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Feltrinelli Editore, 03/05/2019
Abstract: L'interesse per Python continua a crescere e le sue applicazioni si diffondono in ambiti sempre nuovi, dalla didattica in scuole e università alla data science e il deep learning. Elegante, semplice e completo, utilizzare Python significa anche avere a disposizione numerose librerie e framework dedicati.Scritto da un'autorità della comunità Python, questo manuale è dedicato ai programmatori che desiderano apprendere Python 3 nel modo più rapido e completo possibile.Il testo inizia con una panoramica generale sul linguaggio e le sue funzionalità di base, per poi introdurre caratteristiche via via più avanzate come la gestione del file system, la programmazione a oggetti e l'utilizzo delle librerie. Infine viene affrontato il tema della manipolazione e dell'analisi dei dati. La parte teorica è bilanciata da preziosi consigli per gestire diverse operatività, mentre esempi ed esercizi aiutano a padroneggiare i concetti più importanti.Che il tuo obiettivo sia la creazione di applicazioni web o la gestione di database, questo libro ti aiuterà a raggiungerlo nel modo migliore.
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Marsilio, 23/05/2019
Abstract: Lungo il fiume Piave, tra capannoni e ditte artigianali ormai prive del vigore di un tempo, ha sede la Filati Dolomiti, fabbrica sfiancata, come molte, dalla crisi degli anni Zero. È qui che lavorano Valentino e Massimo, due cinquantenni addetti alla manutenzione dei macchinari. Disilluso e nostalgico il primo, esuberante e roso da una rabbia latente il secondo, i due hanno visto passare su di sé e sugli altri operai le macine della recessione, con la cassa integrazione, i tagli e la mobilità volontaria, fino a un incendio che per poco non li condannava allo stesso tragico destino patito dagli operai della Thyssen. Quando una ditta orafa gestita da persone rampanti e senza scrupoli apre i battenti in quello che un tempo era un magazzino della Filati Dolomiti, Massimo e Valentino – conoscendo anfratti e segreti dell'azienda – decidono di preparare la rapina con cui procurarsi l'oro necessario per realizzare il loro sogno: abbandonare il logorio e le miserie della fabbrica e rilevare un agriturismo sui monti, per iniziare una vita nuova, più giusta. La meticolosa messa a punto del piano procede spedita e senza intoppi, finché un giorno, sulla corriera che lo porta al lavoro, Valentino incontra Yu, una ragazza cinese di ventisei anni che odora di fritto e trascrive su un taccuino le parole italiane che ancora non conosce. Risvegliato dal calore di un amore che credeva sopito per sempre, l'uomo dovrà rimettere in discussione la sua vita e le sue scelte: quando una cosa è sul punto di esplodere, però, è difficile riuscire a fermarla, o anche solo a farle cambiare direzione. In queste pagine folgoranti e avvincenti, attraverso la storia di due operai in cerca di riscatto, Antonio G. Bortoluzzi racconta le Dolomiti che cingono le valli del bellunese e sembrano sorvegliare le aree produttive nate dopo la tragedia del Vajont. Un romanzo di montagna, di industria, di avventura e, in fondo, d'amore.
