Cinque meditazioni sulla morte
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Cheng, François

Cinque meditazioni sulla morte

Abstract: Nuova edizione aggiornata 2015"Addentrarsi in queste pagine stupende è come abbeverarsi alla fonte radiosa della convivenza umana."Enzo Bianchi, "ttL-La Stampa""La vita genera la vita, senza fine": recita così l'antichissima massima cinese che François Cheng ha calligrafato in copertina. In quei caratteri che "tuonano come colpi di cembalo" una sapienza plurimillenaria ci trasmette intatto il senso del nostro essere qui e ora. Noi viventi ci aggiriamo nell'indissolubile reame di vita e morte, ma l'unico modo per dire pienamente sì alla vita è lasciare che la morte si riveli come la nostra dimensione più segreta e personale, il nostro bene più prezioso. Ecco perché – ci esorta Cheng nella nuova edizione di questo libro – dobbiamo disporci a "integrare la morte nella nostra visione". Con un rovesciamento prospettico che toglie ogni cupezza e temibilità al mistero dei misteri, Cheng fa traboccare di vita le grandi questioni religiose, metafisiche e morali, dal creato alla bellezza alla presenza del male. Gli basta sfiorare le tradizioni di Oriente e Occidente, cedendo spesso la parola ai poeti e in ultimo – quasi un canto mormorato – a se stesso, al proprio pensiero poetante. Nessuna magniloquenza viene a turbare la sua maniera affabile di intrattenere degli amici. Nel tono di Cheng, lontano migrante cinese diventato accademico di Francia, riconosciamo l'universale vitalità dell'appello francescano a "nostra sorella morte".


Titolo e contributi: Cinque meditazioni sulla morte

Pubblicazione: Bollati Boringhieri, 05/11/2015

EAN: 9788833927169

Data:05-11-2015

Nota:
  • Lingua: italiano
  • Formato: PDF/EPUB con DRM Adobe

Nomi:

Dati generali (100)
  • Tipo di data: data di dettaglio
  • Data di pubblicazione: 05-11-2015

Nuova edizione aggiornata 2015"Addentrarsi in queste pagine stupende è come abbeverarsi alla fonte radiosa della convivenza umana."Enzo Bianchi, "ttL-La Stampa""La vita genera la vita, senza fine": recita così l'antichissima massima cinese che François Cheng ha calligrafato in copertina. In quei caratteri che "tuonano come colpi di cembalo" una sapienza plurimillenaria ci trasmette intatto il senso del nostro essere qui e ora. Noi viventi ci aggiriamo nell'indissolubile reame di vita e morte, ma l'unico modo per dire pienamente sì alla vita è lasciare che la morte si riveli come la nostra dimensione più segreta e personale, il nostro bene più prezioso. Ecco perché – ci esorta Cheng nella nuova edizione di questo libro – dobbiamo disporci a "integrare la morte nella nostra visione". Con un rovesciamento prospettico che toglie ogni cupezza e temibilità al mistero dei misteri, Cheng fa traboccare di vita le grandi questioni religiose, metafisiche e morali, dal creato alla bellezza alla presenza del male. Gli basta sfiorare le tradizioni di Oriente e Occidente, cedendo spesso la parola ai poeti e in ultimo – quasi un canto mormorato – a se stesso, al proprio pensiero poetante. Nessuna magniloquenza viene a turbare la sua maniera affabile di intrattenere degli amici. Nel tono di Cheng, lontano migrante cinese diventato accademico di Francia, riconosciamo l'universale vitalità dell'appello francescano a "nostra sorella morte".

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