Trovati 93 documenti.
Trovati 93 documenti.
5. ed.
Laterza, 2021
Abstract: Cattivo tedesco. Barbaro, sanguinario, imbevuto di ideologia razzista e pronto a eseguire gli ordini con brutalità. Al contrario, bravo italiano. Pacifico, empatico, contrario alla guerra, cordiale e generoso anche quando vestiva i panni dell'occupante. Sono i due stereotipi che hanno segnato la memoria pubblica nazionale e consentito il formarsi di una zona d'ombra: non fare i conti con gli aspetti aggressivi e criminali della guerra combattuta dall'Italia monarchico-fascista a fianco del Terzo Reich. A distinguere fra Italia e Germania era stata innanzitutto la propaganda degli Alleati: la responsabilità della guerra non gravava sul popolo italiano ma su Mussolini e sul regime, che avevano messo il destino del paese nelle mani del sanguinario camerata germanico. Gli italiani non avevano colpe e il vero nemico della nazione era il Tedesco. Gli argomenti furono ripresi e rilanciati dopo l'8 settembre dal re e da Badoglio e da tutte le forze dell'antifascismo, prima impegnati a mobilitare la nazione contro l'oppressore tedesco e il traditore fascista, poi a rivendicare per il paese sconfitto una pace non punitiva. La giusta esaltazione dei meriti guadagnati nella guerra di Liberazione ha finito così per oscurare le responsabilità italiane ed è prevalsa un'immagine autoassolutoria che ha addossato sui tedeschi il peso esclusivo dei crimini dell'Asse, non senza l'interessato beneplacito e l'impegno attivo di uomini e istituzioni che avevano sostenuto la tragica avventura del fascismo. ‘Il cattivo tedesco e il bravo italiano’ è uno stereotipo da rivedere che ha consentito di evitare molti conti con la nostra cattiva coscienza. Corrado Augias, “la Repubblica”. L’umanità dei nostri connazionali – benché fascisti – e la bruta violenza degli scherani di Hitler: assoluzione da un lato, demonizzazione dall’altro. Un mito autogratificante che è servito a rimuovere i crimini dell’imperialismo fascista, la guerra di aggressione contro le ‘potenze democratiche’, la persecuzione antisemita, le violenze commesse ai danni di ‘nazioni inermi’ sottomesse all’Asse. Nello Ajello, “la Repubblica”. La mancata Norimberga italiana avrebbe alimentato e consolidato l’oblio collettivo. La Resistenza e la sua narrazione divennero invece il luogo del riscatto e del riconoscimento della diversità tra italiani e tedeschi. Focardi sintetizza un’intensa stagione di riflessioni su un tema ineludibile. Bruno Maida, “L’Indice”. Con grande finezza interpretativa Focardi restituisce spessore ai fatti confrontandosi con le diverse narrazioni – la storiografia, la letteratura, il cinema – raccolte intorno alla vicenda dell’Italia durante la seconda guerra mondiale. Giovanni De Luna, “Tuttolibri”. Filippo Focardi ricostruisce le spinte che hanno creato l’immagine dell’italiano ‘buono’, vittima della ferocia dei tedeschi: un impasto dal quale derivò quell’attitudine autoindulgente di cui gli italiani non si sono mai liberati. Giuseppe Berta, “l’Espresso”.
I giustizieri della rete / Jon Ronson
Codice, 2015
Einaudi, 2017
Abstract: In "Se questo è un uomo", Primo Levi si descrive al cospetto del tedesco per antonomasia, che compendia tutti i tedeschi: il dottor Pannwitz, che «siede formidabilmente» dietro la sua «complicata scrivania». Sta per cominciare l'esame di chimica che gli può valere la sopravvivenza, e Levi dà voce al giudizio, sommario e inevitabile, su tutto un popolo: «Quello che tutti noi dei tedeschi pensavamo e dicevamo si percepì in quel momento in modo immediato. [] "Gli occhi azzurri e i capelli biondi sono intrinsecamente malvagi. Nessuna comunicazione possibile"». Oggi sappiamo che, più tardi e altrove, lontano da Auschwitz, la comunicazione poté riprendere, e riservò sorprese. Per fortuna di Primo Levi - e dei suoi lettori - la storia con «i tedeschi» non si bloccò ai due lati di quella «complicata scrivania».