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La nave di Teseo, 08/05/2019
Abstract: Adele ha quasi trent'anni, una vita benestante e borghese ai margini della noia di una giovinezza che sembra già sfiorita. Quando Guido la incontra su una pista da sci nell'altopiano di Asiago, tutta la differenza d'età – lui ha appena vent'anni, irrequieti e incalzanti – e quella fra le loro famiglie sembrano non contare nulla davanti a quella donna bionda dal maglione rosso che lo soccorre dopo un piccolo incidente. Iniziano giorni appassionati e colmi, fra le discese notturne sulla neve, Venezia, il mare di Chioggia, i bagni nel fiume, le feste contadine. L'amore di Adele è saldo e ostinato, anche quando Guido si fa sfuggente e inquieto, anche quando fra loro, con l'arrivo della guerra nel 1943, si insinua la paura di perdersi. Iniziano i bombardamenti mentre le strade vedono susseguirsi fascisti e tedeschi, alleati e partigiani. Guido decide di scappare per le colline di Treviso per evitare di essere arruolato ma la distanza da Adele diventa la distanza esatta dalla sua gioventù che brucia in fretta e da quella di un mondo che accanto a lui, giorno dopo giorno, muore. A 70 anni dalla prima edizione, torna in libreria uno dei romanzi più potenti di Giovanni Comisso che segna l'inizio della ripubblicazione della sua opera per La nave di Teseo, a cura di Paolo Di Paolo."Una prosa tersa e luminosa, inconfondibile, sconosciuta alle odierne scuole di scrittura creativa." Guido Piovene
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Garzanti, 30/05/2019
Abstract: Un unico amore. Infinite possibilità."Originale e commovente: la storia perfetta per chi ancora si chiede che cosa sarebbe accaduto, se la vita gli avesse concesso un secondo appuntamento con l'amore."Woman's Weekly"Con un intreccio fresco e sorprendente, "Ti aspetterò" ci ricorda che esiste un'anima gemella per ognuno di noi e arriva sempre al momento giusto."Red Magazine"Un romanzo emozionante che esplora gli infiniti modi in cui l'amore torna a sorprenderci."Daily MailChi di noi non si è chiesto che cosa sarebbe successo se avesse incontrato il grande amore in un altro momento della sua vita? Forse se lo sarebbe fatto scivolare dalle mani, mancandolo per un soffio. Oppure lo avrebbe stretto a sé, così forte da impedirgli di fuggire. La lista delle possibilità è infinita e il destino agisce secondo logiche a noi precluse. Lo sanno bene Ivy e Abe che capiscono subito di essere fatti l'uno per l'altra, anche se la loro storia segue un percorso tutt'altro che convenzionale. La prima volta, li vediamo ancora bambini che si prendono per mano nella piscina della scuola. Quel gesto schiude loro un intero universo in cui condividere e assaporare ogni istante con l'entusiasmo della giovinezza. Un entusiasmo che un poco scolora quando sono costretti a prendere strade diverse. Finché non li incrociamo di nuovo a quarant'anni. Entrambi hanno un'appagante vita coniugale e amano i figli, ma il solo sfiorarsi riaccende tra di loro la scintilla del primissimo incontro. Resistere alla passione è impossibile e i due si lasciano andare a un amore tanto travolgente quanto inconciliabile con gli obblighi della quotidianità. Vent'anni dopo li ritroviamo su un'anonima panchina nel parco. Ancora, basta un solo sguardo perché si riconoscano e ammettano a sé stessi che, forse, non avrebbero mai dovuto lasciarsi. Perchè ciò che conta è stare insieme e se è vero che la vita a volte non mantiene le promesse, alla fine trova sempre il modo di farsi perdonare e di ricondurci alla persona cui siamo destinati.Con Ti aspetterò, Elizabeth Enfield firma un esordio originalissimo e coinvolgente che ha incantato gli editori di tutto il mondo per il suo respiro universale e ha innescato un passaparola senza precedenti. Un romanzo sulle imprevedibili azioni del destino. E sull'amore che attende il momento giusto per trovarci e affidarci all'unica persona dalla quale dipende la felicità che tutti quanti ci meritiamo.
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Corbaccio, 09/05/2019
Abstract: Per molti aspetti il Giappone di oggi somiglia alla Svizzera: due paesi nei quali tutto, dai treni alle poste, dagli alberghi ai negozi, dalle fabbriche, alle banche, alle università, funziona come un'orologeria mirabilmente oliata, che non conosce inceppi. Resta solo una grossa differenza: che la Svizzera non offre misteri, mentre il Giappone è misteriosissimo. In un certo senso il Giappone guerresco e aggressivo degli anni Trenta e Quaranta era abbastanza trasparente e comprensibile; ma i giapponesi dei giorni nostri, i quali, dopo essere rimasti stesi a terra nel '45, finiscono in meno di mezzo secolo per costruire una delle maggiori potenze industriali, commerciali e finanziarie del globo, pur non vantando il possesso di vasti territori né avendo a disposizione materie prime - ecco qualcosa che sfiora l'enigma, cha ha sapore di magia e d'occulto! Soprattutto quando vediamo che gli artefici della straordinaria cavalcata ci si presentano in genere come individui anonimi, confusi nella folla con un fare spesso impacciato. Cosa li anima? Quali sono i loro segreti? Come conoscerli davvero? Come capirli? L'asse portante del libro è costituito dal racconto di una lunga e lenta peregrinazione attraverso il Giappone, effettuata in macchina a metà degli anni Cinquanta, in compagnia di giapponesi e di stranieri.
