di commedia, con una fantasia e un'ironia allegra che non può non ricordarci il più grande autore Yiddish, Isaac Singer." "La scrittura di Massini abbraccia i secoli e le epoche, con una verve senza tregua, ricchissima di ritratti, di situazioni, di cambiamenti." "La finezza della scrittura di Massini crea un risultato appassionante." "Un grande affresco dello straordinario giovane autore italiano Stefano Massini, che sventaglia 150 anni di capitalismo americano." "Massini con Lehman celebra l'unione di una altissima saga familiare con la storia moderna della nostra società." Questa incredibile storia inizia sul molo di un porto americano, con un giovane immigrato ebreo tedesco che respira a pieni polmoni l'entusiasmo dello sbarco. È da questo piccolo seme che nascerà il grande albero di una saga familiare ed economica capace davvero di cambiare il mondo. Acuto e razionale, Henry Lehman (non a caso soprannominato "Testa") si trasferisce nel profondo Sud degli Stati Uniti, dove apre un minuscolo negozio di stoffe. Ma il cotone degli schiavi è solo il primo banco di prova per l'astuzia commerciale targata Lehman Brothers (perché nel frattempo Henry si è fatto raggiungere dai due fratelli minori Emanuel e Mayer, rispettivamente detti "Braccio" e "Patata"). In un incalzare di eventi, i tre fratelli collezionano clamorosi successi e irritanti passi falsi mentre la grande calamita di New York li attira nel suo vortice inebriante. Nel frattempo, al vecchio cotone si sono sostituiti il caffè, lo zucchero, il carbone, e soprattutto la nuova frontiera di un'industria ferroviaria tutta da finanziare. È questa la seconda appassionante tappa del libro, intitolata "Padri e figli", incentrata sulla rocambolesca scalata al potere del glaciale Philip Lehman, circondato dai cugini Sigmund, Dreidel, Herbert e Arthur. Le loro esistenze parallele compongono un mosaico di umanità diverse, assortite, contraddittorie, in cui l'angoscia dei sogni notturni va di pari passo a una corsa implacabile per stare al ritmo di Wall Street. Sono gli anni dell'ebbrezza, destinata a infrangersi nel crollo fragoroso del 1929, quando le sorti di un sistema al collasso verranno affidate alle fragili mani di Bobbie Lehman, simbolo di un mondo in equilibrio precario, ostaggio delle sue stesse mode e di fatto incapace di darsi un futuro certo.Stefano Massini ha scritto un'opera straordinaria, in grado di attraversare il tempo, intrecciando la storia privata di una famiglia e quella universale degli uomini. Spiazzante e pirotecnico, l'autore crea un edificio narrativo monumentale, in cui non c'è più spazio per le tradizionali differenze fra generi: il romanzo si amalgama al saggio, l'epica al teatro, con continue incursioni nel cinema, nelle canzoni, e perfino nelle formule matematiche e nei fumetti. Tutto questo fa di Qualcosa sui Lehman un libro senza eguali, con una forma assolutamente nuova, che sfidando in un corpo a corpo artistico XIX e XX secolo apre di fatto uno squarcio sul futuro.