Il muro della Hasbarà : il giornalismo embedded de "La Stampa" in Palestina / Amedeo Rossi
Zambon, 2017
Abstract: “Il muro della Hasbarà” propone un’analisi critica del modo in cui il giornale “La Stampa” racconta ai suoi lettori il conflitto israelo-palestinese. Amedeo Rossi prende in considerazione episodi eclatanti del conflitto: le operazioni militari contro Gaza “Piombo fuso” e “Margine protettivo” e l’attacco alla nave “Mavi Marmara”, per passare ad analizzare come il giornale racconta il contesto in cui questi fatti andrebbero inseriti. In particolare. l’autore ha preso in considerazione come vengono presentati gli attori (politici e società civile palestinesi ed israeliani); se e come viene raccontata la situazione determinata dall’occupazione israeliana nei Territori occupati e a Gaza; come vengono descritti gli episodi di violenza e di terrorismo da una parte e dall’altra; come sono state date le informazioni sul cosiddetto “processo di pace”; quali notizie e come sono state date per quanto riguarda le reazioni in Italia agli avvenimenti in Israele/Palestina. Il testo mette a confronto quanto pubblicato da “La Stampa” con le informazioni, i dati e i punti di vista delle posizioni palestinesi e filo-palestinesi: fonti terze (organizzazioni dei diritti umani israeliane, palestinesi e dei diritti umani, agenzie dell’ONU, ecc.) o citazioni che si possono ricavare dalla lettura di saggi, soprattutto di studiosi israeliani, palestinesi e di Paesi non direttamente coinvolti nella vicenda, in molti casi di religione ebraica ma che ne hanno scritto con una prospettiva filo-palestinese critica nei confronti di Israele. L’analisi riguarda le scelte linguistiche, la presentazione delle differenti versioni dei fatti, lo spazio riservato alle fonti ufficiali delle parti in conflitto e/o di fonti terze.
Erickson, 2018
Abstract: Il volume descrive, tramite argomentazioni ed esempi concreti, le conseguenze che le critiche altrui possono avere sull’immagine e sull’autostima dei bambini e dei ragazzi, sulle loro relazioni con gli altri e sullo sviluppo complessivo della loro personalità. Secondo l'autrice infatti, i bambini non sono nati per conformarsi a dei modelli, ma devono trovare la loro via e imparare a considerare in modo flessibile il proprio carattere e la propria personalità. A tal fine essi devono essere sostenuti da genitori e figure educative nei loro punti di forza, e non criticati per i loro difetti.
2. ed.
Laterza, 2013
Abstract: Cattivo tedesco. Barbaro, sanguinario, imbevuto di ideologia razzista e pronto a eseguire gli ordini con brutalità. Al contrario, bravo italiano. Pacifico, empatico, contrario alla guerra, cordiale e generoso anche quando vestiva i panni dell'occupante. Sono i due stereotipi che hanno segnato la memoria pubblica nazionale e consentito il formarsi di una zona d'ombra: non fare i conti con gli aspetti aggressivi e criminali della guerra combattuta dall'Italia monarchico-fascista a fianco del Terzo Reich. A distinguere fra Italia e Germania era stata innanzitutto la propaganda degli Alleati: la responsabilità della guerra non gravava sul popolo italiano ma su Mussolini e sul regime, che avevano messo il destino del paese nelle mani del sanguinario camerata germanico. Gli italiani non avevano colpe e il vero nemico della nazione era il Tedesco. Gli argomenti furono ripresi e rilanciati dopo l'8 settembre dal re e da Badoglio e da tutte le forze dell'antifascismo, prima impegnati a mobilitare la nazione contro l'oppressore tedesco e il traditore fascista, poi a rivendicare per il paese sconfitto una pace non punitiva. La giusta esaltazione dei meriti guadagnati nella guerra di Liberazione ha finito così per oscurare le responsabilità italiane ed è prevalsa un'immagine autoassolutoria che ha addossato sui tedeschi il peso esclusivo dei crimini dell'Asse, non senza l'interessato beneplacito e l'impegno attivo di uomini e istituzioni che avevano sostenuto la tragica avventura del fascismo. ‘Il cattivo tedesco e il bravo italiano’ è uno stereotipo da rivedere che ha consentito di evitare molti conti con la nostra cattiva coscienza. Corrado Augias, “la Repubblica”. L’umanità dei nostri connazionali – benché fascisti – e la bruta violenza degli scherani di Hitler: assoluzione da un lato, demonizzazione dall’altro. Un mito autogratificante che è servito a rimuovere i crimini dell’imperialismo fascista, la guerra di aggressione contro le ‘potenze democratiche’, la persecuzione antisemita, le violenze commesse ai danni di ‘nazioni inermi’ sottomesse all’Asse. Nello Ajello, “la Repubblica”. La mancata Norimberga italiana avrebbe alimentato e consolidato l’oblio collettivo. La Resistenza e la sua narrazione divennero invece il luogo del riscatto e del riconoscimento della diversità tra italiani e tedeschi. Focardi sintetizza un’intensa stagione di riflessioni su un tema ineludibile. Bruno Maida, “L’Indice”. Con grande finezza interpretativa Focardi restituisce spessore ai fatti confrontandosi con le diverse narrazioni – la storiografia, la letteratura, il cinema – raccolte intorno alla vicenda dell’Italia durante la seconda guerra mondiale. Giovanni De Luna, “Tuttolibri”. Filippo Focardi ricostruisce le spinte che hanno creato l’immagine dell’italiano ‘buono’, vittima della ferocia dei tedeschi: un impasto dal quale derivò quell’attitudine autoindulgente di cui gli italiani non si sono mai liberati. Giuseppe Berta, “l’Espresso”.