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Feltrinelli Editore, 03/05/2019
Abstract: Da quando la programmazione a oggetti è diventata di uso comune, gli sviluppatori si sono trovati di fronte a un numero significativo di applicazioni mal progettate, con software inefficienti e difficili da mantenere ed estendere. Per questo, nel corso del tempo, i professionisti più esperti hanno messo a punto un insieme di tecniche di refactoring per migliorare l'integrità strutturale e le prestazioni dei programmi.Pubblicato per la prima volta nel 1999 e ora aggiornato a vent'anni di distanza per riflettere i cambiamenti nel mondo del software, questo manuale è una pietra miliare. L'autore svela i principi e le tecniche fondamentali per trasformare codice scritto male in un programma ben congegnato. Vengono mostrati oltre sessanta metodi di refactoring, corredati da istruzioni passo-passo e indicazioni su quando applicarli. Gli esempi sono basati su JavaScript ma si possono applicare alla maggior parte dei linguaggi di programmazione.Un libro dedicato a tutti gli sviluppatori che vogliono scoprire o approfondire che cosa è il refactoring, perché dovrebbero applicarlo e come riconoscere il codice che ne ha bisogno.
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Feltrinelli Editore, 03/05/2019
Abstract: Creato da Google, Go è pensato per i programmatori che cercano un linguaggio facile ed espressivo ma allo stesso tempo potente e in grado di fornire performance elevate. Queste caratteristiche lo rendono ideale sia per chi è alle prime armi, sia per i professionisti che già padroneggiano altri linguaggi.Questo volume insegna le basi di Go in modo chiaro, andando subito al punto privilegiando la pratica alla teoria. Gli esempi e gli esercizi presentati possono essere facilmente testati online in Go Playground, un ambiente virtuale dedicato all'apprendimento di Go.Si parte dalla sintassi di base del linguaggio per poi approfondire la gestione di dati diversi e l'uso di metodi e funzioni. Quindi viene affrontato l'approccio di Go alla programmazione a oggetti, prima di concludere spiegando la gestione degli errori e la programmazione concorrente.La lettura è adatta anche a chi non ha particolari esperienze di programmazione, mentre chi ha già una conoscenza di base di un linguaggio come JavaScript, PHP, Python o Ruby troverà in questo libro un riferimento prezioso per imparare a programmare con Go con facilità.
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Baldini&Castoldi, 01/05/2019
Abstract: Pur essendo trascorsi ormai vent'anni dalla sua morte, Massimo Riva continua a essere amatissimo: da quel maledetto 31 maggio 1999, Vasco Rossi non ha mai fatto un concerto senza ricordarlo. E nello show dei record, quello a Modena Park il 1° luglio 2017, ha voluto che la sua chitarra, la mitica Gibson SG che Massimo acquistò a rate da Maurizio Solieri e che ha usato in tutti i suoi concerti e nei dischi che ha inciso, fosse suonata su quel palco, quasi a testimoniare una sorta di presenza "fisica" di quello scricciolo dotato di un'energia pazzesca che se ne era andato a soli 36 anni. 36 anni, però, vissuti "al massimo".Oltre che chitarrista, Massimo è stato il pupillo di Vasco: entrambi di Zocca, hanno iniziato a frequentarsi già ai tempi della mitica Punto Radio.Magro come un chiodo, i capelli lunghi, le magliette strappate, lo sguardo spiritato, quel sorriso beffardo, birra in mano e sigaretta tra le labbra. Massimo era fatto così, si divertiva a provocare. E pazienza se ogni tanto ne combinava una un po' più grossa del solito e Vasco lo licenziava (nel vero senso della parola). Tanto sapeva che per lui era come un figlio e presto o tardi l'avrebbe perdonato. Staccatosi da Vasco, tentò l'avventura solista, prima con la Steve Rogers Band, poi da solo. E in questa fase ci sono collaborazioni con Enrico Ruggeri, Elio e le Storie Tese, Sabrina Salerno: nel libro ci sono anche le loro testimonianze. Così come ci sono, ovviamente, quelle di tutti i musicisti che hanno collaborato con lui (tra cui Maurizio Solieri, Andrea Innesto, Claudio "Gallo" Golinelli) e di chi lo ha conosciuto bene.Questa biografia racconta una storia senza veli.Perché se fosse stato lui a scrivere queste pagine, le avrebbe volute esattamente così. Schiette, palpitanti, sincere, emozionanti, intrise del rock che amava...vent'anni dalla prematura scomparsa, la vita spericolata di un rimpianto componente della combriccola del Blasco. Un libro imperdibile per tutti i fan di Vasco Rossi.
