Abstract: "Non v'è nulla di più futile della recensione" si legge nel risvolto, inequivocabilmente d'autore, della prima edizione di questo libro: e chi scrive, costretto a elaborare "idee piccole, tascabili, biodegradabili", è solo "il buffone del buffone". Ma questa irridente autodenigrazione non deve ingannare il lettore: quando parla di "fatuità insolente", Manganelli allude alla sfrenata libertà della recensione, nella quale riconosce un vero e proprio genere letterario, che sembra destinato a scomparire. E quando dichiara che il suo estensore è "il buffone del buffone", in realtà non fa che precisare la natura di tale genere: "letteratura sulla letteratura", dove la recensione può finire per assumere la forma dell'oggetto di cui tratta. Ogni libro per Manganelli è infatti "incarnazione di un "numen"", e non tollera definizioni didascaliche: è impossibile, per esempio, dire che cosa sia il "Don Chisciotte", giacché l'opera, come un cristallo dalle innumerevoli facce, si rivela a ogni lettura "identica e diversa, insondabile". Si può tuttavia evocarne il segreto, così come si chiama un fantasma o un demone. E in questa arte divinatoria Manganelli si dimostra ineguagliabile.
Titolo e contributi: Laboriose inezie
Pubblicazione: Adelphi, 13/03/2026
EAN: 9788845940705
Data:13-03-2026
"Non v'è nulla di più futile della recensione" si legge nel risvolto, inequivocabilmente d'autore, della prima edizione di questo libro: e chi scrive, costretto a elaborare "idee piccole, tascabili, biodegradabili", è solo "il buffone del buffone". Ma questa irridente autodenigrazione non deve ingannare il lettore: quando parla di "fatuità insolente", Manganelli allude alla sfrenata libertà della recensione, nella quale riconosce un vero e proprio genere letterario, che sembra destinato a scomparire. E quando dichiara che il suo estensore è "il buffone del buffone", in realtà non fa che precisare la natura di tale genere: "letteratura sulla letteratura", dove la recensione può finire per assumere la forma dell'oggetto di cui tratta. Ogni libro per Manganelli è infatti "incarnazione di un "numen"", e non tollera definizioni didascaliche: è impossibile, per esempio, dire che cosa sia il "Don Chisciotte", giacché l'opera, come un cristallo dalle innumerevoli facce, si rivela a ogni lettura "identica e diversa, insondabile". Si può tuttavia evocarne il segreto, così come si chiama un fantasma o un demone. E in questa arte divinatoria Manganelli si dimostra ineguagliabile.
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