Trovati 265 documenti.
Trovati 265 documenti.
Masaccio e la Cappella Brancacci / Ornella Casazza
Antella : Scala, 1990
La Cappella Sistina / Eugenio Battisti
Novara : Istituto geografico De Agostini, 1983
Giotto ad Assisi / Geno Pampaloni
Novara : Istituto geografico De Agostini, copyr. 1981
Abstract: Il volume fa parte di una collana che si propone di coniugare testi redatti da firme illustri della critica d'arte o della letteratura con ampi servizi fotografici dei più noti centri monumentali o artistici italiani, così da presentare ciascun libro tanto come una guida utile per la visita diretta quanto come un prodotto gradevole e godibile in sé.
Roma : Donzelli, copyr. 2000
Abstract: Annibale Carracci (1560-1609), il pittore celebrato dai suoi contemporanei come il nuovo Raffaello e nei secoli successivi considerato uno dei maggiori artisti di ogni tempo. Trascorse a Roma gli anni della maturità eseguendovi diverse opere, tra cui spiccano per importanza i cicli ad affresco di due cruciali ambienti di Palazzo Farnese: il Camerino e la Galleria. L'analisi dettagliata della decorazione del Camerino Farnese, che si avvale di una nuova campagna fotografica, appositamente realizzata per questo volume da Pino dell'Aquila, permette all'autrice di ricostruire per la prima volta la storia della conservazione degli affreschi e di proporre un'inedita ipotesi relativa alla loro attribuzione e datazione. Silvia Ginzburg Carignani ha studiato a Roma, Firenze, Pisa e Siena. Lavora da anni sulla cultura dei primi sostenitori dei Carracci, sulla figura di Giovanni Battista Agucchi e sull'opera di Annibale.
Paolo Veronese a Maser / testi di Terisio Pignatti
Milano : Fabbri ; Ginevra : Skira, c1965
L'arte racconta ; 2
Andrea Mantegna : Padova e Mantova / Keith Christiansen
Torino : SEI, 1995
Abstract: Andrea Mantegna (1431-1506) ha lasciato due fondamentali cicli pittorici: quello della Cappella Ovetari di Padova e la decorazione della Camera degli Sposi di Mantova. Il primo è andato quasi totalmente perduto nel 1943 (si sono salvate solo due scene) per un bombardamento. Qui se ne parla sulla base della documentazione fotografica degli anni precedenti che permette comunque di cogliere la straordinaria potenza espressiva di questo pittore. Sono stati gli affreschi padovani a procurare al Mantegna la commissione, da parte di Ludovico Gonzaga, per la decorazione di una delle camere del suo castello di Mantova, primo esempio di decorazione illusionistica e soprattutto rivoluzionaria concezione della decorazione pittorica.
La Cappella Sistina / Eugenio Battisti
Novara : Istituto geografico De Agostini, 1983
Luigi Tagliaferri a Musso, in Alto Lago e in provincia di Como / Rita Fazzini
Musso : Comune di Musso, 2002
Luigi Tagliaferri a Musso, in Alto Lago e in provincia di Como / Rita Fazzini
Musso : Comune di Musso, 2002
Giotto : le Storie francescane / Giuseppe Basile
Milano : Electa, copyr. 1996
Milano : Jaca book, copyr. 1998
Gli affreschi restaurati del castello di Vertemate / Roberto Rivolta ... [et al.]
[Vertemate con Minoprio] : Libera Mente Associazione culturale, 2015
Einaudi, 2016
Abstract: «Fino al XII secolo al centro della meditazione del cristiano era stato il Giudizio universale, oltre il quale si sarebbero schiuse la gioia o, più probabilmente, la dannazione eterne. Con il definitivo imporsi però, a partire dall'inizio del XIII secolo, della fede nel purgatorio e dunque con lo sbiadire dell'ossessione di finire all'inferno, la morte non fu più percepita come varco verso un temibile aldilà ma piuttosto come conclusione dell'esperienza terrena. In quanto espressione impersonale di una legge che domina ogni essere vivente, la Morte, non i morti che risorgono dalle tombe o che si avviano in lunga fila ad ascoltare il verdetto di Cristo giudice, divenne una figura simbolica, rappresentata dallo scheletro che evoca la sorte di tutti.» Perché, verso la fine del Trecento, la Chiesa accolse in affreschi e miniature i temi macabri? Svolgono argomenti che in sé non hanno nulla di cristiano, dato che al fedele dovrebbe interessare la sorte dell'anima e non quella del corpo. La spiegazione offerta in "Senza misericordia" collega tale novità, sorprendentemente, alla nascita, all'incirca verso l'inizio del Duecento, del purgatorio. A Clusone, sulla facciata dell'Oratorio dei Disciplini, si dispiega una vera e propria antologia di temi macabri, rara per la sua completezza e di immediata comunicazione visiva: l'"Incontro dei tre vivi e dei tre morti", il "Trionfo della Morte", la "Danza macabra", dipinti nel 1485 da Giacomo Busca. Il libro, partendo da una nuova campagna fotografica dei coloratissimi affreschi, individua sia personaggi fino ad oggi rimasti senza nome, sia personaggi la cui esatta tipizzazione era sfuggita. Senza misericordia gli scheletri che, ben aggiornati, adoperano anche la polvere da sparo, senza misericordia i chiusi e laboriosi componenti della società che si rappresenta nel dipinto: assenti le donne, non c'è posto per i vecchi, per i poveri, per i malati, per i bambini. Il nome del pittore dello straordinario manifesto è finalmente individuato in modo più sicuro, ricostruito con serrati confronti nella sua personalità artistica. Infine una sorridente e puntuale ricerca documenta la fortuna degli affreschi, con le incomprensioni e i fraintendimenti dei primi «scopritori» ottocenteschi.