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Neri Pozza, 27/06/2019
Abstract: Ambientato alla fine del XIX secolo, L'amore è cieco segue le vicende di Brodie Moncur, un giovane musicista scozzese, educato e di bell'aspetto, che lavora come accordatore di pianoforti a Edimburgo. Quando a Brodie viene offerto un lavoro a Parigi, il ragazzo coglie l'opportunità di fuggire da Edimburgo e dal suo tirannico padre ecclesiastico, e inizia un nuovo capitolo completamente diverso nella sua vita. A Parigi, un fatidico incontro con un pianista famoso cambia irrevocabilmente il suo futuro e scatena una ossessiva relazione d'amore con una bellissima soprano russa, Lika Blum. Da Parigi a San Pietroburgo, l'amore di Brodie per Lika e le sue pericolose conseguenze lo porteranno in giro per l'Europa e oltre, in un'epoca di travolgente cambiamento, mentre il Diciannovesimo secolo diventa il Ventesimo. L'amore è cieco è un racconto di vertiginosa passione e brutale vendetta; dello sforzo artistico e delle illusioni che crea; di tutte le possibilità che la vita può offrire, e di quanto possano crudelmente essere spazzate via. Intimo ritratto della vita di un uomo e, al contempo, lucido sguardo alle contraddizioni che animano gli inizi del Ventesimo secolo, L'amore è cieco è il nuovo, magistrale romanzo di uno dei più amati narratori della Gran Bretagna.
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La figlia del boia e il gioco della morte
Neri Pozza, 18/07/2019
Abstract: È il 1670 e Simon Fronwieser si trova nella città di Oberammergau per portare in collegio il figlio di sette anni, Peter, e affidarlo agli insegnamenti di Georg Kaiser, ex maestro di scuola di Simon. Mentre saluta il figlio, tuttavia, Simon viene raggiunto dalla notizia di un omicidio scioccante: l'uomo che avrebbe dovuto interpretare la parte di Cristo nella rappresentazione della Passione, Dominik Faistenmantel, figlio del presidente del consiglio comunale, è stato trovato morto, inchiodato alla croce del set. Dato che non c'è un medico in città, Simon viene portato a esaminare il corpo. L'opportunità di trascorrere più tempo con suo figlio e di indagare sull'omicidio rapidamente lo convincono a rimanere. Presto viene raggiunto da suo suocero, Jakob Kuisl, il boia di Schongau, e i due iniziano a mettere insieme il puzzle della morte dell'attore. È stato assassinato da un rivale geloso? I lavoratori immigrati recentemente arrivati, e alquanto impopolari presso i cittadini di Oberammergau, sono in qualche modo coinvolti? O è una punizione da parte di Dio per l'arroganza degli abitanti del villaggio, colpevoli di aver messo in scena lo spettacolo quattro anni prima di quanto prescritto da un'antica usanza? Ancora una volta, sembra che spetti al boia e alla sua famiglia svelare il mistero e portare alla luce gli oscuri segreti di una città.
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Neri Pozza, 17/10/2019
Abstract: Apparso per la prima volta in Francia nel 1982, riscritto e ampliato nell'edizione inglese del 1987, questo libro di Reiner Schürmann è una limpida, originale e sistematica al tempo stesso, interpretazione del pensiero di Heidegger, alla ricerca di una risposta alla domanda: Che fare alla fine della metafisica? Ponendo al centro della sua indagine il rapporto fra teoria e pratica nell'epoca in cui la razionalità metafisica ha esaurito la sua storia, l'autore analizza ciò che accade quando il "pensiero" non garantisce più un fondamento razionale alla conoscenza e, per converso, l'"agire" non può più adattare le proprie condotte – pubbliche e private – a un tale fondamento. Sulla scorta dei testi heideggeriani, Schürmann mostra come la tecnologia moderna conduca a termine una storia cominciata con gli antichi Greci. Se la nostra è, dunque, l'epoca in cui tramontano i principi, si tratta di prepararsi ad un futuro nel quale non si potrà più fare appello al pensiero per legittimare la prassi commisurandola a qualche principio o a qualche "arche": il pensare e l'agire diventeranno letteralmente "an-archici".
