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La vita davanti a sé
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Gary, Romain - Bogliolo, Giovanni

La vita davanti a sé

Neri Pozza, 21/12/2010

Abstract: DA QUESTO ROMANZO, UN FILM NETFLIX Il pomeriggio del 3 dicembre del 1980, Romain Gary si recò da Charvet, in place Vendôme a Parigi, e acquistò una vestaglia di seta rossa. Aveva deciso di ammazzarsi con un colpo di pistola alla testa e, per delicatezza verso il prossimo, aveva pensato di indossare una vestaglia di quel colore perché il sangue non si notasse troppo.Nella sua casa di rue du Bac sistemò tutto con cura, gli oggetti personali, la pistola, la vestaglia. Poi prese un biglietto e vi scrisse: "Nessun rapporto con Jean Seberg. I patiti dei cuori infranti sono pregati di rivolgersi altrove". L'anno prima Jean Seberg, la sua ex moglie, l'attrice americana, l'adolescente triste di Bonjour tristesse, era stata trovata nuda, sbronza e morta dentro una macchina. Aveva 40 anni. Si erano sposati nel 1962, 24 anni lei, il doppio lui.Il colpo di pistola con cui Romain Gary si uccise la notte del 3 dicembre 1980 fece scalpore nella società letteraria parigina, ma non giunse completamente inaspettato. Eroe di guerra, diplomatico, viaggiatore, cineasta, tombeur de femmes , vincitore di un Goncourt, Gary era considerato un sopravvissuto, un romanziere a fine corsa, senza più nulla da dire. Pochi mesi dopo la sua morte, il colpo di scena. Con la pubblicazione postuma di Vie et mort d'Emile Ajar, si seppe che Emile Ajar, il romanziere più promettente degli anni Settanta, il vincitore, cinque anni prima, del Goncourt con La vita davanti a sé, l'inventore di un gergo da banlieu e da emigrazione, il cantore di quella Francia multietnica che cominciava a cambiare il volto di Parigi, altri non era che Romain Gary. A trent'anni di distanza dalla sua prima edizione, la Biblioteca Neri Pozza pubblica questo capolavoro della letteratura francese contemporanea. "Venti anni prima di Pennac e degli scrittori dell'immigrazione araba, ecco la storia di Momo, ragazzino arabo nella banlieu di Belleville, figlio di nessuno, accudito da una vecchia prostituta ebrea, Madame Rosa" (Stenio Solinas).È la storia di un amore materno in un condominio della periferia francese dove non contano i legami di sangue e le tragedie della storia svaniscono davanti alla vita, al semplice desiderio e alla gioia di vivere. Un romanzo toccato dalla grazia, in cui l'esistenza è vista e raccontata con l'innocenza di un bambino, per il quale le puttane sono "gente che si difende con il proprio culo", e "gli incubi sogni quando invecchiano".

Hotel Calcutta
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Sankar - Gobetti, Norman