Milano : Leonardo ; [Stati Uniti d' America] : Madison press books, 1991
Ed. aggiornata e ampliata
Milano : Bompiani, 1993
Dio ci ha creato gratis : il vangelo secondo i bambini di Arzano / a cura di Marcello D'Orta
Milano : A. Mondadori, 1992
Abstract: Gli ormai mitici ragazzini di Io speriamo che me la cavo sono cresciuti, e molti di loro, purtroppo, a scuola non vanno più. Altri però li hanno sostituiti, altrettanto allegri, vitali e imprevedibili. E il maestro D'Orta, che per il momento non insegna ma continua ad amarli, dopo molte esitazioni ha deciso di cedere alle richieste di bis che lo tempestavano un pò da tutta Italia. ma questa volta ce li mostra alle prese con la religione.
Caro Duce : lettere di donne italiane a Mussolini, 1922-1943 / prefazione di Camilla Cederna
Milano : Rizzoli, 1989
Abstract: Lettere di donne italiane a Mussolini inviate dal 1922 al 1943.
Dio ci ha creato gratis : il vangelo secondo i bambini di Arzano / a cura di Marcello D' Orta
Milano : A. Mondadori, 1995
Abstract: Gli ormai mitici ragazzini di Io speriamo che me la cavo sono cresciuti, e molti di loro, purtroppo, a scuola non vanno più. Altri però li hanno sostituiti, altrettanto allegri, vitali e imprevedibili. E il maestro D'Orta, che per il momento non insegna ma continua ad amarli, dopo molte esitazioni ha deciso di cedere alle richieste di bis che lo tempestavano un pò da tutta Italia. ma questa volta ce li mostra alle prese con la religione.
25 aprile : la competizione politica sulla memoria / Roberto Chiarini
Venezia : Marsilio, 2005
Abstract: Al centro di questo libro c'è la memoria divisa della Resistenza, evento-mito fondativo dell'Italia repubblicana. Per Roberto Chiarini, è divisa, la memoria del 25 aprile, non solo tra fascismo e antifascismo, ma anche, e forse soprattutto, per le spaccature interne allo schieramento antifascista: tra una memoria rossa (delle sinistre) e una memoria grigia (della DC), una impolitica e una iperpolitica. È su questo versante che si è giocata la partita decisiva per assicurarsi la rappresentanza di quella zona grigia che nella Prima repubblica garantiva il controllo del centro e che nella Seconda risulta ancora determinante per assegnare la vittoria tra destra e sinistra.
San Lazzaro di Savena : Nuovi mondi, 2001
Abstract: Quanti milioni di dollari ha guadagnato Bin Laden scommettendo in borsa sul massacro delle Torri Gemelle? Quanti milioni di dollari guadagneranno i petrolieri e i fabbricanti di armi se ci sarà la terza guerra mondiale? Questo libro raccoglie le voci di alcuni tra i più noti e stimati intellettuali del mondo (tra questi 7 premi Nobel). Voci fuori dal coro di persone che, dando ragione al Papa, considerano la pace il più potente strumento contro il terrorismo e l'ingiustizia il più grande alleato della violenza. Dedichiamo questo libro a tutti coloro che credono che i problemi dell'umanità si possano risolvere con la forza della pace.