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Feltrinelli Editore, 22/05/2021
Abstract: "L'adolescenza di Miriam/Maria smette da un'ora all'altra. Un annuncio le mette il figlio in grembo. Qui c'è la storia di una ragazza, operaia della divinità, narrata da lei stessa."L'enorme mistero della maternità. Una lettura della storia di Maria che restituisce alla madre di Gesù la meravigliosa semplicità di una femminilità coraggiosa, la grazia umana di un destino che la comprende e la supera. De Luca al vertice della sua sapienza narrativa.
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Baldini&Castoldi, 14/05/2019
Abstract: "Ho sempre pensato che il calcio non fosse un fatto solo difensivo o solo offensivo. Il calcio era saper fare tutto." Nel calcio di Arrigo Sacchi conta lo spettacolo, non il risultato a ogni costo. Anche se ciò comporta rischiare qualcosa di più. Con questa filosofia e modo di intendere il football, il "profeta di Fusignano" è entrato nella storia del calcio e l'ha cambiata, introducendo princìpi e concetti mai visti prima, diventati scuola preziosa per la maggior parte dei suoi successori.Così, l'allenatore più eretico di sempre, è riuscito a creare una squadra formidabile, passata alla storia come "Gli Immortali" e che è considerata universalmente la più forte di tutti i tempi.A trent'anni esatti dalla conquista della leggendaria Coppa dei Campioni del 1989, Sacchi racconta l'impresa che ha segnato il calcio moderno: dalla nebbia di Belgrado al 4 a 0 della finale di Barcellona, dai gol "fantasma" contro Stella Rossa e Werder Brema, al 5 a 0 zero al mitico Real Madrid a San Siro, vera epopea del "sacchismo".Episodi e testimonianze inediti, aneddoti gustosissimi: tutto narrato grazie alla penna di Luigi Garlando, prima firma della "Gazzetta dello Sport" e autore di libri bestseller.
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Arturo Martini. La vita in figure
Johan & Levi, 06/05/2019
Abstract: Scultore prodigioso nel forgiare immagini e narrare miti, Arturo Martini (1889-1947) si è consacrato interamente a quest'arte "misteriosa ed egoista" che sottrae ogni energia a chi la pratica, come lui stesso scrisse. Un'esistenza, se priva di momenti epici, tutta votata alla reinvenzione dell'iconografia, tanto che avrebbe potuto dire, con il poeta Lucio Piccolo, "la vita in figure mi viene". L'infanzia lacerata dalla povertà e dai contrasti familiari in una Treviso ancora medioevale, il talento precoce nel dar forma alla creta, l'impiego – ancora giovinetto – nella bottega di un orefice, l'insperata borsa di studio che gli consente di studiare a Venezia con lo scultore Urbano Nono, sono i primi passi di un individuo nato "in condizioni disperate" ma destinato a rinnovare le arti plastiche. La sua parabola lo condurrà poi a Monaco nel 1909, tappa disagiata quanto carica di stimoli, e a Parigi nel 1912, mentre è tra i "ribelli" di Ca' Pesaro e aderisce al Futurismo.Terminata la guerra, Martini ha già trent'anni e, seppur riconosciuto come uno dei migliori interpreti dei nuovi ideali classici incarnati da "Novecento" e Valori Plastici, fatica ancora a mantenere sé e la moglie Brigida. Solo alle soglie dei quaranta arriva per lui la "stagione del canto", una fase felice accompagnata nel 1930 da un nuovo amore con la giovane Egle e nel 1931 dal leggendario premio di centomila lire alla Quadriennale di Roma. Sono gli anni in cui porta la terracotta a vette monumentali e in cui realizza nuovi capolavori in pietra e in bronzo. La serenità culmina però in un voltafaccia. Ormai all'apice della fama, con un accanimento senza precedenti, Martini si scaglia contro la scultura e la accusa di essere "lingua morta". A questa inspiegabile abiura si aggiungono, implacabili, la malattia e l'umiliazione di un processo di epurazione nel 1945, che gli mineranno le forze fino a spegnerlo a nemmeno cinquantotto anni. Elena Pontiggia narra le vicende umane e artistiche di Martini con lucidità e chiarezza esemplari, arricchendo il volume di dati inediti che gettano nuova luce sul suo percorso espressivo.