Risorsa locale
Mondadori, 15/11/2016
Abstract: Il mondo sembra impazzito. Stagnazione economica. Guerre civili e conflitti religiosi. Terrorismo. E, insieme, la spettacolare impotenza dell'Occidente a governare questi shock, o anche soltanto a proteggersi.Senza una guida, abbandonate dai loro leader sempre più miopi e irrilevanti, le opinioni pubbliche occidentali cercano rifugio in soluzioni estreme. Alla paura si risponde con la fuga all'indietro, verso l'isolamento da tutto il male che viene da "là fuori" e il recupero di aleatorie identità nazionali.Globalizzazione e immigrazione sono i due fenomeni sotto accusa.Il tradimento delle élite è avvenuto quando abbiamo creduto al mantra della globalizzazione, quando il pensiero politically correct ha recitato la sua devozione a tutto ciò che è sovranazionale, a tutto ciò che unisce al di là dei confini, dal libero scambio alla finanza globale. Il triste bilancio è quello di aver reso i figli più poveri dei genitori.Il tradimento delle élite si è consumato quando abbiamo difeso a oltranza ogni forma di immigrazione, senza vedere l'enorme minaccia che stava maturando dentro il mondo islamico, l'ostilità ai nostri sistemi di valori. Quando abbiamo reso omaggio, sempre e ovunque, alla società multietnica, senza voler ammettere che questo termine, in sé, è vuoto: non indica il risultato finale, il segno dominante, il mix di valori che regolano una comunità capace di assorbire flussi d'immigrazione crescenti.E il tradimento è continuato praticando l'autocolpevolizzazione permanente, un riflesso pavloviano ereditato dall'epoca in cui "noi" eravamo l'ombelico del mondo: come se ancora oggi ogni male del nostro tempo fosse riconducibile all'Occidente, e quindi rimediabile facendo ammenda dei nostri errori.In questo acuto pamphlet di denuncia - inclusa un'autocritica sul ruolo dei media - Federico Rampini indica le possibili vie d'uscita: un'economia liberata dai ricatti delle multinazionali e dei top manager; un'immigrazione governata dalla legalità e nella piena osservanza dei nostri princìpi; una democrazia che torni a vivere della partecipazione e del controllo quotidiano dei cittadini; e, infine, un dibattito civile ispirato all'obiettività e al rispetto dell'altro, non ai pregiudizi, all'insulto e alla gogna mediatica dei social.
Risorsa locale
Le mie gioie terribili. Storia della mia vita
Mondadori, 25/10/2016
Abstract: "Le zanzare erano fastidiose quella sera d'agosto. Avevo tra le mani un giornale illustrato d'automobilismo stampato a Torino. Me ne servivo per scacciarle. Improvvisamente Peppino, il grande amico della mia adolescenza, mi chiese: "Tu che cosa farai da grande?". Sotto la luce incerta di un lampione a gas della barriera daziaria di Modena gli additai una fotografia in prima pagina. "Raffaele De Palma" diceva la didascalia "ancora una volta protagonista a Indianapolis, la grande competizione americana." "Farò il corridore" risposi." Inizia così, dall'ambizioso sogno di un ragazzo, l'irripetibile avventura di Enzo Ferrari, come lui stesso racconta in questa sua autobiografia, uscita nei primi anni Sessanta, quando "il Drake" era già l'italiano più famoso al mondo, aggiornata nei due decenni successivi per edizioni private e rimasta quindi fino a oggi sconosciuta al grande pubblico.Con lo stile asciutto, stringato, quasi aforistico (celeberrimo il suo "Il secondo è il primo degli ultimi"), ben noto a chi lo conobbe, il pioniere dell'automobilismo sportivo italiano snocciola pareri, dati e - soprattutto - ricordi. L'infanzia vissuta in un'Emilia di sapore già guareschiano, l'officina di carpentiere del padre, le corse a cui Enzo assiste da bambino tra Modena e Bologna, gli anni difficili della guerra, l'esordio da pilota nel 1919, le gare con l'Isotta Fraschini e l'Alfa Romeo. E nel 1929, mentre il mondo è sconvolto dalla Grande Depressione, da vero visionario fonda a Modena la Scuderia Ferrari, per far correre i rampolli dell'alta borghesia. Nemmeno il secondo conflitto mondiale e il bombardamento delle officine di Maranello lo distolgono dai suoi progetti: nel 1947 il cavallino rampante debutta in pista, inaugurando una stagione di successi destinata a diventare leggenda.Sono, quelle del Drake, pagine ricche di aneddoti curiosi (come quando, dovendo fare a bordo di una Rossa da battistrada a Mussolini, lo seminò sui tornanti dell'Appennino) e di lapidari giudizi tecnici e umani - non sempre lusinghieri - sui piloti che gareggiarono per lui (dall'"imprevedibile" Nuvolari all'"indecifrabile" Fangio, dal "garibaldino" Ascari allo "sconcertante" Mike Hawthorn, fino al "puntiglioso" Niki Lauda), ma anche intrise di dolore. Perché qui, in deroga alla proverbiale riservatezza, Ferrari parla liberamente di vicende intime, come la morte del giovanissimo figlio Dino, un evento che renderà per sempre "terribile" ogni sua gioia.Arricchita dal racconto personalissimo del figlio Piero, che completa con particolari inediti gli ultimi anni di vita del Grande Vecchio, morto novantenne nel 1988, questa nuova edizione dell'autobiografia di Enzo Ferrari ripropone la "confessione spregiudicata" dell'uomo che, con l'auto che tutti hanno sempre sognato, è diventato il simbolo del genio italiano nel mondo.