Hotel Calcutta

Neri Pozza, 22/12/2010

Abstract: Anni Cinquanta: Calcutta si chiama ancora Calcutta e vive gli ultimi splendori del suo recente passato coloniale. Nella "striscia d'oro", la zona della città che gli inglesi chiamano Esplanade e gli indiani Chowringhee, il centro della vita mondana e dei grandi alberghi, si aggira Shankar, un ex babu, un giovane impiegato di un avvocato inglese dell'alta corte, anzi, per essere precisi, "dell'ultimo avvocato inglese dell'alta corte di Calcutta". L'illustre esponente del foro imperiale britannico è morto e il ragazzo si è ritrovato di colpo nel deserto di povertà e penuria da cui viene, e che credeva di essersi lasciato definitivamente alle spalle.Per allontanare lo spettro della fame, vaga per la città cercando di vendere cestini per la cartastraccia fabbricati da un giovanotto di Madras, che oltre ai cestini non possiede altro che due paia di calzoni e una sudicia cravatta.Per i dannati della terra come Shankar, basta il minimo temporale a distruggere l'oasi. Ma per fortuna non è sempre così. In un giorno in cui sonnecchia al parco di Chowringhee, si imbatte in uomo dalla pelle color mogano, lucida come le scarpe che hanno ricevuto il trattamento dai lustrascarpe di Dharmatala. È il detective Byron, il grande investigatore: per lui qualunque caso, per quantocomplicato o misterioso, è immediatamente "chiaro come la luce del giorno, trasparente come l'acqua". Byron gli trova un lavoro nell'albergo più antico e prestigioso dell'Esplanade: lo Shahjahan Hotel. E nell'istante in cui oltrepassa la soglia di quell'albergo di lusso, che sembra una vera e propria opera d'arte, Shankar si sorprende a entrare in un mondo nuovo, una città nella città, dove i tappeti sono così belli che se uno vi inciampa si rialza subito per non rovinarli, dove trecento ospiti al ristorante significano trecento diversi tovaglioli e altrettanti menu e carte dei vini. Dove la precedenza è rigorosamente riservata ai frequentatori più ricchi e famosi, e l'edificio reca l'impronta indelebile della vecchia aristocrazia.In questa città nel cuore di Calcutta, nelle sue suite, al ristorante, al bar e dietro le sue quinte, si raccoglie un'umanità varia e disparata, con i suoi amori e le sue passioni, i sogni infranti e le gioie, le tragedie inaspettate e i trionfi: c'è Marco Polo, il gran capo dello Shahjahan con un enorme tatuaggio sul braccio sinistro e sul petto villoso; Connie, la ragazza del cabaret, una bellezza con gli occhi azzurri e i capelli platinati; Gomez, il direttore della banda musicale che nel tempo libero sogna un altro mondo abitato dal re della melodia; Karabi Guha, l'accompagnatrice che a tarda sera perde ogni grazia ed eleganza; Sudata Mitra, l'hostess abbagliante nel suo sari azzurro cielo; Sohrabji, il barman con la pelle del colore delle mele mature, un po' incurvato dal peso dell'età... personaggi teneri e commoventi e incallite canaglie, ognuno con la sua storia, a volte tragica e straziante, a volte sorprendente e incredibilmente intrigante. E, in mezzo a tutti quanti loro, c'è Shankar, il narratore, la voce vera della grande metropoli indiana negli anni del suo massimo splendore.

Partigiani della montagna
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Bocca, Giorgio

Partigiani della montagna

Feltrinelli Editore, 17/10/2012

Abstract: Sessant'anni fa, a guerra appena finita, Giorgio Bocca ha scritto questo saggio sui partigiani delle montagne, in senso più lato sulla Resistenza. Un saggio che semplicemente vuol dire ai revisionisti dell'ultima ora: le cose sono andate esattamente così. Una minoranza di italiani, i soliti mille delle imprese disperate, ha raccolto dal fango in cui erano state gettate le stellette del popolo in armi e, senza eroismi e senza retorica, ha messo in piedi in venti mesi la Resistenza più forte in Europa dopo quella iugoslava. Quarantacinquemila partigiani caduti, ventimila feriti o mutilati, gli operai e i contadini per la prima volta partecipi di una guerra popolare senza cartolina precetto, una formazione partigiana in ogni valle alpina o appenninica, un comitato di liberazione in ogni città e villaggio, l'appoggio della popolazione, la cruenta, sofferta gestazione di una Italia diversa, la fatica paziente per armare e far vivere un esercito senza generali. E alla fine tutti a casa senza ricompense e privilegi."Attraverso la somma dei sacrifici e dei dolori sopportati, col grandioso apporto dato alla causa della libertà, con i risultati militari ottenuti, il movimento partigiano è riuscito ad assumere un significato morale di valore altissimo. Ha riscattato dinnanzi al mondo, insieme a coloro che nei campi di Germania tennero fede alla loro patria, la dignità del popolo italiano; ha dimostrato, ben altrimenti che gerarchie e facili affermazioni verbali, la sua volontà di essere un popolo libero degno di essere riammesso nella vita delle libere nazioni.".