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Johan & Levi, 20/05/2019
Abstract: Che il potere delle immagini sia cresciuto a dismisura è sotto gli occhi di tutti. Con l'avvento dei nuovi media, la loro produzione è cresciuta vertiginosamente e la loro circolazione è così pervasiva da scandire ogni momento della nostra vita. Solo negli Stati Uniti ogni due minuti vengono scattate più fotografie di quante se ne siano realizzate nell'intero XIX secolo, e ogni mese vengono caricati sul web novantatré milioni di selfie, per non parlare dei milioni di nuovi video postati quotidianamente sui social.Il mondo di oggi, sempre più giovane, urbanizzato, connesso e surriscaldato, ci appare inevitabilmente ridotto in frantumi. L'immagine stessa della Terra – non più quella compatta sfera di marmo blu immortalata nel 1972 dallo scatto analogico degli astronauti dell'Apollo 17 – ci viene presentata attraverso un mosaico di foto satellitari che ne ricompongono una forma molto fedele nei dettagli ma di fatto "virtuale", perché non più legata a un unico luogo e tempo. Come possiamo allora reimparare a guardare un mondo che innovazioni tecnologiche, sconvolgimenti climatici e politici hanno trasformato radicalmente nel giro di pochi decenni, e che continua a mutare sotto i nostri occhi a una velocità insostenibile?Nicholas Mirzoeff esplora il modo in cui diamo forma alle immagini e come queste, a loro volta, plasmino la nostra esistenza, scatenando profondi cambiamenti politici e sociali. Nel farlo, l'autore distilla un vasto repertorio di scritti teorici – da John Berger a Walter Benjamin, da Michel Foucault a Gilles Deleuze – ed esamina in una prospettiva storica numerosi fenomeni della cultura contemporanea, muovendosi tra diverse discipline e contesti geografici. Dal selfie, una forma di autoritratto non più appannaggio esclusivo delle élite ma strumento con cui la maggioranza globale dialoga con se stessa, ai droni, che hanno sostituito i generali nell'arte di visualizzare la guerra, Come vedere il mondo è una mappa essenziale per orientarsi nel mare di immagini in cui siamo immersi.Il volume è pubblicato in formato solo testo.
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Longanesi, 30/05/2019
Abstract: Una protagonista assolutamente inedita e affascinante, ispirata a una figura reale, un ritmo cinematografico che non dà tregua, dalla prima all'ultima pagina.La bambina ha soltanto dieci anni. Quando la trovano, è immersa in una vasca di deprivazione sensoriale: non sente niente, non vede niente ma indossa delle cuffie collegate a un registratore che le trasmette sempre lo stesso messaggio: "Il mio nome è Sara Eden". I suoi ricordi non esistono più, il passato è un enigma. Le resta soltanto il suo nome e qualche indizio frammentario: una vecchia collana e una polaroid che ritrae uno sconosciuto, con un appunto scritto a mano: "Non ti devi fidare di quest'uomo".La bambina ora è una donna e ha qualche certezza in più. Sa che qualcuno le sta dando la caccia, ma non sa chi. Sa soltanto che non si fermeranno mai. Sa che l'unica possibilità che le resta è trovare l'uomo della polaroid, lo sconosciuto di cui non dovrebbe fidarsi, per tentare di ricomporre i frammenti del suo passato. E sa che c'è qualcosa di oscuro, in quel passato, che la rende pericolosa. Perché Sara Eden potrebbe essere una vittima, ma potrebbe essere anche un'assassina.L'unica cosa che sa per certo è che non può credere a nessuno.
