Roma, città della parola
Risorsa locale

Bettini, Maurizio

Roma, città della parola

Abstract: Secondo Plinio il Vecchio, se la vitalitas dell'uomo risiede nelle ginocchia, la memoria risiede "nell'orecchio". Relegare questa affermazione nello sgabuzzino delle curiosità sarebbe un errore. "La memoria dell'orecchio" infatti ha l'immediato potere di svelarci uno dei fattori determinanti nella formazione della cultura romana, la parola parlata. I Romani cioè, e molte altre testimonianze ce lo confermano, sono ancora consapevoli del fatto che i costumi, le norme, i rituali, il ricordo del passato si tramandano (e si ricostruiscono) per via aurale. Come recita un proverbio ghanese "le cose antiche stanno nell'orecchio". A Roma non solo la produzione letteraria, ma anche il diritto, la pratica dello ius, viveva di "parola parlata", tanto che ai caratteri dell'alfabeto essa oppose spesso un'abile resistenza. E che dire del destino, concepito non come una "porzione" di vita (móira), alla maniera dei Greci, ma come una "parola", fatum, pronunziata dall'una o l'altra divinità? Perfino la norma indiscutibile e suprema che regolava il giusto e l'ingiusto, il lecito e l'illecito, ossia il fas, traeva origine da questa sfera: fas est, celebre e solenne locuzione romana, altro non significava se non "è parola che", proprio come molti secoli dopo si dirà "sta scritto che". Anche a Roma, però, la parola è soprattutto un evento sonoro. Come rivela la meravigliosa tessitura di "armonie foniche" che avvolgeva gli enunciati della produzione poetica, religiosa e giuridica di Roma arcaica: "armonie foniche", cosí le definí il grande Ferdinand de Saussure, che fu tra i primi ad appassionarsene.


Titolo e contributi: Roma, città della parola

Pubblicazione: EINAUDI, 05/04/2022

EAN: 9788806248871

Data:05-04-2022

Nota:
  • Lingua: italiano
  • Formato: EPUB con DRM Adobe

Nomi:

Dati generali (100)
  • Tipo di data: data di dettaglio
  • Data di pubblicazione: 05-04-2022

Secondo Plinio il Vecchio, se la vitalitas dell'uomo risiede nelle ginocchia, la memoria risiede "nell'orecchio". Relegare questa affermazione nello sgabuzzino delle curiosità sarebbe un errore. "La memoria dell'orecchio" infatti ha l'immediato potere di svelarci uno dei fattori determinanti nella formazione della cultura romana, la parola parlata. I Romani cioè, e molte altre testimonianze ce lo confermano, sono ancora consapevoli del fatto che i costumi, le norme, i rituali, il ricordo del passato si tramandano (e si ricostruiscono) per via aurale. Come recita un proverbio ghanese "le cose antiche stanno nell'orecchio". A Roma non solo la produzione letteraria, ma anche il diritto, la pratica dello ius, viveva di "parola parlata", tanto che ai caratteri dell'alfabeto essa oppose spesso un'abile resistenza. E che dire del destino, concepito non come una "porzione" di vita (móira), alla maniera dei Greci, ma come una "parola", fatum, pronunziata dall'una o l'altra divinità? Perfino la norma indiscutibile e suprema che regolava il giusto e l'ingiusto, il lecito e l'illecito, ossia il fas, traeva origine da questa sfera: fas est, celebre e solenne locuzione romana, altro non significava se non "è parola che", proprio come molti secoli dopo si dirà "sta scritto che". Anche a Roma, però, la parola è soprattutto un evento sonoro. Come rivela la meravigliosa tessitura di "armonie foniche" che avvolgeva gli enunciati della produzione poetica, religiosa e giuridica di Roma arcaica: "armonie foniche", cosí le definí il grande Ferdinand de Saussure, che fu tra i primi ad appassionarsene.

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