La tirannia della penitenza / Pascal Bruckner ; traduzione di Tina D'Agostini e Monica Fiorini
Parma : Guanda, copyr. 2007
Abstract: Pascal Bruckner torna a trattare il tema della vergogna di sé, che egli crede di riconoscere come il male della civiltà occidentale contemporanea. Il filosofo cerca di comprendere e spiegare un paradosso: Tutto il mondo bussa alle porte dell'Europa, vuole avere la meglio nel momento in cui quest'ultima si macera nella vergogna di sé. Riferendosi all'Europa appunto, il masochismo di cui parla l'autore nel titolo di questo saggio non è soltanto l'eccesso di pentimento, ma anche la tendenza a negare le nostre tradizioni liberali e repubblicane. Le élite europee non hanno più il coraggio di rivendicare la propria eredità politica e morale. In particolar modo di fronte alla pressione che viene dal mondo musulmano, le cui autorità richiamano regolarmente gli Occidentali all'autocritica, ma restano mute davanti alle violenze perpetrate in nome dell'Islam. Uno scambio autentico tra i due mondi non può esistere, ci ricorda Bruckner, senza una mutua capacità d'autocritica.
Milano : Istituto lombardo di scienze e lettere, 1933
Wittgenstein & Freud / a cura di Mauro Mancia
Torino : Bollati Boringhieri, 2005
Abstract: A stringere in binomio Wittgenstein e Freud non sono tanto le comunanze estrinseche, quanto le ragioni epistemologiche che ancora oggi mettono a confronto due stili di razionalità animati da finalità terapeutiche. Coordinati da Mauro Mancia, un gruppo di filosofi discute i capisaldi della lettura wittgensteiniana di Freud: la messa in evidenza dell'autofraintendimento scientistico della psicoanalisi, la critica di una concezione topografica dell'inconscio e del sogno come soddisfacimento allucinatorio di un desiderio rimosso. Una particolare attenzione viene dedicata alla personalità di Wittgenstein e al suo rapporto con le critiche mosse alla psicoanalisi e con l'ambivalenza nutrita per Freud.
Giornalismi & mafie : alla ricerca dell'informazione perduta / a cura di Roberto Morrione
Torino : EGA, 2008
Abstract: II libro offre i contributi di Luigi Ciotti (presidente di Libera), Saverio Lodato (giornalista e scrittore), Roberto Morrione (presidente di Libera Informazione) e Luciana Alpi sul rapporto tra mafia e informazione. Nella parte centrale le interviste in prima linea fanno emergere il resoconto dalla viva voce di persone che quotidianamente vivono nei territori occupati: la Sicilia, la Calabria e la Campania. In appendice: il racconto di un giornalismo che non muore mai con le esperienze, tra le altre di Peppino Impastato, Giuseppe Fava, Mauro Rostagno protagonisti del rapporto tra mafia e informazione.
Laterza, 2005
Abstract: Il volume si apre con la ricostruzione del dibattito politico italiano sulla Resistenza a partire dalle prime celebrazioni della Liberazione, condotte sotto il segno dell'unità antifascista, fino alle attuali polemiche del cosiddetto 'revisionismo'. A ricostruzione del 'discorso pubblico' sulla Resistenza viene fornita una significativa scelta di documenti. Vi sono rappresentate le voci di personalità politiche di primo piano della storia repubblicana come De Gasperi, Moro, Fanfani, Taviani, Nenni, Lombardi, Longo, Togliatti, Parri, Almirante; così come gli interventi commemorativi pronunciati dai Presidenti della Repubblica, da Gronchi a Ciampi.
Milano : Il saggiatore, copyr. 2008
Abstract: Svolgere il lavoro del giornalista in Medio Oriente è impossibile: questa la conclusione cui è giunto Joris Luyendijk dopo cinque anni in Egitto come corrispondente per diversi quotidiani ed emittenti radiofoniche. Come nella vita vera è un grande reportage di viaggio scritto da un giovane giornalista che non subisce il pregiudizio della superiorità culturale dell'Occidente. Luyendijk attraversa territori, storie e pratiche di un un mondo che siamo abituati a conoscere solo attraverso gli stereotipi della comunicazione globale. Questo libro smonta i meccanismi patologici di un'informazione che diffonde immagini del Medio Oriente che soddisfano solo le aspettative del pubblico occidentale.