Mi manchi
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Avalli, Ippolita

Mi manchi

Feltrinelli Editore, 17/10/2012

Abstract: "Sparito. No, un figlio non può sparire. Al massimo, può mancare. E tu mi manchi. Mi manchi da un pezzo. Da quando hai cominciato a contrastarmi, da che non sei più una mia appendice, non fai più corpo unico con me, mi manchi. Da quando ho cominciato ad aver paura di perderti, e ho capito che la paura di perderti è anche desiderio di perderti."Si può sparire davvero? E a quali condizioni ci si può ritrovare? In fretta e furia Vera parte per Londra, suo figlio Gabriele è scomparso. Non ha un indizio, non ha nulla, sa solo che l'ultima volta è stato visto nel caotico quartiere di Camden. L'emozione violenta per l'improvvisa mancanza del figlio riaccende quella per l'uomo con cui l'ha concepito diciotto anni prima: comincia così una corsa affannosa per colmare una distanza antica, un vuoto mai riempito che mette Vera davanti alla propria identità, di madre, di donna. L'amore per lei è sempre stato mancanza, assenza, ma mentre cerca il figlio il passato inaspettatamente torna a cercare lei e il mosaico della sua vita finalmente si compone. .

Come un romanzo
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Pennac, Daniel

Come un romanzo

Feltrinelli Editore, 17/10/2010

Abstract: I Diritti Imperscrittibili Del Lettore I. Il diritto di non leggere II. Il diritto di saltare le pagine III. Il diritto di non finire un libro IV. Il diritto di rileggere V. Il diritto di leggere qualsiasi cosa VI. Il diritto al bovarismo (malattia testualmente contagiosa) VII. Il diritto di leggere ovunque VIII. Il diritto di spizzicare IX. Il diritto di leggere a voce alta X. Il diritto di tacere.

Non ora, non qui
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De Luca, Erri

Non ora, non qui

Feltrinelli Editore, 10/12/2010

Abstract: "Mi torna alla mente il passato con parvenza di intero, per un bisogno di appartenenza a qualcosa, che stasera mi spinge verso di esso, verso una provenienza." Questo breve ed intenso primo libro di Erri De Luca porta già impressi in ogni frase - mi sembra - i segni di un vero scrittore: un tono di voce che appena si coglie diventa inconfondibile, e la integrità di uno sguardo che sa mettere nel giusto fuoco i pensieri e i sentimenti. Qui la memoria non è consolazione, ma è un dramma, e il tempo gioca un suo gioco crudele stabilendo distanze insormontabili tra chi narra e la materia del proprio racconto. Una luce bianca e densa come quella che filtra da nuvole alte bagna queste pagine. E' la luce in cui il protagonista de Il posto delle fragole di Bergman vedeva i propri genitori ancor giovani intenti a pescare con la canna sulle rive di un lago. Leggendo questo libro che rievoca i momenti di un'infanzia trascorsa a Napoli e per sempre scomparsa, ho ripensato a quell'immagine struggente che dice con assoluta e trasparente immediatezza il dolore per la vita che tutto cancella e ci rende estranei a noi stessi e al nostro passato..

Solo andata. Righe che vanno troppo spesso a capo
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De Luca, Erri

Solo andata. Righe che vanno troppo spesso a capo

Feltrinelli Editore, 12/11/2010

Abstract: Un poema. Un grande romanzo in versi. Erri De Luca obbedisce all'urgenza lirico-tragica ampiamente presente nella sua scrittura e disegna un paesaggio sociale, umano profondamente interiorizzato. L'opera è scandita in due parti: una prima parte (Solo andata), di schietta intonazione epico-narrativa, la seconda (Visite) più lirica, aforistica e, ancora una volta, narrativa.Solo andata ripercorre il viaggio di un gruppo di emigranti clandestini dall'Africa ai "porti del nord", arieggia i cori dell'antica tragedia, che raccontano gli avvenimenti (o vi alludono) e insieme li commentano, accompagnandoli con partecipazione anche quando il punto di vista è solo quello del testimone. La dizione è secca, scabra, e nulla concede alla retorica lagrimosa cui queste vicende spesso si prestano, né ai piaceri del verso, che è soprattutto cadenza, perfetta nel "dare ritmo" al dramma di questo viaggio senza tempo. Seguono versi che ora lasciano emergere uno stato d'animo, ora un ricordo, ora di nuovo un fatto di attualità o una riflessione di carattere politico o sociale. Ma sempre Erri De Luca – che in questo libro tocca i vertici espressivi che, partendo da altre premesse, ha raggiunto Amos Oz in Lo stesso mare – è capace di mettere a fuoco, con un'immagine o un'espressione non scontata, la realtà cui allude, e di mostrarcene la valenza poetica anche là dove la materia appare più refrattaria a essere riscattata. Un testo che farà discutere, che coinvolgerà i lettori. Comunque una svolta significativa nella scrittura di Erri De Luca.Dicono siamo sud. No, veniamo dal parallelo grande, dall'equatore centro della terra.La pelle è annerita dalla più dritta luce,ci stacchiamo dalla metà del mondo, non dal sud. .