Risorsa locale
Einaudi, 25/10/2016
Abstract: Tre novelle, un trittico, o meglio un retablo a tre ante sulle quali Anita Desai dipinge tre personaggi silenziosi, tre figure marginali alle prese con valori e disvalori dell'India contemporanea. Ambientate in luoghi dove si stende l'ombra lunga della storia, le tre novelle descrivono spazi fisici e mentali sui quali tuttora incombe il passato. Ne sono protagoniste figure indolenzite, un anziano custode, una traduttrice frustrata e un artista segreto, ognuno a suo modo maestro della cancellazione di sé. E che tuttavia proprio cancellandosi impongono la propria presenza, una sorta di corporeità dell'ombra. Nel Museo dei viaggi ultimi, anta sinistra del retablo, un funzionario governativo viene invitato in una scolorita dimora a visitare i tesori collezionati da un padrone nomade e assente. Gli fa da guida nelle innumerevoli stanze un anziano custode, mentore che nulla ha da invidiare al Virgilio che accompagna Dante dagli inferi alle porte del Paradiso. Porte custodite, qui, da una figura sorprendente quanto inattesa, l'incarnazione stessa della storia e della simbologia indiana. In Tradurre, tradursi, l'altra anta del retablo, un'insegnante di mezz'età si misura con il mestiere di traduttrice ma, incoraggiata dai primi risultati e da un inedito senso di autorealizzazione, comincia a confondere la linea di confine fra chi scrive e chi traduce, fra pagina bianca e pagina già zeppa di segni. Mettendo cosí a repentaglio i suoi risultati, annichilisce i propri desideri. Tra le cupe velature delle ante laterali, si staglia il pannello centrale del retablo, quello che dà titolo all'opera, L'artista della sparizione. Ravi, il protagonista, vive come un eremita in quel che resta della casa di famiglia tra le cime himalayane. Dedicandosi al silenzio e alla solitudine ma anche all'allestimento di un rifugio segreto nei boschi. Quando una troupe di documentaristi di Delhi s'insinua in quel luogo appartato, lui si isola sempre piú lontano, fino a sparire. E i colori si schiariscono, si addensano, filtrati dalle luci. Anita Desai fa sfoggio di tutto il suo talento pittorico in queste narrazioni dove la scrittura dischiude un mondo e lo rende visibile, una visibilità che ha qualcosa di straziante e qualcosa di magico. Come in tutte le sue opere, Desai esige una lettura intima, un ascolto da vicino. La disponibilità di chi legge a intessere e ricordare. Anna Nadotti *** "Anita Desai è una degli eredi di Tolstoj. Una scrittura altrettanto sensuale, profonda e misteriosamente percettiva". "The Times" *** "C'è una grande eloquenza e un'ampia gamma di emozioni in ognuna di queste novelle, che condividono un umorismo arguto e sbieco, e grande eleganza espressiva. Le storie che ci raccontano meritano lo sforzo di ascoltare da vicino. In altre parole: se Desai vi sembra una scrittrice quieta, vuol dire che non sapete ascoltare". "The New York Review of Books"
Risorsa locale
La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene
Einaudi, 26/01/2016
Abstract: "La Scienza in cucina, oltre ad essere quel delizioso ricettario che tutti, almeno di nome, conoscono, punto fermo della tradizione culinaria italiana, e perfetto manuale di alimentazione saporita e, insieme, equilibrata, svolse anche, in modo discreto, sotterraneo, impalpabile, il civilissimo compito di unire e amalgamare, in cucina prima e poi, a livello d'inconscio collettivo, nelle pieghe insondate della coscienza popolare, l'eterogenea accozzaglia delle genti che solo formalmente si dichiaravano italiane".