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Lumi di punk. La scena italiana raccontata dai protagonisti
Agenzia X, 05/05/2006
Abstract: La nascita del punk in Italia si è intrecciata allo straordinario movimento della sinistra extraparlamentare. Da questo incontro, quasi inesistente altrove, esplode un'originale esperienza che utilizza gli spazi occupati dalla precedente generazione per organizzare concerti autogestiti e strutturare un'innovativa e radicale proposta politico-esistenziale. Lungo tutta la penisola decine e decine di gruppi punk formano un circuito perfettamente funzionante che crea le basi di un preciso stile di vita anticonformista e riottoso, destinato a influenzare in profondità anche il presente.In Lumi di punk prendono parola trenta protagonisti di quella scena. La prima tappa di una ricognizione sui sussulti che hanno dato origine all'ultimo periodo in cui l'Italia non è stata provincia.Un'intervista a Don Letts, amico di Johnny Rotten, a cura di Enzo Mansueto, due fumetti tratti da "Torazine", alcune tavole del Professor Bad Trip, una discografia curata da Mox Cristadoro e un ampio apparato iconografico completano il volume.
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Gli ultimi giorni dell'umanità
Adelphi, 09/05/2019
Abstract: "Gli ultimi giorni dell'umanità" stanno al centro dell'opera di Karl Kraus, come il Minotauro nel labirinto. Tutti i suoi saggi, i suoi aforismi, i suoi pamphlets, le sue liriche convergono verso questo testo di teatro irrappresentabile, che accoglie in sé tutti i generi e gli stili letterari, così come la realtà di cui parla – quell'irrappresentabile evento che fu la prima guerra mondiale – racchiudeva in sé le più sottili e inedite varietà dell'orrore. Per Kraus, fin dall'inizio, la guerra fu un intreccio allucinatorio di "voci", dal "quotidiano, ineludibile, orrendo grido: Edizione straordinaria!" alle chiacchiere dei capannelli, dalle dichiarazioni tronfie e ignare dei Potenti ai 'pezzi di colore' della stampa, sino all'inarticolato lamento delle vittime. "Non c'è "una sola voce" che Kraus abbia lasciato perdere, era invasato da ogni specifico accento della guerra e lo riproduceva con forza stringente", ha scritto Elias Canetti, che a Vienna ascoltò molte volte Kraus mentre leggeva in teatro scene degli "Ultimi giorni". Così, mentre i più illustri scrittori del tempo, salvo rarissime eccezioni, davano una prova miserevole di sé, partecipando baldanzosi, da una parte o dall'altra, all'esaltazione bellica, Kraus fu l'unico che riuscì a catturare quell'evento immane in tutti i suoi aspetti, e nel momento stesso in cui accadeva, sulla pagina scritta: "La guerra mondiale è entrata completamente negli "Ultimi giorni dell'umanità", senza consolazioni e senza riguardi, senza abbellimenti, edulcoramenti, e soprattutto, questo è il punto più importante, senza assuefazione" (Canetti). Per giungere a tanto, Kraus dovette abbandonarsi a un rovente delirio, a una perenne peregrinazione sciamanica attraverso le "voci", sui mille teatri della guerra, dalle trincee ai Quartier Generali, dai luoghi di villeggiatura ai palazzi imperiali, dagli interni borghesi ai caffè. Il risultato si presenta come un imponente "masso erratico" nella letteratura del Novecento e spezza ogni categoria: prima fra tutte quella della "tragedia", a cui allude il sottotitolo con dolorosa ironia. Perché la tragedia presuppone almeno la coscienza della colpa: mentre qui centinaia di personaggi – fra i quali incontriamo i due imperatori, Francesco Giuseppe e Guglielmo II e vari Potenti maligni, ma anche una loquace giornalista e tanti di quei liberi lettori di giornali che compongono la voce delle masse – in un solo carattere concordano: una spaventosa comicità, data dalla loro comune inconsapevolezza di ciò che provocano e che subiscono, paghi come sono di trasmettersi frasi fatte e di "portare la loro pietruzza" sull'altare dove si attendono le sacre nozze fra la Stupidità e la Potenza. Come Kraus aveva già "visto" tutte le atrocità della guerra nella affabile vita viennese dei primi anni del Novecento, così nella prima guerra mondiale vide con perfetta chiarezza non solo il nazismo (che qui appare mirabilmente descritto prima ancora che il nome esistesse), ma gli anni in cui viviamo: "l'età del massacro". Perciò a noi, come ai lettori di allora, si rivolgono le parole con cui Kraus introduceva gli "Ultimi giorni": "I frequentatori dei teatri di questo mondo non saprebbero reggervi. Perché è sangue del loro sangue e sostanza della sostanza di quegli anni irreali, inconcepibili, irraggiungibili da qualsiasi vigile intelletto, inaccessibili a qualsiasi ricordo e conservati soltanto in un sogno cruento, di quegli anni in cui personaggi da operetta recitarono la tragedia dell'umanità".Karl Kraus (1874-1936) scrisse la maggior parte del testo di "Gli ultimi giorni dell'umanità" durante la prima guerra mondiale e continuò a lavorarci fino al 1922, quando ne apparve l'edizione definitiva.