I migliori di noi
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Moroni, Roberto

I migliori di noi

Feltrinelli Editore, 17/10/2012

Abstract: "In nome di cosa, Amelia e Titì – in nome di cosa erano stati disposti a sopportare non tanto la disonestà e le aperte malversazioni, certo, anche quelle, ma soprattutto le sciocchezze, le ridicolaggini, le bestialità, le battute grasse, le sconcezze dello schieramento politico cui dicevano di appartenere, proprio loro che aspiravano a un'idea aerea e gentilmente fluttuante, alla levità della farfalla che vola di fiore in fiore?"Amelia e Titì votano centro-destra e appartengono alla nuova società della Seconda Repubblica. Edonisti, egocentrici, sono certi che ogni occasione voglia l'abito giusto. Qui si racconta di una loro giornata. Una sola. Una giornata importante.Attraverso i buoni uffici di Augusto Iannaccione, untuoso personaggio infiltrato nei meandri della politica, Titì potrebbe accedere ai vertici della televisione di stato. Mentre fa anticamera aspettando di incontrare chi conta veramente – e l'attesa si protrae per ore e ore –, Amelia pranza con le sorelle e poi va in cerca di Sandrone, ringhioso uomo di sinistra, sciatto e sovrappeso, che l'ha scompaginata agitando valori che le sono ignoti.Roberto Moroni mette in scena un mondo serenamente corrotto, che solidarizza nelle feste e nella promiscuità sessuale, costruisce con ostinazione il vuoto e il degrado, vende per vendere e vende tutto. In questo mondo, Amelia e Titì si muovono come spettatori e attori ideali del decennio che ha finito con l'anestetizzare ogni forma di sensibilità morale. Ma è proprio lì che il romanzo cerca incrinature, e le trova.

Una pantera in cantina
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Oz, Amos

Una pantera in cantina

Feltrinelli Editore, 18/11/2012

Abstract: Gerusalemme 1947: mentre gli eventi storici incalzano, un ragazzino ebreo di dodici anni vive un momento estremamente significativo della sua vita. Ora che è adulto lo racconta. Dopo l'Olocausto, quando si rafforza il movimento clandestino per la nascita dello stato di Israele, anche lui ha fondato con un paio di coetanei una società segreta con l'obiettivo di combattere gli inglesi, che ancora occupano la Palestina, rivendicando il diritto a una propria patria dopo tanta sofferenza. Lui è soprannominato Profi, abbreviazione di professore, perché è molto intelligente, ha una cultura enciclopedica, ama studiare le parole e leggere. Di carattere è comunque socievole e vivace, ama pensarsi coraggioso come una pantera e i suoi amici sono i due compagni di gioco e cospirazione. Almeno fino al giorno in cui non fa amicizia con il nemico, un sergente inglese che gli insegna la sua lingua in cambio di lezioni di ebraico. Da quel momento agli occhi degli altri diventa un vile traditore, e in quanto tale va punito nonostante la sua pretesa di innocenza.La pantera in cantina racconta una piccola grande storia di emozioni e sentimenti, un'avventura di amicizia e di crescita, che pone serie domande sulla colpa e sulla fiducia, in un contesto storico di epocali stravolgimenti. Profi è infatti testimone, con il suo sguardo ancora candido, la sua sensibilità intatta, di fatti più grandi di lui i cui effetti si ripercuotono inesorabilmente sulle relazioni umane..