La cappella dei Re Magi in Appiano Gentile / / Silvia Bottinelli, Antonia Induni
Appiano Gentile : Comune di Appiano Gentile, Assessorato alla cultura, 2002
Il Mulino, 2019
Abstract: Nel Medioevo il diritto all'immagine appartiene soprattutto ai protagonisti del mondo religioso, della Chiesa come delle Sacre Scritture, o a grandi personaggi laici e famosi. Con gli affreschi di Palazzo Pubblico a Siena Ambrogio Lorenzetti ci propone una straordinaria novità, rappresentando gente comune, senza storia. Ad essa per la prima volta è affidato il compito di illustrare la ridente vita in città e in campagna assicurata dall'ottimo governo dei Nove. Non importa che la realtà, ben diversa, fosse fatta di carestie, rivolte, corruzione. Nella prestigiosa Sala dei Nove i cittadini e i contadini senesi del tempo - siamo intorno al 1338 - vedono raffigurata una città orgogliosa dei suoi splendidi palazzi, una lieta e fertile campagna dove vecchi e giovani, donne e bambini, e poi artigiani, mercanti, nobili e intellettuali, contadini e pastori sono partecipi di una convivenza operosa e felice. È il trionfo del Bene Comune, e della guida illuminata dei governanti cittadini. Dove invece ognuno tende al bene proprio ecco infuriare un corteo nefasto: anarchia, violenza, distruzione, soprusi, guerra. Un capitolo vivo di storia medievale, ma non solo: additando il pericolo della Tirannide e le sue conseguenze, questo grande manifesto politico ha parlato a tutte le epoche, e oggi parla a noi con voce particolarmente forte.
Torino : Einaudi, copyr. 2008
Abstract: Dante pose tra i dannati dell'Inferno il padre di Enrico Scrovegni, Rainaldo, bollandolo come usuraio. Per molto tempo questa condanna ha portato a ritenere che il figlio avesse fatto erigere la cappella padovana per espiare i propri peccati di usura, e quelli del genitore. Il libro di Chiara Frugoni capovolge questa tenace interpretazione, accolta ancora di recente. Enrico, banchiere, imprenditore e uomo politico, attraverso Giotto volle proclamare il buon uso delle ricchezze, se impiegate in opere caritative, e presentarsi con il volto del mecenate. A questa tesi l'autrice giunge esaminando da una parte numerosissimi documenti d'archivio e il lungo e appassionato testamento del committente - rimasto fino ad oggi inedito, e qui pubblicato, tradotto e puntualmente commentato da Attilio Bartoli Langeli -, dall'altra analizzando scena per scena gli affreschi, riprodotti nel ricco appurato illustrativo. Un'attenzione particolare è riservata da Chiara Frugoni alla fascia dei Vizi e delle Virtù alternati a finti marmi (questi ultimi indagati nel loro significato da Riccardo Luisi), letta come la parte più personale di Enrico. Il saggio, intrecciando con grande finezza fonti testuali e iconografiche, disegna una biografia nuova e sorprendente di Enrico Scrovegni, desideroso di catturare attraverso il programma pittorico il consenso e la gratitudine dei concittadini.
Raffaello in Vaticano / Antonio Paolucci
Giunti, 2013
Le logge di Raffaello : l'antico, la Bibbia, la bottega, la fortuna / Nicole Dacos
Musei vaticani : Libreria editrice vaticana : Jaca Book, 2008
Abstract: La bottega di Raffaello fu la più notevole e complessa impresa artistica di tutto il Cinquecento. Le Logge rappresentano uno degli esiti più alti del genio artistico e organizzativo di Raffaello, certamente il più fortunato per l'immensa eco, a Roma e nel mondo, dal Rinascimento sino al XX secolo, che questo luogo seppe creare. Ciò avvenne in due modi molto differenti che infatti ebbero diversissimi ma egualmente importanti sviluppi. Le cosiddette grottesche, anzitutto, divennero il paradigma imitatissimo dell'omaggio all'Antico: Raffaello era infatti partito dalle decorazioni trovate nelle grotte della Domus Aurea, allora di recente scoperta, reinventandole e creando un nuovo modello estetico che si sarebbe diffuso in tutte le ville signorili italiane e poi europee, sino alla replica esatta dell'Hermitage di San Pietroburgo e alla citazione del Campidoglio a Washington. Le Logge si trovano sul lato del Palazzo Apostolico di fronte al cortile di San Damaso e la Piazza di San Pietro: il richiamo all'Antico e alla sua grandezza non poteva trovare una collocazione più significativa. In secondo luogo, il soffitto delle Logge è composto da 15 vorticelle in cui gli artisti di Raffaello hanno magistralmente illustrato scene della Bibbia destinate a divenire modello, diffuso attraverso le incisioni, delle rappresentazioni bibliche offerte ai semplici, ai poveri, cioè agli illetterati.