Abstract: Il napoletano di Enzo Moscato attinge tanto ai bassifondi (ai bassi e ai fondaci) della lingua che alla sua tradizione letteraria più alta, al barocchismo del favolista Basile, ma anche al lirismo dell'antica canzone. E il pastiche linguistico, al quale a volte ricorre, non è volto né a una maggiore leggibilità 'nazionale' del suo teatro né a esprimere lo sforzo piccolo-borghese di risalire, né a creare effetti comici (anche se questi due elementi non sono del tutto assenti), ma a trovare il luogo dell'incontro-scontro tra culture diverse, il porto franco dove si inventa un pidgin - funzionale ai traffici, ai commerci, agli scambi, ai viaggi, nelle prime quattro pièce, all'unicità della voce poetica, in Partitura. Una seconda rottura con la tradizione è nella costruzione stessa del dramma. I fatti cruenti che vi avvengono non vengono mai rappresentati, ma narrati, come nella tragedia greca, a volte da un solo attore, altre dal coro. Questo espediente narrativo-rappresentativo è tanto più efficace e straniante in una società in cui i fatti più efferati sono sotto gli occhi indifferenti di tutti, fotografati o filmati. Le voci di Enzo Moscato 'si vedono' - e vedere le voci è poesia, 'udire le voci' chissà, santità, imbroglio o follia (e non manca, in queste pièce, chi 'ode le voci').
Titolo e contributi: L'angelico bestiario / Enzo Moscato ; introduzione di Fabrizia Ramondino
Pubblicazione: Milano : Ubulibri, copyr. 1991
Descrizione fisica: 295 p. ; 22 cm
ISBN: 8877481110
Data:1991
Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)
Paese: Italia
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| Biblioteca | Collocazione | Inventario | Stato | Prestabilità | Rientra |
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| Cantù | Saggistica adulti K - 7540 | CA-42969 | Su scaffale | Disponibile |