Scene dalla vita di un villaggio
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Oz, Amos

Scene dalla vita di un villaggio

Feltrinelli Editore, 01/01/2010

Abstract: Un uomo capita, quasi per caso, in un pittoresco villaggio d'Israele, Tel Ilan. Tutto sembra immerso in una quiete pastorale, se non fosse che invece in quell'armonia formicolano segreti, fenomeni inquietanti, tresche amorose, eventi di sangue. Tocca al visitatore cercare di svelare l'enigma, o anche soltanto conciliarsi con tutti questi misteri. Come quello di Benni Avni, sindaco del villaggio, che un giorno riceve un biglietto dalla moglie con solo quattro parole: "Non preoccuparti per me". Il marito naturalmente si preoccupa, la cerca in casa, in un rifugio antiaereo in rovina, in una sinagoga vuota, in una scuola – e questo è quanto. Non sapremo mai dov'è finita la moglie di Benni Avni. Né sapremo mai l'identità di quella strana donna, vestita da escursionista, che improvvisamente appare davanti all'agente immobiliare Yossi Sasson. O cosa è successo al nipote della dottoressa Ghili Steiner, che doveva arrivare al villaggio con l'ultimo pullman, ma non si è mai visto. O chi sia lo strambo Wolf Maftzir, che si infiltra nella vita e nella casa di Arieh Zelnik.Qualcosa di terribile è accaduto nel passato dei protagonisti di Tel Ilan. Qualcosa non è stato assorbito dalle loro menti e non è stato preservato nelle loro memorie, eppure esiste da qualche parte, nelle cantine, freme negli oggetti stessi, rivissuto ancora e ancora attraverso il dimenticare, in attesa del momento della rivelazione..

Tutti i nomi
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Saramago, José

Tutti i nomi

Feltrinelli Editore, 18/11/2012

Abstract: Due sono i luoghi attorno a cui ruota la vicenda del romanzo: l'Anagrafe e il Cimitero Generale di una città senza nome. Nel primo sono ospitati tutti, vivi e morti, i cui nomi sono lì raccolti assieme, rispettivamente negli schedari dei viventi e dei defunti. Trasferire i nomi da un archivio all'altro in caso di trapasso è compito degli impiegati dell'Anagrafe, nei cui uffici tutto viene fatto ancora a mano e il lavoro è organizzato secondo una rigida burocrazia e gerarchia. Al Cimitero, invece, stanno i soli defunti con tutti i loro nomi incisi sulle lapidi. Protagonista della storia è il Signor José, l'unica persona ad avere un nome proprio nel romanzo, uno scapolo cinquantenne che lavora come scritturale ausiliario della Conservatoria Generale dell'Anagrafe. Oscuro impiegato ligio al dovere, ama collezionare articoli o schede anagrafiche di personaggi famosi, ma un giorno si imbatte nella scheda di una donna sconosciuta che cattura la sua l'attenzione e gli muta radicalmente la vita. Il Signor José inizia infatti a indagare sul conto di lei, mosso dall'oscura ossessione di saperne tutto... In questa sobria e lucida descrizione di una parabola esistenziale, Saramago si serve dell'allegoria e dell'assurdo per dare corpo e consistenza a identità sfuggenti, imprigionate nei ruoli e sospese tra passato e presente, tra vita e morte.

In ogni caso nessun rimorso
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Cacucci, Pino

In ogni caso nessun rimorso

Feltrinelli Editore, 17/10/2010

Abstract: "Avevo il diritto di viverla, quella felicità. Non me lo avete concesso. E allora, è stato peggio per me, peggio per voi, peggio per tutti... Dovrei rimpiangere cio' che ho fatto? Forse. Ma non ho rimorsi. Rimpianti sì, ma in ogni caso nessun rimorso..." Così scrive su un quaderno a quadretti, prima di essere colpito a morte dalla polizia, Jules Bonnot, il nemico pubblico di Parigi nei primi anni del secolo, geniale rapinatore, appassionato di auto e motori, capo di una banda di anarchici sanguinari che terrorizzarono la Francia e fecero scattare una feroce repressione antiproletaria. Pino Cacucci ricostruisce con sapienza documentaria, ritmo e amore la biografia davvero singolare di Bonnot, operaio, soldato, autista nientemeno che del creatore di Sherlock Holmes, Sir Arthur Conan Doyle; e poi il sogno di una felicità rabbiosa da lungo tempo accarezzata che lo trasforma nel primo rapinatore ad usare le automobili e nell'anarchico convinto di dover colpire la società borghese senza mezze misure, creando il caos, facendo più rumore possibile, rischiando il tutto per tutto. Eroe tragicamente romantico, Jules Bonnot esce dalle pagine di questo romanzo come un sognatore ferito a cui fanno corona i molti personaggi, ugualmente memorabili, che hanno incrociato il suo cammino..