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Adelphi, 09/05/2019
Abstract: Il tango, è stato scritto, è "un pensiero triste che si balla". Ma la malinconia del tango, la sua natura di scena drammatica, di lamento amoroso, di ballo lento, languido e voluttuoso, sono legate al periodo in cui si afferma nelle capitali europee (a Parigi, anzitutto) e viene universalmente accettato. Un periodo che a Borges poco interessa, perché nulla ha a che vedere con le sue origini di ballo audace e indecente, di "rettile da lupanare", come lo definiva Lugones. Per salvaguardare quelle origini lontane, nell'ottobre del 1965 Borges ha tenuto un ciclo di quattro conferenze che, fortunosamente registrate, solo di recente sono tornate alla luce e sono diventate un libro, inatteso e sorprendente. Perché nelle parole di Borges rivivono la Buenos Aires della sua infanzia – una piccola città di case basse con il patio, senza alberi, circondata da campi aperti –, le milonghe e le habanera che sono all'origine del tango, i locali infami dove lo si danzava, frequentati da guappi maestri di coltello e di ardimento, da rissosi "niños bien", da magnaccia e donne di malaffare. Ma soprattutto rivive l'anima di quei tempi: la provocazione disinteressata, l'allegra spavalderia, il gusto di sfidare il più forte solo per mettere alla prova il proprio coraggio – la felicità del coraggio. Esattamente ciò che vibra nel tango originario, simbolo di felicità.
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Bollati Boringhieri, 23/05/2019
Abstract: Dieci storie sorprendenti, illuminanti, che coprono cinque continenti e 2500 anni durante i quali l'idea pluralista non ha mai cessato di farsi sentire, forte e chiara, ergendosi contro ogni monismo, dogmatismo e fondamentalismo. Da che mondo è mondo gli uomini si sono combattuti. Ma è anche vero che da quando c'è storia, da quando l'umanità si è divisa in culture diverse in luoghi diversi, c'è sempre stato chi ha cercato di capire, oltre alle proprie, anche le ragioni dell'altro. Rilevava Pascal, affacciandosi al confine tra Francia e Spagna, che quello che è legge al di qua dei Pirenei è un crimine dall'altra parte. Chi pensa che la legge sia un'emanazione divina (o naturale), univoca per l'intera umanità, fatica a fare i conti con la verità degli altri e tende a combattere le visioni alternative alla propria. Ma nella storia c'è sempre stato anche chi ha fatto del pluralismo la sua bandiera e ha visto nel confronto con l'altro l'occasione per rileggere sotto una luce nuova il mondo e sé stesso. A dieci di queste persone eccezionali è dedicato questo libro di Giancarlo Bosetti: dieci "pluralisti" coraggiosi, narrati in maniera magistrale, le cui storie ci additano un percorso alternativo delle cose umane, lontanissimo dalla retorica dello "scontro tra civiltà" e semmai incardinato nel dialogo e nell'accettazione della varietà umana. Scopriremo tra queste pagine i singolari editti di Ashoka, l'imperatore mauryia nell'India del III sec. a.C., la sottile dottrina dell'apocatàstasi propugnata da Origene in seno alla Chiesa nel III sec. d.C., la spiazzante reazione di Nicola Cusano alla presa di Costantinopoli da parte degli "infedeli" turchi nel 1453, la battaglia di Bartolomé de Las Casas in favore degli indios del Nuovo Mondo, le sottili argomentazioni di Michel de Montaigne sul cannibalismo, la favola in codice di Gotthold Ephraim Lessing in una celebre opera che contiene la risposta al suo persecutore, la nascita della cittadinanza "con il trattino" negli Stati Uniti di Horace Kallen, la temeraria battaglia all'interno delle gerarchie cattoliche del teologo belga Jacques Dupuis, la dirompente novità in campo etnologico rappresentata dagli studi di Margaret Mead e, a coprire tutto, la radicale visione anti-monista dello storico delle idee di Oxford Isaiah Berlin.