La zia marchesa
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Agnello Hornby, Simonetta

La zia marchesa

Feltrinelli Editore, 18/10/2010

Abstract: Seconda metà dell'Ottocento. La Montagnazza. Agrigento. Amalia vive con lanipote Pinuzza in condizioni di estrema indigenza in una delle molte grottescavate nella pietra. Le occupazioni quotidiane vanno molto spesso di pari passocon i racconti di quando Amalia era la balia di Costanza in casa Safamita, unagrande famiglia della ricca aristocrazia terriera a Sarentini. Il crollo delregno borbonico, la confisca dei beni ecclesiastici, il progressivo potereassunto dalla mafia nelle campagne indebolisce se non il prestigio almeno laforza dell'aristocrazia. È in tale contesto che si profila il difficiledestino di Costanza Safamita, tanto amata e protetta dal padre, il baroneDomenico, quanto rigettata e negletta dalla madre Caterina. Con la sua chioma dicapelli rossi e il suo aspetto fisico quasi "di un'altra razza",Costanza cresce fra le persone di servizio, divisa fra le occupazioni umili e l'eserciziodella musica, fra l'orgoglio paterno del sangue e le prospettive alquantoridotte della vita in provincia. Quando il barone Domenico decide, a frontedelle delusioni infertegli dai figli maschi, che sarà lei l'unica vera erededel prestigio e delle sostanze di casa Safamita, Costanza è costretta adaffrontare la mondanità di Palermo, a trovare un marito, a modellarsi una nuovaidentità sociale. Si innamora del marchese Pietro Sabbiamena, tantoaffascinante quanto spiantato e dissoluto, e riesce ad averlo. La coppia trovaun suo bizzarro equilibrio: Costanza desidera sessualmente il marito ma nonriesce ad abbandonarglisi, lo spia nelle sue avventure ancillari ed è prontapersino a esercitare la sua tutela sul figlio che Pietro ha avuto, causandoscandalo, da una cameriera. Allo stesso modo cerca di garantire un futuro allaprole del fratello Stefano, maritatosi contro il volere del padre con una donnadel popolo. Costanza sa affrontare i capimafia e contenere il progressivosfascio della famiglia. Dietro il rosso "malu pilu" dei suoi capelli– che l'hanno trasformata nella favola cattiva della gente – si nascondeun mistero, così come dentro la sua faticosa sensualità è scavata la memoriadi un episodio difficile da ricordare.Simonetta Agnello Hornby costruisce con il suo formidabile stile a più pianinarrativi la saga di una famiglia, un segmento della storia siciliana, il crollodi un mondo – quello aristocratico – guardato senza nostalgia, scandagliatoimpietosamente da entomologa sociale, non senza riservare al lettore il piaceredi arrivare a inquietanti rivelazioni attraverso il progressivo sommarsi ditonalità di voci che svariano dal racconto in prima persona di Amalia a quellodel narratore-architetto..

Oltretorrente
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Cacucci, Pino

Oltretorrente

Feltrinelli Editore, 17/10/2012

Abstract: "Per la prima volta, il Fascismo si trova ad affrontare un nemico agguerrito e organizzato, armato e ben equipaggiato, nonché deciso a resistere a oltranza." Così scrive Italo Balbo. È il 4 agosto del 1922. Il popolo di Parma, la gente di Oltretorrente, si è preparata a resistere. Alla testa degli Arditi del Popolo c'è Guido Picelli, memorabile figura di militante e di melomane. Picelli e Balbo, il mito socialista e il camerata fascista, rivivono nei ricordi di un vecchio Ardito il giorno dei funerali di Mario Lupo nel 1972 quando, mezzo secolo dopo, lo scontro fra sinistra extraparlamentare e neofascisti riconduce quasi naturalmente agli avvenimenti di cinquant'anni prima. E così, ecco affiorare, fra leggenda e mito, l'"instancabile Picelli", eletto deputato socialista dai borghi dell'Oltretorrente per farlo uscire dalla galera, loggionista appassionato, impeccabile nel vestire. Lui sa bene che i raid fascisti, se hanno piegato la Romagna, potranno trovare una salda resistenza nella sua Parma. Italo Balbo, capo istintivo, trascinatore di masse (e perciò sempre più sospetto agli occhi di Benito Mussolini) succede a Roberto Farinacci nella conduzione delle operazioni, coinvolge l'esercito e vuole una battaglia definitiva, combattuta con ogni mezzo lecito e illecito. Picelli e Balbo emergono via via in tutto il loro spessore psicologico mentre la scena si apre, epicamente, sulle barricate, sul concorso attivo della popolazione, sulle donne che prendono parte alla lotta, su un popolo capace di essere un popolo..

Mastruzzi indaga
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Cacucci, Pino

Mastruzzi indaga

Feltrinelli Editore, 17/10/2012

Abstract: Gino Mastruzzi è un investigatore privato per modo di dire. Sì, di tanto in tanto gli viene affidato un caso da risolvere, ma le sue indagini finiscono sempre con lo scoprire una realtà che non si può, che non si può più, che non si può ancora "risolvere". È la realtà metropolitana dell'emarginazione e del razzismo, delle sacche di povertà e della malavita dentro la cornice di una città "civile" e opulenta come Bologna. Piuttosto che investigatore, Mastruzzi – burbero, pieno di acciacchi, donchisciottesco – è una sorta di "assistente sociale". Si butta a pesce dove sente odore di ingiustizia e così finisce con lo smascherare una città fatta anche di arroganza, potere occulto, personaggi intoccabili. Gino Mastruzzi ha molti amici tra vagabondi e senza casa, zingari e immigrati, mendicanti e disoccupati, insieme a loro lotta quotidianamente contro i mulini a vento, non vince mai, tuttavia da ogni nuova impresa sgangherata esce conservando l'unico bene per lui prezioso: la dignità..

In nome della madre
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De Luca, Erri

In nome della madre

Feltrinelli Editore, 18/10/2010

Abstract: L'adolescenza di Miriam/Maria smette da un'ora all'altra. Un annuncio le mette il figlio in grembo. Qui c'è la storia di una ragazza, operaia della divinità, narrata da lei stessa. Qui c'è l'amore smisurato di Giuseppe per la sposa promessa e consegnata a tutt'altro.Miriam/Maria, ebrea di Galilea, travolge ogni costume e legge. Esaurirà il suo compito partorendo da sola in una stalla. Ha taciuto. Qui narra la gravidanza avventurosa, la fede del suo uomo, il viaggio e la perfetta schiusa del suo grembo.La storia resta misteriosa e sacra, ma con le corde vocali di una madre incudine, fabbrica di scintille.Erri De Luca.

Punti di fuga
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Cacucci, Pino

Punti di fuga

Feltrinelli Editore, 18/10/2010

Abstract: Un killer "per bisogno" disadattato e nostalgico, la vita da clandestino in una Parigi, livida e senza orizzonti, un semplice omicidio su commissione che si trasforma in un intreccio complesso e carico di reminiscenze del passato, un'amicizia che è complicità, una fuga in Messico: ecco la storia di Andrea Durante. Un racconto un po' nero, un po' giallo, che non si prende troppo sul serio mentre sciorina una sfilza di morti ammazzati, con stupefacenti colpi di scena e trame "alla rovescia", in un mondo popolato di personaggi squinternati, moderni vinti e nuovi emarginati che si improvvisano assassini perché non hanno altro da fare. Il punto di fuga è quello da cui partono infinite linee: basta seguirle, per scoprire altrettante realtà, dimensioni, mondi. Non è solo un modo per fuggire, ma anche per capire quanto siano risibili le cose che ci sembrano assolute, se appena le guardiamo da lontano. E tornare serve a riguardarle da vicino con occhi diversi.

Il bambino è competente
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Juul, Jesper

Il bambino è competente

Feltrinelli Editore, 17/10/2012

Abstract: Il bambino nasce "competente" e dispone già di nozioni, valori e criteri di valutazione che orientano concretamente la sua esperienza. Comunemente, invece, ci si comporta con lui come se fosse una specie di tabula rasa su cui i genitori devono imprimere le conoscenze necessarie per un regolare sviluppo umano e sociale. Questo modello nega la sua personalità e induce un deleterio stato di insicurezza. Juul invita, invece, a un'attenta osservazione del bambino, considerato non più come soggetto passivo ma, al contrario, come un "centro attivo di competenze": il passo necessario per un atteggiamento dialogico che possa orientarlo verso una costruzione armonica delle sue relazioni con la famiglia e il mondo.

Ragazzi, a tavola!
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Juul, Jesper

Ragazzi, a tavola!

Feltrinelli Editore, 17/10/2012

Abstract: Nella vita familiare i pasti hanno un significato tanto socio-educativo quanto psicologico-diagnostico assai rilevante. A tavola infatti meglio che in qualsiasi altra occasione sono favoriti lo scambio e il confronto affettivo e intellettuale in famiglia; e quando preparati con cura e amore i pranzi contribuiscono a creare un'atmosfera di calore e benessere. D'altra parte mangiare assieme costituisce l'ambito in cui si manifesta con maggiore evidenza lo stato di salute psico-emotivo del nucleo familiare, e in caso di conflitti la tavola diventa lo specchio dei rapporti. I genitori, che sono i principali responsabili del buon clima in famiglia e della corretta alimentazione dei figli, non dovrebbero perciò sottrarsi al loro ruolo di guida e indirizzo e al loro compito di trasmettere valori; i bambini e i ragazzi del resto hanno il diritto di essere rispettati e ascoltati come persone con una propria individualità, anche a tavola. Appunto perché importante momento comunitario, il pasto non dovrebbe trasformarsi in un rigido programma dietetico ma essere piuttosto un'occasione di libera espressione di gusti e sentimenti individuali. Jesper Juul, che dice di non avere ricette preconfezionate da offrire, ma solo principi che poi ognuno può adattare al proprio caso, affronta vari temi e problemi legati al cibo, con esempi, soluzioni possibili, domande utili. Si sofferma fra l'altro sul valore del tempo dedicato a cucinare per la famiglia, sul ruolo assunto da fast food e junk food, sull'importanza di coinvolgere i bambini fin da piccoli nell'esperienza di crescita del far da mangiare, sulle buone maniere a tavola, sul comportamento da tenere con i bambini al ristorante. E infine sui conflitti, con i casi di bambini schizzinosi, o che non mangiano niente, o che rifiutano certi alimenti, o che hanno problemi di sovrappeso, riconoscendo sempre anche ai più capricciosi piccoli commensali la capacità cognitiva di esprimere un giudizio sulle cose degno in ogni caso di considerazione e comprensione.

Mentre la mia bella dorme
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Campo, Rossana

Mentre la mia bella dorme

Feltrinelli Editore, 18/10/2012

Abstract: La narratrice è una donna incinta, con molta voglia di menare le mani, furente contro il padre di sua figlia che l'ha mollata. Fa la cronista di nera ed è costretta ad avere a che fare quotidianamente con un mondo pieno di pazzi e assassini. Una sera nella sua vita entra la bella Fruit, ma la nostra eroina non fa in tempo a riprendersi dalla sorpresa di quell'incontro che Fruit scompare. Si tratta davvero di suicidio, come sostiene la polizia? L'ipotesi non è credibile, non resta allora che improvvisarsi detective, con il pancione sempre più ingombrante, in un complicatissimo labirinto di strade, volti, ambienti, a confronto con il marciume di una società che sotterra i suoi cadaveri nel profitto e nel silenzio, fino all'ultimo drammatico confronto che riporta un po' di luce su un universo cupo e squallido. Rossana Campo gioca con passione e disinvoltura con la letteratura di genere in un vero e proprio noir, con tanto di colpi di scena, personaggi obliqui e regolamenti di conti, e inventa una straordinaria e originalissima figura di donna detective, tanto sgangherata quanto ricca di rabbia, speranza, determinazione. Lei e il suo pancione puntati contro la città, contro il buio, contro il caos, costituiscono un'immagine memorabile che lascia il segno come promessa di riscatto, drammatico nonsense e passione di vivere..